David Servan ha sconfitto il cancro (al cervello)

Tutto quello che ho letto in un anno di malattia è contenuto in questo libro in modo ordinato e scientifico facile da comprendere e di applicazione immediata, c’è pure un grande contenuto umano e chi è in quella barca si immedesima immediatamente con l’autore, assolutamente indispensabile per chi è colpito da questa malattia!

David Servan, che da psichiatra “classico” si è convertito all’uso di metodi naturali nell’affrontare i problemi psicologici e mentali, come documenta nei suoi libri precedenti Guarire e Vivere senza ansia, ha sconfitto una forma di tumore al cervello da cui era afflitto.

Nel suo libro Anti cancro (Sperling & Kupfer, 2008) egli racconta la sua vicenda e non spiega solo per mezzo di quali tecniche e terapie ha sconfitto quel male, da molti a torto giudicato incurabile, ma fornisce anche una ricca appendice bibliografica in cui cita, a sostegno delle sue affermazioni, centinaia di articoli scientifici pubblicati su riviste scientifiche ufficiali.

Dal sito macrolibrarsi (presso il quale potete ordinare questo ed altri libri che trattano di medicina naturale) traggo la seguente presentazione del libro.

Un medico che si ammala scopre più a fondo cos’è la sofferenza e cosa vuoi dire “guarire”: ne è interessato in prima persona, non può più ritirarsi in una zona neutra e asettica. (…)
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Con questo nuovo libro, il grande neuroscienziato svela di aver vinto per ben due volte un tumore al cervello, spiega quali sono i risultati dei suoi studi su come rendere ancora più efficaci le difese del nostro sistema immunitario nel prevenire e nel combattere questa malattia.

Tossine, alimentazione, emozioni e attività fisica sono i cardini di questo metodo anticancro che costituisce la nuova frontiera della scienza e della ricerca.

Interessanti anche alcuni commenti e recensioni scritti sul medesimo sito macrolibrarsi da parte dei lettori di cui riporto alcune righe:

Recensione per Anticancro scritta da: Elia
Diciamo che questo libro lo si dovrebbe regalare ad ogni medico di base, contiene un riassunto formidabile di ottimi consigli sotto ogni aspetto, mentale, fisico e spirituale. (…) Non è un libro solo per chi non sta bene. Lo consiglio a tutti veramente.

Recensione per Anticancro scritta da: Luca
(…) scritto in modo molto comprensibile. L’utilità del contenuto è straordinaria e può essere di aiuto per iniziare realmente un nuovo stile di vita e comunque per aver un’opinione diversa su certi automatismi del nostro quotidiano… da leggere e rileggere

Commento di Maurizio
Tutto quello che ho letto in un anno di malattia è contenuto in questo libro in modo ordinato e scientifico facile da comprendere e di applicazione immediata, c’è pure un grande contenuto umano e chi è in quella barca si immedesima immediatamente con l’autore, assolutamente indispensabile per chi è colpito da questa malattia!

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__anti_cancro.php.

 

L'insulina ed il cervello

L’insulina inibisce l’accesso ai neuroni degli aminoacidi necessari a produrre la dopamina e la noradrenalina, questo perché utilizza gli stessi carrier disponibili (molecole che trasportano gli aminoacidi), solo ed esclusivamente per trasportare all’interno della cellula nervosa, il triptofano (precursore della serotonina). Per tale motivo i neuroni potranno solo produrre la serotonina e lo faranno in maniera eccessiva

Il cervello è tecnicamente l’unico organo che non si rigenera, in quanto le cellule cerebrali che lo compongono (i neuroni) non si replicano, rimanendo le stesse da quando raggiungiamo la vita adulta fino alla nostra morte. Dovremmo dare la massima attenzione nel mantenere in ottimo stato i neuroni, evitando che siano coinvolti in un processo degenerativo (Alzheimer) o che inizino ad alterare la loro produzione di neurotrasmettitori (serotonina, dopamina e noradrenalina), fondamentali per governare il nostro corpo.
Per esempio il Parkinson è dovuto all’incapacità dei neuroni di produrre dopamina. Il buono stato del nostro cervello ci preserva da malattie come la depressione (che porta alla schizofrenia ed altre malattie mentali) e ci assicura un’esistenza felice, che vale la pena di essere vissuta. La classe medica ci raccomanda di avere cura del nostro cervello e con l’avanzare dell’età, di mantenerlo attivo con esercizi mentali specifici. I medici affermano che lo zucchero è fondamentale per il funzionamento dei neuroni; quindi un’alimentazione a base di carboidrati, a sentire loro, è importante proprio per tale motivo.
Ricordate un famoso spot degli anni ‘80 nel quale, una nota casa produttrice di zucchero, magnificava l’importanza dello stesso per il nostro cervello?
Siete davvero convinti che sia così?
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Indubbiamente è vero che i neuroni hanno bisogno di glucosio, ma non di assumerlo come facciamo oggi. Sarebbe come paragonare una doccia calda fatta nel vostro bagno, con qualcuno che vi bagna con un idrante dei vigili del fuoco. Tanto si tratta sempre di acqua! Il cervello ha a disposizione i carrier glut 1, che gli permettono di rifocillarsi di zucchero per le sue attività basali.
Quando invece ha bisogno di più energia, attiva il cortisolo che alza il glucosio nel sangue e tramite i carrier glut 3, aumenta il rifornimento di energia. Quindi non ha bisogno dell’insulina (non avendo glut sensibili a tale ormone), ma al contrario, sotto l’effetto di questo ormone, dovrà subire un “up and down” dovuto prima al picco e poi al calo glicemico. Significa che i glut 3 aumentano il trasporto di glucosio nel cervello, non perchè ne abbia fatto richiesta (tramite il cortisolo) ma semplicemente perchè abbiamo fatto un pasto iperglicemico. Inoltre l’insulina, che lo ricordiamo è un ormone, interagisce con i neurotrasmettitori dei neuroni.
L’insulina inibisce l’accesso ai neuroni degli aminoacidi necessari a produrre la dopamina e la noradrenalina, questo perché utilizza gli stessi carrier disponibili (molecole che trasportano gli aminoacidi), solo ed esclusivamente per trasportare all’interno della cellula nervosa, il triptofano (precursore della serotonina). Per tale motivo i neuroni potranno solo produrre la serotonina e lo faranno in maniera eccessiva. Ciò causa un grande squilibrio che però ci farà percepire un picco di euforia e benessere.
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Purtroppo non è solo questo il problema, perché quando dopo due ore interviene (per il calo glicemico) il cortisolo, questi esclude il triptofano, accelerando il trasporto dei precursori della dopamina e della noradrenalina. Abbiamo già detto, che i due neurotrasmettitori generano altre sensazioni, tra cui insoddisfazione e frustrazione. Il nostro cervello ed i nostri pensieri con lui, subiscono un “up and down”, che modifica involontariamente sia le nostre sensazioni che il normale equilibrio delle cellule neuronali.
Al contrario, un’alimentazione a base di carne, pesce, frutta e verdura (com’era la nostra dieta ancestrale), fornisce le giuste quantità di aminoacidi per produrre i neurotrasmettitori e nello stesso tempo, lascia al nostro cervello la scelta di utilizzarli nel modo e nei tempi necessari (in un perfetto equilibrio). In effetti dovrebbero essere i nostri pensieri a generare il nostro stato d’animo (attivando i giusti neurotrasmettitori) e non il contrario. Difatti se i neuroni sono obbligati ad utilizzare un determinato neurotrasmettitore, anche il nostro stato d’animo cambierà in base a questo, senza la nostra volontà.
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Tale meccanismo è anche alla base della nostra dipendenza dai carboidrati. Difatti il nostro cervello è sempre alla ricerca di benessere, quindi dopo aver provato la sensazione di benessere della serotonina (una vera dose da cavallo), ci spinge alla ricerca di cibi zuccherati o di carboidrati, per ritornare a quella sensazione di serenità.
Il fenomeno è ancora più forte (compresa la voglia che ne deriva), quando siamo nella fase del calo glicemico o quando siamo stressati (perché il cortisolo ha escluso il triptofano dai neuroni). Non a caso quando siamo depressi o delusi da qualcosa, affoghiamo i nostri dispiaceri nella cioccolata o nel gelato. Anche da questo deriva il nostro desiderio di cibi ricchi di carboidrati e zuccheri, perché il nostro cervello avverte la mancanza di quei picchi di serotonina.
Vi ricorda qualcosa questa dipendenza?
Sicuramente lo stesso effetto che ci provoca l’assunzione di droghe, che infatti utilizzano gli stessi neurotrasmettitori. Tornare ad un’alimentazione equilibrata, permetterà al nostro cervello di disintossicarsi dagli eccessi di serotonina, senza più avvertire la necessità d’ingerire zuccheri e carboidrati, stabilizzando l’umore, diminuendo gli scatti d’ira, l’irrequietezza e l’insoddisfazione. Anche l’attività fisica e la giusta integrazione facilita il ritorno alla normalità.
Vivere 120 Anni
 

Il cervello

I problemi cerebrali sono il segno della nostra difficoltà a controllare, mediante il pensiero, le situazioni della nostra vita. La coscienza «conscia» domina e vuole risolvere o comprendere tutto, ma non ci riesce.

Il cervello è il computer centrale. In esso vengono elaborati i pensieri, immagazzinate la maggior parte delle informazioni e prese le decisioni coscienti. Esistono parecchie suddivisioni del cervello.
La prima è quella riferita agli emisferi. C’è l’emisfero destro e l’emisfero sinistro. Quest’ultimo è responsabile del pensiero, del ragionamento, della logica e del linguaggio. Controlla quindi tutto ciò che riguarda il razionale, il conscio e il volontario.
Dirige principalmente la parte destra del corpo (mano, gamba, eccetera). Quanto all’emisfero destro, è responsabile dell’immaginario, dell’artistico, dello spazio, dell’intuizione, dell’affetto, della memoria, uditiva, visiva e sensoriale. Controlla tutto ciò che è in rapporto con l’irrazionale, l’inconscio e l’involontario.
Dirige principalmente il lato sinistro del corpo (mano, gamba, eccetera) Tengo tuttavia a precisare che si tratta qui della lateralizzazione delle azioni motrici del corpo e non di quella delle lateralizzazioni sintomatiche, in quanto ciò è molto spesso fonte di errori interpretativi.
La seconda «suddivisione» del cervello è quella dei «tre cervelli», conosciuta in particolare grazie al lavoro del prof. Henri Laborit. Esiste il cervello detto «rettiliano» che è quello dell’istinto, delle pulsioni vitali e di sopravvivenza, degli atti riflessi. È il primo cervello dell’uomo, quello più antico nella comprensione evoluzionista.
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Vi è poi il cervello detto «limbico», che è quello delle emozioni, dell’adattamento all’ambiente circostante, al rapporto con gli altri, del filtraggio delle informazioni recepite. Infine, vi è il cervello detto «corticale» o neocorteccia, deputato alla riflessione, all’analisi, all’astrazione, alla creazione e all’immaginazione. Attraverso la strutturazione di questi tre cervelli, possiamo vedere la costruzione dell’uomo e delle sue tre fasi, animale, emotiva e sociale, e infine analitica e creativa.
La terza suddivisione è quella dei «5 cervelli» (5 Principi ?) del fisico americano Ned Hermann.
Questi, in realtà, ha tenuto conto delle prime due suddivisioni e le ha integrate. Possiamo fare un collegamento con le vertebre sacrali che sono 3 + 2 e con le lombari che sono 5. In tal caso avremo il cervello rettiliano, il cervello limbico destro responsabile dell’emotività e della spiritualità, il cervello limbico sinistro responsabile dell’organizzazione e della concretezza, il cervello corticale destro che controlla la sintesi e la creatività e, infine, il cervello corticale sinistro che controlla la logica e la tecnica.
È molto interessante constatare che possiamo trovare una relazione diretta tra i 5 cervelli e i 5 Principi energetici cinesi. Il cervello rettiliano corrisponde al Metallo, il limbico destro al Fuoco, il limbico sinistro all’Acqua, il corticale destro al Legno e il corticale sinistro alla Terra.
Ciò detto, è essenziale comprendere che queste suddivisioni sono analitiche ed esplicative. Indicano delle «dominanti», ma non corrispondono in alcun modo ad una suddivisione fisica o funzionale ben definita. Tutte le funzioni e parti del cervello sono in stretta relazione tra di loro, in costante interazione, e partecipano alla medesima dinamica cerebrale.
Le malattie del cervello
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I problemi cerebrali sono il segno della nostra difficoltà a controllare, mediante il pensiero, le situazioni della nostra vita. La coscienza «conscia» domina e vuole risolvere o comprendere tutto, ma non ci riesce. Il nostro rapporto con la vita si basa sulla ragione, sulla logica razionale e sul ragionamento. I disturbi o le patologie cerebrali esprimono questa volontà di sistemare tutto con il pensiero, rigido e privo di emozioni.
Non si fa del sentimento o non ci si sovraccarica di stati d’animo legati ad eventuali emozioni che non possono che essere parassite, sia perché ne abbiamo paura sia perché non ci soddisfano e ci appaiono inutili. Solo l’efficacia diretta e apparente conta, spesso compresa e materializzata dal lato gestionale e «finanziario» della vita.
Il fatto di discutere ogni cosa in termini di redditività a spese del lato umano, così tipica degli attuali «manager», si traduce sovente in problemi cerebrali. A partire dalla semplice emicrania, proseguendo con le vertigini, i disturbi della concentrazione e della memoria, poi con i problemi circolatori del cervello, si termina talvolta con i tumori o con i «karochi».
Questo scollegamento totale dovuto al sovraffaticamento, chiamato «burn out» nel Nordamerica, compie autentiche stragi in Giappone uccidendo migliaia di persone e sta cominciando a fare la sua comparsa anche da noi. Il termine «burn out» che significa «carbonizzato» è interessante quando lo si collega al fatto che ci troviamo qui nel contesto del Principio del Fuoco.
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Queste manifestazioni dello squilibrio del nostro rapporto con la vita appaiono perlopiù nei cittadini che svolgono un’attività d’ufficio o di tipo intellettuale. Sono molto più rare negli individui che hanno un’attività manuale o fisica che li obbliga a restare «connessi» con la vita reale, il Principio della Terra.
Gli squilibri cerebrali ci parlano infine della nostra difficoltà a far spazio al piacere e ad una gioia genuina nella nostra vita. In ciò risiede una delle relazioni intime esistenti tra il cervello e il Cuore che controlla quest’ultimo a livello energetico.
La predominanza della ragione implica il bisogno di aver ragione e di fuggire l’errore che è vissuto unicamente come segno di debolezza. In tal modo si respinge la componente umana dell’errore, la sua necessità e la sua dimensione sperimentale ed evolutiva, per considerarne solo la nozione di sbaglio e, conseguentemente, di colpa.
Questo blocco delle idee si accompagna ad una grande difficoltà a cambiare idee e modalità di pensiero e può tradursi in tensioni cerebrali, emicranie o mal di testa.
(Michel Odoul)