Sincronicità

l termine «sincronicità» è stato coniato da Carl Jung, che ha passato la vita a tentare di dipanare questi fili misteriosi, che sembrano formare una trama indecifrabile per chi rimane nella forma.

L’universo è completo e perfetto.
Non vi può essere errore. Niente è casuale.
L’«unica canzone» è in meravigliosa sincronia.

Per comprendere la nozione di sincronicità e vederla in atto nella realtà, dobbiamo rinunciare ad alcune delle nostre convinzioni più radicate: l’idea di coincidenza fortuita, di errore e quella che gli esseri umani siano imperfetti. Il principio che ogni singolo avvenimento e ogni singola persona siano collegati può sembrare difficilmente accettabile.
La maggioranza di noi è incline a rimaner fedele all’idea di «casualità» e di «errore». Raramente prendiamo in considerazione la possibilità che ogni cosa nel nostro universo, che funziona in modo perfetto, funzioni anch’essa perfettamente. Sembra più facile credere che si verifichino senza alcun motivo coincidenze inesplicabili.
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Il termine «sincronicità» è stato coniato da Carl Jung, che ha passato la vita a tentare di dipanare questi fili misteriosi, che sembrano formare una trama indecifrabile per chi rimane nella forma. Jung ha descritto la sincronicità come «il verificarsi simultaneo di due eventi legati per significato ma non causalmente» e ha avanzato l’ipotesi che esista una collaborazione tra eventi e persone, collaborazione che coinvolge in qualche modo il fato ed è sempre operante nell’universo.
Alla base del concetto di sincronicità sta l’idea che ogni singola esistenza abbia uno scopo e un significato più profondo di quanto generalmente ci rendiamo conto. Dietro ogni forma c’è un’intelligenza meravigliosamente perfetta, che opera in sincronia. Ogni avvenimento è finalizzato a uno scopo, e i pezzi del rompicapo della vita si compongono in un insieme perfetto.
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Quando avrai fatto veramente tua questa concezione, riconoscerai quotidianamente nella realtà manifestazioni dell’idea di sincronicità. Sono convinto che il fenomeno sia onnipresente nella mia vita e che, in linea generale, non esistano eventi accidentali.
Carl Jung prosegue affermando:
Nel momento stesso in cui lottiamo per mantenere un senso di autonomia personale, siamo anche trascinati da forze vitali molto più grandi di noi, così che, pur essendo i protagonisti della nostra vita, siamo le comparse o i soldati sullo sfondo di un dramma più grande …
Ovvero, come abbiamo osservato, esiste solo un sogno, il sogno di Dio, del quale siamo tutti personaggi, analoghi a quelli che creiamo nei nostri sogni notturni.
(Dott. Wayne W.)

Distacco in pratica

Collegarsi a un’altra persona che diffonderà a sua volta il messaggio è un modo efficacissimo di cambiare il mondo.

Mettere in pratica nella vita il principio del distacco
Il distacco comporta una sorta di resa alla forza o all’intelligenza che anima ogni forma, compresa la tua. Una volta che ti sia affidato completamente a quest’energia che fa funzionare perfettamente ogni forma, cominci a rallentare e a vivere in armonia con tale intelligenza. Il termine «resa» è bene tenerlo in mente. Ci ricorda di smettere di lottare e di trasformare la vita in una guerra continua. Arrendendoci ci rilassiamo nell’intelligenza naturale e nel flusso della vita e possiamo ignorare l’impulso a rimanere attaccati alle cose e alle persone che entrano ed escono da essa.
Ecco alcune idee per aiutarti nel processo di resa, idee che ti faranno più forte, dal momento che lotta e attaccamenti ti indeboliscono e fluire senza impedimenti ti rafforza.
Fluisci con ciò che ti succede invece di essere interiormente critico. Impara un nuovo modo di pensare o vivere ciò che ti succede. Per esempio invece di giudicare come si comporta il guidatore di fronte a te, mandagli un pensiero d’amicizia ed esercitati a credere che ciò che ti capita di incontrare sia esattamente come deve essere. Liberati dell’idea che un guidatore lento si comporti in modo sbagliato e che tu sia nel giusto a innervosirti. Metti da parte un’ora in cui accettare, lasciandoti scorrere, chiunque incontri. Lascia che ognuno sia come è, senza attaccarti all’idea che dovrebbe essere differente. Fai lo stesso quando guardi il telegiornale.
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Non fingere di amare ciò che disprezzi, ma cerca, se puoi, di lasciare che le notizie entrino nella tua coscienza senza dover emetter giudizi in modo coatto. Il distacco ti darà un senso di pace per ciò che senti e vedi. Scoprirai la verità semplice ma elusiva che il mondo va avanti esattamente come deve. L’essere attaccato a un’idea di come invece dovrebbe andare serve solo a fare di te una vittima.
Cerca di sostituire almeno in parte la collaborazione alla competizione. Invece di vederti in competizione con qualcuno, cerca di vedere gli altri da una prospettiva universale. Vedili come parte dell’Essere Umano. Vediti come una persona che vive molto meglio ed è più felice quando non deve sconfiggere nessuno per sentirsi soddisfatta di sé. Ricorda che quando, per sentirti completo, hai bisogno di battere un altro quella persona controlla la tua vita. Competi pure, se vuoi, in attività sportive o negli affari, ma allo stesso tempo collabora distaccandoti dal risultato finale della gara. Questo processo di rilassamento è distacco in azione. Lascia che ogni tua singola mossa in un incontro competitivo sia qualcosa di unico, da godere e vivere pienamente in quel momento.
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Ricorda che se ti concentri sul risultato finale, l’attaccamento alla vittoria paradossalmente renderà meno probabile il successo. Il distacco ti fa sentire in collaborazione con tutta l’umanità, compresi i tuoi avversari. Il distacco dal bisogno di vincere ti libera, permettendoti di fluire in ogni momento nella competizione. L’illuminazione non sta nel fatto di vincere, ma nel vederti pienamente umano quando non vinci e nel trattare gli altri con rispetto, che tu abbia vinto o perso.
Fai circolare le cose nella vita. Se non hai usato una cosa lo scorso anno, indipendentemente da quanto le possa essere attaccato, dalla a un altro: ha superato la sua utilità per te. Darla a chi la possa veramente usare ora, fa’ sì che il processo continui. Guarda nel solaio e elimina tutte le cose del passato da cui riesci a sopportare di separarti. Ricorda a te stesso che è impossibile esaurire il «presente», perciò non hai bisogno di accumulare cose del passato come misura cautelare. Fai circolare tutto. Abbandonare gli attaccamenti è un sistema efficace per sentirsi soddisfatti di se stessi, e serve anche a far ritornare nella tua vita l’abbondanza. Funziona, davvero, ma lo potrai vedere solo quando ci crederai.
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Parla a te stesso del nuovo atteggiamento verso la proprietà che stai adottando. Come puoi possedere un orologio, un diamante, una casa, qualsiasi cosa? Al più puoi averne un usufrutto temporaneo che ti permette di goderne. La proprietà è impossibile. Il piacere è una creazione del pensiero, non dipende dagli oggetti posseduti. Un oggetto è quello che è. Il piacere e il godimento che ne trai deriva dal modo in cui pensi a esso. Chiudi gli occhi. Ora l’oggetto è uscito dalla tua coscienza. Sono spariti anche felicità e successo?
Le cose entrano ed escono dalla vita con la stessa frequenza con cui apriamo e chiudiamo gli occhi. Meno sono le cose di cui hai bisogno per saperti felice, più elevata è la tua coscienza e meno rischi di soffrire. Se sei attaccato a tutte le cose che possiedi puoi star sicuro che andrai incontro in futuro a molte sofferenze, a mano a mano che tali oggetti si consumeranno o cominceranno a sparire dalla tua vita. Ricordati che tutto ciò che usi oggi, casa, automobile, gioielli, un giorno non lontano servirà ad altri.
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Sforzati ogni giorno di lasciare che le persone che ami siano e basta, senza alcun attaccamento da parte tua. Più ti distacchi da un atteggiamento possessivo verso i tuoi cari, più stretto diventerà il vostro legame. Con il tuo compagno, esercitati ad apprezzare le differenze che vi distinguono. Lascia che faccia sbagli senza che si debba sorbire una lunga ramanzina da parte tua. Avvicinati al tuo partner con un senso di integrità, non con giudizi.
Aiuta le persone che te lo chiedono, guidale se hanno bisogno di essere rassicurate, ma non rimanere male se decidono di fare cose che a te sembrano stupide o sgradevoli.
Ricorda a te stesso che anche tu hai fatto errori nella vita. Percorri al tuo ritmo la strada che hai scelto nella vita, ma non aspettarti che gli altri siano come te. E questa l’essenza del distacco.
Considera le tradizioni che osservi nella vita quotidiana. Se ti sono utili, e ti fanno contento, rispettale. Ma ricorda che l’attaccamento alle tradizioni spesso comporta l’elevazione di barriere fra persone e popoli, e l’esclusione di chi non fa parte del gruppo. Sii tu stesso a determinare la tua condotta invece di lasciare che sia il comportamento passato di altri a dettare le tue azioni. Se senti che «devi» comportarti nel modo deciso dai tuoi antenati, significa che sei attaccato a una tradizione e non stai vivendo una vita illuminata. Sii abbastanza libero dentro, dove è la vera vita, da comportarti senza attaccamento a quello che si faceva prima di te.
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Certo, onora le tradizioni utili a te e all’umanità. Se invece non lo sono, o se contribuiscono a creare barriere e non ponti con gli altri, allora abbi il coraggio di dare ascolto alle tue esigenze interiori. Ricorda che tutte le tradizioni sono cominciate con alcuni esseri umani che un giorno hanno deciso di crearle. Sei una persona altrettanto preziosa di chi ha vissuto prima di te. Anche tu hai il diritto di creare tradizioni, che promuovano amore e rispetto per tutti.
Esercitati a guardare nello specchio e a riconoscervi con affetto i segni che indicano che la tua forma sta invecchiando. Dillo a voce alta: « Avanti, fa’ ciò che devi, sei la confezione che mi contiene. Io non sono solo corpo». È importante che com¬prenda che non sei solo un corpo. I pensieri non possono invecchiare; lo spirito non può invecchiare. Non si può uccidere il pensiero; non si può uccidere la coscienza superiore.
Questa consapevolezza ti aiuterà a staccarti dal corpo e a procedere nella missione per la quale sei venuto al mondo. Essere attaccato all’aspetto esteriore significa assicurarsi una vita di sofferenza mentre si osserva la forma passare per tutte le fasi che hanno avuto inizio al momento del concepimento. Come si può impedire che i capelli diventino grigi, che la pelle si copra di rughe, che un arto cresca fino alla lunghezza perfetta?
La morte della forma è già programmata al momento del concepimento. Ma la parte di te che è coscienza superiore, il tuo io pensante, il vero fulcro della vita, non è soggetto alle regole della forma. Sapendolo puoi respingere l’idea di dover avere un corpo eternamente giovane. Invece concentra l’energia del pensiero sulla divinità che è in te. Puoi smettere di crucciarti e di assumere pose e andare al di là della forma. Puoi prenderti cura della forma, pur rimanendone distaccato, cioè non identificandoti esclusivamente con l’involucro. Ancora una volta si noti il paradosso: il corpo sarà curato meglio quando te ne occuperai meno e sarai invece più interessato al tuo risveglio interiore.
Immagine correlataMetti ogni giorno da parte del tempo, nel quale ti impegnerai a evitare di dare torto agli altri. Quando ti trovi in disaccordo invece di attaccare, cerca di dire, una frase pressappoco come questa: « Continua, per favore. E un modo di guardare alla questione cui non avevo mai pensato».
Il distacco dal bisogno di aver ragione neutralizzerà sofferenza e antagonismo e ti aiuterà a creare una vita interiore più serena. Sai già che la maggioranza delle persone non avrà mai le tue opinioni. Distaccandoti dal bisogno di manifestare il disaccordo, apri le linee di comunicazione, blocchi il tuo dissenso nei confronti di chi non la pensa come te e ritrovi un maggiore equilibrio.
Non richiede eccessivo sforzo: apriti, offrendo agli altri commenti e pensieri, invece di saltar loro addosso con le tue opinioni e l’attaccamento a provare che hanno torto.
Leggi ciò che segue senza nessun attaccamento a dimostrare che ho torto. Pronto? «Il denaro ti arriverà in quantità sufficiente a soddisfare i tuoi bisogni solo quando smetterai di aver bisogno di averne di più. Più dai agli altri, senza aspettarti niente in cambio, più a tua volta riceverai.» So che questo è un concetto estremamente ardito, ma nel mio caso ha funzionato. Quando ho rinunciato all’attaccamento al denaro, quando ho smesso di mettere un prezzo a tutto ciò che incontravo e ho cominciato a fare ciò che amavo veramente, i soldi sono arrivati, e in quantità considerevole.
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Impedisciti di pensare al denaro per alcuni momenti. Pensa invece alle cose squisitamente belle che il denaro non potrà mai comprare. Distaccati dal bisogno di accumulare soldi; dalli via liberamente nella misura in cui ti sembra giusto. Togli il cartellino del prezzo dalla tua vita e da tutto ciò che vedi e senti. Godi delle cose semplicemente per la bellezza che offrono, invece che per il fatto di essere dei buoni investimenti.
Ricorda a te stesso che il modo migliore di vincere è non averne bisogno. Puoi dare le prestazioni migliori solo quando sei rilassato e libero interiormente. Non sottoporre a stress i tuoi figli e le persone che ti sono vicine, volendo che vincano. Lasciali fare e godere, invece di apprezzarli sulla base di chi sconfiggono. Puoi staccarti da questo bisogno insidioso e scoprire giorno dopo giorno di essere molto più felice.
Prendi l’abitudine di comunicare con gli altri. Manda loro in regalo ciò che vorresti condividere. Fallo senza aspettarti ringraziamenti. Più ti colleghi agli altri in modo orizzontale, più anch’essi a loro volta trasmetteranno il messaggio ad altre persone. Più dai agli altri tutto ciò che ti sembra di valore, più contribuisci all’armonia del mondo. Il senso che la tua vita abbia uno scopo si fa più vivo, come anche la soddisfazione. Gli individui senza voce del mondo, coloro che non fanno parte di alcuna immensa burocrazia, possono disporre nella comunicazione orizzontale di uno strumento potente.
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Collegarsi a un’altra persona che diffonderà a sua volta il messaggio è un modo efficacissimo di cambiare il mondo. Quando regali qualcosa, qualsiasi cosa, chi la riceve è in qualche modo caricato con l’energia del tuo atto di generosità, e vuole fare lo stesso. Per quanto i canali di comunicazione sembrino invisibili, l’impatto è potente e liberatorio. Fanne l’esperienza la prossima volta che senti l’inclinazione a procedere secondo i metodi burocratici ai quali sei stato abituato. Invece di vedere nell’altro un ostacolo alle tue aspirazioni, consideralo un alleato.
Dagli ciò che cercavi di accaparrarti. Staccati dal bisogno di accumulare influenza e potere, e vedi nell’altra persona un individuo nel proprio centro di potere, che a sua volta lo trasmetterà a un altro e così via in una rete infinita di influenze. È dunque questo il distacco, il principio universale forse più frainteso dalla nostra cultura. Prova a guardarlo da un punto di vista metaforico.
Immagina di ascoltare una sinfonia e di dirti che è impossibile godere di alcuna nota prima di averle sentite tutte. A mano a mano che la sinfonia si avvicina al termine ti accorgi che la musica non è un quadro finito che puoi possedere; è un susseguirsi di note che affluiscono ai tuoi sensi. Ogni nota fluisce e tu la percepisci nel suo rapporto con altre note e strumenti, durante tutta la sinfonia.
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E il principio del distacco in azione nel suo funzionamento nella tua vita quotidiana: non puoi mai avere la cosa intera confezionata in un bel pacchettino, mai! Puoi solo lasciarla scorrere attraverso di te, godendola nel momento, poi sperimentare quella successiva. Non c’è proprietà né controllo, solo godimento, senza alcun attaccamento all’idea che le cose dovrebbero andare diversamente.
La musica è un’energia che scorre attraverso di te con ogni singola nota, una alla volta. Non puoi aspettare che le note siano complete per goderne. L’energia della musica fluisce all’esterno e attraverso di te, e nel momento in cui le sei in qualche modo attaccato, la perdi. Una nota alla volta, in quest’«unica canzone» che è l’universo. Non vi può essere attaccamento a una parte di essa, ma solo l’infinito fluire dell’insieme. Ogni attaccamento ti impedisce di godere del flusso che è la vita.
È molto simile al tentativo di afferrare l’acqua. Ricorda che più stringi, meno probabilità hai di provare la sensazione dell’acqua. Ma se ti rilassi e lasci semplicemente oscillare la mano nell’acqua puoi godere di questa per tutto il tempo che vuoi. Abbandona gli attaccamenti, e lascia invece che tutto fluisca, come la musica scorre, una nota alla volta, fuori dagli strumenti e attraverso di te, e come puoi sempre godere dell’acqua che scorre, fino a quando rimani distaccato.
(Dott. Wayne W.)
 

Ma cos'è l'Amore

In Sintesi Amare qualcuno, è Amare e Riconoscersi, è Fondersi e ritrovarsi, e vivere gustando, è Respirare dello stesso Respiro da Anemos = Anima,

Ma cos’è l’Amore?
Se non il Riconoscersi sia in uno Spirito Gemello, che in una stessa Anima perché si è tutti Uno, quando si dice dice sei Mio, Ti Amo, ecc lo si sta dicendo alla propria Anima e al proprio Cuore riflesso nello Specchio di Anima di fronte a noi, che vibra della stessa frequenza come se il Sole incontrasse se stesso,
appunto come avviene con il Sole ed il nucleo solare terrestre suonano come due Diapason, all’unisono, così la terrasi scalda..
per cui non si possiede nulla, e l’Amore non si trattiene con le mani, scivola via come sabbia.. ma lo si può respirare e vivere solo dentro di chi Ama,
si ama, chi desidera: Ascolta Osservare… Sentire e Comprende;

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è Armonico e in coerenza con se stesso, perché l’Anima si riconosce nelle infinite esperienze che sta creando e vivendo in tutti noi, nel momento presente, dilatando la stessa Consapevolezza e discendendo fa l’esperienza per la quale ha già scelto di Essere!
In Sintesi Amare qualcuno, è Amare e Riconoscersi, è Fondersi e ritrovarsi, e vivere gustando, è Respirare dello stesso Respiro da Anemos = Anima,
Perchè non basta riconoscersi quali Anime o punti di Luce come matrici di un Tutto, è necessario fare l’esperienza restando Liberi, Essere e non Avere,
Respirare senza soffocare, donando senza chiedere, la libertà è fare l’esperienza che serve per conoscere l’infinita incessante presenza di Dio dentro di noi.
(Francesco Ciani)

AnimA

mi insegnerai a volare e io ti insegnerò a restare

Dal tuo Sentire Interiore, mirata alla tua Anima dille così:
“Amami … Anima mia!
Ma non fermare le mie Ali se vorrò volare … sii le mie Ali …dilata i miei sensi, e la Consapevolezza, 

non chiuderti in questo corpo come in una gabbia, per paura di perdermi...e di fare esperienze …
Amami con l’umile certezza del tuo Amore, che tutto può e tutto sa … 
ed io non andrò più via da Te, nessuna malattia ci separerà mai più …
e se sarò in un cielo lontano ritroverò la strada del tuo pensiero … 
del tuo Sentire di eterno presente  manifesto nella Vita che sei e che sono,
e quando ti manifesterai dal punto luce del mio Cuore, dove tu esisti veramente con me, 
mi insegnerai a volare e io ti insegnerò a restare”.
(Preghiera Indiana modificata by Francesco Ciani)

Incidenti stradali

Chi è onesto con se stesso, constata dopo un fatto del genere che nel profondo di se stesso già da tempo non era più contento del corso della propria vita, che avrebbe volentieri cambiato senza però averne il coraggio.

MALATTIA E DESTINO
Un ” incidente stradale ” è un concetto astratto al punto che è impossibile interpretarlo. Bisogna sapere esattamente che cosa avviene in un determinato incidente per poter dire che cosa esso in realtà significhi. Un’interpretazione generale è difficile se non impossibile, mentre l’interpretazione del caso concreto è in genere facile. Basta ascoltare attentamente la descrizione del fatto. L’ambiguità della nostra lingua rivela tutto. Purtroppo si constata continuamente che molti non hanno orecchio per i rapporti linguistici.
Espressioni come uscire di strada – sbandare – perdere il controllo – uscire di pista – investire qualcuno, ecc., valgono sia nella vita che nel traffico stradale. Che altro c’è da interpretare? Basta stare in ascolto. Uno accelera tanto che non riesce più a frenar(si), così che arriva troppo vicino alla persona che ha davanti (si tratta di una donna?) e la investe, e stabilisce quindi un contatto molto intimo.
Il fatto di non riuscire più a frenare in tempo, mostra che una persona ha tanto accelerato nella sua vita una situazione (per esempio di lavoro), che la situazione stessa è in pericolo. Dovrebbe quindi utilizzare l’incidente per capire che è il caso di riesaminare la sua vita e regolare i tempi finché è possibile. Se un automobilista ” non ha visto ” l’altro, significa che questa persona trascura nella sua vita qualcosa di importante. Se il tentativo di superare un altro finisce in un incidente, è il caso di controllare tutte le manovre di superamento della propria vita.
Chi si addormenta al volante, dovrebbe svegliarsi al più presto anche nella vita, prima di venire svegliato bruscamente. Gli incidenti stradali portano quasi sempre a un contatto molto intenso con’altre persone, ma l’avvicinamento è sempre troppo aggressivo.
Descriviamo ora un caso concreto di incidente, per renderci meglio conto di quello che abbiamo fin qui detto. L’incidente non è inventato ed è di tipo molto frequente. A un incrocio con precedenza per chi viene da destra due automobili si scontrano con tanta violenza che una delle due finisce sul marciapiede e li resta completamente rovesciata. Parecchie persone restano bloccate nell’auto e gridano aiuto. La musica continua a uscire dalla radio. I passanti riescono a liberare i prigionieri, che hanno riportato ferite di media entità e vengono quindi ricoverati in ospedale.
Questo incidente ci porta a fare queste considerazioni: tutte le persone coinvolte si trovavano in una situazione in cui volevano continuare la direzione assunta dalla loro vita. Il che corrisponde al desiderio e al tentativo di andare diritti e veloci per le rispettive strade. Però gli incroci esistono non soltanto sulle strade, ma anche nella vita. La strada diritta è la norma nella vita, è quella che si segue per abitudine. Il fatto che l’incidente costringe tutte le persone coinvolte a interrompere il proprio cammino diritto, mostra che tutti avevano trascurato la necessità di modificare qualcosa nella loro vita.
Così la necessità di cambiamenti si era imposta da sola. Tutto ciò che è giusto diventa col tempo sbagliato. Le persone difendono le proprie abitudini adducendo come motivazione la necessità di rimanere coerenti col passato. Ma questo non è un argomento valido. Per un neonato è normale farsi pipi addosso, ma un bambino che a cinque anni bagna ancora il letto non è più normale.
Fa parte delle difficoltà della vita umana capire in tempo la necessità di un cambiamento. Le persone coinvolte nell’incidente certamente questa necessità non l’avevano capita. Cercavano di continuare la strada seguita fino a quel momento e reprimevano l’esigenza di abbandonare le vecchie abitudini, di modificare certe situazioni. L’impulso a farlo è però presente, anche se a livello inconscio. Manca spesso il coraggio di porsi domande consapevoli e di affrontare a fronte alta i problemi. I cambiamenti spaventano.
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Si vorrebbe – ma non si osa. Questo può riferirsi a una convivenza che si è usurata, a un lavoro o anche a un modo di ragionare. Comune a tutti è il desiderio represso di evadere dalle abitudini. Questo desiderio non vissuto cerca di realizzarsi attraverso vie traverse: si viene ” buttati fuori di strada ” – nel nostro esempio grazie a un incidente stradale.
Chi è onesto con se stesso, constata dopo un fatto del genere che nel profondo di se stesso già da tempo non era più contento del corso della propria vita, che avrebbe volentieri cambiato senza però averne il coraggio. A una persona capita sempre soltanto quello che in realtà vuole. Le soluzioni inconsce hanno successo, però hanno lo svantaggio di non risolvere completamente i problemi.
Questo dipende semplicemente dal fatto che un problema può essere risolto davvero soltanto con un gesto consapevole, mentre la soluzione inconscia rappresenta sempre soltanto qualcosa di materiale, che tuttavia può fornire l’impulso ad agire, può informare. Non risolve però il problema.
Nel nostro esempio l’incidente automobilistico porta a una liberazione dal corso abituale di vita, però produce una più grande e nuova mancanza di libertà, cioè il blocco dentro la macchina. Questa nuova situazione è espressione dell’inconsapevolezza del fatto, ma può anche essere intesa come avvertimento, nel senso che l’abbandono della vita finora condotta potrebbe portare non la desiderata libertà, ma una nuova mancanza di libertà.
Le grida di aiuto dei feriti erano quasi soverchiate dalla musica che si sprigionava dall’interno della macchina. Chi è abituato a vivere tutti gli eventi e le manifestazioni come simboli visibili, vede anche in questo dettaglio un’espressione del tentativo di liberarsi dai propri conflitti con elementi esterni.
La musica radiofonica copre la propria voce che grida aiuto e che la coscienza vorrebbe rendere ancora più alta. Però il superconscio si ritira, non vuole ascoltare, e così questo conflitto, questo desiderio di libertà dell’anima resta chiuso nell’inconscio.
Non può liberarsi, deve aspettare finché i fatti vengono messi a posto da fuori. L’incidente è qui il ” fatto esterno ” che apre ai problemi inconsci un canale che consente loro di articolarsi. Le grida di aiuto dell’anima giungono alle orecchie di qualcuno – e la persona diventa sincera.
(Thorwald Dethlefsen Rudiger Dahlke)

Il Mondo dei Sogni, Sogni Lucidi e Viaggi Astrali o Visioni Sciamaniche

Ma esistono sogni ordinari e sogni sciamanici, o “grandi sogni”, che restano nella memoria per tutta la vita. Sono anche chiamati sogni lucidi, o viaggi astrali.

lo sciamano è un uomo o una donna che sa dissociare intenzionalmente la coscienza dal corpo fisico (e da questo mondo materiale) per entrare in una realtà altra: il mondo sciamanico delle “cose nascoste”. Qui scopre per esperienza diretta che questo livello dimensionale soggettivo di realtà, consapevolezza ed esperienza è abitato.
Il mondo del sogno è anche un livello di Coscienza, il livello della Coscienza Spirituale, e le popolazioni native chiamano normalmente questo campo archetipico privo di tempo il “mondo degli spiriti”. Il mondo del sogno, viaggio della Coscienza e il mondo degli spiriti sono esperienzialmente la stessa cosa.
Nella psicologia occidentale il mondo del sogno è interpretato in modi diversi a seconda delle diverse scuole di pensiero, ma c’è accordo generale sul fatto che è un luogo misterioso in cui andiamo nel sonno, un luogo in cui facciamo esperienze strane e numinose, e dove incontriamo persone e cose che, spostandoci nel tempo e nello spazio, anche se sono conosciute, sono in qualche modo diverse. Spesso elusive, le immagini dei nostri sogni svaniscono al risveglio, rivelando la loro natura idiosincratica o auto-determinata.
Ma esistono sogni ordinari e sogni sciamanici, o “grandi sogni”, che restano nella memoria per tutta la vita. Sono anche chiamati sogni lucidi, o viaggi astrali. In essi siamo consapevoli che stiamo sognando ma continuiamo a sognare, agendo nel contesto del sogno e dirigendolo. Sono letteralmente esperienze visionarie delle dimensioni transpersonali che possono essere accompagnate dal contatto con gli spiriti o da intense sensazioni di potere che hanno la capacità di essere trasformative.
Il viaggio sciamanico è, in breve, una forma di sogno, ma un sognare da svegli. Lo sciamano assegna quindi grande valore al mondo del sogno. Hank scrive che il luogo dei sogni ha molti nomi e che il mondo del sogno è onorato in tutte le culture sciamaniche:
sogni 3Come abbiamo già detto, il mondo del sogno è il livello di realtà che gli Aborigeni australiani chiamano Tempo del Sogno, i Celti Altri Mondi, i Polinesiani Po e gli sciamani “mondi degli spiriti”. Spesso è indicato semplicemente come “il Sacro”, che corrisponde al livello astrale in cui la nostra anima universale personale, o sé superiore, esiste come un essere immortale fatto di pura energia e privo di forma.
È il livello di realizzazione in cui è possibile trovare soluzioni comprensioni di noi stessi e dei traumi/conflitti presenti. Ma è anche il livello di coscienza in cui conoscitore, conoscere e conosciuto sono un’unica cosa. In questo modo, percezione, conoscenza e azione avvengono simultaneamente, e in questi mondi del sogno tutto lo spazio è qui e tutto il tempo è adesso. Per questo le popolazioni native parlano del Senza Tempo e definiscono noi, che viviamo nella dimensione fisica, la “gente del tempo”.
Il sogno in cui entriamo è esclusivamente nostro e personale, e lo creiamo noi stessi durante il passaggio della nostra anima dal mondo materiale al sognare dei mondi spirituali. Tutto ciò che ha un aspetto fisico “qui” ha un corrispondente aspetto di sogno “là”. Nessuno sa perché. È così, fa parte del grande mistero dell’esistenza.
Troviamo in genere il nostro Giardino Sacro. Quando richiamiamo alla mente dei luoghi nella Natura con cui ci siamo sentiti in contatto, ci siamo sentiti a casa o profondamente a nostro agio in senso spirituale, ci stiamo collegando con il sognare di quel luogo, e questo sognare è un processo fluido e continuo associato al potere emanato dal luogo.
È qui che lo sciamano viaggia per entrare in contatto con lo spirito del lupo o dell’orso, del corvo o della tigre, dell’aquila o del cervo, della quercia, del granturco o della pianta medicinale, o con gli elementali (lo spirito del fuoco, dell’acqua, della terra o della pietra). In quanto maestro del sognare, lo sciamano può lavorare con qualunque cosa incontrata nei sogni o manipolare il sognare per produrre effetti in questo mondo, rivelando così che
lo sciamano esperto è tanto un maestro del sognare quanto un mago in grado di manifestare un’ampia gamma di risultati, per esempio la guarigione.
È interessante che queste dimensioni immaginarie siano percepite in modo praticamente identico dai visionari di tutte le culture e di tutti i luoghi, suggerendo che tutti gli esseri umani sono collegati da un’unità psichica fondamentale, come sostengono anche alcuni antropologi e psicologi, l’Akasha. Suggerisce anche che questi mondi del sogno sono separati da colui che li percepisce e hanno un’esistenza autonoma, cosa che tutti gli sciamani e visionari affermano con sicurezza.
Secondo i Kahuna delle Hawaii, i mondi spirituali del Tempo del Sogno operano in base a tre precisi principi:
1) tutto ciò che sperimentiamo nei mondi del sogno è simbolico;
2) tutto ciò che incontriamo nei mondi del sogno è parte di un model¬lo ed esiste in rapporto a qualcos’altro;
3) a questo livello ogni cosa significa quello che pensiamo che significhi.
Dal primo principio consegue che i simboli che percepiamo rivelano che i sogni sono archetipi ben noti ai mitologi, agli psicologi e agli sciamani. Dal secondo principio deriva che questo modello è il grande arazzo in cui queste forze archetipiche sono intessute. La trama di questo arazzo, che si estende in tutto il continuum del sognare, è il mondo degli spiriti, come spiriti lo siamo anche noi, nel fare una esperienza terrena umana, ma avendo tutti i tre gli Assi Vettoriali o Animici (Mente – Spirito – Anima). Il grande mistero della vita include la comprensione che il mondo del sogno e il mondo degli spiriti sono una sola e unica cosa.
sogni 2Il terzo principio sostiene che tutto ciò che appare nel vostro sogno significa quello che pensate che significhi. Sta quindi a ognuno di noi interpretare i nostri simboli e i nostri sogni. Nessun altro può farlo per voi, perché i vostri sogni, simboli e visioni sono venuti a voi per un motivo, spesso da più fonti. Interpretarli è vostro compito, un compito che approfondirà la consapevolezza di voi stessi e di tutte le cose. È possibili farsi indicare la strada, da chi conosce gli archetipi, ma l’interpretazione è legittima. Hank, che ha studiato lo sciamanismo delle Hawaii e di molti altri luoghi, sottolinea che siamo noi i creatori di questa trama:
Siamo noi che svolgiamo la straordinaria opera di tessere la nostra vita attraverso le nostre azioni, i pensieri, le intenzioni, le emozioni e i sogni al livello fisico in questo Mondo, che gli Hawaiani chiamerebbero il Primo Livello della Realtà. Tutto ciò che abbiamo fatto e tutto quello che siamo diventati nel nostro lungo viaggio attraverso il tempo è intessuto in questo arazzo.
Considerato da questa prospettiva, possiamo vedere il mondo degli spiriti come un livello di relatività in cui spazio e tempo, stelle e galassie, animali, vegetali e umani acquistano significato solo in relazione reciproca.
Come chiedere aiuto e guarigione nel sogno
Quando avviate un nuovo progetto o avete bisogno di consigli, potete semplicemente chiedere di ricevere guida dalla stessa vostra Anima in sogno.
Prima di coricarvi per la notte, esprimete l’intenzione di ricevere utili suggerimenti in sogno.
Molti studenti riferiscono che l’Anima si manifesta nei loro sogni notturni, oppure può presentarsi in risposta alle loro richieste, tendenzialmente Anima non ha un volto, ma sentirete e vi riconoscerete che siete Voi Stessi.che sia una persona o un Aquila etc.
Come per il viaggio sciamanico, scrivete il sogno. A volte il messaggio sarà subito chiaro, altre volte dovrete riflettervi a lungo prima di comprenderne il significato. Come nel viaggio sciamanico, cercate di capire in che modo simboli e messaggi rispondono all’intenzione che avete stabilito per il vostro sogno.
I sogni possono aiutarvi a risolvere problemi importanti e a creare guarigione, anche a livello fisico. Ma a volte dovete essere pazienti perché, non sempre la guarigione è immediata:
Vedere la vostra vita come un sogno
Durante le ore di veglia, esercitatevi a guardarvi attorno e a vedere tutto come un simbolo del sogno, suggerisce José Stevens. Ricordatevi continuamente che quella che sembra e che prendete per realtà è di fatto un sogno di apparenza solida e straordinariamente particolareggiato. Esercitatevi a realizzare che state sognando voi stessi e che tutte le percezioni che vi arrivano attraverso i cinque sensi sono allucinazioni del sogno altamente simbolico in cui vi trovate.
Questo esercizio non solo vi terrà occupati in modo estremamente appassionante, ma inizierà a sciogliere il vostro modo concreto e reattivo di essere nel mondo. Vi metterà di più alla guida della vostra vita perché, sciamanicamente parlando, voi siete sempre il sognatore.
Prendere Consapevolezza che il mondo esterno è creato dall’Asse dell’Energia (Mente) che tutto è Energia solidificata ai Vostri Sensi e che la stessa può essere perturbata dalla Volontà del Cuore.
Più praticate questo esercizio e più diventate potenti. Avrete sorprendenti intuizioni sulle vostre azioni quotidiane, le vostre ansie e le vostre preoccupazioni, e sui grandi temi della vostra vita. Cosa ancora più importante, inizierete a vedere soluzioni a molte cose che in precedenza vi schiacciavano. Cambiare semplicemente prospettiva è sufficiente per trasformare molti vostri comportamenti in modo positivo.
(Segreti degli Sciamani, modificato Francesco Ciani)

Distacco

Se hai una forte resistenza al principio del distacco, se lo trovi difficile da comprendere, ti consiglio di abbracciare ciò che senti senza giudicare e con amore.

Perché forse resisti all’idea del distacco
Distacco significa aver fiducia che l’universo provveda a noi mentre percorriamo la strada dell’illuminazione (che è dentro di noi), il fuori è solamente una estensione creata dalla Mente.
Non siamo stati abituati a prendere così seriamente un principio metafisico. Ci è stato insegnato di cercare di ottenere il più possibile, di tenercelo stretto prima che qualcuno ce lo porti via, e di darci da fare continuamente per avere di più. Esamina te stesso, e domandati se vuoi che la tua vita interiore sia con¬trollata da persone, cose o eventi esteriori. Prova a immaginare come sarebbe autodeterminare la tua vita interiore.
Ci impegniamo molto nel nostro lavoro, cercando di dare la scalata al successo, neghiamo noi stessi per la maggior parte degli anni della nostra maturità e speriamo in una ricompensa nel futuro. Crediamo che soffrire in una certa posizione sia nostro dovere. Durante la scuola non abbiamo mai seguito un corso di metafisica applicata.
La nostra esperienza educativa si impernia su conoscenze più che su esperienze. Ti consiglio di esaminare attentamente l’idea che hai del successo. Equivale veramente a ricchezza, proprietà, profitti? Forse vuoi abbandonare alcune delle tue opinioni più radicate e fare del distacco una filosofia di vita operativa.
Molti concludono che distacco significhi non avere nulla e di conseguenza dover sacrificare tutto ciò hanno conquistato in anni di duro lavoro; in breve rinunciare alla bella vita. Ma distacco significa liberarsi dall’aver bisogno di attaccamenti; non significa sacrificio.
Il successo come processo interiore non può essere misurato sulla base delle cose che abbiamo accumulato. Quando ti affidi a criteri esteriori per misurare il tuo valore interiore è impossibile che ti senta distaccato. Ma puoi incorporare il principio del distacco nella tua vita e continuare a godere di tutta l’abbondanza che vuoi.
L’idea del distacco dalle persone che ami può disturbarti.
Forse ti sembra che promuova un atteggiamento di indifferenza e di disamore. Ma il distacco applicato ai rapporti affettivi significa esattamente l’opposto. Significa amare gli altri profondamente e incondizionatamente per come sono, senza esprimere giudizi quando scelgono di essere ciò che vogliono essere.
Con i figli distacco non significa permettere loro di seguire gli istinti e ignorare le responsabilità. I figli sono più felici quando hanno imparato ad accettare il rispetto per gli altri e la responsabilità.distacco 2
Ma li imparano dal comportamento degli adulti che agiscono in quel modo. Un atteggiamento di distacco impedirà ai bambini di manipolare i genitori facendoli diventare emotivamente schiavi del loro comportamento. L’attaccamento, non il distacco, ti metterà nella posizione di vittima e contribuirà alla rovina dei tuoi rapporti affettivi.
Forse pensi al distacco come a un’assenza di convinzioni e di scopi e ti sembra che nella vita sia necessario coinvolgimento emotivo e anche una certa aggressività per sopravvivere. In risposta a questo equivoco dico che, in base alla mia esperienza, chi ha successo è chi sa scorrere con la vita invece di combatterla.
Sono persone che hanno la pace nell’anima, non il tormento. Fluire invece di lottare è un metodo provato per evitare un’esistenza stressante nella quale si è continuamente impegnati a combattere contro la corrente.
Se hai una forte resistenza al principio del distacco, se lo trovi difficile da comprendere, ti consiglio di abbracciare ciò che senti senza giudicare e con amore. Non cercare di costringerti a sentire ciò che in questo momento non provi. Non sentirti giudicato da te stesso o da altri. L’amore incondizionato per te stesso ti porterà sempre nella direzione giusta per te. Sei incamminato sulla strada giusta. Credere per vedere!
(Dott. Wayne W.)

Malattia & destino

Un incidente mette direttamente e improvvisamente in discussione un tipo di vita, è una frattura nell’esistenza e dovrebbe quindi essere analizzato come tale.

Incidenti
Molti reagiscono con stupore quando si sentono dire che gli incidenti indicano le stesse cose delle altre malattie. Pensano infatti che gli incidenti siano qualcosa di totalmente diverso – qualcosa che viene da fuori e di cui difficilmente ci si sente responsabili. Simili argomentazioni mostrano ancora una volta quanto sia scorretto e confuso il nostro modo di ragionare e fino a che punto noi adattiamo il nostro pensiero e le nostre teorie a desideri inconsci. Noi tutti avvertiamo come estremamente sgradevole il fatto di doverci assumere la piena responsabilità della nostra esistenza e di quello che ci capita nella vita.
Costantemente cerchiamo di proiettare le colpe sugli altri, e ci arrabbiamo se qualcuno scopre queste proiezioni. La maggior parte delle attività scientifiche serve appunto allo scopo di sostenere teoricamente e legalizzare le proiezioni. Dal punto di vista umano tutto questo è ben comprensibile. Dato però che questo libro è scritto per persone che sono alla ricerca della verità e che sanno che questa meta è raggiungibile soltanto attraverso un sincero autoriconoscimento, non dobbiamo fermarci vigliaccamente davanti a un tema come quello degli ” incidenti “.
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Noi dobbiamo capire che c’è sempre qualcosa che sembra venire addosso a noi dall’esterno e che noi possiamo sempre interpretare come ” causa “. Questa interpretazione causale è però soltanto una possibilità di considerare i rapporti, e noi ci siamo proposti con questo libro di sostituire questo superato modo di vedere con un altro, o quanto meno di completarlo. Se guardiamo nello specchio, ci sembra che l’immagine ci venga da fuori, ma in realtà siamo sempre noi. Nel raffreddore sono i bacteri che ci piombano addosso dall’esterno, e noi vediamo in loro la causa.
Nell’incidente automobilistico è l’automobilista ubriaco a rubarci la precedenza e quindi ci appare la causa dell’incidente. Sul piano funzionale c’è sempre una spiegazione. Il che però non impedisce di interpretare il fatto sul piano del contenuto.
La legge di risonanza fa si che noi non possiamo venire in contatto con qualcosa con cui non abbiamo niente a che fare. I rapporti funzionali sono di volta in volta il mezzo materiale necessario per una manifestazione sul piano corporale. Per dipingere un quadro ci servono tela e colori – questi però non sono la causa del quadro, ma semplicemente mezzi concreti col cui aiuto, l’artista realizza formalmente la sua immagine interiore. Sarebbe sciocco voler sostenere che colori, tela e pennelli sono le cause reali del quadro.
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Noi ci cerchiamo i nostri incidenti, così come ci cerchiamo le nostre ” malattie “, e così facendo non indietreggiamo di fronte a niente pur di poter trovare delle ” cause “. Però la responsabilità di tutto quello che ci capita nella vita è nostra, lo creiamo noi, per poi sperimentare che la dualità non esiste. Questa regola non ha eccezioni – e quindi possiamo smettere subito di cercarle. Se qualcuno soffre, soffre sempre a causa di se stesso (il che naturalmente non allevia per niente il dolore!).
Ognuno è insieme vittima e reo. Finché l’uomo non scopre in se stesso entrambe queste funzioni, non potrà diventare integro. Dall’intensità con cui la gente si accanisce contro i ” rei ” proiettati all’esterno, si può facilmente capire quanto tema ancora se stessa. Manca la capacità di vedere le due cose in una.
L’affermazione che gli incidenti sono inconsciamente motivati, non è nuova. Già Freud nella sua ” Psicopatologia della vita quotidiana ” accanto alle azioni sbagliate (lapsus, dimenticanze, errori) ha descritto anche gli incidenti come il risultato di un’intenzione inconscia. La ricerca psicosomatica ha in seguito avuto modo di dimostrare anche statisticamente l’esistenza della cosiddetta ” personalità da incidente “.
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Con questo termine si intende una specifica struttura della personalità che tende a elaborare i propri conflitti sotto forma di incidenti. Ci sono infatti persone che dopo aver prodotto un primo incidente ne subiscono facilmente altri, mentre certe persone non ne vengono mai coinvolte. Esistono quindi individui che hanno la caratteristica di farsi coinvolgere in incidenti.
Alexander, autore di un’importante opera sulla medicina psicosomatica apparsa nel 1950, afferma che ” nella maggior parte degli incidenti è presente un elemento intenzionale, anche se l’intenzione difficilmente è consapevole. In altre parole: la maggior parte degli incidenti è motivata inconsciamente “. Queste affermazioni fatte già parecchi anni or sono mostrano che le nostre considerazioni non sono affatto nuove e che occorre molto tempo perché certe (sgradevoli) conoscenze penetrino (ammesso che questo avvenga veramente) nella coscienza della gente.
A noi interessa non tanto la descrizione di una determinata personalità da incidente, quanto l’importanza dell’incidente, se questo si verifica nella nostra vita. Anche se una persona non ha la tipica personalità da incidente, l’incidente ha sempre qualcosa da insegnarle.
Se gli incidenti si moltiplicano nella vita di una persona, questo indica semplicemente che essa non ha risolto consapevolmente i propri problemi e quindi occorre un’istruzione forzata. Il fatto che una determinata persona realizzi i propri correttivi soprattutto negli incidenti, corrisponde al cosiddetto ” locus minoris resistentiae ” degli altri.
Un incidente mette direttamente e improvvisamente in discussione un tipo di vita, è una frattura nell’esistenza e dovrebbe quindi essere analizzato come tale. Bisognerebbe quindi considerare come una commedia tutto il decorso dell’incidente e cercare di capirne la struttura, trasferendola alla propria situazione di vita. Un incidente è una caricatura della propria problematica – altrettanto preciso e impietoso come sono appunto le caricature.
(Thorwald Dethlefsen Rudiger Dahlke)