Aterosclerosi: un meccanismo di difesa andato storto

Dati ottenuti in numerosi laboratori in tutto il mondo hanno portato evidenze che supportano l’ipotesi postulata da von Rokitansky e Virchow (1852), poi modificata da French che porta a sviluppare l’ipotesi di risposta ad un danno, formulata in origine nel 1973 e testata e modificata da Ross.

Prof Paolo Mainardi:
per coloro che temono il colesterolo si consiglia di leggere i seguenti articoli:
“Aterosclerosi: un meccanismo di difesa andato storto”
questa patologia è stata definita un processo degenerativo, simile ad un tumore benigno, e a un accumulo di lipidi nella parete dell’arteria simile all’accumulo di fango in un tubo.

Dati ottenuti in numerosi laboratori in tutto il mondo hanno portato evidenze che supportano l’ipotesi postulata da von Rokitansky e Virchow (1852), poi modificata da French che porta a sviluppare l’ipotesi di risposta ad un danno, formulata in origine nel 1973 e testata e modificata da Ross.
Questa ipotesi suggerisce che le lesioni di aterosclerosi rappresentino una forma specializzata di una risposta fibroproliferativa infiammatoria PROTETTIVA a varie forme di insulto della parete arteriosa.
In base alla natura e durata dell’insulto la risposta protettiva può diventare eccessiva e per molti anni un suo eccesso diventa un processo patologico.
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La Dr. Beverly Teter, a lipid biochemist at the University of Maryland, President at American College of Nutrition
Washington D.C., Stati uniti scrive: “il corpo deposita il colesterolo per risolvere un problema, che è stato in realtà causato da infiammazione”.
“E’ l’infiammazione nei vasi ad iniziare la lesione, il corpo invia quindi il colesterolo come una crosta per coprirla al fine di proteggere la parete del vaso da ulteriori danni.”

2 von Rokitansky C: A Manual of Pathological Anatomy, vol 4. Translated by Day GE. London, The Sydenham Society, 1852
3. Virchow R: Gesammelte Abhandlungen zur Wissenschaftlichen Medicin. Phlogose ung thrombose im gefassystem. Berlin, Meidinger Sohn and Co., 1856, pp 458-463
4. French JE: Atherosclerosis in relation to the structure and function of the arterial intima, with special refer- ence to the endothelium. Int Rev Exp Pathol 1966, :253-353
5. Ross R, Glomset JA: Atherosclerosis and the arterial smooth muscle cel. Science 1973, 180: 1332-1339
6. Ross R, Glomset JA: The pathogenesis of atherosclerosis. N Engl J Med 1976, 295: 369-377, 420-425
7. Ross R: George Lyman Duff Memorial Lecture: Atherosclerosis-a problem of the biology of arterial wall cells and their interactions with blood components. Arteriosclerosis 1981, 1: 293- 311
8. Ross R: The pathogenesis of atherosclerosis-an up-date. N Eng l J Med 1986, 314: 488-500
9. Ross R: The pathogenesis of atherosclerosis: a perspective for the 1990s. Nature 1993, 362: 801-809
che sono citati in un aryicolo del 1993: 1993: American Journal of Pathology.

I problemi dello stomaco ed i carboidrati insulinici 

Esistono innumerevoli malattie e disfunzioni legate al funzionamento dello stomaco e soprattutto, oltre a rappresentare un aspetto importante per la qualità di vita, esse anticipano altre malattie che coinvolgono il resto del sistema digerente.
Parliamo in ogni caso di malattie come il reflusso gastroesofageo, dell’ulcera, del tumore e dei problemi identificati con il bruciore ed il gonfiore dello stomaco. Lo stomaco è un organo straordinario in grado di scindere le proteine ed in parte i grassi, utilizzando l’acido cloridrico prodotto al proprio interno.
Inoltre ha un sistema molto efficiente per difendere le pareti dall’azione di tale acido. Lo stomaco è in grado di modulare la propria acidità per uccidere i batteri dannosi e salvaguardare il nostro corpo da invasioni indesiderate.
Ancora una volta il consumo di carboidrati come gli amidi e gli zuccheri, sono il motivo principale (oltre all’intervento del cortisolo, che in parte dipende anch’esso da questo tipo di alimentazione) delle disfunzioni dell’intestino che poi cagionano le malattie sopra elencate.
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Stiamo parlando della correlazione di questo tipo di alimenti con la patologia dell’acidosi e della produzione eccessiva di istamina.
Vediamoli uno alla volta.
Abbiamo più volte approfondito la diretta correlazione dell’acidosi causata dal consumo di carboidrati, indotta dal processo denominato glicolisi, all’interno delle cellule. Quando ciò accade, le cellule delomorfe (presenti nella mucosa dello stomaco) devono produrre bicarbonato da immettere nel flusso sanguigno (per mantenere costante il ph), diminuendo in tal modo il bicarbonato necessario alla mucosa, per impedire l’aggressione dell’acido cloridrico alle pareti dello stomaco.
Inoltre dopo un pasto glicemico viene attivato il cortisolo, il quale riduce l’attività dello stomaco, contrastando così il lavoro di frazionamento delle proteine presenti nel bolo alimentare.
Per quanto riguarda l’istamina, ricordiamo che tale ammina è prodotta nel nostro intestino in presenza di disbiosi, causata ovviamente da cibi ricchi di carboidrati. L’istamina ha un recettore specifico nello stomaco (H2) che regola la produzione di acido cloridrico, un meccanismo necessario (producendo maggiore acido cloridrico) a scomporre meglio le proteine, impedendo la crescita batterica, responsabile della formazione di altra istamina.
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Lo stomaco, quindi è stimolato a produrre più acido cloridrico (per la troppa presenza di istamina nel corpo) e in caso di insufficiente protezione della mucosa gastrica, può danneggiare le pareti dell’organo. L’istamina è inoltre responsabile della stimolazione del sistema dell’emesi (centro del vomito) e dalla diarrea.
Tutte azioni che la natura ha messo a disposizione del nostro corpo per difenderci dall’eccesso di istamina (immaginando potesse essere causato dall’introduzione di alimenti in decomposizione), ma non certamente dalla produzione eccessiva di istamina dipesa dalla disbiosi intestinale (indotta da alimenti sconosciuti al nostro corpo fino a qualche millennio fa).
Vivere 120 Anni

Il mio primo succo di carota

I succhi ottenuti con questi apparecchi fanno bene e sono utilizzati da molte persone. Noi abbiamo bisogno di bere succhi freschi ogni giorno, a prescindere da come siano estratti, benché la migliore qualità sia poi anche la più economica nel lungo periodo e la più efficace per nutrire il corpo. Qualsiasi succo fresco è meglio di nessun succo fresco.

Succhi freschi di frutta e verdura
Ho fatto il mio primo esperimento grattugiando le carote utilizzando tutto ciò che ne riduceva la polpa in poltiglia, poi ho strizzato la polpa utilizzando uno strofinaccio in modo da raccogliere il succo. Dopo aver scoperto il miracolo dell’utilizzo di un succo ricavato così semplicemente, ho provato a ridurre le carote in poltiglia con altri metodi fino a che sono riuscito a ricavare una grossa quantità di succo in meno tempo e con meno sforzi.

Ho presto scoperto, poi, che questi succhi fermentano e vanno a male se non vengono consumati immediatamente: il tempo è il fattore chiave. Ho poi scoperto un modo per triturare (polverizzare) i vegetali in una polpa fine come spuma di mele. Questo metodo apre gli interstizi delle cellule delle fibre liberando gli atomi e le molecole. Poi, strizzando la polpa con una pressa idraulica, ho ottenuto l’estrazione pressoché completa del succo e la qualità è rimasta insuperata.
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Naturalmente questo è un attrezzo costoso, benché più che soffermarsi sul prezzo convenga valutare l’investimento in salute che poi si paga da solo! Le centrifughe arrivate sul mercato alcuni anni fa hanno visto miglioramenti nel corso del tempo e ce ne sono di veramente valide. Anche questi attrezzi hanno una loro importanza, si adattano bene a essere portati in viaggio e negli appartamenti piccoli dove lo spazio è limitato.
I succhi ottenuti con questi apparecchi fanno bene e sono utilizzati da molte persone. Noi abbiamo bisogno di bere succhi freschi ogni giorno, a prescindere da come siano estratti, benché la migliore qualità sia poi anche la più economica nel lungo periodo e la più efficace per nutrire il corpo. Qualsiasi succo fresco è meglio di nessun succo fresco.
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Il succo ottenuto con la centrifuga deve essere consumato immediatamente poiché, a meno che l’estrazione del succo dalle fibre non sia la più perfetta possibile che si possa ottenere manualmente o meccanicamente, l’ossidazione e il calore dovuti alla frizione tenderanno a fare deperire il succo in poco tempo. Nei miei esperimenti ho scoperto che i pesticidi tossici vengono trattenuti nelle fibre dei vegetali e non sono presenti nei succhi privi di fibre.
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Perchè l'aceto fa bene? 

Una curiosità: l’acido valproico è stato scoperto essere anticonvulsivo casualmente, in quando, essendo un liquido, è stato scelto come solvente di nuove molecole da testare. 
Era stato sintetizzato circa 90 anni prima di questa scoperta come derivato dell’acido valerico, principio attivo della valeriana, un tempo usata per controllare le crisi.

L’acido acetico è uno degli acidi grassi a corta catena (SCFAs) prodotti nel colon dalla fermentazione delle fibre indigeribili contenute nella frutta e nelle verdure.
Questi sono il nutriente delle cellule intestinali, quindi lo mantengono forte, e sono i mattoncini con cui nel fegato sintetizziamo tutto quello che serve al nostro corpo: i carboidrati e i chetoni per il cervello, gli acidi grassi mono – e poli-insaturi.

Un altro SCFAs largamente prodotto è l’acido butirrico, quindi burro e aceto nutrono l’intestino, partendo dall’alto.
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Una curiosità: l’acido valproico è stato scoperto essere anticonvulsivo casualmente, in quando, essendo un liquido, è stato scelto come solvente di nuove molecole da testare.
Era stato sintetizzato circa 90 anni prima di questa scoperta come derivato dell’acido valerico, principio attivo della valeriana, un tempo usata per controllare le crisi.
L’acido valerico è un SCFAs, più grosso dell’acetico, l’acido valproico è un SCFAs ramificato, nutre e quindi disinfiamma l’intestino, meglio a bassi dosaggi.
Un modo per meglio favorire l’assorbimento è grattugiare verdure di stagione alla juilienne aggiungere un cucchiaio di olio extravergine (proprietà lipofile) e mezzo limone spremuto (digerisce le verdure) , lasciare riposare da 2 – 3 ore, chiuso al buio in frigo, portare in tavola prima di mangiare carboidrati o altro, aggiungendoci Aceto, senza sale.
gustosità di verdure fresche e croccanti.
Prof. Paolo Mainardi

I cibi cotti

Al contrario, la degenerazione progressiva delle cellule e dei tessuti è una conseguenza del continuo consumo di cibi cotti e lavorati. Non c’è farmaco al mondo che possa sostituire il flusso sanguigno e che possa essere utilizzato dal corpo per ricostituirsi e rigenerarsi continuamente.

Succhi freschi di frutta e verdura
Di regola non è un gran danno mangiare occasionalmente un po’ di cibo cotto, ma mai alimenti fritti e facendo in modo che ci sia sempre una sufficiente quantità di alimenti crudi. Noi stiamo vivendo nella cosiddetta Era Atomica e rallentando noi stessi mangiando molti alimenti cotti creiamo un conflitto fisico e mentale dentro di noi che diventa una menomazione che blocca il fluire della nostra esistenza.
I succhi estratti da frutti e verdura freschi e crudi costituiscono il mezzo per approvvigionare tutte le cellule del corpo degli elementi di cui hanno bisogno e proprio nel modo in cui possono essere meglio assimilati. Dobbiamo tenere bene a mente che è vero che i cibi cotti e lavorati ci permettono di stare in vita, ma ciò non significa che essi abbiano il potere di rigenerare gli atomi che forniscono la forza vitale al nostro corpo.
Al contrario, la degenerazione progressiva delle cellule e dei tessuti è una conseguenza del continuo consumo di cibi cotti e lavorati. Non c’è farmaco al mondo che possa sostituire il flusso sanguigno e che possa essere utilizzato dal corpo per ricostituirsi e rigenerarsi continuamente.
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Una persona può anche fare quattro o cinque pasti abbondanti al giorno ma quel corpo può benissimo mancare comunque di elementi vitali tratti dal cibo e presentare problemi di squilibrio enzimatico. I succhi di frutta ripuliscono l’organismo umano, ma badate che i frutti usati siano maturi. Una mela al giorno toglierà il medico di torno se in aggiunta mangiamo anche altri alimenti crudi.
La frutta, però, tranne tre o quattro eccezioni, non dovrebbe mai essere mangiata nello stesso pasto in cui sono già presenti amidi o zuccheri. La frutta, se sufficientemente variata, fornirà al corpo tutti i carboidrati e gli zuccheri che gli sono necessari. I succhi di verdure sono i costruttori e i rigeneratori del corpo. Contengono tutti gli amminoacidi, i minerali, i sali, gli enzimi e le vitamine necessari al corpo umano, a patto che vengano consumati freschi, da verdure crude e senza conservanti e che siano estratti in modo corretto dai vegetali.
Come tutte le cose di valore nella vita, la parte vitale dei vegetali – che contiene la maggior parte del valore concentrato – è la più difficile da ottenere, poiché è nascosta tra le fibre. Ecco perché è necessario masticare bene tutte le verdure crude. Si può dunque dire che gli alimenti crudi siano il nutrimento adatto all’essere umano.
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È però vero che non tutti sono capaci di modificare le abitudini di una vita che li ha visti mangiare fino a quel momento solo, o quasi, cibi cotti e devitalizzati, mettendo al loro posto solo alimenti crudi. Una modifica così improvvisa potrebbe provocare disturbi che le persone magari non riuscirebbero a interpretare ma che sarebbero, nondimeno, benefiche. In tali circostanze, comunque, è consigliabile consultare qualcuno che abbia esperienza con questo genere di reazioni, possibili conseguenze di un cambiamento repentino di alimentazione.
Dopo tutto, è necessaria una considerevole forza mentale e intestinale per fare una simile scelta e per mantenerla, ma abbiamo le prove di quanto paghi effettuarla. Comunque sia, i succhi di verdure fresche e crude sono necessari per integrare qualsiasi dieta, anche quando non se ne segue una particolare e la persona mangia tutto quanto le piaccia.
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Quando si segue un regime alimentare irregolare e promiscuo o si indulge in qualcosa, questi succhi sono di vitale importanza poiché forniscono all’organismo gli elementi vivi e le vitamine che mancano negli alimenti cotti e lavorati. Dall’altra parte, un regime basato interamente su cibi crudi, senza l’inclusione di una sufficiente quantità e varietà di succhi freschi è ugualmente carente.
La ragione di questa carenza sta nel fatto che una percentuale sorprendentemente ampia di atomi che costituisce il nutrimento contenuto nei cibi crudi è utilizzata come carburante per fornire energia agli organi digerenti durante il processo di digestione e assimilazione del cibo stesso, che solitamente richiede tre, quattro o anche cinque ore dopo ogni pasto.
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Questi atomi forniscono un po’ di nutrimento al corpo, ma vengono soprattutto utilizzati come “benzina”, e solo una piccola percentuale diviene disponibile per la rigenerazione di cellule e tessuti. Invece, quando beviamo succhi di verdure crude la situazione è completamente diversa, poiché essi vengono digeriti e assimilati in dieci o quindici minuti dopo l’assunzione e sono utilizzati pressoché interamente come nutrimento e nella rigenerazione delle cellule e dei tessuti, delle ghiandole e degli organi del corpo.
In questo caso il risultato è ovvio: l’intero processo di digestione e assimilazione è completato a massima velocità ed efficienza e con uno sforzo minimo da parte dell’apparato digerente. La cosa importante è che beviate i vostri succhi freschi ogni giorno, a prescindere dal modo o dalla lavorazione con i quali vengono ricavati. Naturalmente, più il succo è estratto nella sua integrità nutritiva, più agirà in maniera efficace nel corpo.
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Perchè la verdure non vanno mangiate?

Se non si conoscono i principi che stanno alla base dell’utilizzo delle verdure e della frutta fresche crude, una domanda sorge legittima: «Perché non mangiare le verdure e i frutti interi anziché estrarne il succo e scartare le fibre?».

Succhi freschi di frutta e verdura
Come nei casi iniziali di infiammazioni croniche degenerative, disbiosi, morbo di Crohn, diverticolite ecc
Se non si conoscono i principi che stanno alla base dell’utilizzo delle verdure e della frutta fresche crude, una domanda sorge legittima: «Perché non mangiare le verdure e i frutti interi anziché estrarne il succo e scartare le fibre?».
La risposta è semplice: il cibo solido richiede molte ore di attività digestiva prima che il rispettivo nutrimento sia infine disponibile per le cellule e i tessuti del corpo. Le fibre nel cibo solido non hanno praticamente alcun valore nutritivo ma funzionano come una scopa nell’intestino durante l’attività peristaltica, quindi c’è bisogno di mangiare cibi crudi oltre ai succhi da bere.
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Ma è anche vero che l’eliminazione delle fibre che avviene quando si estrae il succo, rende i succhi stessi velocemente digeribili e assimilabili, a volte nel giro di pochi minuti, con il minimo sforzo e lavoro da parte dell’apparato digerente. Per esempio, è noto che il sedano, grazie al suo elevato contenuto di cloruro di sodio, è l’alimento migliore per contrastare gli effetti del gran caldo.
Ma mangiare il sedano richiede così tanto tempo nella digestione che una persona fa in tempo a essere sopraffatta dal caldo intenso prima che si manifestino gli effetti benefici. Invece, se beviamo un bicchiere o ½ l di succo fresco di sedano crudo, otteniamo risultati velocissimi.
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È proprio questo che ha reso per me sopportabile il caldissimo deserto dell’Arizona. I vegetali e i frutti interi sono costituiti da una considerevole quantità di fibre. Negli interstizi di queste fibre sono racchiusi gli atomi e le molecole che rappresentano gli elementi nutrizionali essenziali di cui abbiamo bisogno. Sono proprio questi atomi e molecole e i loro rispettivi enzimi che si trovano nei succhi freschi che agevolano il nutrimento delle cellule e dei tessuti, delle ghiandole, degli organi e di ogni parte del nostro corpo.
Comunque, anche le fibre dei vegetali e della frutta sono preziose. Quando mangiamo cibo crudo, non cucinato e non lavorato, queste fibre servono a ripulire l’intestino. Quando il cibo viene cotto, il calore intenso ne distrugge la vita. Le fibre perdono il loro magnetismo a causa del calore e divengono senza vita, morte, agiscono come uno straccetto che tenta maldestramente di dare una strofinata all’intestino e nulla più, il tutto spesso lasciando comunque uno strato di sostanze sulle pareti intestinali.
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Nel corso del tempo questa patina si ispessisce, si putrefà e causa tossiemia. Allora il colon diventa pigro e si deforma portando costipazione, colite, diverticolite e altri disturbi. I succhi freschi estratti da vegetali e frutti crudi sono il mezzo attraverso il quale possiamo rifornire tutte le cellule e i tessuti del corpo degli elementi e degli enzimi nutrizionali di cui necessitano nel modo in cui possono essere maggiormente digeribili e assimilabili.
Avete notato come io abbia parlato di enzimi nutrizionali? Ha a che fare con gli enzimi presenti in ciò che mangiamo. Le cellule e i tessuti del nostro corpo hanno i loro enzimi corrispondenti che assistono il processo della digestione e dell’assimilazione del cibo e vi collaborano. Inoltre la composizione di ogni atomo e molecola del nostro corpo ha una abbondante scorta di enzimi. L’ossigeno è fissato dall’azione degli enzimi e quindi dal sangue.
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Per esempio, l’aria che respiriamo entra nei polmoni in una combinazione di circa il 20% di ossigeno e l’80% di azoto. L’aria che espiriamo dai polmoni contiene soprattutto acido carbonico e anidride carbonica. Cosa accade all’azoto? Ecco quello che succede quando respiriamo. Due principali classi di enzimi nei nostri polmoni entrano in azione nel momento in cui l’aria raggiunge le piccolissime sacche simili a grappoli d’uva all’interno dei polmoni, note come alveoli.
Un gruppo di enzimi, noti come ossidasi, separa l’ossigeno mentre l’altro gruppo di enzimi, noti come nitrasi, separa l’azoto dall’aria. L’ossigeno entra in circolo nel sangue, grazie all’azione degli enzimi, e raggiunge quindi tutto il corpo, mentre l’azoto, grazie all’azione di enzimi “vettori”, passa all’organismo per la creazione di proteine. Il nostro intero sistema è composto da innumerevoli enzimi.
Essi si trovano nella bocca, nello stomaco e nell’intestino. Oltre una dozzina di essi è coinvolta nella digestione e nell’assimilazione del cibo. Lavorano insieme agli enzimi che si trovano negli atomi e nelle molecole contenuti nel cibo stesso.
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Micro ambiente tumorale

Al contrario i carboidrati aumentano la produzione di scorie acide (piruvato e ioni H+) e dell’acidosi tissutale e dell’infiammazione cronica. La ritenzione idrica peggiora tale stato, impedendo il ricambio dei fluidi (stato di sol) e l’eliminazione delle scorie della matrice extracellulare.

Un altro aspetto importante nella guerra conto i tumori è contrastare la formazione e la progressione delle masse tumorali e questo possiamo ottenerlo impedendo al tumore di mantenere un micro ambiente acido ed infiammato.
Infatti il tumore ha bisogno di un ambiente favorevole per contrastare l’azione continua del nostro sistema immunitario e favorire la degradazione della matrice extracellulare (ad opera delle metalloproteasi) permettendo alla colonia di cellule tumorali di continuare a replicarsi.
A tale scopo, dovremmo prediligere alimenti non infiammatori e ricchi di aminoacidi (per ricostruire la matrice) ed antiossidanti (per contrastare la formazione di altri radicali liberi).
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Al contrario i carboidrati aumentano la produzione di scorie acide (piruvato e ioni H+) e dell’acidosi tissutale e dell’infiammazione cronica. La ritenzione idrica peggiora tale stato, impedendo il ricambio dei fluidi (stato di sol) e l’eliminazione delle scorie della matrice extracellulare.
Ciò vuol significare che alimentandoci con i carboidrati, trasformiamo il nostro corpo in un ambiente favorevole ai tumori. Al contrario un’alimentazione senza carboidrati e più ricca di frutta e verdura, aumenta la quantità di antiossidanti che possono intercettare i radicali liberi impedendogli di danneggiare il Dna. Difatti diversi studi scientifici hanno confermato che l’integrazione di antiossidanti specifici può diminuire l’incidenza dei tumori.
ACCELERAZIONE DELLA CRESCITA TUMORALE
Un altro elemento importante nella crescita dei tumori è quello ormonale.
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Infatti la maggioranza dei tumori è definita ormone-sensibile, in quanto la loro crescita risente degli stimoli di ormoni specifici tra i quali il più efficacie è l’Igf1 (denominato fattore di crescita). Il nostro corpo comunica alle cellule di procedere alla replicazione, utilizzando l’Igf1 che si lega a dei speciali recettori che si trovano sulle membrane e trasmettono l’impulso di crescita. Questa attività è fondamentale per lo sviluppo dei bambini ma assolutamente deleteria in età adulta.
Questo perché le cellule tumorali hanno il doppio dei recettori di tale ormone delle cellule normali e quindi la presenza di Igf-1 nel sangue, rappresenta un vero e proprio turbo per la crescita delle masse tumorali. Non a caso, i nani che sono tali per un’incapacità del loro corpo di produrre l’Igf-1, non hanno problemi di comparsa di tumori.
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Abbiamo già visto, nei capitoli precedenti che l’acidosi causata dal consumo di carboidrati, attiva l’ormone GH che a sua volta promuove l’Igf1 (per procedere alla riparazione dei tessuti danneggiati dalle scorie acide) favorendo lo sviluppo delle cellule tumorali presenti nel nostro corpo. Anche il latte ed i latticini, ricchi di Igf-1, andrebbero evitati per non introdurre questo fattore di crescita. Al contrario nei formaggi stagionati l’igf-1 è quasi assente, in quanto non sono più presenti le proteine di trasporto di tale fattore di crescita.
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Un uovo al giorno toglie i pregiudizi di torno

Il fegato sintetizza infatti circa di 1-2 g al giorno mentre l’organismo ne assume con la dieta 200-500 mg, (In occidente la media è circa 340 mg per l’uomo e 220 mg per la donna).Di quello endogeno (cioè prodotto dal fegato), una parte di quello in eccesso viene eliminata dal fegato stesso, cosicché la percentuale esogena (cioè proveniente dall’alimentazione) può arrivare al massimo al 20% sul totale.Solo se si mangia “malissimo” si arriva al 20%. Realisticamente quello alimentare è il 10%.

Oggi esistono molte convinzioni sbagliate, riguardanti l’alimentazione, che nascono da credenze popolari, diventano leggende metropolitane e vengono ritenute vere nonostante non vi sia alcun valore scientifico. Sicuramente l’uovo rappresenta l’alimento più penalizzato da tali convinzioni. Ricordate, quando da bambini, molti di voi mangiavano l’uovo tutte le mattine a colazione?
Per decenni i nutrizionisti hanno condannato le uova, consigliandone massimo una-due alla settimana, senza badare (come avviene spesso nell’alimentazione) alla qualità e alla provenienza di quell’alimento.
Tutto si riduceva semplicemente a una mera distinzione in base alle calorie, grassi, carboidrati e proteine. Senza pensare che ormai, nell’era del cibo industriale, del packaging e delle “calorie vuote”, non si può più parlare, anche se i grandi filosofi e professori universitari lo fanno in televisione e sui giornali, di nutrienti, come si faceva fino a qualche anno fa.
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Il motivo della demonizzazione delle uova è semplice: le linee guida per una corretta alimentazione consigliano di non superare i 300 mg di colesterolo al giorno, e un uovo ne contiene ben 250. Da solo, ricopre quindi più dell’80% del massimo consentito.
Da qualche anno a questa parte, la posizione dei nutrizionisti si è decisamente ammorbidita, dopo la scoperta, ormai ANNI FA, che l’80% del colesterolo che circola nel sangue è prodotto dall’organismo (dal fegato per la precisione, sotto l’influenza dell’insulina) e solo il 20% deriva da quello introdotto con l’alimentazione.
Un errore comune (il problema è che lo pensano anche la maggior parte dei medici!) è credere che tutto il colesterolo circolante provenga dai cibi.
Il fegato sintetizza infatti circa di 1-2 g al giorno mentre l’organismo ne assume con la dieta 200-500 mg, (In occidente la media è circa 340 mg per l’uomo e 220 mg per la donna).Di quello endogeno (cioè prodotto dal fegato), una parte di quello in eccesso viene eliminata dal fegato stesso, cosicché la percentuale esogena (cioè proveniente dall’alimentazione) può arrivare al massimo al 20% sul totale.Solo se si mangia “malissimo” si arriva al 20%. Realisticamente quello alimentare è il 10%.
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Quindi il controllo della produzione endogena avviene secondo un meccanismo che riduce la quantità di colesterolo endogeno, se aumenta quello assunto con la dieta e viceversa, per cui è troppo semplicistico sperare di controllare il colesterolo, eliminando dalla propria alimentazione i cibi ricchi di colesterolo (eliminazione che farebbe aumentare quello endogeno!!!
La biochimica non è una cosa che si improvvisa, ma si studia, cari medici che date ai vostri pazienti i foglietti con la lista degli alimenti contenenti colesterolo, dicendo di eliminarli! A tal proposito, vi ricordo che quei foglietti li stampa la ditta farmaceutica che vende farmaci per abbassare il colesterolo e non ha nessun interesse a farlo abbassare, sennò non guadagna! E poi, ma quanti di voi, leggendo il foglietto illustrativo, hanno bisogno di eliminare le ostriche e i crostacei dall’alimentazione?
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Quanti di voi mangiano ostriche e crostacei tutti i giorni? Comunque, di colesterolo ne parleremo meglio in un’altra puntata….se sarò ancora vivo).
Tornando al discorso del colesterolo “alimentare”, tenete bene in mente che i precursori del colesterolo sono i glicidi (cioè gli zuccheri! E non i grassi!)
Infatti la sintesi del colesterolo nel fegato è controllata dall’enzima HMG-CoA-reduttasi che a sua volta viene attivato dall’insulina (pensate un po’, è l’enzima verso cui agiscono i farmaci per abbassare il colesterolo! Che strano!)
Questo significa che un soggetto che soffre di ipercolesterolemia che riduce il colesterolo introdotto con l’alimentazione potrà al massimo agire su quel 20%, e anche riducendo a zero l’introito di colesterolo con tutta probabilità il suo organismo continuerà a produrne troppo.Inoltre, un organismo sano è in grado di espellere il colesterolo in eccesso assunto con l’alimentazione, grazie ad un meccanismo di autocontrollo.
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Questo meccanismo riduce ulteriormente l’influenza del colesterolo alimentare sui valori di quello ematico. Sono numerosi infatti gli studi che hanno smontato la loro cattiva e immeritata fama quali alimenti responsabili dell’innalzamento del colesterolo.
Non ultimo, una recente indagine epidemiologica del Journal of the American College of Nutrition ha dimostrato come le vecchie ricerche scientifiche, nello stigmatizzare questo alimento, sopravvalutassero l’incidenza del colesterolo contenuto nelle uova sul rischio cardiovascolare, omettendo di verificare il peso concomitante di altri fattori.
Quindi il nesso colesterolo alto e malattie cardiache, andrebbe RIVISTO SCIENTIFICAMENTE!
Tornando alle uova, sempre la SCIENZA, ha dimostrato che le uova, non fanno male al fegato pur contenendo un’elevata quantità di colesterolo, (presente soprattutto nel tuorlo), ma al contrario contengono sostanze utili per il buon funzionamento delle cellule epatiche, come gli aminoacidi epatoprotettori (metionina e colina) e una sostanza (l’inositolo) utile in particolare per chi soffre di steatosi epatica (fegato grasso), che è un fosfolipide presente nel tuorlo dell’uovo, che tende anzi a contrastare l’assimilazione del colesterolo.
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Quindi, per tutti i frequentatori di palestre che comprano i “bianchi d’uovo” cioè gli albumi, si può sapere perchè pensate che facciano bene?
Vi siete chiesti da quali galline e quali processi industriali provengono quelle miscele?
La certezza è che le uova di gallina (le più consumate) forniscono il più alto quantitativo di proteine ad alto valore biologico (cioè sono complete di tutti gli aminoacidi, sia essenziali che non essenziali) assumibile con un solo alimento, fondamentali per molte funzioni dell’organismo.
Sono ricche inoltre di ferro e di vitamina B12, nutrienti essenziali per combattere l’anemia, e apportano quantità significative di vitamine e minerali, compresa la vitamina A, la riboflavina, l’acido folico, la vitamina B6, la colina, il calcio, il fosforo e il potassio.
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Dunque le uova sono una fonte dall’alto valore proteico e nutritivo a bassissimo costo.
La maggioranza dei grassi riscontrabili nell’uovo sono grassi monoinsaturi e polinsaturi, benefici per l’organismo e persino protettivi di cuore e arterie, con buona pace dei pregiudizi.
Chi pensa che le uova siano nocive per la linea deve poi sapere che, abbinato a una dieta equilibrata, il consumo di uno-due uova a colazione non fa ingrassare e addirittura facilita la perdita di peso, come ha mostrato una ricerca americana.Sicuramente bisogna agire con il buon senso e non fare abuso di questo alimento.
Scritto dal Dr. Antonio Pacella
13 maggio 2015 da Redazione

Il sistema respiratorio

disturbi del sistema respiratorio ci parlano della nostra difficoltà nel proteggerci dal mondo esterno, nel trovare reazioni adatte nei confronti delle eventuali aggressioni, reali o immaginarie, di quest’ultimo

Malattia Espressione dell’AnimA
Come indicato dal nome, il sistema respiratorio è quello che ci permette di respirare. Grazie ad esso possiamo in particolare assimilare l’energia dell’aria ed è tuttavia molto più sofisticato di quanto pensiamo e non serve unicamente a respirare l’aria che ci circonda.
Comprende naturalmente i polmoni, ma anche la pelle e tutte le cellule del corpo. Esistono infatti due livelli respiratori ben distinti, la cosiddetta respirazione «esterna» e la respirazione detta «interna».
La respirazione esterna è quella che conosciamo, ossia la ventilazione polmonare, ma ne esiste anche un’altra, detta ventilazione «cutanea». La nostra pelle svolge un importante ruolo nella respirazione. Tale respirazione «esterna» è quella che riguarda gli scambi gassosi che hanno luogo tra l’ossigeno e l’anidride carbonica nell’apparato respiratorio.
La respirazione «interna» è una respirazione che avviene a livello cellulare, dove gli scambi intracellulari si attuano direttamente. Anche le cellule vanno incontro a certi scambi gassosi che non sono dovuti all’apporto classico operato dal sangue. Lo stesso processo esiste a livello energetico.
Organo collegato al sistema respiratorio, la pelle svolge inoltre un ruolo di protezione del corpo nei confronti del mondo esterno. Involucro morbido ma efficace, la pelle lo protegge dalla maggior parte delle aggressioni, provocate sia da agenti attivi (microbi, virus, insetti, eccetera), sia da agenti passivi (polveri, temperatura, piogge, eccetera). Sensore essenziale, la pelle esplica un ruolo preponderante nel controllo protettivo degli stimoli e delle sollecitazioni esterne e nella cicatrizzazione di eventuali ferite.
Le malattie del sistema respiratorio 
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Il sistema respiratorio appartiene al Principio del Metallo, del quale una delle principali funzioni è la protezione nei confronti del mondo esterno. Tale protezione si esplica in due modi, attraverso il filtraggio delle polveri e gli scambi gassosi (espulsione dell’anidride carbonica) e attraverso la capacità di rispondere, di reagire alle «aggressioni» ambientali. Un’altra delle sue funzioni essenziali è quella della cicatrizzazione, della chiusura delle ferite.
I disturbi del sistema respiratorio ci parlano della nostra difficoltà nel proteggerci dal mondo esterno, nel trovare reazioni adatte nei confronti delle eventuali aggressioni, reali o immaginarie, di quest’ultimo. Possono anche significare che non riusciamo o non vogliamo che certe ferite della nostra vita si rimarginino e in tal senso ci parlano delle nostre eventuali tristezze, risentimenti e rancori, della nostra difficoltà o rifiuto di dimenticare, di perdonare, se non addirittura del nostro desiderio di regolare conti o, peggio ancora, di vendetta.
I polmoni 
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I polmoni sono l’organo principale della respirazione. In essi si attua lo scambio fondamentale di ossigeno e anidride carbonica senza il quale non potremmo vivere. Ciò avviene in minuscole sacche (ne abbiamo circa 300 milioni) chiamati «alveoli polmonari». Questi alveoli sono enormemente irrorati da piccolissimi vasi, i «capillari», che permettono al sangue (globuli rossi) di rilasciare l’anidride carbonica che contiene e di riempirsi di ossigeno per alimentare tutte le cellule.
La membrana di questi alveoli è talmente sottile da permettere questo scambio. Se questa membrana venisse estesa, si otterrebbe una superficie di parecchie centinaia di metri quadrati.
Vi lascio supporre la fragilità di questo tessuto e i danni provocati dall’aria inquinata che respiriamo, ma anche quelli provocati da noi stessi, in particolare dal tabagismo. I polmoni sono inoltre il solo orifizio naturale costantemente aperto verso l’esterno e che deve in continuazione essere in grado di difendersi e difenderci.
Esiste tutto un sistema che svolge questo ruolo. Passando attraverso il naso, l’aria si riscalda, viene in parte filtrata dai peli e umidificata dal muco che imprigiona certe polveri, prima di penetrare nei bronchi dove il muco trattiene le polveri rimanenti, che vengono espulse dalla tosse o da piccole ciglia vibratili che le fanno risalire.
Possiamo constatare fino a che punto questo sistema di protezione e di difesa sia elaborato. Nel sistema digestivo è tutto il processo di «destrutturazione» degli alimenti ad essere sofisticato. Qui è il processo di protezione. Un ultimo fatto molto interessante merita di essere segnalato.
La respirazione è la sola funzione organica automatica (inconscia e involontaria), ossia controllata dal sistema nervoso autonomo, sulla quale tuttavia possiamo intervenire volontariamente, vale a dire facendo leva sul sistema nervoso centrale.
Questo ci consente di afferrare meglio la ragione dell’efficacia delle tecniche respiratorie di rilassamento, in quanto ci permettono infatti di giungere a «calmare il sistema nervoso autonomo» e, conseguentemente, di rilasciare le tensioni inconsce.
Le malattie dei polmoni 
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La fragilità o le malattie polmonari esprimono la nostra difficoltà a gestire le situazioni con il mondo esterno. L’esempio più semplice è dato dall’abbassamento di temperatura all’inizio dell’inverno. Le persone che non reagiscono riequilibrando il loro sistema termico interno «prenderanno freddo», vale a dire che il sistema polmonare s’indebolirà e aprirà la porta ad un’influenza o un raffreddore.
Tosse, asma, angina, bronchite sono segnali indicantori del fatto che avvertiamo un’importante sollecitazione dall’esterno, per non dire un’aggressione, e che non sappiamo, non riusciamo a gestirla. In tal senso la sofferenza o la malattia ci permettono di eliminarla.
Le tossi secche ci mostrano che queste aggressioni ci irritano e ci risultano insopportabili, facendoci reagire violentemente. Le tossi grasse segnalano che gli agenti dell’aggressione restano imprigionati dentro di noi. Restano invischiati nelle mucosità bronchiali, che dobbiamo secernere in quantità maggiore per riuscire a «sputare», a espellere ciò che ci aggredisce e «si appiccica» dentro di noi.
Il vissuto di aggressione non deve essere obbligatoriamente manifesto per essere avvertito. Le atmosfere pesanti, «soffocanti», gli ambienti dove non ci si sente a proprio agio, sollecitano enormemente le energie del polmone. I disturbi o le malattie del sistema polmonare (naso, gola, bronchi, eccetera) ci parlano quindi di situazioni o di persone che ci mettono a disagio senza per questo aggredirci direttamente.
Sono tante le persone che durante il consulto mi riferiscono «ho l’impressione di soffocare in questa società» oppure «mi manca l’aria in questa famiglia». Chi mi fece quest’ultima osservazione era un asmatico, che giunse rapidamente a comprendere chi «gli succhiava l’aria» nella sua famiglia.
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Le eccessive angosce materne, le atmosfere familiari pesanti si traducono sovente nei bambini in fragilità polmonari che, se vengono «curate» troppo efficacemente o se appaiono insufficienti al bambino, possono trasformarsi in allergie respiratorie o cutanee.
Egli si «difenderà» allora reagendo, talvolta violentemente. Asma, eczemi, angine purulente sono «grida» indicanti che ciò che accade tutt’intorno al bambino non lo soddisfa, che vive la situazione come un’aggressione e che ha bisogno di protezione (amore e presenza), ma non di essere soffocato.
Un ultimo significato che può essere associato ai problemi polmonari è quello della tristezza, della malinconia, del dispiacere, della solitudine.
L’energia del polmone è incaricata di questi sentimenti che, quando diventano eccessivi, la esauriscono. L’eccesso o il fatto di rimuginare la tristezza per serbare il ricordo di qualcosa o di qualcuno possono manifestarsi attraverso una fragilità dei polmoni. È interessante rammentare che la grande epoca del romanticismo malinconico (Chateaubriand, Goethe, J.-J. Rousseau, Chopin, eccetera) fu anche la «grande epoca» della tubercolosi.
(Michel Odoul )
 

AnimA integrazione emisferica

Di solito ci insegnano ben da piccoli di prendere posizione, saperci destreggiare in questo mondo e concentrare i sensi sul mondo esterno, con la sua realtà tattile e fisica, o a fidarci delle esperienze personali soggettive.

L’AnimA nella sua capacità di fare l’impossibile è infinitamente più potente della medicina moderna. Corpo e mente da soli non possono dissolvere un esercito di cellule cancerogene, mentre la sostanza spirituale che si può definire anima, combinata con le risorse dello spirito, della mente e del cuore, può elevarsi ad altezze potremmo dire mistiche.
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Di solito ci insegnano ben da piccoli di prendere posizione, saperci destreggiare in questo mondo e concentrare i sensi sul mondo esterno, con la sua realtà tattile e fisica, o a fidarci delle esperienze personali soggettive.
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Abbiamo investito anni nell’adorazione della mente, producendo idee e mezzi sempre migliori per il nostro benessere esteriore (…), così l’anima è di-ventata una minaccia alla stabilità della nostra vita fisica e mentale.

From:  2° TESI Francesco Ciani (Epilessia Male Oscuro dell’Anima)