Aterosclerosi: un meccanismo di difesa andato storto

Dati ottenuti in numerosi laboratori in tutto il mondo hanno portato evidenze che supportano l’ipotesi postulata da von Rokitansky e Virchow (1852), poi modificata da French che porta a sviluppare l’ipotesi di risposta ad un danno, formulata in origine nel 1973 e testata e modificata da Ross.

Prof Paolo Mainardi:
per coloro che temono il colesterolo si consiglia di leggere i seguenti articoli:
“Aterosclerosi: un meccanismo di difesa andato storto”
questa patologia è stata definita un processo degenerativo, simile ad un tumore benigno, e a un accumulo di lipidi nella parete dell’arteria simile all’accumulo di fango in un tubo.

Dati ottenuti in numerosi laboratori in tutto il mondo hanno portato evidenze che supportano l’ipotesi postulata da von Rokitansky e Virchow (1852), poi modificata da French che porta a sviluppare l’ipotesi di risposta ad un danno, formulata in origine nel 1973 e testata e modificata da Ross.
Questa ipotesi suggerisce che le lesioni di aterosclerosi rappresentino una forma specializzata di una risposta fibroproliferativa infiammatoria PROTETTIVA a varie forme di insulto della parete arteriosa.
In base alla natura e durata dell’insulto la risposta protettiva può diventare eccessiva e per molti anni un suo eccesso diventa un processo patologico.
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La Dr. Beverly Teter, a lipid biochemist at the University of Maryland, President at American College of Nutrition
Washington D.C., Stati uniti scrive: “il corpo deposita il colesterolo per risolvere un problema, che è stato in realtà causato da infiammazione”.
“E’ l’infiammazione nei vasi ad iniziare la lesione, il corpo invia quindi il colesterolo come una crosta per coprirla al fine di proteggere la parete del vaso da ulteriori danni.”

2 von Rokitansky C: A Manual of Pathological Anatomy, vol 4. Translated by Day GE. London, The Sydenham Society, 1852
3. Virchow R: Gesammelte Abhandlungen zur Wissenschaftlichen Medicin. Phlogose ung thrombose im gefassystem. Berlin, Meidinger Sohn and Co., 1856, pp 458-463
4. French JE: Atherosclerosis in relation to the structure and function of the arterial intima, with special refer- ence to the endothelium. Int Rev Exp Pathol 1966, :253-353
5. Ross R, Glomset JA: Atherosclerosis and the arterial smooth muscle cel. Science 1973, 180: 1332-1339
6. Ross R, Glomset JA: The pathogenesis of atherosclerosis. N Engl J Med 1976, 295: 369-377, 420-425
7. Ross R: George Lyman Duff Memorial Lecture: Atherosclerosis-a problem of the biology of arterial wall cells and their interactions with blood components. Arteriosclerosis 1981, 1: 293- 311
8. Ross R: The pathogenesis of atherosclerosis-an up-date. N Eng l J Med 1986, 314: 488-500
9. Ross R: The pathogenesis of atherosclerosis: a perspective for the 1990s. Nature 1993, 362: 801-809
che sono citati in un aryicolo del 1993: 1993: American Journal of Pathology.

Un uovo al giorno toglie i pregiudizi di torno

Il fegato sintetizza infatti circa di 1-2 g al giorno mentre l’organismo ne assume con la dieta 200-500 mg, (In occidente la media è circa 340 mg per l’uomo e 220 mg per la donna).Di quello endogeno (cioè prodotto dal fegato), una parte di quello in eccesso viene eliminata dal fegato stesso, cosicché la percentuale esogena (cioè proveniente dall’alimentazione) può arrivare al massimo al 20% sul totale.Solo se si mangia “malissimo” si arriva al 20%. Realisticamente quello alimentare è il 10%.

Oggi esistono molte convinzioni sbagliate, riguardanti l’alimentazione, che nascono da credenze popolari, diventano leggende metropolitane e vengono ritenute vere nonostante non vi sia alcun valore scientifico. Sicuramente l’uovo rappresenta l’alimento più penalizzato da tali convinzioni. Ricordate, quando da bambini, molti di voi mangiavano l’uovo tutte le mattine a colazione?
Per decenni i nutrizionisti hanno condannato le uova, consigliandone massimo una-due alla settimana, senza badare (come avviene spesso nell’alimentazione) alla qualità e alla provenienza di quell’alimento.
Tutto si riduceva semplicemente a una mera distinzione in base alle calorie, grassi, carboidrati e proteine. Senza pensare che ormai, nell’era del cibo industriale, del packaging e delle “calorie vuote”, non si può più parlare, anche se i grandi filosofi e professori universitari lo fanno in televisione e sui giornali, di nutrienti, come si faceva fino a qualche anno fa.
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Il motivo della demonizzazione delle uova è semplice: le linee guida per una corretta alimentazione consigliano di non superare i 300 mg di colesterolo al giorno, e un uovo ne contiene ben 250. Da solo, ricopre quindi più dell’80% del massimo consentito.
Da qualche anno a questa parte, la posizione dei nutrizionisti si è decisamente ammorbidita, dopo la scoperta, ormai ANNI FA, che l’80% del colesterolo che circola nel sangue è prodotto dall’organismo (dal fegato per la precisione, sotto l’influenza dell’insulina) e solo il 20% deriva da quello introdotto con l’alimentazione.
Un errore comune (il problema è che lo pensano anche la maggior parte dei medici!) è credere che tutto il colesterolo circolante provenga dai cibi.
Il fegato sintetizza infatti circa di 1-2 g al giorno mentre l’organismo ne assume con la dieta 200-500 mg, (In occidente la media è circa 340 mg per l’uomo e 220 mg per la donna).Di quello endogeno (cioè prodotto dal fegato), una parte di quello in eccesso viene eliminata dal fegato stesso, cosicché la percentuale esogena (cioè proveniente dall’alimentazione) può arrivare al massimo al 20% sul totale.Solo se si mangia “malissimo” si arriva al 20%. Realisticamente quello alimentare è il 10%.
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Quindi il controllo della produzione endogena avviene secondo un meccanismo che riduce la quantità di colesterolo endogeno, se aumenta quello assunto con la dieta e viceversa, per cui è troppo semplicistico sperare di controllare il colesterolo, eliminando dalla propria alimentazione i cibi ricchi di colesterolo (eliminazione che farebbe aumentare quello endogeno!!!
La biochimica non è una cosa che si improvvisa, ma si studia, cari medici che date ai vostri pazienti i foglietti con la lista degli alimenti contenenti colesterolo, dicendo di eliminarli! A tal proposito, vi ricordo che quei foglietti li stampa la ditta farmaceutica che vende farmaci per abbassare il colesterolo e non ha nessun interesse a farlo abbassare, sennò non guadagna! E poi, ma quanti di voi, leggendo il foglietto illustrativo, hanno bisogno di eliminare le ostriche e i crostacei dall’alimentazione?
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Quanti di voi mangiano ostriche e crostacei tutti i giorni? Comunque, di colesterolo ne parleremo meglio in un’altra puntata….se sarò ancora vivo).
Tornando al discorso del colesterolo “alimentare”, tenete bene in mente che i precursori del colesterolo sono i glicidi (cioè gli zuccheri! E non i grassi!)
Infatti la sintesi del colesterolo nel fegato è controllata dall’enzima HMG-CoA-reduttasi che a sua volta viene attivato dall’insulina (pensate un po’, è l’enzima verso cui agiscono i farmaci per abbassare il colesterolo! Che strano!)
Questo significa che un soggetto che soffre di ipercolesterolemia che riduce il colesterolo introdotto con l’alimentazione potrà al massimo agire su quel 20%, e anche riducendo a zero l’introito di colesterolo con tutta probabilità il suo organismo continuerà a produrne troppo.Inoltre, un organismo sano è in grado di espellere il colesterolo in eccesso assunto con l’alimentazione, grazie ad un meccanismo di autocontrollo.
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Questo meccanismo riduce ulteriormente l’influenza del colesterolo alimentare sui valori di quello ematico. Sono numerosi infatti gli studi che hanno smontato la loro cattiva e immeritata fama quali alimenti responsabili dell’innalzamento del colesterolo.
Non ultimo, una recente indagine epidemiologica del Journal of the American College of Nutrition ha dimostrato come le vecchie ricerche scientifiche, nello stigmatizzare questo alimento, sopravvalutassero l’incidenza del colesterolo contenuto nelle uova sul rischio cardiovascolare, omettendo di verificare il peso concomitante di altri fattori.
Quindi il nesso colesterolo alto e malattie cardiache, andrebbe RIVISTO SCIENTIFICAMENTE!
Tornando alle uova, sempre la SCIENZA, ha dimostrato che le uova, non fanno male al fegato pur contenendo un’elevata quantità di colesterolo, (presente soprattutto nel tuorlo), ma al contrario contengono sostanze utili per il buon funzionamento delle cellule epatiche, come gli aminoacidi epatoprotettori (metionina e colina) e una sostanza (l’inositolo) utile in particolare per chi soffre di steatosi epatica (fegato grasso), che è un fosfolipide presente nel tuorlo dell’uovo, che tende anzi a contrastare l’assimilazione del colesterolo.
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Quindi, per tutti i frequentatori di palestre che comprano i “bianchi d’uovo” cioè gli albumi, si può sapere perchè pensate che facciano bene?
Vi siete chiesti da quali galline e quali processi industriali provengono quelle miscele?
La certezza è che le uova di gallina (le più consumate) forniscono il più alto quantitativo di proteine ad alto valore biologico (cioè sono complete di tutti gli aminoacidi, sia essenziali che non essenziali) assumibile con un solo alimento, fondamentali per molte funzioni dell’organismo.
Sono ricche inoltre di ferro e di vitamina B12, nutrienti essenziali per combattere l’anemia, e apportano quantità significative di vitamine e minerali, compresa la vitamina A, la riboflavina, l’acido folico, la vitamina B6, la colina, il calcio, il fosforo e il potassio.
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Dunque le uova sono una fonte dall’alto valore proteico e nutritivo a bassissimo costo.
La maggioranza dei grassi riscontrabili nell’uovo sono grassi monoinsaturi e polinsaturi, benefici per l’organismo e persino protettivi di cuore e arterie, con buona pace dei pregiudizi.
Chi pensa che le uova siano nocive per la linea deve poi sapere che, abbinato a una dieta equilibrata, il consumo di uno-due uova a colazione non fa ingrassare e addirittura facilita la perdita di peso, come ha mostrato una ricerca americana.Sicuramente bisogna agire con il buon senso e non fare abuso di questo alimento.
Scritto dal Dr. Antonio Pacella
13 maggio 2015 da Redazione

Colesterolo – Infiammazione – statine

quando parliamo di Statine occorre ricordare che sono state commercializzate falsando i risultati dello studio clinico Jupiter, interrotto prima del tempo per aver comunicato alla stampa, non al mondo sceintifico, che i risultati mostravano una elevata efficienza, quindi non era etico non metterli in commercio.
Poi, quando sono stati pubblicati, gli stessi ricercatori dello studio li hanno contestati. Quindi sono stati corretti e la versione corretta non mostra la minima efficienza nella prevenzione sia primaria che secondaria.
Con questi risultati, però veri, non sarebbero mai entrate in commercio. Oggi sappiamo che ad alte dosi, che sono però molto tossiche, riescono ad essere efficaci, ma non perchè agiscono sul colesterolo, bensì sull’infiammazione.
Il problema è che domani avremo farmaci monoclonali, che agiscono sul colesterolo, non sull’infiammazione.
Questo è un pericolo, soprattutto per le donne, in quanto abbassare loro il colesterolo aumenta da 3 a 5 volte il rischio di morte per tutte le cause di mortalità. Non c’è peggiore medicina di quella che non si vuole basare sulle evidenze.
 

L'insulina ed il colesterolo

Quando ingeriamo dei grassi nell’intestino, tramite i villi intestinali, li scomponiamo in acidi grassi, producendo i chilomicroni, i quali percorrono le vie linfatiche, immettendosi nel flusso sanguigno. Tali lipoproteine rilasciano gli acidi grassi alle cellule, che ne fanno richiesta e solo in ultimo, se la quantità di lipoproteine rimane eccessiva nel sangue, consegnano agli adipociti il grasso in eccesso (presente nel sottocutaneo). Rilasciato il grasso, i chilomicroni svuotati sono riciclati dal fegato.

Un altro dogma della salute pubblica è la quantità di colesterolo nel sangue. Molte ricerche hanno confermato che persone con quantità troppo alte di Ldl (cattive, perché ricche di colesterolo), di solito hanno anche problemi di aterosclerosi e cardio circolatori.
Anche in questo caso, la medicina ufficiale ha fatto le indebite deduzioni: “+ colesterolo + malattie cardiocircolatorie”, quindi “- colesterolo – malattie cardiocircolatorie”.
Infatti il consiglio che viene dato più spesso è di diminuire i cibi ricchi di colesterolo (uova, carne rossa, grassi). Vi ricorderete che il 90% del colesterolo è prodotto dal fegato, il quale in base alla quantità di colesterolo ingerito nel pasto, integra la differenza necessaria al nostro corpo.
Maggiore è la quantità assunta con la dieta e minore sarà quella prodotta dal fegato. E viceversa (questo è il motivo dell’infondatezza nel suggerire di mangiare non più di tre uova la settimana, perché contengono troppo colesterolo).
Ci siamo mai chiesti perchè un corpo così perfetto come il nostro, ad un certo punto incominci a produrre troppo colesterolo?
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Il corpo utilizza il colesterolo per produrre diversi ormoni (oltre alle membrane delle cellule) e quindi una loro sovrapproduzione, può rendere necessario un aumento di colesterolo nel sangue. Uno di questi ormoni è appunto il cortisolo (ormone dello stress, composto interamente da colesterolo).
A questo punto dovremo domandarci:
Perché il nostro fegato incomincia a produrre troppo colesterolo?
Ricorderete che uno degli strumenti dell’insulina, per ridurre il glucosi nel sangue, è la produzione delle Vldl da parte del fegato. Queste lipoproteine, una volta scaricato il carico di acidi grassi agli adipociti si trasformano in Ldl. Inoltre l’insulina induce la produzione di colesterolo da parte del fegato per sopperire alla imminente richiesta di produzione ormonale causata dal calo glicemico.
Infatti il colesterolo è il materiale usato da ghiandole surrenali, per produrre il cortisolo (rialzando il livello di glucosio nel sangue). Tale azione alza momentaneamente la quantità di colesterolo, ma il problema più grave deve ancora venire.
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Che cosa succede quando passate due ore da un pasto a base di carboidrati, ci viene di nuovo fame e facciamo un altro spuntino a base di carboidrati?” (esempio dopo la colazione segue lo spuntino delle 11).
Attiviamo di nuovo l’insulina, che inibisce la produzione di cortisolo e quindi il colesterolo prodotto a tale scopo, rimane nel sangue. Ovviamente di questo non se ne parla. Anzi ci consigliano vivamente di mangiare meno uova.
L’INSULINA ED I TRIGLICERIDI
L’analisi del numero dei trigliceridi nel sangue è un altro parametro della medicina tradizionale per predire chi avrà problemi cardiocircolatori.
I trigliceridi sono tutti uguali e fanno tutti male allo stesso modo? È stato dimostrato che popolazioni come gli esquimesi (che mangiano quantità di grasso quattro volte superiori alle nostre), pur avendo un numero di trigliceridi molto alto, praticamente non soffrono di malattie cardiocircolatorie.
Lo stesso accade per altre popolazioni indigene in diverse parti del mondo. Perché ciò è possibile? Ancora una volta la medicina ufficiale ha applicato deduzioni errate, ovvero “+ grasso + trigliceridi + malattie cardiocircolatorie” e quindi “grasso trigliceridi malattie cardiocircolatorie”. Difatti negli ultimi trenta anni, il mondo ha fatto la guerra ai grassi (diminuendone del 30% l’utilizzo), per promuovere i cibi light e, nonostante ciò, le malattie cardiocircolatorie sono aumentate del 100%, l’obesità del 500% e non per colpa dei grassi, bensì dei carboidrati.
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Vediamo perché
Quando ingeriamo dei grassi nell’intestino, tramite i villi intestinali, li scomponiamo in acidi grassi, producendo i chilomicroni, i quali percorrono le vie linfatiche, immettendosi nel flusso sanguigno. Tali lipoproteine rilasciano gli acidi grassi alle cellule, che ne fanno richiesta e solo in ultimo, se la quantità di lipoproteine rimane eccessiva nel sangue, consegnano agli adipociti il grasso in eccesso (presente nel sottocutaneo). Rilasciato il grasso, i chilomicroni svuotati sono riciclati dal fegato.
Inoltre quest’organo utilizza le parti proteiche dei chilomicroni per produrre le lipoproteine Hdl (quelle buone).Questo perchè, le Hdl hanno il compito di recuperare il colesterolo dalle cellule (e dalle Ldl), e riportarlo nel fegato, per poi essere trasformato in bile. Necessaria a scomporre i grassi nell’intestino.
Un sistema assolutamente perfetto ed equilibrato.
Che cosa succede quando invece mangiamo carboidrati?
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Vi ricorderete che l’insulina ordina al fegato di trasformare il glucosio in trigliceridi, reintroducendoli nel flusso sanguigno sotto forma di lipoproteine Vldl. Tali lipoproteine, una volta distribuiti i trigliceridi alle cellule adipose (quelle sensibili all’insulina), si trasformano il Ldl (considerate cattive) aumentando il numero di quelle circolanti. Inoltre queste lipoproteine hanno un tempo maggiore di permanenza nel sangue, subendo l’ossidazione da parte del glucosio, quindi aumentano il rischio delle malattie aterosclerotiche.
Purtroppo per noi, la nostra evoluzione genetica non ha previsto una sovrapproduzione di Ldl di tale portata, perché il carboidrato era un alimento sconosciuto nella dieta ancestrale.
Vivere 120 Anni
 
 

Artiglio del Diavolo

L’ arpagofito è inoltre in grado di ricostituire la sostanza cartilaginea ed ha pertanto effetto lenitivo in caso di ischialgie, è un balsamo per le articolazioni e riduce il tasso di colesterolo. Può anche essere utilizzato nei casi di dolori articolari, artrosi, reumatismi, artrite, malattie della cartilagine, sciatica, varici e emorroidi.

Arpagofito, (Harpagophytum procumbens)
Gli indigeni del Sudafrica conoscono la pianta da lungo tempo
utilizzandola contro malattie reumatiche ed in caso di disturbi gastro-intestinali; volgarmente chiamata Artiglio del diavolo per la sua forma.

Le principali sostanze contenute sono: arpagide, arpagoside, procumbide, una miscela di fitosterina, triterpene, flavonoidi, acidi grassi insaturi, acido di cannella ed acido clorogenico.
Si sono ottenuti grandi successi con l’arpagofito che è in grado di sciogliere le congestioni epatiche, di stimolare la cistifellea ed il pancreas.
L’ arpagofito è inoltre in grado di ricostituire la sostanza cartilaginea ed ha pertanto effetto lenitivo in caso di ischialgie, è un balsamo per le articolazioni e riduce il tasso di colesterolo. Può anche essere utilizzato nei casi di dolori articolari, artrosi, reumatismi, artrite, malattie della cartilagine, sciatica, varici e emorroidi.
Ha proprietà antireumatiche (combatte la formazione di acido urico) e depurative del sangue. Questa pianta può essere utile come coadiuvante nell’acne e la foruncolosi.
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Parti usate : radice secondaria, ricco di glicosidi iridoidi, stachiosio, fitosteroli, flavonoidi, arpagochinone.
Generalmente si usa in pastiglie e opercoli, spesso associato al salice (aspirina naturale) e spirea.
Si consiglia l’uso di compresse gastroresistenti per un miglior assorbimento, con una posologia di 16 mg/die d’arpagoside). In dosi elevate può causare problemi gastrici, stimolando la secrezione dell’acido cloridrico- peptico.
Da non assumere in associazione con i cortisonici, con ulcera gastrica e in gravidanza. In commercio si trova anche sotto forma di TM ( 20-40 gocce tre volte al giorno in poca acqua).
Per trattamento del reumatismo cronico degenerativo e artrosi (cervicoartrosi, lomboartrosi, coxartrosi, gonartrosi).
Per il trattamento di: reumatismo cronico – artrite reumatoide, osteoartrosi, dolori articolari, stimolatore digestivo, in particolare della cistifellea.
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Studi recenti hanno confermato la sua azione ipotensiva, abbinare ad oligoelementi (Mg+Cu+Zn+Mn). Non sono disponibili i testi per l’uso durante la gravidanza, pertanto si sconsiglia l’uso della droga durante il periodo di gestazione.
(Adverse effects of herbal drugs. De Smet PAGM. Keller K. Haensel R. Chandler RF (eds), Springer-Verlag Berlin, 1992, pag. 98-99) (Biological analysis of Harpagophytum procumbens D.C.
II. Pharmacological analysis of the effects of harpagoside, hapragide and harpagogenine on the isolated guinea-pig ileum.
Journal de Pharmacie de Belgique 1981:26:321-4) (Investigations of Harpagophytum procumbens (Devil’s Claw) in the treatment of experimental inflammation and artriitis in the rat. British journal of Pharmacology 1979; 66:140-141)
 
 
 
 

Carenza di Zolfo, un possibile co-fattore di obesità, malattie cardiache, morbo di Alzheimer e sindrome da fatica cronica

Lo zolfo è un elemento molto versatile, dal momento che può esistere in diversi stati di ossidazione, che variano da +6 (nei radicali solfati) a – 2 (nell’acido solfidrico – detto altresì solfuro di idrogeno). Il glucosio, in quanto potente agente riducente, può causare un significativo danno da glicazione alle proteine esposte, che porta alla formazione di Prodotti Finali di Glicazione Avanzata Glicazione [Advanced Glycation End Products (AGE)] che sono estremamente distruttivi per la salute

Asse Intestino – Cervello
Sebbene lo zolfo sia contenuto in uova, le cipolle, l’aglio, le verdure a foglie verde scuro come il cavolo e i broccoli, carne, frutta secca e frutti di mare, la dieta occidentale basata sul consumo di cereali sarà carente di zolfo, se poi le verdure e la frutta vengono dall’agricoltura intensiva, il suolo su cui vengono coltivate sarà povero di zolfo.
Lo zolfo si può trovare anche nell’acqua potabile, ma le acque con basso residuo fisso presumibilmente ne contengono poca. Il fatto che le persone che bevono acqua con basso residuo fisso hanno una probabilità più alta di soffrire di malattie cardiache rispetto a quelle che bevono acqua più dura può dipendere da una minore assunzione di zolfo e di magnesio con l’acqua.
La fonte originaria dello zolfo sono le rocce vulcaniche, e le nazioni dove le eruzioni vulcaniche hanno arricchito il suolo di zolfo godono di basse percentuali di malattie cardiache e di obesità, ed elevata longevità.
Nel suo libro di recente pubblicazione, The Jungle Effect, la dottoressa Daphne Miller riporta che gli Islandesi hanno una bassa percentuale di depressione, nonostante vivano alle alte latitudini e che “Se paragonati ai nord americani, hanno percentuali circa dimezzate di casi di morte per attacco cardiaco e per diabete, obesità molto minore, e una maggiore aspettativa di vita. In effetti, la vita media di un Islandese è tra le più alte del mondo.”
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Mentre la dottoressa Miller propone che il fattore benefico possa essere l’alto consumo di pesce e l’associata alta assunzione di grassi omega-3, la sua interpretazione si scontra con il problema che gli Islandesi che si trasferiscono in Canada e continuano a mangiare molto pesce non godono della stessa bassa percentuale di depressione ed attacco cardiaco. Il ruolo dello zolfo nella vulcanica isola del Nord-Europa potrebbe quindi essere centrale nello spiegare le insolite condizioni di salute ottimale dei suoi abitanti. Il suolo dell’islanda è stato massicciamente “fecondato” dalle eruzioni vulcaniche del tardo 1800, che costrinsero molte persone ad emigrare in Canada.
Per spiegare alcune funzioni del nostro organismo può essere di rilievo discutere di due molecole che contengono lo zolfo: la D3 solfatata e il colesterolo solfatato. La vitamina che si forma in seguito all’esposizione alla luce del sole è rpoprio la vitamina D3 solfatata, che è solubile nell’acqua, e quindi può essere trasportata direttamente nel flusso sanguigno (invece di dovere essere incapsulata all’interno del colesterolo LDL per il suo trasporto). Anche nel latte (crudo) dei mammiferi troviamo la vitamina D3 solfatata, ma la pastorizzazione del latte distrugge tale molecola.
Scrive S. Seneff:
Anche il colesterolo solfatato viene sintetizzato nella pelle, dove forma una parte cruciale della barriera che tiene lontani i batteri nocivi ed altri micro-organismi come i funghi.
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Il colesterolo solfatato regola il gene per una proteina detta profilaggrina, interagendo come un ormone con il recettore nucleare ROR-alpha. La profilaggrina è il precursore della filaggrina, che protegge la pelle da organismi invasori. Una mancanza di filaggrina è associata con l’asma e con l’artrite. Quindi il colesterolo solfatato gioca un ruolo molto importante nella protezione dall’asma e dall’artrite. Questo spiega perché lo zolfo è un elemento curativo.
Come la vitamina D3 solfatato, il colesterolo solfatato è anche solubile in acqua, ed anch’esso, a differenza del colesterolo, non deve essere incapsulato dentro il colesterolo LDL per essere distribuito ai tessuti.
La vitamina D3 solfatata non è efficace nel trasporto del calcio ma ha un’azione preventiva nei confronti del cancro e delle malattie cardiache, e potenzia l’azione del sistema immunitario contro le malattie infettive.
Secondo la Seneff il colesterolo solfatato invece può proteggere le cellule del grasso e le cellule dei muscoli dal danno dovuto all’esposizione al glucosio, un potente agente riducente, e all’ossigeno, un forte agente ossidante; in mancanza di colesterolo solfatato le cellule grasse e le cellule muscolari vengono danneggiate, incapaci di processare il glucosio fino al punto che le cellule del grasso non riescono più a cedere il grasso che esse stesse accumulano.
Per entrare un poco nei dettagli cito la Seneff:
Lo zolfo è un elemento molto versatile, dal momento che può esistere in diversi stati di ossidazione, che variano da +6 (nei radicali solfati) a – 2 (nell’acido solfidrico – detto altresì solfuro di idrogeno). Il glucosio, in quanto potente agente riducente, può causare un significativo danno da glicazione alle proteine esposte, che porta alla formazione di Prodotti Finali di Glicazione Avanzata Glicazione [Advanced Glycation End Products (AGE)] che sono estremamente distruttivi per la salute:
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si crede che essi siano uno dei fattori più importanti che aumentano il rischio di sviluppare una malattia cardiaca. Io ipotizzo che, se lo zolfo (+6) è reso disponibile per il glucosio come un’esca, il glucosio verrà dirottato piuttosto verso la riduzione dello zolfo e non innescherà la glicazione di qualche vulnerabile proteina come la mioglobina. (…) Questa spiegazione renderebbe conto dell’osservazione che una carenza di zolfo causa dolore muscolare ed infiammazione .
In base a dei ragionamenti ed all’analisi di processi fisiologici alquanto complessi da trattare, la Seneff considera che la sindrome metabolica sia correlata, oltre che dalla carenza di vitamina D (ed in genere ad una dieta squilibrata) anche alla carenza di zolfo.
La sindrome metabolica indica un quadro che comprende i seguenti sintomi: insulino-resistenza, disfunzione del metabolismo del glucosio nelle cellule muscolari; eccesso di trigliceridi nel siero sanguigno; alti livelli di LDL, particolarmente del tipo più piccolo e denso (il peggiore), bassi livelli di HDL (il cosiddetto colesterolo “buono”), ridotto contenuto di colesterolo all’interno delle singole particelle di HDL, elevata pressione sanguigna, obesità.
Lo ione solfato del colesterolo solfatato è protettivo nei confronti dell’arteriosclerosi e S Seneff ipotizza che il radicale solfato sia essenziale per il processo che fornisce colesterolo ed ossigeno al muscolo cardiaco.
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Ho recentemente scoperto un articolo molto interessante in una pubblicazione del 1997 di FASEBnel quale si sviluppa una persuasiva teoria secondo la quale bassi livelli nel siero sanguigno di due molecole contenenti zolfo sono un segno caratteristico di una serie di condizioni patologiche. T
utte queste malattie sono associate con il deterioramento muscolare, nonostante la presenza di una nutrizione adeguata. Gli autori per indicare questa situazione hanno coniato il termine “sindrome da basso CG”, dove “CG” sta per le iniziali dell’aminoacido “cisteina” ed il tripetide “glutatione” entrambi contenenti un radicale solforico “-S-H” che è essenziale per la loro funzione. Il glutatione viene sintetizzato a partire dall’aminoacido cisteina, dal glutammato e dalla glicina, e la mancanza di glutammato è parte del processo patologico come discuterò in seguito.
La lista delle condizioni patologiche associate con la sindrome da basso CG è sorprendente e molto rivelatrice: cancro, sepsi (avvelenamento del sangue), morbo di Crohn, colite ulcerosa, sindrome dell’intestino irritabile, sindrome da fatica cronica e sovraffaticamento atletico.
Seneff ipotizza anche che il colesterolo solfatato si importante per la corretta funzionalità non solo della pelle, ma anche di un’altra barriera, quella dell’intestino, e afferma che una dieta povera di grassi finisce per essere povera anche di questa forma di colesterolo, con ripercussioni sul sistema digestivo. Ella afferma:
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Inoltre, se ho ragione sull’innesco dei raft lipidici da parte del colesterolo solfatato, allora la mancanza di colesterolo solfato compromette l’ingresso sia del glucosio che del grasso nella cellula muscolare.
Il glutatione, un potente antiossidante, è un’altra proteina contenente zolfo che risulta carente nella sindrome da basso GC, ed è ormai noto che la carenza di glutatione possa concorrere alla genesi di diverse patologie; l’assunzione di zolfo organico, vuoi come integratore vuoi sotto forma di alimenti ricchi di tale sostanza, potrebbe avere molti risvolti positivi.
La conclusione dell’articolo di S. Seneff è che:
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Lo stile di vita moderna cospira nell’indurre una deficienza di colesterolo solfatato e vitamina D3 solfatata. Siamo fortemente incoraggiati ad evitare l’esposizione al sole e a minimizzare il consumo di cibi che contengono colesterolo. Siamo incoraggiati a consumare una dieta ricca in carboidrati e povera in grassi, come ho affermato precedentemente [34],
che porta ad un diminuito assorbimento di colesterolo da parte delle cellule. Fortunatamente correggere queste insufficienze dietetiche a livello individuale è decisamente facile. Se semplicemente eliminate gli schermi solari e mangiate più uova, fate due cose che da sole possono aumentare notevolmente le vostre possibilità di vivere a lungo ed in buona salute.
Oliogoceleste Zolfo
 
905 http://www.westonaprice.org/vitamins-and-…/sulfur-deficiency, la traduzione integrale la trovate suhttp://scienzamarcia.altervista.org/zolfo.doc.
906 http://drdaphne.com/wordpress/writing/books/jungleeffect/.
907 Su tale argomento leggi anche Lo zolfo ed il metabolismo del glucosio;http://www.mednat.org/cure_natur/glicazione.htm.

Aglio

Aglio si usa come profilassi e cura delle malattie infettive, diarree, bronchiti, TBC, asma ed enfisema, pertosse, astenie generali, digestione difficile, affaticamento cardiaco, disturbi circolatori, problemi ghiandolari, arteriosclerosi, pletora, ipercoagulazione del sangue, reumatismi e artrite, litiasi urinaria, pressione arteriosa

Aglio (Allium sativum)
Parti usate: bulbo Contiene le vitamine A, B, C, E.
Modo d’uso: deve essere tritato, schiacciato e sbriciolato. Per preparare l’infuso tritare 5-6 spicchi, schiacciare con un coltello, lasciare in un bicchiere d’acqua fredda per tutta la notte. Al mattino filtrare e bere. In questo modo risulta facilmente digeribile anche con problemi gastrici. In commercio esiste anche in compresse e tinture madri, olio essenziale.
Per eliminare l’odore sgradevole masticare prezzemolo, finocchio, fieno greco, chicco di caffè.
Si sconsiglia l’uso con l’allattamento, perché passa nel latte materno causando le coliche infantili. Altrettanto si sconsiglia con turbe di coagulazione ematiche.
Per consumare l’aglio i vecchi usavano questo modo: tritare la sera due spicchi d’aglio e poco prezzemolo, aggiungere poche gocce d’olio d’oliva, al mattino con la colazione spalmavano il tutto su una fetta di pane.
Contro i vermi schiacciavano 3-4 spicchi d’aglio per una tazza di latte bollente. Lasciare a macero, coperto, tutta la notte, bere al mattino a digiuno, per 2-3 settimane, non consumare nessun alimento fino a mezzogiorno. Con questa cura è possibile eliminare anche la tenia più resistente.
Contro la sordità d’origine reumatica e otalgie (male all’orecchio) tritare uno spicchio d’aglio e metterlo in una garza abbastanza grande da poter essere ritirata al mattino e introdurla nell’orecchio. Contro duroni, calli, pestare uno spicchio caldo ed applicare sulla parte come il cataplasma, fasciare stretto. La pelle deve essere sana. Ripetere per alcune sere. Entro 15 giorni il callo o il durone si squamerà.
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Per punture di vespe, estrarre il pungiglione e strofinare con uno spicchio d’aglio. Due o tre spicchi d’aglio tritati possono sostituire la farina di senape per il cataplasma nel trattamento dei reumatismi.
Aglio si usa come profilassi e cura delle malattie infettive, diarree, bronchiti, TBC, asma ed enfisema, pertosse, astenie generali, digestione difficile, affaticamento cardiaco, disturbi circolatori, problemi ghiandolari, arteriosclerosi, pletora, ipercoagulazione del sangue, reumatismi e artrite, litiasi urinaria, prevenzione del cancro intestinale (antiputrido), colesterolo alto, per abbassare la pressione arteriosa, immunostimolante, epatoprotettivo, antitumorale, antiossidante.
L’aglio si trova sul mercato sotto diverse forme: olio d’aglio, che contengono una gran quantità d’olio, poco OE d’aglio e nessun principio attivo d’aglio solubile nell’acqua, come Microdose di O. E. (spettacolo)
Polvere d’aglio: non garantisce efficacia e riproducibilità terapeutica, mentre mantiene gli inconvenienti della flatulenza e dell’irritazione. Macerati oleosi d’aglio: commercializzati in capsule di gelatina molle: uno è fatto semplicemente disperdendo in olio vegetale la polvere d’aglio, e ha gli stessi limiti delle polveri predette.
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L’altro si ottiene macinando i bulbi d’aglio in olio vegetale, per cui sono estratti solo gli elementi liposolubili (vari sulfuri), perdendo i composti idrosolubili che sono d’effettivo interesse terapeutico. Entrambi i preparati hanno inoltre l’inconveniente di aver come maggior componente un olio, il che ne sconsiglia ulteriormente l’uso come integratore da assumere ogni giorno e per lunghi periodi.
L’attività ipolipemizzante in grado di ridurre e normalizzare i grassi nel sangue ed antiaterogena svolge una azione positiva prevenendo o riducendo la chiusura e l’indurimento delle arterie d’aglio è confermata scientificamente.
Previene le malattie aterosclerotiche (Agarwal KC. Department of Molecular Pharmacology and Biotechnology, Brown University Shool of Medicine, Providence Rhode Island 02912, USA, Therapeutic action of garlic costituents. Med. Res Rev 1996;16;111-24)
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La somministrazione di uno spicchio d’aglio al giorno per 26 settimane nei volontari sani sembra infatti ridurre i valori di colesterolo di circa 20%, negli stessi soggetti è stata osservata anche una riduzione di oltre l’80% delle concentrazioni plasmatiche di trombossano B2 (TxB2), uno dei principali responsabili dell’aggregazione piastrinica e della formazione d’occlusioni vascolari trombotiche. ( Ali M., Thomson M., Department of Biochemistry, Faculty of Science, Kuwait University, Safat, Kuwait. Consumption of a garlic clove a day could be beneficial in preventing thrombosis. Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids 1995;53;211-2).
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L’attività antiaggregante piastrinica ed antitrombotica è stata dimostrata in vitro ed in vivo (Department of Clinical Hemostasiology and Transfusion Medicine, University of the Saarland, Homburg, Effect of garlic on trombocyte aggregation, microcirculation and other risk factors. Int J Clin Pharmacol Ther Toxicol 1991;29;151-5).
In commercio di trova L’estratto d’aglio invecchiato, estratto ottenuto da bulbi d’aglio coltivati biologicamente e sottoposti ad un processo giapponese d’invecchiamento naturale (brevettato), che trasforma le componenti cole allucina, la S-metil-cisteina, gli allil-solfuri in componenti non irritanti, privi d’odore, stabili, biodisponibili e attivi.
L’estratto d’aglio invecchiato è stato oggetto di molti studi clinici e chimici, farmacologici, sia nel vitro, ex vivo ed in vivo (animali e uomini), L’estratto d’aglio invecchiato e i suoi costituenti inibiscono la sintesi degli acidi grassi, del colesterolo, riducendo il colesterolo totale, il colesterolo LDL e i trigliceridi in soggetti iperlipidemici senza alterare il colesterolo HDL. L’estratto d’aglio invecchiato inibisce l’aggregazione piastrinica e promuove la circolazione periferica.
L’estratto d’aglio invecchiato e i suoi elementi proteggono il fegato da avvelenamento da solventi clorurati e da metalli pesanti, favorisce l’aumento del glutatione e potenzia l’attività degli enzimi glutatione-dipendenti.
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La SAC, principale elemento attivo dell’Estratto d’aglio invecchiato, previene la formazione e la bioattivazione di potenti cancerogeni epatici. L’estratto d’aglio invecchiato aumenta l’attività delle cellule natural killer (NK), stimola la fagocitosi da parte dei macrofagi, aumenta la citotossicità dei linfociti circolanti nei confronti delle cellule tumorali, minimizza l’immunosoppressione indotta da radiazioni UVB, la crescita di Candida albicans, cattura i radicali liberi, ne sono effetti protettivi nei confronti dei danni da radiazioni oppure ritardo/prevenzione di disturbi cronici degenerativi, protegge le membrane microsomiali epatiche, nonché le cellule epiteliali vascolari dai danni ossidativi.
Ciò è particolarmente importante, in quanto le cellule endoteliali del sistema vascolare sono particolarmente sensibili all’attacco dei radicali liberi e una tale aggressione può contribuire allo sviluppo e/o alla progressione di malattie cardiovascolari, come l’aterosclerosi.
L’estratto d’aglio invecchiato e i suoi componenti sono in grado di inibire la crescita di tumori del seno, del colon, della pelle, dell’esofago e dello stomaco, dei polmoni e della prostata, dimostrando scientificamente nei centri clinici di ricerca in USA.
Il potenziale antitumorale dell’Estratto d’aglio invecchiato e dei suoi componenti è dovuto alla loro azione di ridurre la capacità degli agenti cancerogeni, di favorire l’eliminazione, di potenziare l’attività degli enzimi che detossificano i cancerogeni, di proteggere il DNA e di sopprimere la crescita di cellule tumorali attraverso la stimolazione di cellule immunocompetenti.
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L’Estratto d’aglio invecchiato può migliorare la performance cognitiva e favorire i processi di memorizzazione. L’AGE inibisce considerevolmente il rilascio d’istamina, potente mediatore del sintomo allergico. Al contrario dell’aglio grezzo, che causa anemia, ulcera sanguinante, riduzione dei globuli rossi, l’Estratto d’aglio invecchiato è praticamente senza tossicità, come risulta da studi clinici condotti su più di mille soggetti.
Questo è dovuto al processo d’invecchiamento, che trasforma i componenti dell’aglio fresco in derivati privi di tossicità, anche se assunti a grandi dosi e per lunghi periodi. Non sono noti studi clinici controllati in donne in gravidanza e durante l’allattamento. La prudenza consiglia pertanto di utilizzare il prodotto in queste condizioni solo in casi d’effettiva necessità e di consultare prima il medico di fiducia.
(Adverse Effects of Herbal Drugs- De Smet PAGM, Keller K., Haensel R., Chandeòr RF (eds), Springer Verlag, Berlin 1992, pag. 774-75).
In soggetti sensibili, i preparati a base d’aglio possono provocare disturbi gastrointestinali.
Attenzione: l’aglio non deve essere assunto contemporaneamente con Walfarin (farmaco anticoagulante) o altri anticoagulanti, Potrebbe causare delle emorragie.
 

Colesterolo News

Comunque avere poco colesterolo è PERICOLOSO per la salute, in quanto mantiene elastica la membrana cellulare. Sono i prodotti dell’ossidazione del colesterolo ad essere nocivi, con la vs dieta state AUMENTANDO il colesterolo in quanto diminuite l’ossidazione, e ne dovete essere contenti.

Prof. Shantih Coro:

Molti studi hanno dimostrato che chi ha il colesterolo elevato vive più a lungo, contrariamente a quello che è il pensiero comune, incluso quello di molti medici e nutrizionisti. La risposta delle compagnie farmaceutiche è che questi numeri non sono accurati in quanto chi ha malattie infettive o cancro tende ad evere il colesterolo basso e anche se i livelli di colesterolo sono elevati, in questi soggetti, probabilmente l’HDL è elevato e l’LDL basso. Il 13 di Giugno 2016, è stato pubblicato uno studio sul prestigioso British Medical Journal che rivedendo tutti gli studi esistenti, ha concluso che non esiste una correlazione tra LDL elevato e mortalità in persone oltre i 60 anni di età. Non solo, risulta che chi ha l’LDL elevato vive più a lungo.

No comment

Prof. Mainardi

Non bisogna confondere LDL e HDL con il colesterolo, queste sono lipoproteine che veicolano il colesterolo, che essendo un grasso ha difficoltà a muoversi nel corpo umano. Per l’80% il colesterolo è sintetizzato nel ns corpo a partire dell’acido acetico, che è ottenuto o nel colon dalla fermentazione delle fibre, o nel tenue dalla demolizione dei grassi.

Per digerire i grassi e ottenere gli SCFAs (di cui uno è l’acetico) occorrono i sali biliari, che sono ottenuti dal colesterolo. Senza i sali biliari, i grassi non sono trasfromati in SCFAs, aumentano i trigliceridi e viene il fegato grasso. Non abbiamo solo l’LDl e l’HDL, ma tutta una famiglia di lipoproteine che vanno dalle VLDL (molto piccole) alla HDL (grandi). Quando c’è un processo riparativo (infiammazione), le lipoproteine vi portano il colesterolo in quanto stimola una produzione locale di citochine anti-infiammatorie corrette, ovvero quelle capaci a ricostruire i tessuti.

Purtroppo le VLDL rimangano “bruciate” nell’ambiente infiammato (ossidate” e ne troviamo i cadaverini nelle placche di arteriosclerosi, che NON sono formate dal colesterolo, ne tanto meno dalle VLDL o LDL, ma sono calcificazioni che mettiamo per proteggere il vaso sanguigno dall’opera demolitiva delle citochine pro-infiammatorie. Se il processo riparativo (infiammatorio) si prolunga nel tempo, in quanto siamo in infiammazione cronica, queste placche aumentano di spessore, fino a chiudere il vaso………….

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ma perché diminuirlo?

Il tam tam contro il colesterolo è iniziato per lanciare sul mercato l’olio di semi, che lo abbassa, ma nessuno mai ha dimostrato che sia salutare abbassarlo, anzi… sempre più lavori dimostrano l’importanza di questo ormone, che per l’80% è sintetizzato nel nostro corpo mediante un enzima stimolato dall’insulina, quindi la maggiore produzione avviene quando mangiamo carboidrati, non grassi. il ghee è burro sobbollito, molto utile per conservarlo quando non si avevano i frigoriferi, fatto che ha portato anche a consumare latte acido…

Oggi penso che i frigoriferi siano presenti in ogni casa, il burro non cotto è un ottimo alimento, che è stato ingiustamente colpevolizzato di essere grasso e per questo aumentare il colesterolo, a tutto vantaggio di promuovere il consumo di olio di semi o peggio ancora di burri vegetali.

Ma l’80% del colesterolo viene sintetizzato da un enzima che è stimolato dall’insulina, quindi produciamo colesterolo quando mangiamo CARBOIDRATI, solo un 20% proviene dalla dieta. Comunque avere poco colesterolo è PERICOLOSO per la salute, in quanto mantiene elastica la membrana cellulare. Sono i prodotti dell’ossidazione del colesterolo ad essere nocivi, con la vs dieta state AUMENTANDO il colesterolo in quanto diminuite l’ossidazione, e ne dovete essere contenti.

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Le placche di arteriosclerosi si formano SOLO su tessuto infiammato!!!

Sfiammandovi diminuite le probabilità di formazione. Campagne alimentari, basate unicamente su interessi commerciali, ci hanno indotto a demonizzare cibi senza alcun supporto scientifico. Per stare meglio dobbiamo aumentare la quantità di grassi buoni. E qui si ritorna al grosso limite delle diete che suddividono il cibo banalmente in proteine grassi e carboidrati, quando all’interno di queste categorie ci sono quelli buoni e quelli cattivi.

Si deve aumentare la conoscenza degli alimenti….Non sono un esperto della GAPS, anche perchè blindata all’acquisto del libro, non è per spilorceria, ma di solito i libri sono più lunghi da leggere che gli studi scientifici. Sicuramente mangiamo pochi grassi e troppa carne magra, tipo di carne che nessun carnivoro mangerebbe, e noi non siamo originariamente carnivori. Sicuramente la carne dei piccoli animali è più digeribile di quella dei grossi erbivori, come la carne del vitello di oggi non ha più niente in comune con il vitello fatto crescere naturalmente.

Il burro crudo è un’ottima fonte di acido butirrico (SCFA) come l’aceto di acido acetico (altro SCFAs). Mangiando uova e grassi aumentiamo il colesterolo proveniente dalla dieta (il 20% del totale), l’altro lo sintetizziamo mediante un enzima che è attivato dall’insulina, quindi quando mangiamo carboidrati semplici ad alto indice glicemico produciamo l’80% del colesterolo, ma questi ci infiammano l’intestino, questa infiammazione se diventa cronica va in giro, ed ecco che…le placche di arteriosclerosi si formano SOLO su tessuto infiammato.

Oggi ci sono in letteratura molti lavori che rivalutano l’azione positiva del colesterolo, le pubblicità televisive che sostengono che il colesterolo oltre 200 è pericoloso potrebbero essere denunciate come ingannevoli. Un altro punto di non allineamento con la GAPS è sul disintossicarci. Abbiamo stupendi meccanismi endogeni con cui espelliamo non quello che ci fa male, ma quello che ci è inutile.

Una infiammazione li blocca, disinfiammando ripartono, ma non sono i patogeni, i metalli o altro a farci male, è la stessa infiammazione che ha fermato i processi escretivi……

Burro di Cocco

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ColestVin

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DigesVin

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Lactobaob

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EpaVin

https://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/epavin/

http://www.eurosalus.com/malattie-cura/quando-il-colesterolo-alto-fa-bene-dubbi-statine

Il colesterolo e la sua efficacia

Un concetto fondamentale da tenere a mente è che per l’80%, o più, il colesterolo è prodotto autonomamente dal nostro organismo e solo il restante 20% scarso è assunto attraverso il cibo.

Considerando il diretto legame tra le malattie cardiovascolari e l’ipercolesterolemia, non è un caso che ci si preoccupi molto dei livelli di colesterolo quando questi diventano troppo elevati.

Nei paesi occidentali infatti la metà dei casi di mortalità è da riportare a questo tipo di patologie, risulta quindi di vitale importanza cercare di mantenere il più sano possibile il nostro cuore.

Fatta questa premessa cerchiamo di capire perché si associa il colesterolo alle malattie cardiovascolari e cosa è veramente importante sapere.

Un passo indietro nella storia

Nel 1856 Il medico tedesco Rudolf Virchow ipotizzò per la prima volta che fossero proprio i grassi la causa dell’arteriosclerosi. Virchow, durante la sperimentazione, osservò la presenza di depositi di colesterolo nelle placche che si formavano tipicamente con questa malattia. In base a tali dati ipotizzò che alti livelli di colesterolo presenti nel plasma determinassero la comparsa di malattie coronariche.

Successivamente vennero svolti degli ulteriori studi sui conigli: sottoponendo gli animali a diete con alte dosi di colesterolo, si verificavano dei danni molto simili all’arteriosclerosi. Una cosa che si scoprì in seguito, grazie all’utilizzo dei microscopi elettronici, era che i danni presunti che avevano osservato, erano esclusivamente dei depositi di grasso, poiché I conigli, essendo organismi erbivori, non erano in grado di metabolizzare completamente tale concentrazione di lipidi.

Ben diverse dai semplici depositi di grasso sono invece le placche ateromatose, le quali rappresentano il risultato di un processo infiammatorio a livello delle pareti vascolari.Si iniziò quindi a mettere in dubbio che le malattie cardiovascolari fossero dovute principalmente al colesterolo alto.

Sulla base di questi presupposti, intorno agli anni ‘50, vennero sviluppati ulteriori studi, i quali dimostravano che non erano esclusivamente i valori di colesterolo a determinare un maggiore rischio cardiovascolare, ma l’associazione con numerosi altri fattori, come lo stile di vita, l’alimentazione, il fumo, il consumo di alcolici, di farmaci, i ritmi di vita frenetici.

Il vero valore del colesterolo

Il messaggio che però è arrivato fino ai giorni nostri è che i livelli di questo elemento debbano essere il più bassi possibile per poter restare in salute ed essere sani.

E’ veramente così?

Per comprendere al meglio ciò di cui stiamo parlando è necessario capire bene cos’è il colesterolo e a cosa serve.

Il termine colesterolo deriva dal greco chole (bile) e stereos (solido).

Nonostante tutte le cellule siano in grado di produrlo esso viene prevalentemente biosintetizzato a livello del fegato e successivamente fatto circolare attraverso il sangue. Un concetto fondamentale da tenere a mente è che per l’80%, o più, il colesterolo è prodotto autonomamente dal nostro organismo e solo il restante 20% scarso è assunto attraverso il cibo.

Le sue funzioni essenziali

Questo composto organico svolge funzioni, senza le quali, la vita dell’uomo non sarebbe possibile.

• Esso partecipa alla formazione delle membrane cellulari, diminuisce la loro fluidità, dando una stabilità meccanica alle cellule;

• È coinvolto nella divisione e nella crescita cellulare;

• Partecipa alla produzione di energia;

• E’ essenziale per la sintesi di ormoni steroidei (aldosterone, testosterone, progesterone, cortisolo, etc.);

• Agisce in concomitanza con alcune proteine alla regolazione del trasporto di alcune sostanze tra le cellule;

• E’ coinvolto nella produzione di vitamina D.

Quando il colesterolo è alto?

Esistono fasi, durante la vita, in cui i valori di colesterolo aumentano o variano sostanzialmente poiché il corpo ne necessita in quantità maggiori. Un esempio potrebbe essere la fase crescita, quando l’organismo ha bisogno di formare nuove cellule e nuovi tessuti, oppure ancora, nel corso di una malattia, poiché il corpo deve sostenere alti livelli infiammatori e riparare eventuali danni.

Questo non può essere che definito un processo di difesa e di riparazione.

Colesterolo Totale, LDL e HDL

Quando parliamo del colesterolo, la nostra attenzione di solito si focalizza sui valori del colesterolo totale e su quello detto cattivo (LDL).

Un valore estremamente importante però è dato dal colesterolo buono (HDL). Quest’ultimo agisce da vero e proprio spazzino in grado di raccogliere l’eccesso di colesterolo e veicolarlo al fegato. Da qui tale composto verrà inglobato nei sali biliari, riversato nell’intestino ed in parte espulso con le feci.

Recenti studi hanno evidenziato il ruolo dell’HDL anche nella prevenzione del rischio cardiovascolare.

Maggiore è il colesterolo buono, minore è l’incidenza di tali patologie (Framingham, 1986) e, cosa più importante, alti livelli di HDL sono forse il fattore principale nella riduzione del rischio cardiovascolare piuttosto che la riduzione di LDL o totale.

Carenze nutrizionali associate

Le carenze nutrizionali associate alla presenza di alti livelli di colesterolo sono:

a) Come accennato poco fa, casi di ipercolesterolemia sono spesso associati a stati di infiammazione cronici, i quali a loro volta sono correlati a forti carenze di vitamina C e gli aminoacidi che servono per assorbirla, ossia la lisina e la prolina; di vitamina D; di vitamine del complesso B. Un ulteriore fattore importante è individuare la causa dell’infiammazione e correggerla.

b) Spesso bisogna valutare i livelli di magnesio, cromo, calcio, i quali se sono insufficienti accentuano l’infiammazione e di conseguenza i livelli di colesterolo.

c) Gli omega 3-6-9 devono essere correttamente bilanciati per gestire al meglio gli stati infiammatori.

Purtroppo queste forti mancanze sono aggravate dalle scorrette abitudini alimentari: è noto infatti come l’alimentazione moderna sia molto povera di nutrienti e poco naturale, perché elaborata fortemente a livello industriale. L’eccessivo consumo di cibi confezionati, di carboidrati semplici e di alcol contribuiscono negativamente alla comparsa di un forte stato infiammatorio, che porta poi all’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue.

DigesVin

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Lactobaob

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EpaVin

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ColestVin

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Fonti:

http://science.sciencemag.org/content/290/5497/1721

http://jcb.rupress.org/content/41/2/641.full.pdf

http://science.sciencemag.org/content/201/4355/498

http://jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=363237

Il colesterolo è un problema reale?

Il “colesterolo cattivo” è quella molecola che preoccupa tanto perché, pur essendo essenziale per il trasporto del colesterolo, se è presente in eccesso potrebbe andare incontro a modifiche strutturali e ostacolare il flusso sanguigno

Di questi tempi viviamo perseguitati dall’idea di avere il colesterolo alto e cerchiamo in tutti i modi di tenerlo strettamente sotto controllo, sia tramite alimentazione, sia se necessario, attraverso alcuni farmaci specifici. Perché ci fa tanta paura?

Definiamolo

Il termine colesterolo deriva dal greco chole (bile) e stereos (solido), è una molecola prodotta da tutte le cellule del corpo ma prevalentemente a livello del fegato e poi viene trasportata ai vari distretti corporei mediante la circolazione sanguigna. Questo composto è un tipo di grasso che appartiene alla specifica famiglia dei lipidi steroidei.

Colesterolo buono e colesterolo cattivo, cosa sono?

Tutti i grassi, compreso il colesterolo, per circolare nel sangue e raggiungere i vari tessuti, vengono racchiusi in lipoproteine, ossia particelle date da un nucleo lipidico e un guscio proteico. Una volta definite le lipoproteine possiamo dire che:

– le LDL sono lipoproteine a bassa densità e sono anche chiamate “colesterolo cattivo”

– le HDL sono lipoproteine ad alta densità e sono considerate il “colesterolo buono”

Il “colesterolo cattivo” è quella molecola che preoccupa tanto perché, pur essendo essenziale per il trasporto del colesterolo, se è presente in eccesso potrebbe andare incontro a modifiche strutturali e ostacolare il flusso sanguigno, ostruendo le arterie.

Mentre quello “buono” (le HDL) agisce da vero e proprio spazzino in grado di raccogliere l’eccesso di colesterolo e veicolarlo al fegato. Da qui tale composto verrà inglobato nei sali biliari, riversato nell’intestino ed in parte espulso con le feci.

Un concetto fondamentale da tenere a mente è che il colesterolo presenta una duplice origine: per l’80%, o più, è prodotto autonomamente dal nostro organismo e solo il restante 20% scarso, è assunto attraverso il cibo.

Che funzioni ha?

• Esso partecipa alla formazione delle membrane cellulari, diminuisce la loro fluidità, dando una stabilità meccanica alle cellule;

• Partecipa alla produzione di energia;

• E’ coinvolto nella produzione di vitamina D;

• Serve per la divisione e la crescita cellulare;

• E’ essenziale per la sintesi di ormoni steroidei ( aldosterone, testosterone, progesterone, cortisolo, etc.);

• Agisce in concomitanza con alcune proteine alla regolazione del trasporto di alcune sostanze tra le cellule.

Come mostrano i diversi processi in cui è implicato, questo elemento è indispensabile per la salute e il benessere del nostro organismo. Nonostante ciò, la presenza di un elevato livello di colesterolo nel sangue comporta un alto rischio di malattie cardiovascolari (infarti, ispessimento delle pareti arteriose e trombosi, ictus etc.).

A questo punto ti starai domandando: se è la causa di gravi patologie come quelle viste prima, perché il nostro corpo arriva a produrre molto colesterolo?

Il colesterolo come sistema di difesa

Possiamo affermare che il colesterolo non è la causa della malattia cardiovascolare ma rappresenta la risposta del nostro fisico ad un altro problema, non va quindi visto come origine scatenante ma come sintomo!

Uno stato d’infiammazione cronica dell’organismo infatti porta il nostro corpo a produrre ulteriore colesterolo come meccanismo di difesa, perché ha bisogno di riparare e ricostruire i tessuti.

Una stato infiammatorio che si prolunga per molto tempo potrebbe essere dovuto a carenze nutrizionali o ad un’alimentazione scorretta o ancora ad uno stress elevato.

Cibo e integrazione, come comportarsi?

Per quanto riguarda l’alimentazione, diminuire il consumo di uova e di carne per limitare i livelli di colesterolo non otterrà molti risultati. Converrebbe di più cercare di placare l’infiammazione che ha scatenato questo stato.

Ossia diminuire l’apporto di carboidrati, poiché è risaputa la loro azione pro-infiammatoria, aumentare parallelamente i grassi buoni, gli omega 3 e assumere vitamina C, lisina e prolina, poiché la mancanza di questi tre elementi comporta nel tempo lesioni alle pareti arteriose (che sono costantemente sotto sforzo e che hanno bisogno di una grossa capacità elastica) e sappiamo che le microlesioni dovute agli sforzi meccanici richiamano colesterolo come elemento di riparazione. Inoltre in caso di forte stress, far fronte ad esso cercando di riequilibrare i livelli ormonali per poterlo gestire meglio, se necessario anche con un buon antistress.

Dott.ssa Carolina Capriolo

Rimedi Fitoterapici:

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https://www.rimedifitoterapici.it/?s=colestvin

https://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/digesvin/