Il testosterone

Il testosterone aumenta la fertilità maschile, agendo sulla maturazione degli spermatozoi, regola il desiderio sessuale (anche per la donna) e migliora l’erezione. Secondo recenti studi clinici, tale ormone interagisce con i recettori neuronali aumentando sia il numero che la dimensione delle cellule nervose e dei prolungamenti nervosi (dendriti). In tal modo rigenera i nervi e li protegge da malattie neurodegenerative.

Asse Intestino – Cervello
Vista la disinformazione che subiamo, ognuno di noi crede che il testosterone sia un ormone
esclusivamente maschile. In verità esso è prodotto da entrambe i sessi, ma da organi ed in quantità differenti. Nell’uomo il testosterone viene prodotto nelle “cellule di Leydig”, nella donna dalle ghiandole della corteccia surrenale.
Approfondimento tecnico.
In tutti e due i generi, inizia nell’ipotalamo con la secrezione di un fattore di rilascio, le gonadotropine (Gnrf), capaci di stimolare l’ipofisi al rilascio nel circolo sanguigno dell’ormone luteinizzante (Lh) e dell’ormone fillico-stimolante (Fsh).
Nell’uomo questi due ormoni raggiungono le “cellule di Leydig” per stimolare la produzione di testosterone; il Fsh raggiunge le “cellule di Sertoli” per attivare la produzione di spermatozoi (entrambe le cellule si trovano nei testicoli).
Nella donna invece l’ormone Gnrf, raggiunge le ghiandole della corteccia surrenale dov’è prodotto il testosterone.
La funzione principale del testosterone (e dell’estradiolo) è quella di raggiungere le “cellule bersaglio”, legarsi ai recettori del citoplasma ed infine raggiungere il nucleo dove avviene la sintesi di nuove proteine.
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La differenza tra i due sessi, riguarda sia la quantità prodotta per giorno, pari a 5 mg nell’uomo (molto più di quello della donna), che nell’utilizzo dell’ormone stesso. Difatti l’uomo lo utilizza tale e quale, mentre la donna lo converte in un estrogeno chiamato estradiolo (tramite l’enzima aromatasi). Entrambe gli ormoni in pratica aumentano sensibilmente lo sviluppo muscolare e la riparazione della matrice extracellulare, compresa la ricalcificazione delle ossa.
Altre funzioni importanti del testosterone.
Il testosterone aumenta la fertilità maschile, agendo sulla maturazione degli spermatozoi, regola il desiderio sessuale (anche per la donna) e migliora l’erezione. Secondo recenti studi clinici, tale ormone interagisce con i recettori neuronali aumentando sia il numero che la dimensione delle cellule nervose e dei prolungamenti nervosi (dendriti). In tal modo rigenera i nervi e li protegge da malattie neurodegenerative.
Difatti una quantità maggiore di testosterone ha fatto rilevare un umore ristabilito, un miglioramento della concentrazione e della memoria a breve. Nel 13° Congresso Mondiale di Endocrinologia è stato dimostrato che il testosterone aumenta una neurotrofina (famiglia di proteine), che nel cervello aiuta la riparazione delle cellule nervose danneggiate e stimola le cellule staminali a trasformarsi in neuroni.
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È stato riscontrato che diminuendo la presenza di testosterone (e di estradiolo), aumenta di molto il rischio di malattie come il Parkinson e l’Alzheimer.
PROMOTORI DEL TESTOSTERONE
Come tutti gli ormoni, la quantità di testosterone dipende da un giusto equilibrio tra alimentazione, attività fisica ed un riposo profondo.
Per quanto riguarda l’alimentazione, avendo come precursori delle proteine, è fondamentale assumerle durante tutta la giornata (in particolare carne rossa). È stato inoltre accertato che il consumo di grassi stimola la produzione di tale ormone. Parlando dell’attività fisica, si ha maggiore secrezione di testosterone praticando sport di tipo pesistico (durante l’allenamento, il testosterone nel flusso sanguigno aumenta fino al 49%).
Un altro tipo di “allenamento” che stimola il testosterone è l’attività sessuale (praticando sesso si produce tale ormone, inducendo i soggetti a ricongiungersi, come in un circolo vizioso). Visto che la produzione di testosterone ha un ritmo circadiano, con un picco dalle 3 alle 9 di mattina (responsabile delle erezioni mattutine), è fondamentale fare dei sonni profondi (che inibiscono il cortisolo, vero antagonista del testosterone).
DIMINUZIONE DEL TESTOSTERONE
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Le cause che diminuiscono la produzione di testosterone o ne inibiscono le funzioni sono diverse. A livello fisiologico la diminuzione è legata all’avanzare dell’età. Difatti a partire dai 30 anni si nota una diminuzione dell’1% annuo, con fenomeni di calo del 30-50% intorno ai 50 anni e di oltre il 60% dopo i 70 anni (fenomeno dell’andropausa).
Le cause dell’inibizione della produzione di testosterone sono causate dalla mancanza di materia prima, ovvero non ingerendo abbastanza proteine e da problemi legati alla presenza di cortisolo. Come vedremo più avanti, sia il cortisolo (ormone dello stress) che il testosterone hanno il medesimo precursore, il pregnolone. Quando siamo stressati, la richiesta di produzione del cortisolo (che ha la priorità) esaurisce le riserve di pregnolone e le “cellule di Leydig” a quel punto, non sono in grado di produrre il testosterone. Esiste un problema nell’uomo di diminuzione del testosterone anche in correlazione all’aumento delle riserve di grasso.
Difatti il sangue distribuisce il testosterone in maniera egualitaria nelle cellule del nostro corpo e quando entra nelle cellule adipociti (del grasso), queste lo trasformano in estradiolo (tramite l’enzima aromatasi). Ciò comporta una minore disponibilità di testosterone per le altre cellule e di conseguenza uno squilibrio ormonale (principale rischio di tumore alla prostata).
Un altro fattore che diminuisce la quantità di testosterone libero (solo il 3%) è l’enzima 5-alfareduttasi (stimolato dall’ormone IGF) che lo trasforma in diidrotestosterone (Dht). Anche l’alcool inibisce il testosterone e per questo motivo, non bisognerebbe superare i due bicchieri di vino al giorno.
Vivere 120 Anni
 
 
 
 

Problemi dal lato maschile?

L’innervazione del pene comprende sia nervi autonomi che somatici; l’ossido nitrico (NO) è il mediatore chimico principale dell’erezione e viene rilasciato dall’endotelio (parete dei vasi sanguigni) e dai nervi in seguito ad eccitazione mentale.

La disfunzione erettile è una delle principali patologie urogenitali del paziente maschio: un riassunto delle cause e dei fattori di rischio.

La disfunzione erettile (DE) e l’iperplasia prostatica benigna (IPB), sono le due principali patologie urogenitali del paziente maschio adulto e dell’anziano.

La DE è un problema comune che affligge il 52% degli uomini fra i 40 ed i 70 anni, secondo lo studio epidemiologico americano Massachussetts Male Aging Study, ma viene affrontato solo dal 10% di coloro che ne soffrono. La disfunzione erettile è l’impossibilità del maschio di raggiungere o mantenere un’erezione sufficiente a condurre un rapporto sessuale soddisfacente.

I problemi di disfunzione erettile possono compromettere le relazioni coniugali o sessuali in atto ed essere la causa di matrimoni non consumati e di sterilità, per questo è importante affrontarli e risolverli con opportune terapie.

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Esistono molte cure per affrontare il problema, il primo passo però è quello di individuare l’origine dalla disfunzione, ovvero definire una causa.

L’origine della disfunzione può essere di natura psicologica (es: ansia da prestazione) oppure di natura organica (es: trauma fisico ai genitali). Di solito, quando ci si trova di fronte un esordio improvviso, in assenza di comorbilità o trauma, associato alla presenza di erezioni spontanee mattutine, è più probabile un’origine sociale o psicologica mentre quando l’esordio è graduale e progressivo è molto probabile che alla base della disfunzione erettile ci sia una causa organica.

Tra le cure farmacologiche disponibili gli inibitori delle fosfodiesterasi 5 (PDE5) come sildenafil (Viagra®), tadalafil (Cialis®), vardenafil (Levitra®) e avanafil (Spedra®) sono i farmaci maggiormente impiegati. Questi farmaci vanno assunti sotto stretto controllo medico e non sono esenti da effetti collaterali importanti, possono essere acquistati in farmacia esibendo una ricetta medica.

Altri rimedi sono integratori alimentari a base dell’aminoacido arginina, un precursore del monossido di azoto (NO), un potente agente vasodilatante che favorisce l’erezione. Oltre all’arginina altri precursori del NO sono l’aminoacido citrullina o arginina alfa-ketoglutarato (AKG), reperibili in commercio in compresse o polvere dispersibile in acqua.

Bisogna tuttavia sapere che farmaci e integratori alimentari non hanno alcun effetto afrodisiaco, come spesso si crede assumendo la nota pillola blu (Viagra®); la loro efficacia deve essere accompagnata da stimolazione sessuale ed eccitazione mentale.

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Quali sono le cause di disfunzione erettile?

Cause di natura psicologica:

Tra le più comuni cause di natura psicologica della disfunzione erettile vi è l’ansia da prestazione, la quale determina un effetto inibitorio sull’erezione ed è molto frequente tra i giovani alle prime esperienze sessuali.

Il coinvolgimento emotivo ed affettivo nei confronti del partner svolge un ruolo centrale, poiché individui che non riescono ad avere una reazione erettiva con un partner, possono tranquillamente concludere un rapporto sessuale soddisfacente con altri.

La disfunzione erettile può essere secondaria ad altre patologie psichiatriche come ansia e depressione, e si risolve curando il disturbo primario. Tuttavia molti farmaci antidepressivi e antipsicotici influenzano negativamente la capacità di avere un’erezione e quindi la prestazione sessuale. La disfunzione erettile, dovuta a cause di natura psicologica, non è una condizione permanente. La presenza dell’erezione con autoerotismo ed erezione mattutina involontaria escludono una causa organica.

Erezione

Cause organiche:

La presenza di cause organiche alla base di una disfunzione erettile deve essere diagnosticata dal medico dopo aver escluse tutte le possibili cause di natura psicologica.

La patogenesi della DE può essere così classificata:

– Vascolare: disfunzione endotelio vasale;

– Endocrina: ipogonadismo, iperprolattinemia, sindrome di Cushing, carenza di somatotropina;

– Neurologico: Parkinson, Alzheimer, traumi spinali, neuropatia periferica (diabete);

– Interventi medici: prostatectomia radicale, cistectomia, radioterapia per cancro prostatico;

– Farmaci e sostanze d’abuso: cortisone, psicofarmaci, antipertensivi; l’alcol e la cannabis provocano l’aumento del desiderio sessuale, ma diminuiscono la prestazione sessuale (durata e mantenimento dell’erezione).

Fattori di rischio:

Sono stati infine riconosciuti numerosi fattori di rischio che aumentano la probabilità di insorgenza di una disfunzione erettile tra i quali l’età, il fumo, il consumo cronico di alcol e droghe, la carenza di esercizio fisico, l’ipercolesterolemia, l’obesità ed il diabete.

Poiché la dilatazione dei vasi sanguigni all’interno dei corpi cavernosi del pene è il meccanismo alla base dell’erezione, disfunzioni a carico dell’endotelio vasale provocano una riduzione del rilascio di monossido di azoto (NO), una sostanza con potente azione vasodilatante.

L’aterosclerosi è una grave malattia a carico delle pareti dei vasi sanguigni, e rappresenta il primo fattore di rischio di malattie molto diffuse nei paesi industrializzati come infarto al cuore o ictus cerebrale. Alla base del processo aterosclerotico esiste sempre una disfunzione endoteliale, per cui vi è stretta correlazione tra i fattori di rischio dell’aterosclerosi e quelli della disfunzione erettile.

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Fisiologia: come avviene un’erezione?

L’innervazione del pene comprende sia nervi autonomi che somatici; l’ossido nitrico (NO) è il mediatore chimico principale dell’erezione e viene rilasciato dall’endotelio (parete dei vasi sanguigni) e dai nervi in seguito ad eccitazione mentale.

Il NO agisce all’interno delle cellule della muscolatura liscia delle arteriole dei corpi cavernosi del pene, stimolando la produzione di guanosina monofosfato ciclica (cGMP), responsabile del rilassamento della muscolatura liscia e quindi vasodilatazione.

La vasodilatazione delle arteriole induce sia l’aumento del flusso del sangue al pene che la compressione delle vene, occludendo l’efflusso del sangue venoso; quindi il considerevole aumento di pressione sanguigna all’interno dei corpi cavernosi del pene provoca l’erezione.

Le fosfodiesterasi, in particolare quelle di tipo 5 (PDE5), sono invece enzimi che inibiscono l’azione della cGMP determinando la perdita dell’erezione .

Gli inibitori PDE5 (come ad esempio il Viagra®) e farmaci simili bloccano l’azione delle PDE5, aumentando la sopravvivenza e quindi l’azione vasodilatante della cGMP.

Ruolo fondamentale del monossido di azoto (NO)

Il NO è una molecola abbastanza ubiquitaria nell’organismo, ed è prodotta a partire dall’aminoacido arginina attraverso una reazione biochimica catalizzata dall’enzima ossido nitrico sintetasi (NOS) (Fig.1).

Fig.1 – Sintesi dell’NO a partire dall’arginina

Nell’organismo l’NO svolge numerose funzioni come messaggero chimico: il suo ruolo è riconosciuto a livello cerebrale (apprendimento e memoria), gastrointestinale (modulazione della secrezione e della motilità), respiratorio (controllo della muscolatura liscia dei bronchi), renale (regolazione del flusso ematico al rene). Il suo ruolo preminente tuttavia si esplica a livello del sistema cardiovascolare provocando il rilassamento della muscolatura liscia delle arterie (vasodilatazione), riduzione dell’aggregazione piastrinica e dell’adesività dei leucociti alle pareti dei vasi. Il rilascio di NO da parte delle cellule endoteliali delle arterie del pene provoca l’erezione.

Dopo che l’NO ha agito viene trasformato in una serie di derivati come nitriti e nitrati che vengono eliminati dall’organismo attraverso le urine.

Dr. Michele Pelizzari

Erbèros

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EnerVin

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