Effetti salutari del boro

Un ricercatore sul cancro tedesco di nome Paul-Gerhard Seeger ha mostrato che il cancro comunemente inizia con il deterioramento delle membrane cellulari. Dal momento che il boro è essenziale per le membrane cellulari e che la carenza di boro è molto diffusa, questo può essere un importante fattore causativo per l’inizio della crescita tumorale.

Un integratore di boro può ridurre la perdita di calcio di circa il 50%. Dal momento che il calcio viene tolto principalmente dalle vostre ossa e dai vostri denti, la carenza di boro al giorno d’oggi può essere il più importante agente causativo di artrite, osteoporosi e carie.

Il boro ha effetti sul metabolismo degli ormoni steroidi, e specialmente gli ormoni sessuali. Integrando il boro si aumentano i livelli bassi di testosterone nell’uomo e i livelli bassi di estrogeni nelle donne in menopausa. Il boro ha anche un ruolo importante nel convertire la vitamina D nella sua forma attiva, aumentando così l’assorbimento di calcio ed il suo deposito nelle ossa e nei denti piuttosto che causare la calcificazione dei tessuti molli. Inoltre altri effetti benefici sono stati segnalati quali il miglioramento di problemi cardiaci, di vista, sporiasi, equilibrio, memoria e facoltà cognitive.

Un ricercatore sul cancro tedesco di nome Paul-Gerhard Seeger ha mostrato che il cancro comunemente inizia con il deterioramento delle membrane cellulari. Dal momento che il boro è essenziale per le membrane cellulari e che la carenza di boro è molto diffusa, questo può essere un importante fattore causativo per l’inizio della crescita tumorale. I composti del boro hanno proprietà anti-tumorali e sono “potenti agenti anti-osteoporosi, anti-inflammatori, ipolipidemici, anti-coagulanti e anti-neoplastici” .

L’anello mancante
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Negli anni ’60 del secolo scorso un botanico che si occupava anche delle proprietà del suolo, Rex Newnham, Ph.D., D.O., N.D, si è ammalato di artrite.

Ha provato i farmaci convenzionali ma non l’hanno aiutato e quindi si è messo ad indagare la chimica delle piante. Si è reso conto che le piante dell’area nella quale viveva erano carenti si minerali. Sapendo che il boro sostiene il metabolismo del calcio nelle piante decise di integrare tale sostanza assumendo BORACE. Sì, avete letto bene … borace. Potete trovare che sia una cosa inimmaginabile che la borace, l’umile insetticida e detergente per lavatrice sembra sia l’anello mancante!

Il dottor Newnham prese 30 mg di borace al giorno ed in 3 settimane TUTTO il dolore, il gonfiore e la rigidità erano scomparsi!

Le denominazioni chimiche del borace sono sodio tetraborato, disodio tetraborato deca idrato, o borato di sodio. Chimicamente è tutto lo stesso, è un minerale che si trova in natura comunemente estratto dai laghi salati prosciugati. Non esiste borace “di grado alimentare” dal momento che tutto il borace è uguale e “naturale”, viene usualmente estratto in California o in Turchia.

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Il borace è comunemente utilizzato come prodotto per la pulizia della casa, non è tossico e non contiene metalli pesanti (ad ogni modo è sempre meglio controllarne la purezza e la composizione sull’etichetta). Un grado farmaceutico non è apprezzabilmente più puro o migliore. Il borace ha proprietà antisettiche, antifungine ed antivirali, ma solo una leggera azione antibatterica.

Ingredienti: Un MINERALE NATURALE.
La maggior parte della ricerca successive del dottor Rex Newnham fu dedicate alla relazione tra I livelli di boro nel suolo e l’artrite. Egli ha pubblicato diversi articoli scientifici sulla borace e l’artrite. Uno era uno studio a doppio cieco eseguito a metà degli anni ’80 al Royal Melbourne Hospital che mostrava che il 70% di quelli che avevano assunto il borace erano migliorati notevolmente. Non c’erano effetti collaterali negativi, alcuni partecipanti hanno riportato anche miglioramenti dei loro problemi cardiaci, ed anche miglioramenti nelle condizioni generali di salute e di energia .

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Egli ha parlato con le autorità della sanità pubblica e delle scuole di medicina riguardo alla sua scoperta ma questi erano più preoccupati di perdere i propri profitti e finirono per incitare l’approvazione di una legge che dichiarasse il boro una sostanza velenosa a qualsiasi concentrazione. Ciò ebbe come conseguenza che il dottor Newnham fu minacciato e multato, e il borace non fu più reperibile nella nazione nella quale lui viveva.

Prima di questo bando a livello nazionale, molte persone sofferenti di artrite che avevano saputo della scoperta del Dr. Newnham furono contenti dei notevoli miglioramenti ottenuti iniziando a integrare il borace. Altri avevano paura di assumere qualcosa che veniva venduto per uccidere formiche e scarafaggi.

segue nel prossimo Post 

 

1043 In vivo and in vitro effects of boron and boronated compounds, pubblicato su Journal of Trace Elements in Medicine and Biology 1998 Mar;12(1):2-7, autori Benderdour M, Bui-Van T, Dicko A, Belleville F;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9638606.
1044 Essentiality of boron for healthy bones and joints, Pubblicato su Environmental Health Perspective 1994 Nov;102 Suppl 7:83-5, autore Newnham R E; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7889887, articolo completo su http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1566627/.

Candida e parassitosi

La parassitosi è dovuta ad un ambiente intestinale non corretto, il serplus ripristina un ambiente corretto poco ospitale per i parassiti. Altrimenti è come svuotare una casa allagata con un secchiello senza prima chiudere il rubinetto del tubo che perde

Prof. Paolo Mainardi
candida e parassiti fanno parte del nostro microbiota, ci danno fastidio solo se infestano e infestano solo grazie a condizioni ambientali troppo favorevoli. Non dobbiamo debellarli, con essi facciamo fuori anche i batteri simbiotici, dobbiamo riconfinarli, modificando per esempio l’acidità-basiictà dell’intestino.

Questa azione non può essere fatta attraverso il cibo, basico o acido che sia, per nostra fortuna non è possibile così modificare il pH dell’intestino.

Se fosse stato possibile saremo già estinti. Occorre rinforzare la cellula intestinale in modo che aumenti la produzione di bicarbonato con il quale controlla che l’ambiente non diventi acido.

Ricordatevi che i nostri tessuti non sono basici, vanno dall’acido al neutro (limite tra neutro e alcalino nel colon pH = 8), sono molto più delicati alle basi forti che agli acidi forti (la LD50 dell’acido è 50 volte superiore alla LD50 della base).

Non ci sono microbi buoni e cattivi è un giusto equilibrio tra i vari ceppi che fornisce un intestino a noi simbiotico, usare antibiotici equivale ad usare bombe per fare restauro di mobili antichi.

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La parassitosi è dovuta ad un ambiente intestinale non corretto, il serplus ripristina un ambiente corretto poco ospitale per i parassiti. Altrimenti è come svuotare una casa allagata con un secchiello senza prima chiudere il rubinetto del tubo che perde.

La candida infesta quando il pH diventa troppo favorevole per essa. Il pH diventa più acido in seguito disbiosi/infiammazione cronica. Quest’ultima è la vera causa di tutti i mali, tumori inclusi.

Normalmente siamo in grado di detossificare il nostro corpo da tutte le tossine che entrano o che vengono prodotte da funghi, lieviti batteri. Quasi tutte le nostre cellule esprimono perossisomi, organelli cellulari, pieni di acqua ossigenata, ipoclorito con cui demolire ogni molecola chimica.

I perossisomi esercitano molte azioni che vanno dall’ossidazione degli acidi grassi a lunga catena (detta beta-ossidazione), alla sintesi del colesterolo e degli acidi biliari nelle cellule epatiche, alla produzione di plasmalogeni. Intervengono altresì nel metabolismo degli amminoacidi e delle purine e prendono parte al processo di smaltimento dei composti metabolici tossici.

 

 

Il microbioma intestinale nei gemelli obesi ed in quelli magri

Non è casuale il fatto che molte persone che passano ad una dieta paleolitica oltre a migliorare il proprio stato di salute perdono anche il grasso in eccesso.

Lo studio A core gut microbiome in obese and lean twins (“Il microbioma intestinale nei gemelli obesi ed in quelli magri”) , mostra che i soggetti obesi hanno una composizione anomala del microbiota intestinale, con un variazione del rapporto tra i batteri Firmicutesed i Bacteroidetes di 35 ad 1 (invece del rapporto 3 ad 1 che si osserva nei soggetti ponderalmente nella norma).

Lo studio An obesity-associated gut microbiome with increased capacity for energy harvest (“Un micro bioma intestinale associato all’obesità con maggiori capacità di raccolta di energia”) mostra che questa microflora alterata è correlata ad un’aumento del ricavo energetico dai cibi ingeriti (con l’energia in eccesso che si deposita nel tessuto adiposo). Probabilmente si tratta di un meccanismo naturale per accumulare calorie sotto forma di grasso (di scorta) durante i periodi di cibo abbondante, e adesso che il cibo è fin troppo abbondante, anche se spesso di cattiva qualità, l’obesità è sempre più diffusa.

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Ad ogni modo si può ipotizzare che una dieta squilibrata (troppi zuccheri, cibi processati e farine raffinate) contribuisca a modificare l’equilibrio della microflora intestinale che viene indotta a ricavare più energia dai cibi e ad accumularla nel tessuto adiposo; a questo punto anche una dieta ipocalorica non può avere grandi risultati fintanto che non si ripristina il corretto equilibrio tra i microrganismi intestinali.

Non è casuale il fatto che molte persone che passano ad una dieta paleolitica oltre a migliorare il proprio stato di salute perdono anche il grasso in eccesso.

L’attenzione nei confronti di una suffiente assunzione di cibi contenenti zolfo o una integrazione di zolfo organico, per i motivi elencati nel capitolo relativo, non posso che contribuire ad una risoluzione del problema dell’obesità.

 

1040 Pubblicato su Nature 444, 1027–1031 (2006); autori Turnbaugh, P. J. et al.; http://www.nature.com/doifinder/10.1038/nature05414.
1041 http://cheflynda.com/…/the-inexpensive-arthritis-osteoporo…/.

Nutrire l’intestino

Nel colon vivono batteri capaci di trasformare le fibre della frutta in SCFAs, che sono il nutriente delle cellule intestinali e da quello che avanza il fegato è capace d realizzare quello che serve alle altre cellule: zuccheri, chetoni, acidi grassi mono- e poli-insaturi.

Prof. Paolo Mainardi

Occorre capire che mangiamo per nutrire le cellule.
Le cellule di tutti i mammiferi necessitano delle stesse cose: Ammino acidi essenziali (EAAs) che ricaviamo dalle proteine. queste sono in tutti gli alimenti per cui li ricaviamo nello stesso modo. Altro nutriente sono gli acidi grassi a corta catena (SCFAs), questi li ricaviamo in modo diverso a seconda della specializzazione alimentare.

Ovvero si sono realizzati impianti digestivi diversi per ottenere lo stesso risultato partendo da alimentazioni diverse.
Il sistema digerente dei carnivori predatori è costituito per un 60% dallo stomaco, segue un corto tenue e un corto colon (10%).

Questi animali si nutrono solo di carne grassa, mangiano un 70% di grassi, che il loro stomaco a capace a tagliare a pezzetti ottenendo così gli SCFAs. I carnivori necrofagi mangiano la carne lasciata attaccata all’osso dai predatori, ma dopo che è stata digerita (putrefatta) da batteri ambientali.

Quindi quando chiedete al macellaio la carne magra, mangiate una carne che nessun carnivoro sulla Terra gradirebbe. E noi deriviamo dai frugiferi.

Questi animali hanno uno stomaco che costituisce il 15% del sistema digerente (vs un 60% dei carnivori), in compenso hanno un colon che rappresenta un 60% del sistema, vs il 10% dei carnivori.

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Nel colon vivono batteri capaci di trasformare le fibre della frutta in SCFAs, che sono il nutriente delle cellule intestinali e da quello che avanza il fegato è capace d realizzare quello che serve alle altre cellule: zuccheri, chetoni, acidi grassi mono- e poli-insaturi.

Per questi animali è importante mantenere il colon popolato dai batteri buoni, quelli dalle uova d’oro, se questi diminuiscono, aumentano altri incapaci di produrre gli SCFAs, magari producono gas che provocano reflussi, gonfiori, meteorismi, che ci danno fastidio, ma il grave è che abbiamo ridotto quelli capaci di fornire nutrimento alle ns cellule.

Poi l’uomo è diventato onnivoro e ha ridotto l’intestino per ridurre il tempo di contatto di nuovi agenti patogeni verso i quali l’impianto non era stato progettato.

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Questo è stato determinante per diventare quello che siamo. Infatti gli organi che consumano più energia sono cervello e intestino, quindi riducendo l’intestino gli ha permesso di aumentare il cervello.
MA ha ridotto maggiormente il colon, che è diventato un 20%, dal 60% che era, solo 2 volte quello dei carnivori, a cui non serve.

Lo stomaco è rimasto lo stesso 15% dei frugiferi. In millenni di evoluzione ha trasformato un motore agricolo, poco performante, ma molto robusto, in un motore da F1, elevate prestazioni ma molto delicato.

Questa lenta modifica è stata ottenuta grazie all’esposizione a cibi più complessi, lo stesso che avviene durante lo svezzamento, che è il periodo in cui l’intestino matura veramente. Possiamo quindi considerare il cibo come pesi di un bilanciere, dopo che lo abbiamo rinforzato con lo svezzamento, occorre mantenerlo allenato.

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Diete troppo povere di cibo complesso lo indeboliscono. La dieta ottimale è nutrire i batteri dalle uova d’oro, quindi introdurre tanta fibra, e se guardiamo cosa sono questi SCFAs, possiamo dare da mangiare direttamente alle cellule intestinali.

Infatti i batteri buoni fermentano le fibre producendo acido butirrico (BURRO) e acido acetico (ACETO). Introducendo questi alimenti nella dieta possiamo nutrire la parte alta dell’intestino dove ci sono i villi e il sistema immunitario.

Poi dobbiamo mantenerlo allenato esponendolo a cibo complesso, con la stessa regola con cui un sollevatore di pesi si mantiene in esercizio.

L’artrite ed i carboidrati insulinici

I carboidrati complessi sono la causa della Sibo e della Leaky Gut Syndrome, comportando un aumento dell’attività immunitaria del nostro corpo. Ricorderete il ruolo che ricoprono le cellule dendritiche nel regolare il nostro sistema immunitario. Dipende infatti da queste cellule “decidano”, se la presenza di alcuni peptidi sia meritevole di un’azione tollerante (non attivando i linfociti) o se al contrario sia necessaria la proliferazione dei linfociti (per contrastare un’invasione batterica o virale).

L’artrite è una malattia autoimmune, dipendente dal nostro sistema immunitario che incomincia ad uccidere le cellule presenti nelle cartilagini ed in altri tessuti. L’artrite coinvolge persone giovani (dai 35 ai 50 anni) e non può essere considerata una malattia della vecchiaia, ma una patologia legata al nostro sistema immunitario.

Ancora una volta, il nostro corpo, macchina perfetta dell’evoluzione, incomincia ad auto distruggersi. Ciò dipende, come potete immaginare dal consumo smodato di carboidrati complessi come pasta, riso, fagioli e patate.

I carboidrati complessi sono la causa della Sibo e della Leaky Gut Syndrome, comportando un aumento dell’attività immunitaria del nostro corpo. Ricorderete il ruolo che ricoprono le cellule dendritiche nel regolare il nostro sistema immunitario. Dipende infatti da queste cellule “decidano”, se la presenza di alcuni peptidi sia meritevole di un’azione tollerante (non attivando i linfociti) o se al contrario sia necessaria la proliferazione dei linfociti (per contrastare un’invasione batterica o virale).

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L’infiammazione causata dai carboidrati attiva la produzione di citochine infiammatorie (tramite l’istamina che richiama in loco i mastociti). La presenza di molecole infiammatorie inganna le cellule dendritiche che credono sia in atto un’invasione e quindi reagiscono attivando i linfociti.

L’iper attività dei linfociti può indurre una risposta immunitaria contro i peptidi del polline (in questo caso si parla di allergia) o appartenere ad un alimento mal digerito (intolleranza alimentare). Quando queste proteine sono simili a tessuti del nostro corpo (con una certa affinità) i linfociti aggrediscono anche i nostri tessuti buoni.

Solamente ripristinare l’integrità della parete dell’intestino tenue (enterociti) e riportare l’equilibrio nella flora intestinale, può diminuire la flogosi e risolvere la malattia.

Vivere 120 Anni

 

Artrosi

Anche per le cartilagini, come per i tessuti ossei e muscolari, la vitamina D è importantissima, e la sua carenza molto problematica. L’articolo Serum levels of vitamin D, sunlight exposure, and knee cartilage loss in older adults: the Tasmanian older adult cohort study , mostra che una minore la perdita di cartilagine nell’artrosi è correlata a livelli più alti di vitamina D.

Nell’attesa di scrivere un capitolo un po’ articolato sull’artrosi, segnalo che, da quanto ho letto, i malati di artrosi farebbero meglio ad evitare latte e latticini (e ovviamente, zucchero, per quanto già scritto in precedenza).

Se il loro corpo o la loro alimentazione è priva di magnesio, si può integrare anche quello, ma soprattutto sono importanti (per i motivi che sono stati segnalati) silicio organico e zolfo organico. Il silicio organico lo si trova in formulazione liquida e lo si può anche spalmare sulla zona interessata; in alternativa si può assumere la terra diatomacea.

Anche il DMSO (dimetilsulfossido), particolarmente quello puro, (ovvero di grado alimentare) secondo alcune testimonianze sarebbe efficace (come prodotto topico, ovvero da splamare diluito sulla pelle della zona interessata) per dare sollievo sia in caso di artrosi che in caso di artrite. Per quanto ne so non bisogna MAI SPALMARE SULLA PELLE IL PRODOTTO PURO, ma diluirlo sempre (almeno al 50%). Se e quando avrò tempo dettaglierò le precedenti informazioni.

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Mi sono giunte anche interessanti segnalazioni sulla cura dell’artrosi grazie all’ascorbato di potassio, sotto forma di spremuta di limone con l’aggiunta di una punta di bicarbonato di potassio (facilmente ordinabile in farmacia).

Ultima ma non meno importante è la vitamina D, la cui carenza predispone allo sviluppo dell’artrosi. L’articolo Positive association between serum 25-hydroxyvitamin D level and bone density in osteoarthritis , mostra infatti che tra l’artrosi (detta anche osteoartrite) al ginocchio è molto più frequente tra le persone con carenza di vitamina D.

Similmente l’articolo Vitamin D status in patients with knee or hip osteoarthritis in a Mediterranean country mostra che anche in Grecia, nonostante sia un paese assolato, una grande percentuale di malati di artrosi al ginocchio o all’anca. Conseguentemente gli autori dell’articolo Association between serum vitamin D deficiency and knee osteoarthritis suggeriscono una misurazione dei livelli sanguigni di vitamina D nei malati di artosi, particolarmente nella fase iniziale della malattia.

Anche per le cartilagini, come per i tessuti ossei e muscolari, la vitamina D è importantissima, e la sua carenza molto problematica. L’articolo Serum levels of vitamin D, sunlight exposure, and knee cartilage loss in older adults: the Tasmanian older adult cohort study , mostra che una minore la perdita di cartilagine nell’artrosi è correlata a livelli più alti di vitamina D.

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Similmente l’articolo Does vitamin D affect femoral cartilage thickness? An ultrasonographic study mostra che i livelli di vitamina D sono correlati con lo spessore della cartilagine del femore. È sempre da ricordare come siano importanti anche i cofattori della vitamina D (magnesio, boro, vitamina K, vitamina A e zinco) .

Ci sono poi persone che segnalano di trovare sollievo utilizzando integratori o unguenti a basi di condroitina solfato e glucosammina, sebbene una recente ricerca scientifica lo smentirebbe.

1034 Pubblicato su Arthritis and Rheumatism. 2005 Dec 15;53(6):821-6, autori Bischoff-Ferrari HA, Zhang Y, Kiel DP, Felson DT;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16342101.
1035 Pubblicato su Journal of Orthopaedics amd Traumatology. 2015 Mar; 16(1): 35–39 autori Goula T, Kouskoukis A, et al.;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25736606.
1036 Pubblicato su International Orthopaedics 2011 Nov; 35(11): 1627–1631, autori Heidari B, Heidari P, and Karaim Hajian-Tilaki K;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3193973/.
1037 Pubblicato su Arthritis and Rheumatism 2009 May;60(5):1381-9, autori Ding C, Cicuttini F, Parameswaran V, Burgess J, Quinn S, Jones G;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19404958.
1038 Pubblicato su Clinical Rheumatology 2014 Sep;33(9):1331-4, autori Malas FU, Kara M, Aktekin L, Ersöz M, Ozçakar L;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24221506.
1039 Vedi https://www.evolutamente.it/la-supplementazione-di-vitamin…/ .

 

Associazioni tra Alimenti – Cosa Evitare?

La digestione dei cibi proteici (carne, formaggi, uova, pesce) avviene con altre modalità e in ambiente diverso. Durante la masticazione, che dovrà essere ugualmente accurata, non vi è alcun inizio dei processi digestivi, ma sarà solo nello stomaco che un enzima specifico, il pepsinogeno, sarà reso attivo dall’acido cloridrico del succo gastrico e diventerà pepsina, in grado di iniziare la digestione proteica.

L’uomo moderno commette almeno tre tipi di errori quando si siede alla sua tavola:

1. si iper-alimenta
2. mangia male
3. mangia cibi adulterati dalla catena di distribuzione industriale.
Nei paesi industrialmente avanzati l’uomo mangia in media da due a quattro volte oltre quello che sarebbe necessario al suo normale sostentamento; a ciò si aggiunga che le porzioni dei vari alimenti sono mal distribuite durante la giornata. Gli alimenti di cui ci nutriamo sono spogliati di molte delle loro caratteristiche nutrizionali, devitalizzati da metodi di coltivazione forzati e dai processi di raffinazione, sofisticazione e conservazione industriali.

La digestione
La digestione ha il compito di trasformare il cibo ingerito in sostanze facilmente assimilabili dall’organismo. La digestione è resa possibile dagli enzimi (presenti nella bocca, nello stomaco e nell’intestino) che sono specifici, cioè ognuno serve ad una reazione chimica diversa (le amilasi per gli amidi, le proteasi per le proteine, le lipasi per i grassi). Il cibo viene poi assorbito dai villi intestinali.

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La digestione dei cibi amidacei (come ad esempio i cereali, ricchi di carboidrati complessi) inizia in bocca, dove una corretta masticazione rende possibile la trasformazione dell’amido in composti zuccherini più semplici, grazie all’intervento della ptialina.

Quando questo boccone sarà deglutito, lo stomaco inizierà a produrre un succo gastrico debolmente acido, in modo che la ptialina (attiva solo in ambiente alcalino e resa inattiva dall’acidità) possa continuare il suo lavoro per almeno altre due ore; solo a questo punto il succo gastrico diventerà acido per permettere la digestione della componente proteica di cereali.

La digestione dei cibi proteici (carne, formaggi, uova, pesce) avviene con altre modalità e in ambiente diverso. Durante la masticazione, che dovrà essere ugualmente accurata, non vi è alcun inizio dei processi digestivi, ma sarà solo nello stomaco che un enzima specifico, il pepsinogeno, sarà reso attivo dall’acido cloridrico del succo gastrico e diventerà pepsina, in grado di iniziare la digestione proteica.

Vi sono cibi che richiedono una digestione lunga e complessa, altri che vengono assimilati rapidamente; anche il tipo di cottura può influenzare i tempi di assimilazione. Se ne deduce che è vantaggioso associare i cibi secondo particolari regole.

Combinazioni alimentari
Intolleranze alimentari

Studiando il funzionamento dell’apparato digerente si scopre che esistono combinazioni di alimenti favorevoli, la cui digestione simultanea non crea problemi, anzi completa l’apporto di macro e micronutrienti del pasto, e altre combinazioni in cui questo non avviene. Eliminando tutte le combinazioni sfavorevoli la dieta diventerebbe però impossibile da attuare.

Molti testi sull’alimentazione forniscono consigli molto spesso in contrapposizione tra di loro: c’è chi invita all’equilibrio, senza prendere posizioni drastiche, altri forniscono consigli che, se seguiti alla lettera, rendono la dieta rigidissima e difficilmente applicabile per un lungo periodo. Una persona in buona salute può scegliere le combinazioni degli alimenti per garantire il corretto funzionamento del metabolismo e per il piacere di mangiare.

Il metabolismo umano, come i metabolismi di tutte le specie, è molto complesso e consiste in decine di migliaia di processi biochimici, in genere mediati da specifici enzimi, molecole proteiche sintetizzate sulla base delle informazioni contenute nel genoma delle cellule dell’organismo.

Suddividiamo allora le combinazioni sfavorevoli in due blocchi: il primo contiene le regole che possono essere seguite nell’alimentazione quotidiana, poiché non penalizzano la qualità della vita a tavola e consentono il soddisfacimento dei fabbisogni del metabolismo.

L’altro blocco comprende le regole che vanno seguite in caso di problemi digestivi particolari o per ottenere la massima efficienza fisica in particolari periodi della vita, poiché seguirle sempre comporterebbe un’inutile limitazione alimentare, oltre che un possibile malfunzionamento del metabolismo.

 

Tumori che guariscono da soli

Se anche i casi di cancro che l’organismo potrebbe sconfiggere da solo vengono trattati con chirurgia, radiazioni e chemioterapia, va da sé che in questi casi la cura è sicuramente peggiore del male.

È da notare che il continuo fare indagini, campagne di screening, mammografie (per altro a base di raggi x, notoriamente cancerogeni), porta alla luce non solo tutti i tumori che prima o poi degenerano fino a mettere a repentaglio la vita del paziente, ma anche quelli che normalmente sarebbero stati riassorbiti dall’organismo.

Se anche i casi di cancro che l’organismo potrebbe sconfiggere da solo vengono trattati con chirurgia, radiazioni e chemioterapia, va da sé che in questi casi la cura è sicuramente peggiore del male. L’abitudine ad utilizzare “cure” estremamente tossiche per eradicare il tumore ha portato a identificare la malattia con una sentenza di morte, e di conseguenza diagnosticare precocemente un cancro significa causare un forte trauma emotivo che può inibire il naturale meccanismo di riassorbimento del tumore stesso.

Tumori guarigione.jpg

La “prevenzione secondaria” che indentifica precocemente i tumori porta molte più persone a sottoporsi a cure invasive e rischiose che potrebbero essere spesso inutil. Vedi queste righe tratte dal libro di Marcello Pamio “Cancro SpA”.

Luigi De Marchi, psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale, parlando con un amico anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell’utilità delle diagnosi e delle terapie anti-tumorali, si sentì rispondere:

«Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale» .

Notevole è il fatto che, come citato nel libro di Pamio, su migliaia di autopsie eseguite su persone morte in incidenti stradali è risultato che:

– Il 38% delle donne (tra i 40 e 50 anni) presentavano un tumore (in situ) al seno;
– Il 48% degli uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla prostata;
– Il 100% delle donne e uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla tiroide .

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Inutile dire che non si riscontrano normalmente simili alte percentuali di tumori, segno che quelle autopsie hanno rilevato tumori che fin troppo spesso regrediscono da soli.

A ulteriore conferma di quando su esposto, si può citare il risultato dello studio The Natural History of Breast Cancer (“La storia naturale del cancro al seno”) che mostra come l’incidenza del cancro al seno sia aumentata in seguito all’introduzione dello screening con la mammografia.

In particolare nel gruppo di controllo non sottoposto a screening l’incidenza del cancro al seno è minore rispetto al gruppo di chi si è sottoposto allo screening, e tale differenza viene identificata nei tumori guariti spontaneamente. Secondo gli autori dello studio anche un cancro mammario invasivo potrebbe regredire spontaneamente.

Ulteriori fonti e approfondimenti a tale riguardo sono:

Un articolo su pillole.org
http://www.pillole.org/public/aspnuke/print.asp…
Un articolo sul New York Times
http://www.nytimes.com/2008/11/25/health/25breast.html…
10033 Pubblicato su Archives of Internal Medicine 2008 Nov 24;168:2302-2303, autori Kaplan R M, Porzsolt F;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1847027/.

 

Intestino – Rene

Il cibo mi può modificare questi equilibri solo se produce infiammazione cronica, che altera le capacità di controllo da parte del Microbiota intestinale sul nefrone.

Prof. Paolo Mainardi
Eppure che non è molto difficile da capire, anche se poi l’asse intestino-rene nella modulazione del nefrone, non è semplice. Ma a grandi linee abbiamo da una parte la respirazione che regola la pCO2, dall’altra il rene che modula l’escrezione del bicarbonato e dell’ammoniaca.

Il cibo mi può modificare questi equilibri solo se produce infiammazione cronica, che altera le capacità di controllo da parte del Microbiota intestinale sul nefrone. C’è un intimo colloquio tra il Microbiota intestinale e il rene http://www.pubfacts.com/… /Intestinal-microbiota-kidney-cros … certo sono concetti molto recenti, la Kousmine, a cui vanno molti meriti, non poteva saperli.

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La ricerca va avanti ed è straordinario come solo nel campo medico si abbia difficoltà a fare proprie le nuove conoscenze. E’ più facile fare proprio un nuovo modello di telefonino, che aggiornare gli schemi terapeutici sulla base di conoscenze che, alcune, non sono nemmeno più tanto recenti. Mentre stiamo, o meglio state, affannandovi a cercare di saponificare

 basificare) i tessuti, definendo alcalino un pH = 7,3 (0,3 unità oltre il 7= neutro), vi sfuggono articoli, ormai anche datati, che riportano come 3 giorni dopo un trauma cranico collassi la membrana intestinale, se infiammo l’intestino rendo più probabili le crisi epilettiche, …

e altri che mostrano come alla base della nostra salute ci siano questi “intimi colloqui” tra il Microbiota intestinale e i nostri organi…e pretendente che la vostra dieta, una a caso, scelta a mucchio su tante che non si basano sulle ATTUALI conoscenze, sia quella giusta, in quanto fa cose che sono solo nella vostra immaginazione.

 

L’artrosi ed i carboidrati insulinici

La produzione delle citochine all’interno del liquido sinoviale (dovuta allo stress cellulare), causa una superproduzione di metalloproteasi da parte delle cellule sinoviali. Questa azione viene attivata per contrastare eventuali attacchi batterici, ma il perdurare dell’infiammazione causa la degenerazione della matrice della cartilagine.

L’artrosi è una delle malattie più invalidanti dell’essere umano, assolutamente sconosciuta nel mondo animale.
Avete mai sentito parlare di un leone con le zampe deformate dall’artrosi?

Probabilmente un medico tenterà di giustificare l’insorgenza dell’artrosi, ponendo nell’altro piatto della bilancia l’allungamento della vita, adducendo come “conseguenza naturale” la sofferenza di tale patologia. Una conseguenza così nefasta è però smentita nella pratica da quelle popolazioni molto longeve, che non soffrono di simile malattia.

Come già accade per altre patologie, possiamo imputare la degenerazione delle nostre cartilagini all’uso smodato dei carboidrati nella nostra dieta. Bisogna sottolineare che le cartilagini sono tessuti come tutti gli altri e subiscono ogni giorno una fase catabolica ed una fase anabolica. L’aumento dell’acidosi tissutale e dell’infiammazione cronica crea un disequilibrio anche nella cartilagine e di conseguenza alle cellule che la compongono.

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La produzione delle citochine all’interno del liquido sinoviale (dovuta allo stress cellulare), causa una superproduzione di metalloproteasi da parte delle cellule sinoviali. Questa azione viene attivata per contrastare eventuali attacchi batterici, ma il perdurare dell’infiammazione causa la degenerazione della matrice della cartilagine.

Il rammollimento superficiale e la fibrillazione cartilaginea (cambio dell’aspetto della superficie) causa l’esposizione dell’osso sottostante che incomincia a crescere irregolarmente. Con il progredire della malattia viene vanificata qualsiasi possibilità di ripristinare la funzionalità dell’articolazione.

Al contrario, un’alimentazione ricca di proteine, fornisce gli aminoacidi necessari alla ricostruzione della cartilagine (in stato di sol). Alimenti come frutta e verdura sono invece ricchi di antiossidanti (e di altri elementi come sali minerali e vitamine), inertizzatori di radicali liberi e capaci di diminuire la flogosi (infiammazione) all’interno del liquido sinoviale.

Vivere 120 Anni