Problemi dal lato maschile?

L’innervazione del pene comprende sia nervi autonomi che somatici; l’ossido nitrico (NO) è il mediatore chimico principale dell’erezione e viene rilasciato dall’endotelio (parete dei vasi sanguigni) e dai nervi in seguito ad eccitazione mentale.

La disfunzione erettile è una delle principali patologie urogenitali del paziente maschio: un riassunto delle cause e dei fattori di rischio.

La disfunzione erettile (DE) e l’iperplasia prostatica benigna (IPB), sono le due principali patologie urogenitali del paziente maschio adulto e dell’anziano.

La DE è un problema comune che affligge il 52% degli uomini fra i 40 ed i 70 anni, secondo lo studio epidemiologico americano Massachussetts Male Aging Study, ma viene affrontato solo dal 10% di coloro che ne soffrono. La disfunzione erettile è l’impossibilità del maschio di raggiungere o mantenere un’erezione sufficiente a condurre un rapporto sessuale soddisfacente.

I problemi di disfunzione erettile possono compromettere le relazioni coniugali o sessuali in atto ed essere la causa di matrimoni non consumati e di sterilità, per questo è importante affrontarli e risolverli con opportune terapie.

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Esistono molte cure per affrontare il problema, il primo passo però è quello di individuare l’origine dalla disfunzione, ovvero definire una causa.

L’origine della disfunzione può essere di natura psicologica (es: ansia da prestazione) oppure di natura organica (es: trauma fisico ai genitali). Di solito, quando ci si trova di fronte un esordio improvviso, in assenza di comorbilità o trauma, associato alla presenza di erezioni spontanee mattutine, è più probabile un’origine sociale o psicologica mentre quando l’esordio è graduale e progressivo è molto probabile che alla base della disfunzione erettile ci sia una causa organica.

Tra le cure farmacologiche disponibili gli inibitori delle fosfodiesterasi 5 (PDE5) come sildenafil (Viagra®), tadalafil (Cialis®), vardenafil (Levitra®) e avanafil (Spedra®) sono i farmaci maggiormente impiegati. Questi farmaci vanno assunti sotto stretto controllo medico e non sono esenti da effetti collaterali importanti, possono essere acquistati in farmacia esibendo una ricetta medica.

Altri rimedi sono integratori alimentari a base dell’aminoacido arginina, un precursore del monossido di azoto (NO), un potente agente vasodilatante che favorisce l’erezione. Oltre all’arginina altri precursori del NO sono l’aminoacido citrullina o arginina alfa-ketoglutarato (AKG), reperibili in commercio in compresse o polvere dispersibile in acqua.

Bisogna tuttavia sapere che farmaci e integratori alimentari non hanno alcun effetto afrodisiaco, come spesso si crede assumendo la nota pillola blu (Viagra®); la loro efficacia deve essere accompagnata da stimolazione sessuale ed eccitazione mentale.

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Quali sono le cause di disfunzione erettile?

Cause di natura psicologica:

Tra le più comuni cause di natura psicologica della disfunzione erettile vi è l’ansia da prestazione, la quale determina un effetto inibitorio sull’erezione ed è molto frequente tra i giovani alle prime esperienze sessuali.

Il coinvolgimento emotivo ed affettivo nei confronti del partner svolge un ruolo centrale, poiché individui che non riescono ad avere una reazione erettiva con un partner, possono tranquillamente concludere un rapporto sessuale soddisfacente con altri.

La disfunzione erettile può essere secondaria ad altre patologie psichiatriche come ansia e depressione, e si risolve curando il disturbo primario. Tuttavia molti farmaci antidepressivi e antipsicotici influenzano negativamente la capacità di avere un’erezione e quindi la prestazione sessuale. La disfunzione erettile, dovuta a cause di natura psicologica, non è una condizione permanente. La presenza dell’erezione con autoerotismo ed erezione mattutina involontaria escludono una causa organica.

Erezione

Cause organiche:

La presenza di cause organiche alla base di una disfunzione erettile deve essere diagnosticata dal medico dopo aver escluse tutte le possibili cause di natura psicologica.

La patogenesi della DE può essere così classificata:

– Vascolare: disfunzione endotelio vasale;

– Endocrina: ipogonadismo, iperprolattinemia, sindrome di Cushing, carenza di somatotropina;

– Neurologico: Parkinson, Alzheimer, traumi spinali, neuropatia periferica (diabete);

– Interventi medici: prostatectomia radicale, cistectomia, radioterapia per cancro prostatico;

– Farmaci e sostanze d’abuso: cortisone, psicofarmaci, antipertensivi; l’alcol e la cannabis provocano l’aumento del desiderio sessuale, ma diminuiscono la prestazione sessuale (durata e mantenimento dell’erezione).

Fattori di rischio:

Sono stati infine riconosciuti numerosi fattori di rischio che aumentano la probabilità di insorgenza di una disfunzione erettile tra i quali l’età, il fumo, il consumo cronico di alcol e droghe, la carenza di esercizio fisico, l’ipercolesterolemia, l’obesità ed il diabete.

Poiché la dilatazione dei vasi sanguigni all’interno dei corpi cavernosi del pene è il meccanismo alla base dell’erezione, disfunzioni a carico dell’endotelio vasale provocano una riduzione del rilascio di monossido di azoto (NO), una sostanza con potente azione vasodilatante.

L’aterosclerosi è una grave malattia a carico delle pareti dei vasi sanguigni, e rappresenta il primo fattore di rischio di malattie molto diffuse nei paesi industrializzati come infarto al cuore o ictus cerebrale. Alla base del processo aterosclerotico esiste sempre una disfunzione endoteliale, per cui vi è stretta correlazione tra i fattori di rischio dell’aterosclerosi e quelli della disfunzione erettile.

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Fisiologia: come avviene un’erezione?

L’innervazione del pene comprende sia nervi autonomi che somatici; l’ossido nitrico (NO) è il mediatore chimico principale dell’erezione e viene rilasciato dall’endotelio (parete dei vasi sanguigni) e dai nervi in seguito ad eccitazione mentale.

Il NO agisce all’interno delle cellule della muscolatura liscia delle arteriole dei corpi cavernosi del pene, stimolando la produzione di guanosina monofosfato ciclica (cGMP), responsabile del rilassamento della muscolatura liscia e quindi vasodilatazione.

La vasodilatazione delle arteriole induce sia l’aumento del flusso del sangue al pene che la compressione delle vene, occludendo l’efflusso del sangue venoso; quindi il considerevole aumento di pressione sanguigna all’interno dei corpi cavernosi del pene provoca l’erezione.

Le fosfodiesterasi, in particolare quelle di tipo 5 (PDE5), sono invece enzimi che inibiscono l’azione della cGMP determinando la perdita dell’erezione .

Gli inibitori PDE5 (come ad esempio il Viagra®) e farmaci simili bloccano l’azione delle PDE5, aumentando la sopravvivenza e quindi l’azione vasodilatante della cGMP.

Ruolo fondamentale del monossido di azoto (NO)

Il NO è una molecola abbastanza ubiquitaria nell’organismo, ed è prodotta a partire dall’aminoacido arginina attraverso una reazione biochimica catalizzata dall’enzima ossido nitrico sintetasi (NOS) (Fig.1).

Fig.1 – Sintesi dell’NO a partire dall’arginina

Nell’organismo l’NO svolge numerose funzioni come messaggero chimico: il suo ruolo è riconosciuto a livello cerebrale (apprendimento e memoria), gastrointestinale (modulazione della secrezione e della motilità), respiratorio (controllo della muscolatura liscia dei bronchi), renale (regolazione del flusso ematico al rene). Il suo ruolo preminente tuttavia si esplica a livello del sistema cardiovascolare provocando il rilassamento della muscolatura liscia delle arterie (vasodilatazione), riduzione dell’aggregazione piastrinica e dell’adesività dei leucociti alle pareti dei vasi. Il rilascio di NO da parte delle cellule endoteliali delle arterie del pene provoca l’erezione.

Dopo che l’NO ha agito viene trasformato in una serie di derivati come nitriti e nitrati che vengono eliminati dall’organismo attraverso le urine.

Dr. Michele Pelizzari

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Diabete … What is?

Questa sindrome comporta un aumento del peso e un’intensa sensazione di fame in primis. In caso di diabete aumenta anche il rischio di malattie cardiovascolari e di cancro, di disfunzione erettile e impotenza sessuale

Il diabete è una malattia cronica, anche detta sindrome metabolica, che comporta sempre una condizione di iperglicemia, ossia una quantità di glucosio nel sangue molto elevata. Questo è dovuto ad un calo dell’insulina, ormone che ha il compito di regolare i livelli glicemici nella circolazione sanguigna e nei tessuti e che se deve intervenire sottrae lo zucchero dal sangue e lo mette in riserva sotto forma di grasso.

Questa patologia nel tempo tende ad associarsi ad altre complicanze, soprattutto a livello di danni ai vasi sanguigni (sia per quanto riguarda macroangiopatie, ostruzioni gravi e precoci dei grandi vasi non veramente specifiche della malattia diabetica; sia microangiopatie, alterazioni lievi dei piccoli vasi, per lo più a livello di retina, reni e nervi, tipica quest’ultima della sindrome metabolica presa qui in esame).

Il metabolismo dei glucosidi

Il glucosio rappresenta la più importante fonte di energia per le cellule del nostro organismo e proprio per questo, oltre ad essere utilizzato immediatamente, viene anche immagazzinato in riserve di glicogeno. Il glucosio, dunque, dal sangue (nel quale viene disciolto dopo il processo di digestione degli alimenti) deve essere trasportato all’interno delle cellule per essere utilizzato e immagazzinato.

L’insulina è il principale ormone che regola l’ingresso del glucosio dal sangue nelle cellule (in quelle muscolari e adipose), il deficit di secrezione insulinica o l’insensibilità alla sua azione sono proprio i due meccanismi principali attraverso cui si espleta il diabete mellito.

La gran parte dei carboidrati nel cibo viene convertita entro un paio di ore in glucosio. L’insulina è prodotta dalle cellule β del pancreas come esatta risposta all’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue (per esempio dopo un pasto), le cellule β del pancreas sono infatti stimolate dagli alti valori di glicemia e inibite dai valori bassi.

Se la disponibilità di insulina è insufficiente (deficit di insulina) o se le cellule rispondono inadeguatamente ad essa (insulino – resistenza) o se l’insulina prodotta è difettosa, il glucosio non può essere efficacemente utilizzato dal nostro organismo: la conseguenza di ciò è uno stato di carenza di glucosio nei tessuti con elevati valori nel torrente sanguigno.

le varie tipologie di diabete, classificazione

Esistono diversi tipi di diabete e diverse circostanze in cui esso può presentarsi quindi vediamone assieme le diverse caratteristiche:
Diabete mellito può essere di tipo 1 o di tipo 2

• Diabete di tipo 1: Si configura come patologia autoimmune, poiché causata da una risposta immunitaria contro le cellule β del pancreas, che vengono distrutte e che comporta di conseguenza insulino – deficienza. Questa forma compare in età giovanile. Potrebbe anche essere dovuta a fattori ambientali o genetici.

• Diabete di tipo 2: in questo caso i pazienti conservano una certa funzionalità delle cellule β (responsabili della produzione di insulina), non sufficiente però a mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue e presentano una scarsa sensibilità dei tessuti periferici all’insulina. Il diabete di tipo 2 insorge in tarda età e non è di tipo immunitario, ma dovuto a diversi fattori: ambientali, ereditari e comportamentali.
• Diabete gestazionale: Per diabete gestazionale si intende un aumento dei livelli di glucosio che si manifesta o viene rilevato per la prima volta nel periodo della gravidanza.

Questa condizione si verifica nel 8% delle donne incinte. Generalmente, il diabete gestazionale tende a scomparire al termine della gravidanza; tuttavia, le donne che ne hanno sofferto presentano un rischio più elevato di sviluppare diabete di tipo 2 in età avanzata.

Pur essendo una condizione transitoria, se non viene diagnosticato ed adeguatamente curato, può portare a delle conseguenze, anche gravi, sia per la madre che per il bambino.

Diabete secondario

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E’ conseguente a patologie correlate al pancreas, in seguito a traumi o asportazioni chirurgiche, a malattie endocrine o ancora in seguito a intensi trattamenti farmacologici (soprattutto a base di glicocorticoidi).

Diabete insipido

E’ una forma particolare e rara di diabete, dovuta ad un alterato funzionamento dell’ipofisi, presenta i vari sintomi del diabete mellito senza la condizione di iperglicemia. In questo caso le urine sono molto poco concentrate come conseguenza di una scorretta produzione o secrezione o funzionamento dell’ormone vasopressina (ADH), il quale è regolato in partenza dall’ipofisi.

Il diabete NON è una malattia da eccesso di zuccheri

In Europa circa 75 milioni di persone soffrono di questa malattia e 1 adulto su 4 è in fase pre-diabetica.

Lo stesso endocrinologo Ron Rosedale, ricercatore dei disturbi connessi al diabete, afferma che dato che l’aumento dei casi diabete è avvenuto in un tempo ristretto quasi ad una sola generazione, l’origine non può essere legata a cause genetiche. Inoltre il problema di base riguarda i cambiamenti radicali nello stile di vita e di dieta che si sono verificati negli ultimi 50 anni.

Il consumo sempre più massiccio di carboidrati raffinati e la produzione di alimenti industrialmente elaborati, hanno fatto sì che i nostri cibi fossero molto poveri da un punto di vista nutritivo nonostante avessero un apporto calorico altissimo.

Va osservato inoltre che la situazione è per di più peggiorata dal fatto che lo stile di vita sviluppatosi negli ultimi tempi è sempre più sedentario.

Insulina e leptina: un circolo vizioso

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I principali ormoni che gestiscono le riserve energetiche sono l’insulina e la leptina. Il ruolo del primo lo abbiamo osservato precedentemente, il secondo, meno conosciuto, è stato scoperto relativamente più di recente, è prodotto dal tessuto adiposo e ha come funzione di segnalare al cervello la sensazione di sazietà.

In una condizione in cui il cibo ricco di zuccheri abbonda e l’attività fisica è poca il nostro corpo si sforza di mantenere i livelli di glucosio entro i limiti, e lo fa secernendo quantità crescenti di insulina e leptina.

Maggiore è la velocità con cui assorbiamo il cibo, maggiore è la velocità con cui crescono i livelli di zucchero nel sangue e maggiore è la necessità d’insulina e leptina. Più un alimento è stato raffinato e più sarà assorbito velocemente e più questo squilibrio ormonale si aggrava.

Il nostro organismo si abitua a livelli costantemente elevati di questi ormoni e non risponde più allo stesso modo. Quantità crescenti portato ad esigenze sempre maggiori, questo fenomeno è detto “resistenza” all’insulina e alla leptina.

Raggiunto questo stato il nostro pancreas non è in grado di produrre ancora più insulina e il cervello inizia a non rispondere più ai segnali dati dalla leptina, da qui lo sviluppo della malattia.

Cosa provoca questo disordine metabolico?

Questa sindrome comporta un aumento del peso e un’intensa sensazione di fame in primis. In caso di diabete aumenta anche il rischio di malattie cardiovascolari e di cancro, di disfunzione erettile e impotenza sessuale. Essendo l’insulina un ormone pro-infiammatorio, cresce anche la predisposizione alle infiammazioni. Si rischia l’ipotiroidismo, l’invecchiamento precoce delle nostre cellule e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer (anche definito diabete di tipo III).

L’integrazione è fondamentale

Migliorare la qualità della nostra alimentazione e del nostro stile di vita purtroppo non basta, assume un ruolo fondamentale anche il poter colmare le carenze nutrizionali che mettono in difficoltà il nostro metabolismo:

– Le vitamine del complesso B sono essenziali per attivare il metabolismo dei carboidrati, in particolar modo la vitamina B1 (tiamina) interviene nei processi di assorbimento del glucosio e ne stabilizza i livelli nel sangue;

– La glutammina agisce in concomitanza alla vitamina B1, oltre ad essere fondamentale per la permeabilità della mucosa gastrica;

– La vitamina C ha un ruolo predominante nella prevenzione e risoluzione dei danni che compaiono a livello vascolare in caso di diabete;

– Gli aminoacidi lisina e prolina di conseguenza risultano essere importanti per permettere l’assorbimento della vitamina C;

– L’acido alfa-lipoico, ottimo antiossidante intracellulare che migliora il controllo della glicemia e diminuisce i danni causati dal diabete;

– Il magnesio, assolutamente essenziale per la diminuzione della resistenza insulinica

– La vitamina D3;

– La vitamina K2 diminuisce il rischio di imbattersi nel diabete e aumenta la sensività all’insulina;

– Il cromo potenzia l’azione e la secrezione di insulina;

– La cannella, aiuta ad ottenere un miglior controllo glicemico e abbassa i livelli di emoglobina glicata, dei trigliceridi e dei lipidi totali nei pazienti diabetici;

– L’acqua, è importante per aumentare il rendimento energetico cellulare e per agevolare tutte le reazioni fisiologiche precedentemente nominate.

Dott.ssa Carolina Capriolo

https://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/tiogen-acido-alfa-lipoico/

GlucoErb: https://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/glucoerb/

Depur Essiac: https://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/depuressiac/

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Fonti:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4363979/
http://diabetes.diabetesjournals.org/content/46/11/1786.short
http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0092358
http://www.arcmedres.com/article/S0188-4409(14)00078-2/abstract
http://care.diabetesjournals.org/content/34/9/e147.short
http://www.my-personaltrainer.it/salute/diabete.html
“The Rosedale diet” Ron Rosedale , Carol Colman , pg.134
Glucose Intake and Utilization in Pre-Diabetes and Diabetes Implications for Cardiovascular Disease 2015, Pages 387–401Part II: Diabetes Chapter 32 – Amino Acids Supplementation as Nutritional Therapy Strategy in Diabetes Mellitus Giuseppe D’Antona, MD, PhD