Il diabete ed i carboidrati insulinici 

I carboidrati come gli amidi (pane, pasta, pizza, patate, legumi, riso) ed i zuccheri semplici stimolano la produzione di cortisolo, sia innalzando l’insulina sia aumentando le infiammazioni sistemiche (disbiosi, malattie autoimmuni, infiammazioni ect. ). Quando sia l’insulina che il cortisolo sono oramai fuori controllo, certo non possiamo sorprenderci se poi ci viene diagnosticato il diabete.

La malattia più direttamente collegata al consumo dei carboidrati è il diabete di tipo 2 (quello alimentare).
Difatti lo stravolgimento alimentare di cui siamo responsabili ha modificato l’uso sporadico dell’insulina nella dieta ancestrale in un uso sistematico di tale ormone (che la nostra dieta moderna attiva ogni volta che consumiamo un pasto). Di fatto il nostro corpo, per milioni di anni, ha utilizzato il grasso per produrre energia e solo da pochi millenni, lo costringiamo ad utilizzare lo zucchero, raggiungendo anche il 70% delle calorie ingerite sotto forma di questo substrato energetico.

Non vi sembra abbastanza logico che se ingeriamo zuccheri in quantità industriali, forse prima o poi potremmo avere problemi come il diabete?
D’altronde se assumessimo solo dal fruttosio (dalla frutta e dalla verdura) non avremmo un aumento diretto della glicemia, perchè deve essere prima elaborato dal fegato e sarà quest’organo a rilasciare il glucosio nel sangue in base alle nostre esigenze. Noi invece facciamo al contrario, assumiamo zuccheri ed amidi che si riversano direttamente nel sangue ed obbligano il nostro corpo a produrre insulina.
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Non credete che dopo decenni di attività sfrenata dell’insulina, qualcosa poi si possa rompere e far saltare tutti i nostri meccanismi energetici?
Vi ricorderete che l’insulina causa il calo glicemico e quindi la produzione di cortisolo. Il cortisolo aumenta la fase catabolica smontando i muscoli e la matrice trasformandoli in zuccheri ed ordina al fegato di rilasciare il glucosio nel sangue. Quindi una super stimolazione di questo ormone può causare la perdita della sua circadianità e quindi una produzione costante di zucchero anche da parte del nostro corpo.
I carboidrati come gli amidi (pane, pasta, pizza, patate, legumi, riso) ed i zuccheri semplici stimolano la produzione di cortisolo, sia innalzando l’insulina sia aumentando le infiammazioni sistemiche (disbiosi, malattie autoimmuni, infiammazioni ect. ). Quando sia l’insulina che il cortisolo sono oramai fuori controllo, certo non possiamo sorprenderci se poi ci viene diagnosticato il diabete.
Tornare ad un’alimentazione ancestrale ci permette di eliminare del tutto il rischio di comparsa di tale patologia. Per chi purtroppo ne è già affetto, sicuramente rappresenta l’unica soluzione per cercare di ridurre gli effetti devastanti per organismo. A meno che non vogliate continuare ad aumentare sempre di più il numero di farmaci che sarete costretti ad assumere nel futuro, senza mai risolvere il problema.
Vivere 120 Anni
 

Il Succo di Sedano

Il sedano crudo contiene una percentuale di sodio organico vitale quattro volte maggiore rispetto al suo contenuto di calcio. Questo lo rende uno dei succhi più preziosi per le persone che hanno consumato zuccheri e amidi concentrati per quasi tutta la loro vita. Pane, biscotti, torte, cereali, ciambelle, spaghetti, riso – ognuno di questi alimenti e i loro derivati contengono farina – ricadono nella definizione di amidi concentrati.

Il grande valore del succo di sedano sta nel fatto che esso contiene una percentuale eccezionalmente alta di sodio organico vitale. Una delle proprietà chimiche del sodio è quella di mantenere il calcio in soluzione. È soprattutto il caso dell’organismo umano, come vedremo subito.

Il sedano crudo contiene una percentuale di sodio organico vitale quattro volte maggiore rispetto al suo contenuto di calcio. Questo lo rende uno dei succhi più preziosi per le persone che hanno consumato zuccheri e amidi concentrati per quasi tutta la loro vita. Pane, biscotti, torte, cereali, ciambelle, spaghetti, riso – ognuno di questi alimenti e i loro derivati contengono farina – ricadono nella definizione di amidi concentrati.
Lo zucchero bianco, quello bruno e ogni altro tipo di zucchero che sia stato sottoposto a lavorazione, così come ogni prodotto alimentare che li contenga (comprese le caramelle, le bevande tipo soft drinks, i gelati industriali ecc.), sono compresi nella categoria dei carboidrati concentrati. L’esperienza ci ha insegnato una volta per tutte che questi cibi sono distruttivi e il loro continuo uso porta a carenza nutritive.
Ciò che segue è una preoccupante lista di disturbi. Abbiamo constatato che questi carboidrati concentrati sono senza dubbio tra i cibi più distruttivi di quelli considerati propri della civiltà. La natura non ha programmato i processi digestivi nell’uomo per convertire questi cosiddetti alimenti in nutrimento per le cellule e i tessuti del corpo. Anche prima dell’adolescenza, le conseguenze del consumo di tali cibi sono evidenti degenerazioni dell’organismo. Se consideriamo il breve intervallo di tempo, di due o tre anni, che impiega a manifestarsi, possiamo comprendere come la vecchiaia non sia altro che un esplicito insulto nei confronti della Madre Natura e insulto alla nostra AnimA “quale Vita”.
Immagine correlataÈ vergognoso dover ammettere che non sappiamo ancora come sia meglio vivere e non ci siamo nemmeno posti il problema di imparare i principi fondanti della rigenerazione del nostro corpo. La verità? Mangiamo noi stessi fin nella tomba per soddisfare il nostro appetito.
In primo luogo, il calcio è uno degli elementi essenziali nella nostra dieta; ma deve essere consumato nella sua forma organica e attraverso atomi ORGANICI e vitali. Quando i cibi contenenti calcio vengono cotti o sottoposti a trattamenti, come accade in tutti i carboidrati citati più sopra, il calcio viene immediatamente convertito in atomi INORGANICI.
Questi ultimi non sono solubili in acqua e non possono fornirci il nutrimento di cui le cellule del nostro corpo hanno bisogno per rigenerarsi. Inoltre gli enzimi, distrutti alle temperature dai 54,4 °C in su, convertono gli atomi in sostanze morte. Di conseguenza questi cibi intasano letteralmente l’organismo dando poi origine ad artrite, diabete, disturbi alle coronarie (cuore), vene varicose, emorroidi, calcoli renali e alla cistifellea.
In secondo luogo, questi depositi di calcio inorganico, ormai senza vita, si accumulano sempre più se non si fa nulla per aiutare il corpo a eliminarli. In presenza di sodio vitale organico, e con l’ausilio anche di altri elementi e di processi che descriverò più avanti in questo libro, possono essere smossi e mantenuti in soluzione fino a che non vengano eliminati dall’organismo. Tali processi sono illustrati nel dettaglio quando parleremo alla sezione dedicata all’artrite.
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Il sodio gioca un ruolo molto importante nei processi fisiologici del corpo, tra i quali è fondamentale quello che consente di mantenere fluidi il sangue e la linfa per prevenire il loro addensamento. Ma l’unica forma di sodio che è utile su questo fronte è quella ORGANICA vitale che proviene dalle verdure fresche e da alcuni frutti.
IL SEDANO È RICCO DI SALE (SODIO)
Il “normale” sale da tavola è composto da elementi inorganici insolubili. Le vene varicose, l’indurimento delle arterie e altri disturbi sono riconducibili all’eccessivo uso di questo tipo di sale. Il sale è necessario per la formazione e il funzionamento dei fluidi che governano la digestione. Senza sale è pressoché impossibile digerire bene, ma solo alcuni sali sono interamente solubili nell’acqua. Ogni cellula del corpo è costantemente immersa in una soluzione idrosalina e se questa non viene mantenuta ai livelli richiesti, inizia la disidratazione.
Nel sale da cucina commerciale sono usate altissime temperature, intorno agli 815 °C, per solidificare il sale con additivi e adulteranti che ne rivestono i cristalli e che fungono da antiagglomeranti perché non si raggrumi più, oltre all’alluminio per la cospargibilità. Questo tipo di sale non è completamente solubile in acqua. Per superare questo ostacolo, quando abbiamo bisogno di usare il sale, possiamo usare sale di roccia, quello puro utilizzato anche nei filtri che purificano l’acqua.
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Il sale di roccia si ottiene dalle formazioni rocciose di sodio nel terreno e non viene trattato con il calore. È solubile in acqua e il suo utilizzo, naturalmente con moderazione, è compatibile e soddisfacente. Quando lo utilizziamo, possiamo macinarlo fino alla consistenza desiderata con un piccolo macinino da caffè o da frutta secca, come il Moulinex o altri macinini venduti nei negozi di alimenti naturali. Il sale di roccia è un catalizzatore naturale e gli enzimi riescono a utilizzarlo in maniera costruttiva.
Di solito contiene i seguenti elementi:
Cloruro di sodio dal 90 al 95%
Solfato di calcio dallo 0,05 all’1%
Solfato di magnesio dallo 0,05 all’1%
Cloruro di magnesio dallo 0,05 all’1%
L’umidità presente può andare dal 2,5 al 6%, occasionalmente si trova in tracce materia insolubile. Il “normale” sale da cucina, che non c’è scritto alimentare “di solito” perché funge da conservante, oltre agli elementi citati sopra presenti in proporzioni piuttosto diverse, contiene anche:
Cloruro di potassio, Solfato di sodio, Solfato di potassio, Cloruro di bario,
Bromuro di magnesio, Cloruro di stronzio, Cloruro di calcio
La maggior parte di questi elementi tende a inibire lo scioglimento del sale nell’acqua. Quando il tempo è secco e caldo, abbiamo sperimentato come sia piacevole ed efficace bere un bicchiere pieno di succo di sedano fresco e crudo la mattina e un altro il pomeriggio nell’intervallo tra i pasti. Agisce normalizzando la temperatura corporea e ci fa sentire a nostro agio mentre le persone intorno a noi sono fradice di sudore e oppresse dal caldo.
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Il sodio è uno degli elementi che contribuiscono a eliminare l’anidride carbonica dall’organismo. La carenza di sodio vitale organico porta a problemi ai bronchi e ai polmoni, aggravati dalla presenza di sostanze estranee come il fumo di tabacco. Questa deficienza è una delle concause di invecchiamento precoce soprattutto nelle donne. È un dato di fatto che le donne che fumano invecchiano di 15 anni ogni 5 che fumano.
La nicotina è la principale causa dello stato d’animo che si definisce come “nervi a fior di pelle”. Il fumo non allevia mai il problema, semmai lo aggrava. L’uso del tabacco crea uno stato mentale di benessere solo temporaneo ma al prezzo della degenerazione più o meno permanente dei tessuti, anche se la pubblicità ci racconta il contrario. Il fumo di tabacco inoltre inibisce anche il senso del gusto.
La combinazione di succo di sedano con altri succhi ha generalmente effetti positivi e in alcune formulazioni viene usato per combattere le carenze dell’organismo e altri disturbi con risultati addirittura fenomenali. Se miscelato con altri succhi, la proporzione degli elementi in ogni singolo succo cambia per corrispondere alla somma totale di quegli elementi, considerando anche gli altri succhi. Quindi nei succhi miscelati abbiamo formule completamente diverse rispetto ai succhi considerati singolarmente.
E proprio la scoperta degli effetti di queste combinazioni ha fornito la prova degli immensi benefici che i succhi hanno per l’uomo dalla culla alla tomba. In caso di disturbi nervosi conseguenza della degenerazione della guaina dei nervi, l’uso in grandi quantità di succo di carota e di sedano ha aiutato a ripristinare normali condizioni e ad alleviare o eliminare del tutto i disturbi.
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Il sedano è molto ricco di magnesio e di ferro, combinazione preziosissima per le cellule del sangue. Molte malattie del sistema nervoso o del sangue sono dovute principalmente ai minerali e ai sali inorganici introdotti nel corpo attraverso cibi devitalizzati e sedativi. Se non c’è un approvvigionamento adeguato di zolfo, di ferro e di calcio dalla dieta, o se tali elementi sono presenti in eccesso ma nella forma inorganica devitalizzata, allora possono comparire asma, reumatismi, emorroidi e altri disturbi.
Proporzioni non equilibrate di zolfo e fosforo nella dieta possono creare condizioni di irritabilità mentale, nevrastenia e anche pazzia. Anche molte malattie finora ascritte a un’eccessiva presenza di acido urico potrebbero in realtà essere causate dal consumo di cibi troppo ricchi di acido fosforico e carenti di zolfo. La combinazione di succo di carota e sedano fornisce questi minerali in proporzioni adeguate ed è eccellente per contrastare la predisposizione verso le malattie e per riportare l’organismo alle normalità laddove tali disturbi sono iniziati o hanno l’origine.
Succhi freschi di frutta e verdura by Dottor Norman W.Walker

I sistemi di regolazione del glucosio nel sangue

Pensiamo all’italiano medio, che ha l’abitudine di fare tre pasti e due spuntini a base di carboidrati. Ciò significa attivare per cinque volte al giorno questi ormoni, avendo per 10-12 ore (2-3 ore per ogni post pasto) al giorno, il nostro livello di glucosio a livelli eccessivi.

Come già saprete, il sangue veicola in tutte le cellule del nostro corpo le sostanze nutritive come i sali minerali, l’ossigeno, le vitamine, gli acidi grassi, il colesterolo (lipoproteine), l’acqua, il glucosio, etc.
Altra incombenza del sangue è quella di trasportare via le scorie acide prodotte dalle nostre cellule, inviandole ad organi detti “emuntori” (esempio: polmoni e reni), che provvederanno alla loro eliminazione. Gli organi emuntori sono anche deputati alla produzione di nutrienti (vedi il colesterolo) ed alla loro eliminazione, in caso di quantità eccessive presenti nel sangue (ad esempio il sale). Infine ci sono gli “ormoni sentinelle”, i quali verificano che i livelli dei nutrienti non superino range (troppo alto o troppo basso) accettabili per il nostro metabolismo.
Per quanto riguarda il glucosio, la nostra evoluzione ha costruito un sistema perfetto per mantenerne stabile il livello nel sangue, che ricordo essere di 0,8 grammi per litro. Sappiamo inoltre che il cervello è l’unico organo ad utilizzare il glucosio, consumandone circa cinque grammi ogni ora. Man mano che il sangue s’impoverisce di glucosio (perché consumato dai neuroni), il fegato svolge la funzione di valvola regolatrice, reintroducendo pari quantità di glucosio, ricorrendo alla sua riserva di 70 grammi.
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Tale deposito è reintegrato tramite due vie ben distinte: l’elaborazione del fruttosio e la gluconeogenesi (dalle proteine). Difatti quando mangiamo della verdura (3% circa) o della frutta (7% circa) il fruttosio contenuto in esse, pur essendo assimilato direttamente dai villi intestinali (ed immesso nel sangue come accade per il glucosio), per essere utilizzato dalle cellule necessita di una trasformazione chimica all’interno del fegato.
Per cui, dopo aver subito tale trattamento, si trasforma in glicogeno, reintegrando a questo punto la riserva del fegato (se inferiore ai 70 grammi) o essere trasformato in trigliceridi. Il processo della gluconeogenesi è invece la trasformazione delle proteine in eccesso (oltre a quelle usate ai fini plastici) in glicogeno. Quando la riserva è completa, il fegato trasforma il glucosio in trigliceridi (formazione delle Ldl dal fegato) e quindi immessi nel flusso sanguigno per trasportare il grasso a tutte le cellule o in caso di eccesso calorico, consegnato alle cellule adipose.
Anche per quanto riguarda l’attività fisica, se non eccessiva o errata, non modifica la quantità di glucosio nel sangue. Infatti le fibre muscolari di tipo 2 (fibre veloci e di potenza) utilizzano un loro speciale serbatoio di glucosio (circa 300 grammi); mentre le fibre di tipo 1 (fibre lente), utilizzano maggiormente il grasso. Per risolvere anche il problema di eventuali cali glicemici improvvisi, il nostro corpo può contare sul cortisolo, il così detto “ormone dello stress”.
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Questi è in grado di catabolizzare molto velocemente le proteine del nostro corpo (muscoli e matrice), trasformandole in glucosio (ripristinandone il giusto livello). Il corpo è in grado di gestire perfettamente il glucosio nel sangue e soprattutto, vista la sua pericolosità, è in grado di mantenerlo nei limiti di sicurezza di 0,8 grammi per litro sanguigno. Tutto questo è stato possibile finché l’uomo ha mantenuto l’alimentazione che lo aveva caratterizzato per milioni di anni.
Come ben sappiamo, circa 10.000 anni fa, l’uomo ha scoperto l’agricoltura, introducendo nuovi cibi, i cereali. Vediamo come un evento epocale, abbia potuto modificare la nostra “via del fruttosio” sostituendola con la “via del glucosio”.
LA VIA DEL GLUCOSIO
Abbiamo detto che quando mangiamo 100 grammi di pasta o di pane, l’80% del loro peso è costituito da amido, quindi dopo due ore di digestione, si trasforma in 80 grammi di zucchero.
Il problema rivela due differenti sfaccettature.
La quantità eccessiva ed un percorso diverso per l’assimilazione del glucosio. Abbiamo già detto che il fruttosio, pur essendo assimilato dai villi, per l’utilizzazione ha bisogno di essere processato dal fegato.
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Il glucosio (derivato da amidi e zuccheri semplici), assimilato dai villi intestinali e quindi immesso nel flusso sanguigno, non ha bisogno di essere processato nel fegato e quindi alza l’indice glicemico). Infatti dopo circa due ore di digestione, i villi intestinali immettono nel flusso sanguigno circa 80 grammi di glucosio contro una quantità di 4 grammi complessiva (0,8 grammi per 5 litri), normalmente presente.
Stiamo parlando di 20 volte le quantità del glucosio previsto dal nostro metabolismo; considerando che con 20 grammi di glucosio nel sangue il corpo entrerebbe in coma diabetico (con conseguente morte). L’evoluzione ha previsto un meccanismo d’emergenza (salva vita), che il nostro corpo è in grado di attivare: parliamo dell’ormone dell’insulina.
ARRIVA L’INSULINA
A me piace paragonare l’insulina ad una squadra di pompieri.
Perché come la squadra di emergenza è efficace per salvare la casa da un incendio, l’insulina salva la nostra vita, con altrettanta efficacia. Quello che non potete chiedere ai pompieri è di salvare il vostro mobilio ed i vostri elettrodomestici, inevitabilmente distrutti dall’utilizzo degli idranti. In qualche modo anche l’insulina non va per il sottile, creando dei problemi che possiamo considerare come danni collaterali.
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Il compito di quest’ormone non è quello di mantenere costante la quantità di glucosio nel sangue, ma di eliminarlo il più velocemente possibile ed utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione.
Impariamo a conoscere questi strumenti:
chiede al fegato di reintegrare la scorta di glucosio (70 grammi); stimola le cellule muscolari (fibre di tipo 2b, bianche) a prendere più glucosio possibile (tramite il carrier Glut induce il fegato alla produzione delle Vldl (che poi diventeranno Ldl, colesterolo cattivo) le quali trasporteranno gli acidi grassi alle cellule adipose.
Ordina ai reni di trattenere il sodio che utilizzerà per costringere le cellule (ad esclusione dei neuroni e delle fibrocellule), tramite il meccanismo dell’osmosi, a far entrare lo zucchero all’interno del Citosol. Maggiore è la quantità di glucosio che entra nel sangue, maggiore sarà l’insulina prodotta dal pancreas, perché non possiamo rischiare di avere un picco maggiore di 1,4 grammi per litro.
Purtroppo però maggiore è la quantità d’insulina prodotta, maggiore sarà il calo glicemico
successivo. Il calo glicemico è molto pericoloso per i neuroni del cervello, perchè la penuria di zucchero potrebbe causarne la morte (recenti studi confermano il rapporto tra cali glicemici e la malattia di Alzheimer).
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Quindi quando ciò accade, il nostro cervello entra nel panico e riduce l’attività neuronale. Ci accorgiamo di quest’azione, perché dopo aver mangiato i carboidrati, percepiamo la necessità di fare un riposino. Il nostro corpo ha un altro ormone salva vita che è il cortisolo, il quale attivandosi velocemente, rialza il livello di glucosio, stimolando il fegato all’utilizzo della sua riserva. Se ciò non fosse sufficiente aggredisce le nostre proteine e le trasforma in glucosio (catabolismo muscolare e della matrice).
Tali meccanismi salva vita, creati dall’evoluzione, erano attivati di rado nella vita paleolitica. Poteva per esempio accadere in caso di grandi mangiate di frutta (che contiene una parte di saccarosio, oltre al fruttosio), ma non sicuramente nelle proporzioni odierne (20 volte il limite). Se pensiamo alla dieta moderna, ci si rende conto che ad ogni pasto, attiviamo dei meccanismi che invece dovremmo utilizzare, solo in caso di emergenza.
Pensiamo all’italiano medio, che ha l’abitudine di fare tre pasti e due spuntini a base di carboidrati. Ciò significa attivare per cinque volte al giorno questi ormoni, avendo per 10-12 ore (2-3 ore per ogni post pasto) al giorno, il nostro livello di glucosio a livelli eccessivi. Se considerate che la presenza di 1,1 grammi per litro è ritenuta come fase pre-diabetica e 1,25 come patologia diabetica, noi tecnicamente siamo in tale condizione per la metà della nostra giornata, senza esserne consapevoli.
La nostra evoluzione ha creato una “via del fruttosio” ben precisa, impostata sull’alimentazione ancestrale, basata principalmente sul consumo di questo tipo di zucchero. Al contrario noi oggi, utilizziamo la “via del glucosio”, attivando continuamente l’insulina.
È come continuare a dare fuoco alla nostra casa e richiamare ogni volta i pompieri.
Vivere 120 anni
 
 
 

L’importanza del magnesio (e del cloruro di magnesio) per la nostra salute

Il cloruro di magnesio ha una qualità in più rispetto a qualsiasi altro composto a base di magnesio: rafforza il sistema immunitario e permette di affrontare le infezioni (batteriche e virali) ed aiuta quindi anche a sbarazzarsi dei patogeni.

Asse Intestino – Cervello
Il magnesio è stato utilizzato in passato prevalentemente sotto forma di “Sali di epsom” ovvero solfato di magnesio eptaidrato (formula chimica MgSO4 7H2O) che ha anche una funzione lassativa (qualcuno riporta anche un’efficacia nella riduzione della pressione), e come antiacido. Attualmente viene utilizzato anche sotto forma di idrossido di magnesio, che ha funzione sia lassativa che antiacida ed anche in altre forme.
All’interno del corpo la quasi totalità del magnesio si trova all’interno di cellule e tessuti (99%) e solo l’1% circola ne sangue. Per questo motivo è difficile valutare le eventuali carenze di magnesio solo a partire dal livello di magnesio del sangue (invece è attendibile la stima del magnesio intra-eritrocitario, ovvero del magnesio intracellulare dei globuli rossi).
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Nelle ossa troviamo il 70% del magnesio presente nel corpo umano, il resto si distribuisce principalmente tra tessuto muscolare e tessuto nervoso; già questo dovrebbe far comprendere quanto sia importante il magnesio per una buona salute di ossa (denti compresi), muscoli (cuore compreso), e sistema nervoso (cervello compreso).
Ma il magnesio è coinvolto nell’attività di circa 300 enzimi e quindi sostanzialmente non esiste attività, non esiste funzione del nostro corpo per il quale il magnesio non sia importante. Per esempio anche i calcoli delle vie urinarie possono essere una conseguenza della carenza di magnesio.
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Il dottor Price nel su libro Nutrition and physical degeneration riporta che alcune popolazioni “primitive” che ancora nei primi anni del 1900 si alimentavano secondo le usanze tradizionali (caccia, raccolta e a volte un po’ di agricoltura o di allevamento) arrivavano ad assumere quantità di magnesio fino a 20 volte maggiori degli occidentali “progrediti” che li avevano conquistati.
Adesso, dopo quasi cent’anni, la situazione è ancora peggiorata giacché l’agricoltura industriale depriva regolarmente il suolo di magnesio, così come l’abitudine di cuocere i cibi gettando l’acqua di cottura, così come il consumo di cereali raffinati. Le dosi di assunzione che le nostre istituzioni sanitarie raccomandano per il magnesio sono riferite a quella che appare una “normale” (ovvero diffusa) condizione di carenza.
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Non sorprende che le persone sofferenti di disbiosi, e quindi di un maggiore o minore problema di malassorbimento dei nutrienti abbiano nei loro corpi livelli di magnesio ancora minori, e che l’integrazione di magnesio apporti loro dei particolari benefici. Qui di seguito una carrellata di articoli scientifici conferma di quanto appena detto.
L’articolo The effectiveness of essential fatty acid, B vitamin, Vitamin C, magnesium and zinc supplementation for managing stress in women: a systematic review protocol mostra per esempio (come dice lo stesso titolo), l’efficacia dell’integrazione di acidi grassi essenziali (omega 3), vitamina del complesso B, della vitamina C e magnesio nella gestione dello stress nelle donne.
E qui occorre aprire una parentesi per chiarire che, alla luce di quanto detto sugli effetti delle pillole contraccettive e delle cure ormonali per la menopausa per comprendere come la donna sia soggetta mediamente ad un maggiore carico di farmaci che danneggiano il microbiota con notevoli conseguenze sullo stato mentale e la suscettibilità allo stress.
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La carenza di magnesio nei malati di diabete di tipo 1 e di tipo 2 viene riportata dagli articoli Chromium, zinc and magnesium status in type 1 diabetes e Magnesium and type 2 diabetes . Il secondo in particolare ci informa che una diminuzione della concentrazione intracellulare del magnesio inibisce parzialmente alcune funzioni biologiche che portano alla fine al peggioramento della resistenza insulinica, e che oltre ai bassi livelli di magnesio assunti è da considerare anche l’aumento della perdita di magnesio con l’urina.
L’articolo Oral magnesium supplementation decreases C-reactive protein levels in subjects with prediabetes and hypomagnesemia: a clinical randomized double-blind placebo-controlled trial , ci informa che l’integrazione di magnesio (in soggetti pre-diabetici e carenti di magnesio) porta alla diminuzione dei livelli di un indicatore dell’infiammazione.
L’articolo Addressing potential role of magnesium dyshomeostasis to improve treatment efficacy for epilepsy: A reexamination of the literature , ci informa che l’integrazione di magnesio ha aumentato il livello di soglia per lo scatenarsi delle crisi epilettiche (rendendole quindi meno frequenti).
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L’articolo Effects of transdermal magnesium chloride on quality of life for patients with fibromyalgia: a feasibility study , riferisce della positiva efficacia dell’applicazione del cloruro di magnesio sulla pelle delle gambe e delle braccia dei malati di fibromi algia.
Infine l’articolo Role of fatty acids and micronutrients in healthy ageing: a systematic review of randomised controlled trials set in the context of European dietary surveys of older adults ci informa (a ulteriore conferma di quanto già scritto) che i livelli di acidi grassi essenziali (omega 3) magnesio, vitamina D, zinco, potassio e rame nelle nostre popolazioni occidentali sono spesso al di sotto dei livelli raccomandati, e che per invecchiare bene occorre integrarli.
Detto questo, i casi di eccesso di magnesio sono rarissimi (per quanto pericolosi) ed essenzialmente legati ai casi di disfunzione renale; normalmente infatti una certa parte del magnesio ingerito viene escreta con l’urina, ma se questo meccanismo è bloccato o mal funzionante si può andare incontro ad un pericoloso accumulo di magnesio.
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Per avere dei livelli ottimali di magnesio occorre quindi cambiare abitudini alimentari: evitare i cereali raffinati, non buttare mai via l’acqua di cottura dei cereali e delle verdure orientandosi quindi verso la cottura di cereali in chicchi (cotti a risotto con le verdure) o ancora meglio verso una dieta “ancestrale” (paleolitica) scegliendo dove possibile cibi biologici. In diversi casi di carenza di magnesio può essere utile per un certo periodo assumere degli integratori.
Fra i tanti integratori uno dei più facilmente assorbibili e decisamente il più economico è il cloruro di magnesio, che ha però il brutto inconveniente di avere un sapore decisamente amaro; per gli adulti determinati a stare meglio questo può non essere un grosso problema, ma per i bambini sì.
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È possibile pensare a sciroppi di cloruro di magnesio col miele (in tal caso dopo l’assunzione dello sciroppo andrebbe bevuto un sorso d’acqua) ed esistono in commercio anche pillole di cloruro di magnesio (per i bambini più grandi che riescono già ad inghiottirle, o per gli adulti schizzinosi e frettolosi).
Il cloruro di magnesio ha una qualità in più rispetto a qualsiasi altro composto a base di magnesio: rafforza il sistema immunitario e permette di affrontare le infezioni (batteriche e virali) ed aiuta quindi anche a sbarazzarsi dei patogeni. Ciò vuol dire che il cloruro di magnesio può essere un ottimo e naturalissimo alleato per sconfiggere la disbiosi intestinale specie se utilizzato assieme a dei probiotici specifici (e magari a dell’amido resistente che permette ai probiotici di attecchire meglio).
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Che ci crediate o no alcuni medici sin dai primi anni del 1900 utilizzarono con successo il cloruro di magnesio sia per endovena che per via orale (oltre che applicato sulle ferite) per curare le più disparate condizioni patologiche, curando persino casi di poliomielite, difterite ed altre malattie infettive infantili.
Se volete toccare con mano le prove di quanto appena riferito vi consiglio di leggere il libro Curarsi con il magnesio di Raul vergini (Red Edizioni), dove sono riportate le lettere che il dottor P. Delbet spedì al dottor A. Neveu per informarlo dell’incredibile ostruzionismo posto dalle istituzioni sanitarie francesi alla cura col cloruro di magnesio a dispetto delle tante sperimentazioni positive e della totale assenza di effetti collaterali alle dosi utilizzate.
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Tale semplice, naturalissima e poco costosa cura non venne mai pubblicizzata per una precisa volontà da parte di quelle stesse istituzioni sanitarie sanitari che proprio in quegli anni aprirono le porte a un’altra strategia (questa volta più complessa, più artificiale, più rischiosa e decisamente più costosa, ma proprio per questa apportatrice di maggiori profitti), quella delle vaccinazioni. Prima dell’epoca delle vaccinazioni si prescrivevano farmaci solo ai malati, ma con l’invenzione dei vaccini si realizzò il sogno segreto di qualsiasi azienda farmaceutica: inondare di farmaci tutti i soggetti sani.
Di conseguenza il cloruro di magnesio, l’ennesimo rimedio miracoloso e di bassissimo costo, pur essendo ancora disponibile come integratore in qualsiasi farmacia, è stato messo nel dimenticatoio perché il suo utilizzo si scontrava con gli interessi delle case farmaceutiche. Nonostane tutto troviamo alcune sporadiche ricerche sul suo utilizzo.
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L’articolo Rescue treatment and prevention of asthma using magnesium throat lozenges: Hypothesis for a mouth-lung biologically closed electric circuit riferisce dell’efficacia delle patiglie al cloruro di magnesio per il trattamento e la prevenzione dell’asma. L’articolo Evaluating the Effectiveness of Adding Magnesium Chloride to Conventional Protocol of Citrate Alkali Therapy in Children with Urolithiasis riferisce dell’efficacia dell’aggiunta di cloruro di magnesio alla terapia convenzionale per i calcoli delle vie urinarie. L’articolo Magnesium-adenosine triphosphate in the treatment of shock, ischemia, and sepsis mostra che una molecola ottenuta dalla combinazione di cloruro di magnesio e ATP ha degli effetti benefici nei casi di shock, ischemia e sepsi.
Per assumere il cloruro di magnesio basta comprare il sale (anche in farmacia, sebbene ordinato via internet spesso costi di meno) e scioglierne 25 grammi in un litro d’acqua. Per un adulto Raul ergini nel suo libro Curarsi con il magnesio indica due dosi da 125 cc di tale soluzione (circa mezzo bicchiere d’acqua) due volte al giorno nei casi più gravi e/o di maggiori carenze da magnesio, per poi passare dopo un poco ad una dose di mantenimento di una dose sola (per i bambini di meno di 5 anni le dose vanno opportunamente diminuite).
In realtà, specie se l’assunzione di cloruro di magnesio è associata ad una dieta paleolitica, potrebbe essere necessario iniziare con dosi molto minori ed aumentare gradatamente, altrimenti si rischia di soffrire di una fastidiosa reazione di Herxheimer (diarrea, gonfiore, flatulenza, il temporaneo acuirsi dei sintomi di alcuni disturbi causati dalla disbiosi).
919 Pubblicato su JBI Database System Reviews and Implementations Report. 2015 Aug 14;13(7):104-18, autori McCabe D, Colbeck M.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26455850.
920 pubblicato su Current opinion in clinical nutrition and metabolic care 2015 Nov;18(6):588-92, autori Lin C C, Huang Y L;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26406393.
921 Pubblicato su World Journal of Diabetes. 2015 Aug 25;6(10):1152-7, autori Barbagallo M, Dominguez L J;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26322160.
922 Pubblicato su Archives of medical research 2014 May;45(4):325-30; autori Simental-Mendía L E, Rodríguez-Morán M, Guerrero-Romero F;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24814039.
924 Pubblicato su Journal of Clinical Pharmacology 2015 Aug 27, autori Osborn K E, Shytle R D, Frontera A T, Soble J R, Schoenberg M R;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26313363.
924 Pubblicato su Journal of Integrative Medicine 2015 Sep;13(5):306-13, autori Engen D J, McAllister S J, Whipple M O, Cha S S, Dion L J, Vincent A, Bauer B A, Wahner-Roedler D L;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26343101.
925 Pubblicato su Journal of Human Nutrition Diet 2015 Aug 18, autori Ruxton C H, Derbyshire E, Toribio-Mateas M;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26286890.
926 Pubblicato su Medical Hypotheses. 2006;67(5):1136-41, autore Eby G A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16797866.
927 Pubblicato su International Journal of Preventive Medicine. 2012 Nov; 3(11): 791–797, autori Alaleh Gheissari, Amin Ziaee et al.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3506091/.
928 Pubblicato su Critical Care Medicine 1992 Feb;20(2):263-75, autori Harkema J M, Chaudry I H; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1737460.

Rosa canina 

La verità è che la carenza di vitamina C è un problema ancora oggi e può contribuire allo sviluppo di ogni genere di malattia. La vitamina C è fondamentale per la nostra sopravvivenza, ed è per questo che farai bene a introdurre la rosa canina nella tua vita, perché essa contiene la forma di vitamina C più bioidentica e biodisponibile che esista.

Ci ricordiamo della vitamina C solo quando abbiamo il raffreddore. Anche se nei libri di storia abbiamo letto che i marinai si ammalavano di scorbuto perché nelle lunghe traversate non potevano mangiare frutta fresca – quindi sappiamo bene cosa comporta la carenza di vitamina C – queste notizie si depositano in quei cassetti della mente dove teniamo le informazioni sul DDT, sul mercurio e sugli altri pericoli che vogliamo credere superati.
La verità è che la carenza di vitamina C è un problema ancora oggi e può contribuire allo sviluppo di ogni genere di malattia. La vitamina C è fondamentale per la nostra sopravvivenza, ed è per questo che farai bene a introdurre la rosa canina nella tua vita, perché essa contiene la forma di vitamina C più bioidentica e biodisponibile che esista.
Per il nostro organismo è la più facile da utilizzare; inoltre essa ha il potere di ottimizzare le forme di questa vitamina provenienti da altri cibi. La vitamina C è antinfiammatoria (e quella della rosa canina è la più antinfiammatoria in assoluto), aiuta ad aumentare i globuli bianchi rafforzando i neutrofili, gli eosinofili, i basofili e i macrofagi e rinsaldando le difese immunitarie contro virus, batteri, lieviti, muffe e altri funghi indesiderati.
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La rosa canina è un catalizzatore efficace per combattere ogni tipo d’infezione. Quando un virus come l’Epstein-Barr entra in attività, spesso rilascia nell’organismo neurotossine e dermatossine, e le scorie del virus formano una sostanza gelatinosa chiamata biopellicola. Questa biopellicola non solo è un ricco banchetto per microrganismi nocivi come i batteri, ma può compromettere il funzionamento di organi importanti.
Il fegato agisce da spugna e assorbe la biopellicola nel tentativo di proteggere il corpo, ma la biopellicola può comunque confluire nel sangue; e siccome gran parte del sangue che raggiunge il cuore arriva dal fegato, il residuo gelatinoso può restare intrappolato nelle valvole cardiache, per esempio nella valvola mitralica. Questa può essere la causa nascosta di misteriose palpitazioni, tachicardia, fibrillazioni atriali e aritmia.
La vitamina C della rosa canina è in grado di prevenire questi problemi, perché riesce a dissolvere la biopellicola e aiuta a scomporne i depositi, dando sollievo a chi ha un battito irregolare. La rosa canina è eccezionale per alleviare le infezioni alle vie urinarie – è molto più potente dei mirtilli rossi – e per curare le malattie della pelle. Oltre alla vitamina C, ha anche un contenuto di antiossidanti più elevato di una varietà più ampia rispetto ad altri cibi terapeutici.
L'immagine può contenere: pianta e bevanda
Le radici della rosa canina affondano più in profondità rispetto a quelle di altri arbusti, perciò riescono a raggiungere gli strati del suolo più grassi e argillosi da cui traggono quasi tutti i minerali, compreso il silicio, che ha un’importanza fondamentale. Anche in vivaio, la rosa canina rimane un cibo selvatico: innesti, ibridazioni e coltivazione non intaccano minimamente la sua natura e i suoi poteri.
MALATTIE
Se hai una delle seguenti malattie, prova a introdurre la rosa canina nella tua vita.
Infezioni alle orecchie, problemi dentali, malattie e/o ascessi alle gengive, infezioni alle vie urinarie (comprese quelle alla vescica e ai reni), diverticolite, diverticolosi, sindrome da proliferazione batterica nell’intestino tenue, laringite, tachicardia, fibrillazione atriale, raffreddore, influenza, infezioni ai seni nasali, acne, vitiligine, infezioni alla pelle, infezioni da stafilococco, infezioni da streptococco alla gola, orzaiolo, infezioni agli occhi, MRSA (stafilococco aureo resistente alla meticillina), micosi alle unghie delle mani e dei piedi, affaticamento surrenale, herpes simplex 2 (HSV-2), tutte le malattie e i disturbi autoimmuni, bronchite cronica, sindrome da stanchezza cronica, emorroidi, artrite psoriasica, infezioni batteriche interne, convulsioni, diabete.
SINTOMI
Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre la rosa canina nella tua vita.
Mal di gola, afta, palpitazioni, fegato stagnante e intestino pigro, costipazione, eruzioni cutanee, eccesso di muco, febbre, tutti i sintomi neurologici (anche formicolio, intorpidimento, spasmi, contrazioni involontarie, neuropatia e oppressione al torace), vista appannata, spalla congelata, vampate, vesciche, dolori diffusi, prurito alla pelle, apatia, lesioni al cervello, carenza di minerali, tosse, capogiri, fischio o ronzio all’orecchio (acufene), pelle secca, secchezza agli occhi, malessere, dolore al collo, nervosismo, dolore alla spalla.
SUPPORTO EMOTIVO
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Hai mai la sensazione che qualcuno ti abbia preso di mira? Le opinioni negative degli altri incidono sul tuo stato d’animo? La rosa canina è fondamentale per proteggerti da questo tipo di malanimo. Se gli altri sono contrariati perché scegli degli approcci naturali (per esempio il parto naturale o l’allattamento prolungato), detti le delle regole sul lavoro o segui la tua coscienza invece di scendere a compromessi, porta la rosa canina nella tua vita per bloccare le energie di chi ti attacca e proseguire per la tua strada.
INSEGNAMENTO SPIRITUALE
La bellezza fugace delle rose è da sempre al centro dell’attenzione. Ma cosa succede quando i petali cadono? È un momento che non dovrebbe suscitare malinconia o riflessioni sulla caducità della vita: dovrebbe essere celebrato. Quell’appariscente bocciolo profumato era solo un invito: la festa comincia quando la rosa sfiorisce e la bacca del fiore, il cinorrodo, inizia a maturare. Lo stesso vale per le persone.
La vecchiaia non è un momento da compiangere: la gioventù è solo l’inizio; man mano che invecchiamo e accumuliamo esperienza, mettiamo a frutto il nostro vero valore, una saggezza feconda che possiamo condividere con gli altri per arricchirli interiormente. C’è qualcos’altro nella tua vita che consideri la fine quando in realtà è solo un inizio?
SUGGERIMENTI
La bacca è l’AnimA della rosa canina.
Risultati immagini per rosa canina
Prima di preparare una tisana, esponi al sole per cinque minuti (o più) le bacche essiccate che vuoi utilizzare: il sole attiverà i ricordi più potenti della bacca
– quando oscillava nel vento e si crogiolava al sole in una bella giornata d’agosto
– rafforzandone l’AnimA, in modo che possa trasmetterti tutta la sua potenza.
Quando hai preparato la tisana, aggiungi una spruzzata di limone e del miele grezzo per rendere ancora più efficace il suo contenuto di vitamina C.
TISANA FREDDA DI ROSA CANINA ALL’ARANCIA
Per due tazze
Non appena hai un momento libero per staccare la spina, ricordati della rosa canina e preparati un’abbondante scorta di questa tisana dolce, leggera e tonificante da gustare fredda. Quando trovi il tempo di sorseggiarla da solo o in compagnia, crogiolati al pensiero dei suoi benefici e goditi il semplice piacere di nutrirti.
2 cucchiaini di bacche essiccate di rosa canina
½ tazza di succo d’arancia.
Fai bollire due tazze d’acqua. Immergi la rosa canina e lascia in infusione per almeno cinque minuti. Metti la tisana in frigorifero e lasciala raffreddare. Quando la estrai, aggiungi il succo d’arancia. Servi la tisana con ghiaccio e gustala!
by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita) modificato
 
 
 
 
 
 

Mirtilli selvatici

Per problemi intestinali: si prende un vaso di vetro bianco e si riempie a strati mirtillo e zucchero. Si chiude ermeticamente e si espone per tutta l’estate al sole. Nell’autunno si beve un bicchierino da grappa al giorno, lontano dai pasti e si mangiano le bacche.

Mirtillo serve anche: retiniti, glaucoma (frutto), cataratta, specialmente su soggetti diabetici.
Si trova sotto forma di pastiglie (bacche) nei supermercati ed erboristerie. Succo di mirtillo si consiglia anche per problemi dell’apparato urinario (il succo impedisce a certi batteri e germi di aderire alle pareti dell’apparato urinario- Escherichia coli) ed enuresi infantile.

È facile cadere nell’illusione che il miglior cibo terapeutico si nasconda in qualche luogo selvaggio dei Tropici. Leggiamo di ricercatori che perlustrano la giungla alla ricerca di radici e bacche miracolose, e nei negozi vediamo pacchetti di frutta secca esotica pubblicizzata come “supercibo”. Ci diciamo che forse, un giorno sarà scoperto un autentico cibo miracoloso: la radice, l’erba o la bacca che salverà l’umanità.
Se è vero che le foreste pluviali offrono potenti rimedi naturali, non è lì che i ricercatori troveranno il cibo più prezioso per la nostra salvezza, perché esso si “nasconde” proprio sotto i nostri occhi, in basse piante arbustive: sto parlando del mirtillo selvatico. Non c’è una forma di cancro che i mirtilli selvatici non possano prevenire, né una malattia nota all’umanità da cui non possano proteggere.
Non confondere i mirtilli selvatici con i loro cugini coltivati, che sono più grandi e, anche se fanno bene alla salute, non offrono neanche una frazione dei benefici dei mirtilli selvatici. La differenza tra gli uni e gli altri è la stessa che corre tra il salmone selvatico e quello d’allevamento, o tra una mucca nutrita a mangime industriale e una nutrita a erba e lasciata libera di pascolare, portare i mirtilli selvatici nella tua vita è come bere dal Santo Graal.
I mirtilli selvatici racchiudono informazioni sacre e antiche migliaia di anni. Si sono adattati a ogni variazione del clima per millenni. La loro intelligenza innata li ha indotti a non accettare la monocoltura ma a prosperare nella diversificazione: ne esistono più di cento varietà, che appaiono simili ma hanno una composizione genetica differente, perciò queste piante non potranno mai essere sradicate, qualunque cosa accada in futuro.
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Mentre altre specie possono sopravvivere a un incendio solo se i semi si conservano e vengono ripiantati, i mirtilli selvatici possono bruciare interamente ma torneranno sempre, più forti che mai. Nessun altro cibo del Pianeta ha la capacità di prosperare in condizioni così estreme. Anche se questo suo aspetto viene poco sottolineato, va detto che il mirtillo selvatico è adattogeno per eccellenza.
Attualmente questi frutti hanno conquistato l’attenzione dei nutrizionisti per gli alti livelli di antiossidanti. Ma c’è ben altro. Innanzitutto la loro concentrazione di antiossidanti è la più alta in assoluto tra i cibi esistenti e inoltre essi hanno una sterminata sfilza di proprietà non ancora scoperte.
Tanto per cominciare, oltre a polifenoli, antocianine, antocianidine e resveratrolo dimetilato, contengono decine di varietà di antiossidanti e cofattori di aminoacidi adattogeni che la scienza ancora non conosce. Quando mangi queste bacche, la loro intelligenza innata legge il tuo corpo, cerca potenziali malattie, monitora i tuoi livelli di stress e tossicità e trova il modo migliore per guarirti: il mirtillo selvatico è l’unico alimento che riesce a fare tutto questo.
I mirtilli selvatici sono uno dei più efficaci rimedi per disintossicare il corpo dai metalli pesanti e dai Terribili Quattro, sono anche il più potente alimento per il cervello, il più efficace probiotico e uno dei migliori ricostituenti per il fegato.
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Sostanzialmente, offrono benefici superiori a quelli di qualunque altra fonte per ogni parte del corpo. Una singola bacca contiene più informazioni di internet. Se i ricercatori avessero strumenti tecnologici adeguati per scoprire cosa racchiudono e come utilizzare le sostanze contenute nei mirtilli selvatici, troverebbero una cura per ogni malattia.
Tra un centinaio d’anni la medicina userà questo frutto come chiave per scoprire i segreti della guarigione, prova da subito la FitoMater Sagyrica Alchemica. Se stai attraversando un momento molto difficile e hai bisogno di supporto, fai entrare i mirtilli nella tua vita. Sono ottimi anche se ti serve una sferzata di energia o se devi affrontare sforzi fisici estremi: per uno scalatore che si trova di fronte al pericolo, i mirtilli selvatici possono fare la differenza tra la vita e la morte: sono l’unico cibo del Pianeta a contenere tutto il potere della Fonte Sacra, della divinità, dell’universo, accede all’energia dell’intestino, che li considerano la chiave per la sopravvivenza del genere umano nel futuro. I mirtilli selvatici sono il cibo della resurrezione.
MALATTIE
Per qualunque malattia, soprattutto se è un cancro o se colpisce il cervello – intestino e/o i nervi, prova a introdurre i mirtilli selvatici nella tua vita.
SINTOMI
Per qualunque sintomo, emotivo, spirituale o fisico, prova a introdurre i mirtilli selvatici nella tua vita.
Risultati immagini per mirtilli selvatici
SUPPORTO EMOTIVO
I mirtilli selvatici sanno ispirarci più dei migliori motivatori del Pianeta, perché ci ricuciono a livello emotivo. I mirtilli selvatici rafforzano il tessuto stesso della nostra essenza, in modo da renderci meno suscettibili alle punizioni, ai rifiuti, allo scherno, all’umiliazione, all’abbattimento e all’avvilimento. Se soffri perché ti senti criticato, disprezzato, screditato, svilito o trascurato, questo è il cibo sacro, terapeutico, che fa per te.
INSEGNAMENTO SPIRITUALE
Di certo nella vita avrai avuto un’esperienza che ti ha abbattuto, qualcosa – una malattia, una relazione difficile o un evento tragico – che ti ha messo in ginocchio e ha praticamente annientato il tuo senso d’identità. I mirtilli selvatici comprendono cos’hai passato, sanno chi sei, conoscono i danni che hai subito e possono aiutarti a risorgere.
Già in passato i nativi americani osservavano che, dopo un incendio, l’unica cosa che cresceva sulle ceneri erano le piante di mirtilli selvatici, che addirittura tornavano più forti e più sane che mai. È questa la fonte del loro potere: non solo risorgono dalle ceneri ma usano quelle ceneri a proprio vantaggio.
E grazie alla loro natura adattogena, quando vengono congelati non perdono il loro valore nutrizionale, come accade ad altri frutti e verdure, bensì lo aumentano. La difficoltà di resistere al processo di congelamento spinge il frutto a esprimere al massimo le sue potenzialità, offrendoti un apporto nutrizionale ancora più forte e biodisponibile.
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In entrambe le condizioni estreme, il fuoco e il gelo, i mirtilli selvatici non si limitano a sopravvivere: trionfano. Quando si trovano in una circostanza avversa, l’affrontano e migliorano se stessi per superarla. Se li mangi la loro essenza indistruttibile diventa parte di te. Un’ultima osservazione: sentiamo spesso dire che dobbiamo avere il giusto approccio mentale per attrarre l’abbondanza, plasmare i nostri pensieri e le nostre azioni per manifestare la vita che vogliamo.
Queste indicazioni possono essere molto utili: una persona positiva attrae più facilmente altra positività nella sua vita. A volte, però, è dura esserlo: l’ultima cosa che una persona malata, sofferente o alle prese con difficili traversie vuole sentirsi dire è che se fosse stata più ottimista forse non avrebbe attratto le avversità che ora l’angustiano. Bene, se proprio vuoi saperlo, uno dei segreti per manifestare l’abbondanza è il mirtillo selvatico.
Lo so, non è la risposta che ti aspettavi! Ma è così. Queste piccole bacche sono potenti. Quando aspiri a qualcosa, se vuoi vivere una vita prospera e fortunata, chiedi aiuto ai mirtilli selvatici e vedrai all’opera la loro magia.
SUGGERIMENTI
Spesso il posto in cui è più facile trovare i mirtilli selvatici è il reparto surgelati del supermercato.
Come ho già detto, il congelamento rende i mirtilli selvatici ancora più salutari.
Per gustarli, frullali così come sono per ottenere una deliziosa granita o lasciali scongelare prima di consumarli.
Con i mirtilli selvatici e una banana surgelati puoi preparare un gelato squisito e incredibilmente sano.
Ovunque tu viva, non sottovalutare i mirtilli selvatici che crescono nella tua zona: racchiudono proprietà miracolose che superano di gran lunga quelle dei mirtilli coltivati.
Se conosci qualcuno affetto da una malattia, offrigli dei mirtilli selvatici per mostrargli la tua solidarietà. Quando mangi i mirtilli selvatici, tieni a mente che sono doni, che racchiudono l’AnimA dell’Universo.
TORTA DI MIRTILLI SELVATICI
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Per quattro/sei porzioni
Stracolma di succosi mirtilli selvatici che esplodono in bocca su una dolce crosta di anacardi, questa torta è semplice e perfetta. Per prepararla bastano pochi minuti, lo stesso tempo per farla sparire! Gustala a colazione, come dessert o in qualunque momento ti venga voglia di mangiarla.
⅓ di tazza di anacardi
⅓ di tazza di scaglie di cocco non dolcificate
4 tazze di datteri denocciolati
550 g di mirtilli selvatici scongelati
1 mango a cubetti
Per la crosta, mescola gli anacardi, il cocco e tre tazze di datteri in un mixer fino a ottenere un composto omogeneo. Disponi l’impasto in una tortiera di circa venti centimetri di diametro e pressalo con le dita. Copri e lascia riposare in frigorifero.
Per guarnire, mescola nel mixer metà dei mirtilli selvatici, i datteri restanti e il mango finché si amalgamano. Unisci al composto il resto dei mirtilli. Versa il tutto sulla torta e lascia riposare in frigorifero per almeno quaranta minuti. Servila fredda e gustala!
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Calcolare il carico glicemico

Ad esempio se il grafico delle “le patate bollite” ha generato un’area più piccola del 30% (a confronto del glucosio) significa che questo alimento ha un indice glicemico pari a 70. Ovvero del 70% dell’indice glicemico del glucosio.

Già da molti anni la medicina si é preoccupata di trovare degli strumenti con i quali identificare gli alimenti in grado di stimolare il pancreas a secernere l’insulina. Difatti più velocemente il glucosio è assimilato dai villi intestinali, maggiore sarà il glucosio che si riverserà nel flusso sanguigno, creando il così detto “picco glicemico”.
A tal punto si avrà necessità di produrre più insulina per eliminare il glucosio presente in eccesso nel sangue. Uno scienziato dell’Università di Stanford, il Dottor Crapo, nel 1870, riuscì a dimostrare che diversi alimenti con una quantità identica di carboidrati, avevano picchi glicemici differenti.
Il Dottor Jenkins nel 1981, sulla base del lavoro svolto dal Dottor Crapo, mise a punto la tabella dell’Indice Glicemico per tutti gli alimenti. Egli prese come unità di misura la reazione del corpo dopo l’assunzione di 50 grammi di glucosio puro (ingerito dopo qualche ora di digiuno).
Ha realizzato un grafico che esprimeva all’interno di un triangolo, la quantità di glucosio eccedente il livello basale. Successivamente ha sviluppato gli altri grafici (uno per ogni alimento analizzato) riuscendo a paragonare le area sviluppate nei grafici con quella del glucosio.
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Ad esempio se il grafico delle “le patate bollite” ha generato un’area più piccola del 30% (a confronto del glucosio) significa che questo alimento ha un indice glicemico pari a 70. Ovvero del 70% dell’indice glicemico del glucosio. Osservando il grafico, troverete sulle ascisse (in verticale) la quantità di glucosio nel sangue per litro e sulle ordinate (in orizzontale) il tempo che trascorre da quando abbiamo ingerito l’alimento.
La superficie dell’area campita, calcolata tra la linea degli 0,8 grammi e la linea del grafico del glucosio, è considerata come la quantità di glucosio in eccesso.
Facciamo l’esempio della mela, che ha un indice glicemico pari a 54. Significa che dopo aver mangiato questo frutto, considerando una quantità pari a 50 grammi di carboidrati (fruttosio e glucosio), il sangue registra una quantità di glucosio (oltre il dato basale) che l’insulina ha dovuto smaltire, pari al 54% di quella che avrebbe causato (a confronto) l’assunzione di semplice glucosio.
Gli alimenti in base al loro Indice Glicemico sono stati suddivisi in 3 classi differenti: quelli a basso Indice Glicemico (da 0 a 39); quelli a medio Indice Glicemico (da 41 a 70) e quelli ad alto Indice Glicemico (da 71 a 123).
Come possiamo osservare gli alimenti che rientrano nel basso Indice Glicemico sono principalmente le verdure e la frutta (tranne qualche eccezione).
Ciò perché in tali alimenti i carboidrati maggiormente diffusi si presentano sotto forma di fruttosio, il quale non è scomposto nell’intestino, ma deve subire un processo all’interno del fegato. Solo il saccarosio presente nella frutta e nella verdura (una piccola parte) incide nell’aumento dell’Indice Glicemico.
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Un altro particolare che rende a basso indice tali alimenti è la presenza di fibre solubili, che rallentano la digestione e di conseguenza il tempo di assimilazione del glucosio.
Avrete anche notato che gli alimenti a maggiore Indice Glicemico sono i farinacei (pasta, pane, biscotti), le patate ed il riso (e suoi derivati). Non troveremo nella lista alimenti come il pesce o la carne, che non possedendo praticamente carboidrati all’interno (zuccheri), la loro assunzione non causa nessun picco glicemico, anzi può sviluppare un’efficace contenimento dell’Indice Glicemico anche sugli altri alimenti.
Va inoltre considerato che ogni singolo alimento può avere un scostamento dell’Indice Glicemico, dovuto ad una serie di elementi importanti. Innanzitutto il tempo di cottura o il metodo (esempio frittura o a vapore), che possono demolire i legami delle catene dei carboidrati, diminuendone i tempi di assimilazione e di conseguenza aumenta l’Indice Glicemico (gli spaghetti al dente, ad esempio, hanno un I. G. pari a 45, mentre negli spaghetti cotti di più, l’indice sale a 55). Questo avviene anche con la maturazione della frutta, che aumenta l’assimilazione del saccarosio presente.
I medici si sono però accorti che questo metodo, pur dando delle indicazioni importanti, registrava dati poco veritieri nei confronti di alcuni alimenti. Ad esempio prendiamo il caso della zucca, visto che il suo Indice Glicemico è pari a 75, (molto vicino al glucosio) questo ci farebbe pensare che sarebbe meglio non mangiarla. Ma se consideriamo che tale alimento ha solo il 3,4% di carboidrati, dovremmo mangiarne 3,9 chili per avere un livello glicemico reale rapportato al 75% del glucosio
Per tale motivo qualche anno fa è stato ideato un altro indice, più attendibile, chiamato “Carico Glicemico”.
IL CARICO GLICEMICO
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Gli alimenti sono stati suddivisi in base al loro Carico Glicemico in 4 livelli ben definiti. Alimenti a basso Carico Glicemico (da 0 a 10), a medio Carico Glicemico (da 11 a 19), ad alto Carico Glicemico (da 20 a 30) e ad altissimo carico glicemico oltre i 30.
La formula per calcolare il Carico Glicemico è molto semplice:
Indice Glicemico moltiplicato per la quantità di carboidrati (su 100 grammi di prodotto), diviso 100. Ovvero IG x peso in grammi (dei carboidrati) / 100
Facciamo l’esempio del Carico Glicemico di 100 grammi di glucosio (il nostro riferimento).
100 (l’Indice Glicemico) x 100 (grammi ) = 10.000 diviso 100 = 100 è il Carico Glicemico.
Confrontiamolo con il Carico Glicemico di 100 grammi di zucca. 75 (indice glicemico) x 3,5 (grammi dei carboidrati su 100 grammi di prodotto ) / 100.
262,5 diviso 100 = 2,62 è il Carico Glicemico contro l’Indice Glicemico pari a 75.
A differenza dell’Indice Glicemico, oggi è abbastanza chiaro che 100 grammi di zucca (anche se con Indice Glicemico alto), vista la bassa quantità di carboidrati presenti in proporzione (3,5 grammi), in realtà comporta una indice del 2,62 in riferimento al glucosio (valore 100).
Quindi se la zucca, seguendo la logica dell’Indice Glicemico sarebbe un alimento da evitare, per il calcolo del Carico Glicemico (più veritiero) questo alimento risulta ottimo per la nostra salute.
Tale indice ci permette di conoscere in maniera esatta la differenza tra i vari alimenti ingeriti, iniziando a fare delle scelte consapevoli per la nostra salute.
Infatti dovremmo alimentarci solo con cibi appartenenti alla prima fascia.
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Credo abbiate notato che le verdure e la frutta sono sostanzialmente posizionate nella fascia bassa del Carico Glicemico, mentre i farinacei sono tutti posizionati nella fascia alta (che non dovrebbe essere mai raggiunta). Ad esempio i biscotti da colazione hanno un indice di 50 (cinque volte la quantità del Carico Glicemico consigliato). La pasta ha un Carico Glicemico pari a 40, ben quatto volte gli alimenti di fascia bassa.
Va considerato inoltre, che questo valore è riferito a 100 grammi di prodotto, quando nella realtà molti italiani non si accontentano di consumare porzioni simili, spesso superando i 150 grammi e magari ingerendo durante lo stesso pasto, del pane. In questo particolare caso, il carico complessivo glicemico, può raggiungere il valore di 80 (otto volte la fascia consigliata).
I DIVERSI UTILIZZI DEGLI AMINOACIDI
Come abbiamo già detto gli aminoacidi sono essenziali per il nostro corpo e possono prendere due distinte vie metaboliche, in base alle nostre necessità o alla qualità delle proteine da cui provengono: la via plastica (di costruzione del nostro corpo) e la via energetica (trasformandosi in glucosio).
LA VIA PLASTICA DEGLI AMINOACIDI
La medicina è concorde nel ritenere che il nostro corpo necessita per fini plastici, di almeno 1 grammo di proteine per chilo corporeo, ogni giorno (per persone decisamente sedentarie); quantità che va aumentata fino a 2 grammi, per le persone che svolgono attività sportiva o agonistica. Il nostro corpo utilizza gli aminoacidi per moltissime funzioni.
Approfondimento tecnico.
Risultati immagini per carico glicemico alimentiTra le funzioni più importanti degli aminoacidi ricordiamo, la produzione degli enzimi (principalmente a base proteica), degli ormoni (catecolamina, ormoni tiroidei, serotonina, istamina, insulina, Trh), dei neurotrasmettitori, della matrice extracellulare (tra cui il collagene) e delle cellule stesse (compreso il Dna).
Dobbiamo considerare che il nostro corpo è composto principalmente da proteine, pochi grassi (la quota necessaria è di circa 4 chilogrammi) e pochissimo glucosio (circa 450 grammi). Gli aminoacidi sono basilari per il nostro organismo. Questi mattoni della vita sono utilizzati dagli organi per secernere ormoni ed enzimi, oltre ad essere sfruttati da ogni singola cellula che li utilizza, (tra le varie funzioni) per ricostruire la matrice extracellulare.
Gli aminoacidi viaggiano liberamente nel sangue per essere prelevati dalle cellule che ne abbisognano, mentre quelli in eccesso sono catturati dal fegato per essere trasformati in glucosio. Al contrario, se la nostra alimentazione è povera di proteine, ovvero è inferiore ai 0,85 grammi per chilo corporeo, le nostre cellule sono costrette a prelevare gli aminoacidi direttamente dai muscoli o dalla matrice extracellulare (effetto catabolico).
Esiste un altro problema legato ad un’alimentazione povera di proteine, l’assenza e la penuria degli otto aminoacidi essenziali (che si possono solo assumere dalla dieta). Ciò causa un duplice effetto negativo. In primis, la carenza provoca l’impossibilità per il nostro corpo di produrre la matrice extracellulare, gli ormoni e gli enzimi, causando uno squilibrio delle funzioni del nostro corpo. Secondo, gli aminoacidi non utilizzabili (per penuria di quelli essenziali), sono dirottati dal nostro metabolismo nella via energetica (contribuendo all’aumento di peso).
LA VIA ENERGETICA DEGLI AMINOACIDI
La via meno nobile per gli aminoacidi è sicuramente quella energetica, che però rappresenta il normale calmiere, tra le proteine ingerite e quelle necessarie o utilizzabili ai fini plastici. Difatti il nostro organismo pur avendo una riserva, praticamente inesauribile di aminoacidi non essenziali (che preleva dai muscoli e dalla matrice), non dispone di scorte di aminoacidi essenziali (quelli che non riusciamo a fabbricare da soli).
Risultati immagini per carico glicemico alimenti
Ciò significa che la disponibilità degli stessi (per le 24 ore della giornata) è fondamentale affinché il corpo possa utilizzare gli aminoacidi per il loro scopo plastico. Al contrario la carenza degli aminoacidi essenziali, obbliga il nostro corpo ad utilizzare gli aminoacidi come carburante. Quando nel nostro sangue si accumulano gli aminoacidi (perché non utilizzati dalle cellule), il fegato incomincia a catturarli, iniziando il processo di trasformazione in glucosio (neoglucogenesi).
Approfondimento tecnico.
I procedimenti chimici necessari alla trasformazione degli aminoacidi in glucosio sono: la desaminazione, la transaminazione e la decarbossilazione. Senza entrare nello specifico, in base alla tipologia degli aminoacidi, tali processi chimici servono per separare lo scheletro carbonioso dai gruppi amminici, che possono essere utilizzati per costruire altri aminoacidi o essere trasformati (tramite il fegato) in ammoniaca.
L’ammoniaca è un prodotto tossico per il nostro corpo, per cui è trasformata, attraverso un altro procedimento chimico, in urea. L’urea è rilasciata nel sangue, che sarà filtrato dai reni e verrà smaltita infine, tramite l’urina. Lo scheletro carbonioso (in base al tipo di aminoacido) potrà essere utilizzato nel Ciclo di Crebs o nella glicolisi cellulare (rif pag. 104), a fini energetici.
DOVE TROVIAMO I DIFFERENTI AMINOACIDIImmagine correlata
Vediamo allora gli alimenti che contengono questi aminoacidi essenziali.
La lisina si trova nel merluzzo, nelle sardine, nel maiale, nel pollo, nel bovino, nel formaggio e come fonte vegetale nella soia e nei legumi.
Il triptofano si trova nelle carni, nel pesce, nelle uova, nel latte e come fonte vegetale nel cioccolato, nei legumi, nelle banane, nelle arachidi, nei datteri, nell’avena.
La treonina è presente nella carne di agnello, coniglio, maiale, e bovina, nelle sardine, nel formaggio, nelle uova e come fonte vegetale nei legumi, nei funghi, nelle nocciole e nelle arachidi.
La metionina è riscontrabile nel pesce, nei latticini e come fonte vegetale nei cereali integrali.
La fenilalanina si trova nel formaggio, nelle uova, nel coniglio e come fonte vegetale nei legumi, nel frumento, nelle arachidi e nell’avocado.
La leucina è presente nel pesce, nel pollo, nella ricotta e come fonte vegetale nei cereali e nella frutta secca come nocciole e arachidi.
La isoleucina è rintracciabile nelle sardine, nella carne di bovino, di agnello e di pollo, nei formaggi, nelle uova e come fonte vegetale nelle lenticchie, nella soia, nelle mandorle e nelle arachidi.
La valina la troviamo nella carne d’agnello e di maiale, nei pesci come il salmone, nei formaggi e come fonte vegetale nei legumi come fave, piselli e lenticchie, nella frutta secca (arachidi noci e nocciole).
Vivere 120 Anni
 
 
 
 

Carenze di vitamina D, un problema tanto diffuso quanto sottostimato, che può causare anche malattie degenerative

Di fronte all’emergere di sempre nuovi studi sull’efficacia della vitamina D nel proteggere dalle infezioni, nel prevenire il cancro, l’osteoporosi, la depressione, il diabete, le malattie cardiache e i disturbi renali, bel combattere psoriasi ed altre dermatiti e fino anche la sclerosi multipla

Asse Intestino Cervello
Parte Prima 
È già stato accennato al metodo Coimbra per la cura della sclerosi multipla, ma anche molte altre malattie, dalla psoriasi al cancro passando per l’influenza, sono correlate ad una carenza di vitamina D, la quale a sua volta è frutto di due fattori:
la scarsa esposizione al sole, specie d’inverno, dal momento che le popolazioni “progredite” passano gran parte del loro tempo all’interno di edifici dove il sole non arriva, ed il fatto che le popolazioni che vivono nelle zone meno calde del pianeta (dove c’è minore irraggiamento solare) hanno perso l’abitudine di cibarsi di cibi ricchi di vitamina D.
Ancora peggiore è la sorte della popolazione di pelle nera che, per colpa prima dello schiavismo e poi delle migrazioni, si trova a vivere al di fuori della fascia equatoriale; la pigmentazione scura della loro pelle filtra i raggi solari che aiutano a generare la vitamina D.L'immagine può contenere: cibo
Di fronte all’emergere di sempre nuovi studi sull’efficacia della vitamina D nel proteggere dalle infezioni, nel prevenire il cancro, l’osteoporosi, la depressione, il diabete, le malattie cardiache e i disturbi renali, bel combattere psoriasi ed altre dermatiti e fino anche la sclerosi multipla, ecco che qualche istituzione sanitaria fa qualche passetto avanti nel raccomandare dosi giornaliere appena un po’ maggiori di questa vitamina (che poi in realtà è un ormone, ma storicamente è stata denominata così), ma pur sempre molto al di sotto di quello che dovrebbe essere un valore davvero sufficiente a garantire la salute ai nostri corpi umani.
Negli Stati Uniti per esempio la dose giornaliera raccomandata dalle istituzioni sanitarie è passata da 200 UI a 600 UI, lascia la maggior parte delle persone ancora gravemente carenti di vitamina D. In tal modo alle industrie farmaceutiche resta garantito un vasto numero di clienti che si ammalano (inconsapevolmente) per la carenza di tale sostanza e che sono costretti ad acquistare farmaci vita natural durante. Negli Stati Uniti, secondo alcuni studi scientifici, il 70 per cento dei bianchi e il 97 per cento degli afro-americani hanno carenza di vitamina D, e i neri si ammalano di tumore molto più facilmente dei bianchi .
Lo studio A Statistical Error in the Estimation of the Recommended Dietary Allowance for Vitamin D , ci informa che nel Nord America (ma un po’ in tutto il mondo) le persone hanno sempre più bassi livelli di vitamina nel sangue nonostante le raccomandazioni di assumere 600 UI di vitamina D al giorno (che in teoria avrebbero dovuto portare la quasi totalità della popolazione ad avere livelli di vitamina nel sangue di almeno 20 ng/ml). La realtà è che è stato fatto un errore statistico nella stima della dose raccomandata giornaliera di Vitamina D, e potrebbero essere necessarie (per la popolazione del Nord America) ben 8.800 UI di vitamina D al giorno.
In effetti ormai diversi medici che si occupano di questo ormone del sole affermano che 10.000 UI al giorno, specie d’inverno (e specie nei paesi più lontani dall’equatore) sono una dose che non può causare tossicità alcuna, dal momento che corrisponde a quanto la nostra pelle può produrre stando esposta al sole per circa mezz’ora (nella stagione calda, e nelle ore centrali della giornata).
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Se una persona non si intossica stando al sole (qui stiamo parlando ovviamente di esposizione che non porti a scottature), perché mai dovrebbe risentire della tossicità di una simile dose di vitamina D3? Per altro la nostra pelle ha un sistema di regolazione che impedisce ulteriore produzione di vitamina D innescata dalla radiazione solare quando si arriva, nel corso della giornata, a 20.000 UI al giorno. C’è quindi da sospettare che ulteriori studi e ricerche possano ben presto portare a nuove indicazioni, ben più alte, sulla dose considerata sicura.
L’articolo Risk assessment for vitamin D (“Valutazione del rischio per la vitamina D) ci mostra che il limite massimo di assunzione giornaliera di vitamina D posto a 2.000 UI (ovvero 50 microgrammi) non è basato sui risultati delle ricerche più recenti, e che gli esperimenti condotti a partire dal 1997 (anno in cui è stato stabilito quel limite) non hanno riscontrato, negli adulti, tossicità per dosi maggiori o uguali a 10. 000 UI, che viene considerata dagli autori il nuovo valore ottimale di limite massimo di assunzione di tale sostanza.
Detto questo ogni persona è differente, le statistiche ci danno dei valori medi che non necessariamente sono ottimali per tutti, e molto dipende anche dai valori di vitamina D nel sangue presenti quando si inizia una eventuale integrazione; ci sono persone per esempio che soffrono di dolori al petto con dosi da 5.000 o più al giorno (anche se potrebbe dipendere da una carenza di vitamina K2, che viene esaurita dagli alti livelli di vitmina D3).
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Ci sono persone che riescono ad assorbire meglio degli altri la vitamina D3 e trasformarla nella forma attiva dell’ormone, anche perché ci sono differenze genetiche (alcune di queste possono essere corrette dall’assunzione di vitamina B2), e ci sono persone che hanno una dieta povera di grassi, che non assumono la vitamina D3 coi grassi, o che hanno difficoltà ad assorbire i grassi (come per esempio i malati di fibrosi cistica o di alcuni patologie intestinali). Ricordo infatti che la vitamina D3 e la vitamina K2 sono vitamine liposolubili (che si sciolgono nei grassi e che hanno bisogno dei grassi per l’assunzione).
Anche sui livelli di vitamina D nel sangue considerati normali c’è molto da discutere, dal momento che attualmente si considera sufficiente un livello oltre il 30 ng/ml, ma ci sono diversi studi che mostrano come l’effetto protettivo della vitamina D nei confronti di molte patologie si vede solo quando il tasso di tale sostanza nel sangue sale oltre i 40/50 ng/ml. Il dottor Mercola è uno di quelli che considera insufficiente qualsiasi concentrazione sotto i 50 ng/ml, ottimale la concentrazione tra i 50 e i 70; egli inoltre considera una concentrazione tra 70 e 100 ng/ml come quella utile a trattare il cancro e le malattie cardiache, e una concentrazione sopra i 100 come eccessiva .
Afferma Mike Adams in un suo articolo su naturalnew :
I professionisti della salute bene informati nel campo della nutrizione, speravano che lo IOM suggerisse un aumento del fabbisogno giornaliero di vitamina D che effettivamente aiuterebbe a prevenire il cancro: da 2000 UI al giorno, fino a raggiungere 4000 UI al giorno. La maggior parte dei nutrizionisti informati consigliano da 2000 UI a 4000 UI al giorno per gli adulti. Le ricerche sulla connessione tra cancro e vitamina D parlano chiaro: la vitamina D previene il 77 per cento dei tumori .
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Ma le istituzioni sanitarie fanno terrorismo sulle dosi alte di vitamina D così come lo hanno fatto in passato sulla vitamina C, e considerano 4000 UI una dose eccezionale. Scrive ancora Mike Adams a tal proposito :
I media, prendendo la palla al balzo, hanno segnalato che 10.000 UI causano danni ai reni. Tuttavia, i medici che si occupano di carenza di vitamina D, prescrivono di routine 50.000 UI al giorno per aiutare i pazienti a recuperare e ripristinare i corretti livelli di vitamina D. (Tale quantità è sicura solo per le persone che ne hanno una grave carenza. NaturalNews ne conviene che non è una dose sicura per chi ha già un livello sufficiente di vitamina D nel proprio corpo.)
Il dottor Michael Holick, esperto di vitamina D sistematicamente attaccato dalla medicina convenzionale per il suo voler educare la gente sulla vitamina D, ne prende 3.000 UI al giorno. È protagonista di un servizio speciale per NaturalNews ‘‘Il potere curativo della luce solare e della vitamina D’’ che può essere scaricato gratuitamente all’indirizzo: http://www.naturalnews.com/rr-sunlight.html.
Il capitolo successivo contiene una lunga dissertazione sul valore della vitamine D nelle sue varie forme (ed in particolar modo sulla vitamina D3 nella sua forma solfatata), che già spiega come essa possa influire sul nostro stato di salute e come la sua carenza possa essere correlata a molte patologie.
Qui di seguito una piccola rassegna di alcuni articoli sull’efficacia della vitamina D in relazione alla prevenzione ed alla cura di diverse patologie.
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L’articolo Parkinson: vitamina “D” riduce rischio di ammalarsi dell’agenzia di stampa AGI ci informa su una ricerca effettuata in Finlandia (dove a causa della scarsa esposizione ai raggi solari è molto diffusa la carenza di vitamina D nella popolazione) ci informa che
I ricercatori hanno scoperto che coloro che avevano alti livelli di Vitamina D (il 25% del gruppo) avevano il 67% di chance in meno di contrarre la malattia.
L’articolo Vitamina D, la vitamina delle meraviglie sul sito naturopatiaonline , ci informa su un articolo uscito sul quotidiano britannico The Independent che definisce la vitamina D la wonder vitamin che ricopre un ruolo fondamentale per il benessere dell’intero organismo (…) sono infatti sufficienti 15 minuti al giorno perché l’organismo possa produrre la quantità necessaria, inoltre quella in “eccesso” prodotta nel periodo estivo, viene immagazzinata ed utilizzata nei mesi invernali.
L’articolo La verità sull’influenza sul sito sottovoce360, ci informa dei medici come R. Edgar Hope-Simpson che mettono in relazione le epidemie influenzali con la scarsa insolazione che porta ad un minimo di vitamina D.
Ma Proprio questo anno, due importanti pubblicazioni mediche hanno pubblicato un report firmato dal Dott. John Cannell, uno psichiatra dello Atascadero State Hospital, California. Si tratta di una struttura di massima sicurezza riservata a criminali infermi di mente. Nel suo resoconto, il Dott. Cannell ha notato che gli altri reparti intorno al suo erano stati soggetti a un violento attacco d’influenza nell’aprile 2005. Ma nessuno dei suoi 32 pazienti ha preso l’influenza, sebbene si fossero anche mischiati con i reclusi infetti degli altri reparti.
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In realtà negli ultimi anni l’idea che la scienza medica si era fatta un tempo della vitamina D, ovvero di una sostanza utile solo per prevenire il rachitismo è completamente cambiata fino a riconoscere che tale sostanza (che poi in realtà è un ormone) è coinvolta in quasi tutti gli aspetti della fisiologia umana (e di conseguenza in quasi tutti i processi patologici). In maniera simile la proteina GcMAF (vedi più avanti il capitolo relativo), componente essenziale del cosiddetto “asse della vitamina D” col passare del tempo vede estendere i suoi campi di applicazione.
Un ottimo articolo che spiega tutto ciò in dettaglio (offrendo circa 140 referenze a comprova delle varie affermazioni in esso riportate) è Does Vitamin D Make the World Go ‘Round? (“La vitamina D fa girare il mondo?”) nel quale si afferma che adesso si vanno scoprendo effetti della vitamina D su vari organi del corpo e persino a livello cellulare, che essa è è coinvolta nell’integrità del sistema immunitario innato, che è legata tra l’altro a “patologie infiammatorie e a lunga latenza come sclerosi multipla artrite reumatoide, tubercolosi, diabete e vari tipi di cancro”. Dal momento che la carenza di vitamina D è “la più grande epidemia di carenze nutritive iniziata nel tardo ventesimo secolo”.
Come possiamo leggere anche nell’abstract dell’articolo Metabolism and main effects of vitamin D (“Il metabolismo e gli effetti principali della vitamina D”) , la vitamina D in realtà (a dispetto del nome che le è stato attribuito ai tempi della sua scoperta) non è una vitamina vera e propria, quanto il precursore di un ormone; essa diventa realmente attiva solo dopo che viene idrossilata nel fegato, ovvero dopo che vengono aggiunti ad essa dei gruppi OH (detto ossidrile o gruppo idrossilico). A questo punto il composto, che viene descritto dalla formula 25(OH)D, viene ulteriormente processato dai reni e da molti altri tessuti fino a diventare una molecola detta calcitriolo, la cui formula chimica è 1,25(OH)2D.
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L’articolo ci informa che una volta si conoscevano solo gli effetti della vitamina D come regolatrice del metabolismo del calcio, del fosforo e dell’osso (e quindi è fondamentale per un corretto sviluppo e mantenimento in buona salute di ossa e denti), ma che adesso è noto che i recettori della vitamina D (VDR – dall’inglese vitamin D receptors) sono presenti in quasi tutti i tessuti, che sono quindi equipaggiati con gli enzimi necessari ad effettuare la trasformazione finale in calcitriolo (la forma attiva della vitamina D). L’articolo succitato afferma testualmente che ci sono migliaia di studi che mostrano un’associazione tra la carenza da vitamina D e l’aumento dell’incidenza di molte malattie o di una loro prognosi sfavorevole.
L’indicatore ormai internazionalmente utilizzato per valutare i livelli (e le eventuali carenze) della vitamina D è la concentrazione nel sangue del 25(OH)D (che viene poi, come già detto, processato e trasformato nel calcitriolo). Interessante è notare come in questo articolo si legga testualmente “Non c’è assolutamente consenso sulla definizione di carenza di vitamina D”. Molti esperti associano una grossa carenza di vitamina D ad una concentrazione nel sangue di 25(OH)D minore di 50 nmol/L (ovvero 20 ng/ml) ed una insufficienza di vitamina D ad una concentrazione del 25(OH)D compresa tra 50 e 75 nmol/L (tra i 20 e i 30 ng/ml), ma alcuni considerano ottimale una concentrazione più alta.
 
846 http://www.naturalnews.com/030392_cancer_skin_color.html.
847 Pubblicato su Nutrients. 2014 Oct; 6(10): 4472–4475, autori Veugelers PJ, Ekwaru JP; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4210929/.
848 Pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition. 2007 Jan;85(1):6-18, autori Hathcock JN, Shao A, Vieth R, Heaney R;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17209171.
849 Vedi l’articolo Vitamin D Can Cut Your Flu Risk Nearly in Halfhttp://articles.mercola.com/…/study-shows-vitamin-d-cuts-fl….
850 New vitamin D recommendations promote nutritional deficiency, protect cancer industry 851http://www.naturalnews.com/030598_vitamin_D_Institute_of_Me…, traduzione a cura di Sabrina.
http://www.naturalnews.com/021892.html.
852 Vedi nota precedente n. 773.
853 http://salute.agi.it/…/201007130731-hpg-rsa1003-parkinson_l….
854 http://www.naturopataonline.org/…/545-vitamina-d-la-…/1.html.
855 http://sottovoce360.blogspot.com/…/la-verit-sullinfluenza.h….
856 Sebbene il dottor W. A. Price avesse già compreso che le vitamine liposolubili come la vitamina D fossero molto importanti per il benessere globale dell’organismo.
857 Pubblicato su Breastfeeding Medicine 2008 Dec; 3(4): 239–250. autori Carol L. Wagner, Sarah N. Taylor, Bruce W. Hollis;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2981372/.
858 Pubblicato su Presse Médicale 2013 Oct;42(10):1343-50, autori Souberbielle J C, Maruani G, Courbebaisse M;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24051166.
859 Le misure qui utilizzate sono nanomoli al litro, e nanogrammi al millilitro, dove il prefisso nano corrisponde ad un milionesimo di milionesimo (10–12).
File PDF: VITAMINA D VEGGY
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La miglior Vit D Naturale Veggy

la vitamina D interagisce con le seguenti azioni genomiche non classiche:
Inibizione della crescita cellulare
Regolazione dell’apoptosi
Controllo della differenziazione cellulare
Modulazione della risposta immune
Prevenzione della trasformazione neoplastica
Controllo del sistema renina-angiotesina
Controllo della secrezione insulinica
Controllo della funzione muscolare
Controllo del sistema nervoso

La carenza di vitamina D è davvero diffusissima e in continuo aumento, i ricercatori stimano che il 50% della popolazione  è a rischio, con effetti pesanti sulla sia fisica che emotiva.
Le cause sono molteplici al sole, assunzione di cibi che ne sono poco ricchi, malassorbimento e disturbi gastrointestinali, dell’Asse intestino – cervello, malattie croniche infiammatorie degenerative, invecchiamento della popolazione ecc..
La carenzadi vitamina D potrebbe portare problemi cardiaci, asma nei bambini, disturbi cognitivi negli anziani, problemi a livello delle ossa, fino alla comparsa di osteoporosi, umore altalenante, tristezza immotivata, sudorazione delle mani apparentemente inspiegabile, ecc.
Per vitamina D si intende un gruppo di 5 diverse vitamine: vitamina D1, D2 , D3, D4 e D5. la forma meglio assimilabile per l’organismo umano è la vitamina D3 (colecalciferolo) e fortunatamente offi è disponibile anche una vitamina D3 di origine vegetale indicata quindi anche per Vegetariani e Vegani.
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A cosa serve:
la Vitamina D3 Veggy orosolubile, è un integratore alimentare di vitamina D3 (Vitashine oil microincapsulata) da fonte vegetale dolcificata con glicosidi dello steviolo (estratto di Stevia) utile per colmare le carenze alimentari o gli aumentati fabbisogni organici di questo nutriente. Questa particolare formulazione, grazie alla sua natura vegetale, favorisce l’assimilabilità di questo nutriente incrementandone la propri disponibilità.
Questa preziosa Vitamina D, proviene da un organismo vegetale speciale chiamato Lichene (Cetraria Islandica L.) I licheni sono una specie unica che consiste in un’associazione simbiotica di un fungo con un’alga (partner fotosintetico). I licheni assomigliano ai muschi ma non ci si deve confondere, i muschi sono vegetali molto primitivi, che crescono in luoghi umidi, sul terreno, sulle rocce e sulla corteccia degli alberi e che costituiscono lo strato più basso della vegetazione boschiva, e sono provvisti di clorofilla, la riproduzione del muschio avviene per mezzo di spore.

I licheni sono invece organismi originati, da una simbiotica associazione come già precisato tra funghi e alghe (o anche cianobatteri, organismi unicellulari procarioti, noti come impropriamente come alghe verdi o verdi – azzurre). I primi forniscono acqua e sali minerali ricevendo in cambio sostanze organiche che l’alga produce grazie alla fotosintesi clorofilliana.
Il tallo è il corpo del lichene che può assumere aspetti di croste, lamine lobate colorate, masserelle gelatinose, squamette o anche piccoli cespugli come nel caso di (Cladonia arbuscola). Questa peculiarità permette a detti organismi di sopravvivere  in ambienti particolarmente ostili e a climi estremi, mantenendo al contempo la capacità di produrre ed accomulare ingenti quantità di nutrienti  essenziali, tra cui la Vitamina D3.
Contenuto: 60 compresse orosolubili, senza glutine.
Ingredienti: maltodestrina da mais, acidificante acido citrico anidro, aroma, vitamina D3 da fonte vegetale microincapsulata in polvere (100000 UI/g), agenti antiagglomeranti sali di magnesio degli acidi grassi vegetali e biossido di silicio, edulcorante glicosidi dello steviolo (estratto da Stevia).
Modalità d’uso: si consiglia di assumere 1 o 2 compresse al giorno, secondo necessità, preferibilmente prima dei pasti.
L’assunzione di 2 compresse fornisce l’apporto del 1000% sul valore nutritivo di riferimento giornaliero.
 
 

DMG_Gold (Dimitilglicina)

Problemi cardiocircolatori e gastrointestinali, neuropatie, depressione, allergie, dipendenze, propensione al cancro, e tanto altro ancora……la causa potrebbe essere un errore di trascrizione del tuo DNA, una mutazione nel gene chiamato MTHFR.

Asse Intestino – Cervello
Ecco perchè non dovrebbe mai mancare in ogni protocollo il DMG_Gold (Dimitilglicina) completa Spagyrica Alchemica
Mutazione MTHFR: che cos’è, sintomi e protocollo specifico
Problemi cardiocircolatori e gastrointestinali, neuropatie, depressione, allergie, dipendenze, propensione al cancro, e tanto altro ancora……la causa potrebbe essere un errore di trascrizione del tuo DNA, una mutazione nel gene chiamato MTHFR.
E’ una mutazione di recente scoperta.
Con una metilazione più bassa sei più vulnerabile alle tossine e hai maggiori rischi di contrarre alcuni tipi di malattie.
Ecco alcuni dei rischi che corri:
Iperomocisteinemia e malattie cardiache. L’omocisteina è un amminoacido che può provocare infiammazione e indurimento delle arterie. Si forma naturalmente nel corpo, ma quando, con la metilazione, un gruppo metilico viene donato a una molecola di omocisteina, diventa un amminoacido essenziale benefico, chiamato metionina.
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La metionina è necessaria per svariate reazioni biochimiche nel corpo che coinvolgono la sintesi proteica, un’altra funzione essenziale.
Ridurre l’eccesso di omocisteina aiuta in condizioni come osteoporosi, aborto, cancro e invecchiamento.
Una corretta metilazione promuove la naturale produzione di SAMe (s-adenosil-l-metionina). Questo prodotto può aiutare a ridurre la depressione.
Rischi di diabete
I gruppi metilici sono coinvolti nel rilascio e nell’attività dell’insulina.
Quando il corpo non ha abbastanza gruppi metilici, è più probabile che si abbia il diabete.
Altre malattie
Una metilazione inefficiente è stata collegata anche ad altri problemi di salute inclusi degenerazione maculare, Alzheimer, perdita di capelli e cancro.
Se hai uno o più di questi campanelli d’allarme, vuol dire che c’è una buona probabilità che tu abbia la mutazione MTHFR:
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Alti livelli di omocisteina e conseguenti malattie collegate, provocati da inefficiente metilazione – (6)
Allergie e intolleranze
Asma
Diabete
Squilibri della tiroide
Ridotta capacità di disintossicazione (specialmente dai metalli pesanti)
Dipendenze varie (droghe, alcool, gioco, ecc.)
Propensione al cancro
Malanni “psico-somatici” piccoli e grandi
Carenza di folato: una carenza di folato potrebbe essere collegata alla MTHFR. Tra i sintomi abbiamo: fatica, sensazione di stordimento e dimenticanze. Aborto spontaneo: molti operatori raccomandano il test per la mutazione MTHFR se hai avuto uno o più aborti spontanei.
Problemi gastrointestinali:
come la sindrome da colon irritabile, il morbo di Crohn e la celiachia.
Malattie autoimmuni: come la fibromialgia.
Morbo di Alzheimer
Lunga storia di ansia e depressione
Chi ha la mutazione MTHFR non è in grado di convertire efficacemente il folato nella sua forma biologicamente attiva, per questo deve supplementarlo.
TMG (TRIMETILGLICINA) che trovi bel DMG_GOLD
Risultati immagini per alimentazione sana
La Trimetilglicina (TMG) è una molecola composta da tre gruppi metilici (CH3) legati all’amminoacido glicina.
Si tratta di una struttura molto interessante perché quando la introduciamo attraverso un alimento o come integratore alimentare, la Trimetilglicina dona facilmente 2 o 3 dei suoi gruppi metilici (metilazione).
Il processo di metilazione del corpo, come abbiamo visto sopra, è vitale per la formazione di componenti cellulari essenziali come proteine, acidi nucleici e fosfolipidi che formano le membrane delle cellule nervose.
La TMG lavora per promuovere sani i livelli di omocisteina, da sola o in combinazione con altre sostanze nutritive, ed è un nutriente importante per la salute cardiovascolare.
Nel 1950 è stato scoperto che era benefica per per il cuore e che sembrava funzionare in modo simile alla vitamina B12. Quando un gruppo metilico di TMG viene donato a una molecola di omocisteina, diventa un amminoacido benefico, metionina.
VITAMINA B6 (PIRIDOSSINA)
La Vitamina B6, o piridossina, è una vitamina solubile in acqua, essenziale in più di 140 reazioni enzimatiche, tra cui la produzione di globuli rossi, il metabolismo di carboidrati e proteine, la produzione di neurotrasmettitori e la disintossicazione del fegato
La vitamina B6 sostiene le normali reazioni chimiche in cui sono coinvolte le proteine: quanto più è alto il consumo di proteine, tanto più è necessaria la vitamina B6. La vitamina B6 è co-presente con i folati e la B12 in molti processi vitali.
VITAMINA B12 (METILCOBALAMINA)
La vitamina B12 è una vitamina solubile in acqua che lavora in sinergia con vitamina B6 e folato per rigenerare l’amminoacido metionina, necessario per mantenere i livelli di omocisteina in equilibrio e promuovere la salute del cuore.
Inoltre gioca un ruolo chiave nelle funzioni del cervello e nella produzione di DNA e globuli rossi.
Questa vitamina può essere conservata nel fegato a lungo, quindi una eventuale carenza può richiedere anni per diventare evidente.Per questo, per evitare problemi dovuti a carenza, diventa necessario supplementarla.