Il diabete ed i carboidrati insulinici 

I carboidrati come gli amidi (pane, pasta, pizza, patate, legumi, riso) ed i zuccheri semplici stimolano la produzione di cortisolo, sia innalzando l’insulina sia aumentando le infiammazioni sistemiche (disbiosi, malattie autoimmuni, infiammazioni ect. ). Quando sia l’insulina che il cortisolo sono oramai fuori controllo, certo non possiamo sorprenderci se poi ci viene diagnosticato il diabete.

La malattia più direttamente collegata al consumo dei carboidrati è il diabete di tipo 2 (quello alimentare).
Difatti lo stravolgimento alimentare di cui siamo responsabili ha modificato l’uso sporadico dell’insulina nella dieta ancestrale in un uso sistematico di tale ormone (che la nostra dieta moderna attiva ogni volta che consumiamo un pasto). Di fatto il nostro corpo, per milioni di anni, ha utilizzato il grasso per produrre energia e solo da pochi millenni, lo costringiamo ad utilizzare lo zucchero, raggiungendo anche il 70% delle calorie ingerite sotto forma di questo substrato energetico.

Non vi sembra abbastanza logico che se ingeriamo zuccheri in quantità industriali, forse prima o poi potremmo avere problemi come il diabete?
D’altronde se assumessimo solo dal fruttosio (dalla frutta e dalla verdura) non avremmo un aumento diretto della glicemia, perchè deve essere prima elaborato dal fegato e sarà quest’organo a rilasciare il glucosio nel sangue in base alle nostre esigenze. Noi invece facciamo al contrario, assumiamo zuccheri ed amidi che si riversano direttamente nel sangue ed obbligano il nostro corpo a produrre insulina.
L'immagine può contenere: dessert e cibo
Non credete che dopo decenni di attività sfrenata dell’insulina, qualcosa poi si possa rompere e far saltare tutti i nostri meccanismi energetici?
Vi ricorderete che l’insulina causa il calo glicemico e quindi la produzione di cortisolo. Il cortisolo aumenta la fase catabolica smontando i muscoli e la matrice trasformandoli in zuccheri ed ordina al fegato di rilasciare il glucosio nel sangue. Quindi una super stimolazione di questo ormone può causare la perdita della sua circadianità e quindi una produzione costante di zucchero anche da parte del nostro corpo.
I carboidrati come gli amidi (pane, pasta, pizza, patate, legumi, riso) ed i zuccheri semplici stimolano la produzione di cortisolo, sia innalzando l’insulina sia aumentando le infiammazioni sistemiche (disbiosi, malattie autoimmuni, infiammazioni ect. ). Quando sia l’insulina che il cortisolo sono oramai fuori controllo, certo non possiamo sorprenderci se poi ci viene diagnosticato il diabete.
Tornare ad un’alimentazione ancestrale ci permette di eliminare del tutto il rischio di comparsa di tale patologia. Per chi purtroppo ne è già affetto, sicuramente rappresenta l’unica soluzione per cercare di ridurre gli effetti devastanti per organismo. A meno che non vogliate continuare ad aumentare sempre di più il numero di farmaci che sarete costretti ad assumere nel futuro, senza mai risolvere il problema.
Vivere 120 Anni
 

Eziologia autoimmuni

L’intestino della donna è costretto ad un lavoro maggiore di quello dell’uomo, infatti deve ciclicamente diminuire la risposta immunitaria per impedire una attacco anticorpale ad un eventuale feto

Il Prof. Alessio Fasano, ricercatore a Chicago che si occupa di celiachia, vincitore di premi e di finanziamenti milionari. Le sue pubblicazioni sull’intestino sono fantastiche, mostrando la dinamicità di questo ospite sconosciuto (ai più) che abbiamo nella pancia.

Egli arriva a concludere, e a dimostrare, come una maggiore permeabilità intestinale non solo sia presente, ma preceda i sintomi di TUTTE le patologie autoimmuni. Chi tra voi è in contatti con medici, anche quelli considerati guru, avrà spesso sentito frasi del tipi: non abbiamo capito ancora niente o poco su queste patologie…sono così bizzarre da poter manifestare sintomi diversi anche nel tempo nello stesso paziente…

Eppure nei testi di fisiologia, esame del primo anno del corso di laurea in medicina, c’è scritto che NORMALMENTE produciamo anticorpi a caso: contro il nemico, contro il nulla, contro noi stessi. Quindi la produzione di questi ultimi, non è dovuta al fatto che tale sistema sia impazzito! Poi, nel processo di maturazione, li testiamo ed eliminiamo quelli sbagliati, che sono il 97%!!!! ne teniamo 3 su 100.

Li eliminiamo inducendone la morte per apoptosi, processo che è controllato dal triptofano, amminoacido essenziale (quindi ricavabile solo dalla demolizione delle proteine) che una flora disbiotica demolisce eccessivamente in indolo e scatolo. Quindi una “banale” disbiosi intestinale riduce il livello plasmatico di triptofano, quindi riduce la capacità di compiere questa importante opera di scrematura degli anticorpi prodotti, eliminando quelli prodotti contro i nostri tessuti.

L’intestino della donna è costretto ad un lavoro maggiore di quello dell’uomo, infatti deve ciclicamente diminuire la risposta immunitaria per impedire una attacco anticorpale ad un eventuale feto. Quindi ciclicamente produce una disbiosi intestinale per diminuire il triptofano, essendo anche il precursore della serotonina cerebrale, a questa diminuzione corrispondono i ben noti sintomi della sindrome premestruale.

L’intestino della donna, quindi, è come una molla e come tale può snervarsi, rimanendo in condizioni di maggiore disbiosi/infiammazione, come è confermato dai minori livelli di Fe plasmatico. Questo è il vero motivo per cui si osserva una maggiore incidenza di patologie autoimmuni nelle donne.

Io credo che la conoscenza sia alla base della capacità di curare, nessuno porterebbe la sua auto da un meccanico che ammettesse di non sapere minimamente il funzionamento del motore, ma che ha collegato un guasto alla sostituzione di un pezzo, senza sapere quali funzioni svolga…

rieducare un Equilibrio Asse Intestino – cervello e rieducare ogni manifestazione psicoemozionale che persiste e resiste al cambiamento significa comprendersi e guarire

Prof. Paolo Mainardi Roberta Rinaldi·Venerdì 19 giugno 2015

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