La trementina e la sua efficacia contro Candida, Batteri patogeni e Parassiti 

In alcuni casi si propone l’utilizzo della trementina come cura per il diabete e la diarrea, l’epilessia causata da commozione cerebrale (assunzione orale), contro il tifo, la cancrena secca, la sciatica, erisipela (assunzione orale e clisteri nonché applicazione esterna), ritenzione urinaria, nevralgie, idropisia, ernie strangolate, malattie mentali come il cosiddetto isterismo, leucorrea, emorragia uterina, alcuni casi di peritonite.

Asse Intestino – Cervello
Artrosi, gotta, reumatismo, e tanto tanto altro ….
L’articolo Cytokines inhibit the development of liver schizonts of the malaria parasite Plasmodium berghei in vivo descrive un esperimento sui roditori, e mostra che l’iniezione sottocutanea di olio di trementina prima dell’inoculazione di un parassita unicellulare (anche 24 ore prima) ne inibisce la proliferazione.
L’articolo attribuisce tale effetto protettivo ad una risposta del sistema immunitario mediata dalle citochine. Parto da questo esempio apparentemente di secondaria importanza per mostrare che la trementina, ben lungi dall’essere un potente veleno, può essere, in opportune piccole dosi una sostanza medicamentosa, di cui non solo si studiano le applicazioni in campo medico e veterinario, ma il cui utilizzo è noto e sperimentato sin dall’antichità. Persino il medico più famoso dell’antichità, Ippocrate, ne faceva uso.
Troviamo traccia di questo uso antico della trementina (un liquido che si ottiene dalla distillazione della resina delle conifere) nel libro La scienza dei Magi di Giuliano Kremmerz (Edizioni Mediterranee) dove a pagina 325 si legge dell’antico uso della trementina come vermifugo, stimolante, antidoto per il tetano e per la peritonite puerperale (del libro si possono leggere alcuni stralci su google books).
Dell’antico uso della trementina riferisce anche l’articolo scientifico The essential oil of turpentine and its major volatile fraction (alpha- and beta-pinenes): a review (“L’olio essenziale di trementina e la sua più importante frazione volatile, alfa e beta pineni: una rassegna”) , il quale spiega nel dettaglio l’azione di questa sostanza naturale contro molti patogeni, portando come referenze molti altri articoli scientifici che ne corroborano le affermazioni.
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Nell’articolo non viene però dettagliata nessuna procedura sul suo utilizzo terapeutico riguardo a modi, tempi, dosi, ed eventuale tossicità (la quale indubbiamente esiste superata una certa soglia.
Sul web troviamo diverse testimonianze dell’uso di quesa sostanza (estratta dalla resina del pino) non solo come agente contro candida e patogeni intestinali (e non), ma anche come antiparassitario.
Una testimonianza particolarmente rilevante è quella descritta dalla dottoressa Jennyfer Daniels nel suo libro (un e-book gratuito) The candida cleaner . La dottoressa Daniels ha subito una pesante repressione da parte delle autorità istituzionali per il fatto che invece di imbottire i propri pazienti di farmaci sintomatici si impegnava a curarli per davvero per mezzo di cambiamenti allo stile di vita e all’alimentazione stato pesantemente (decidete voi se questo ne fa un professionista più o meno attendibile, magari leggendo anche il suo libro di denuncia sul sistema sanitario moderno basato sulla somministrazione di farmaci si sintesi che alla lunga risultano persino mortali. Il libro si intitola The lethal dose (murder by medicine is no accident) ovvero “La dose letale (la morte a causa della medicina non è un incidente)” .
Il suo libro sulla trementina parte da una chiacchierata con un paziente la cui nonna utilizzava la trementina e quindi descrive la sua esperienza di utilizzo di questa sostanza (in opportune e piccole dosi) dapprima su se stessa e poi su alcuni pazienti disposti a sperimentare questo metodo di cura una volta molto diffuso tra le persone meno abbienti, specialmente tra le comunità afro-americane.
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La dottoressa spiega che l’uso tradizionale è quello di inzuppare letteralmente una zolletta di zucchero nella trementina: lo zucchero rappresenta l’esca per la candida (ed altri patogeni e parassiti che di esso sono ghiotti) mentre la trementina rappresenta il veleno che sta dentro l’esca. Queste prime esperienze, l’hanno portata a dedurre che la dose massima per un adulto è di un cucchiaino da tè (per l’esattezza 5 ml) di trementina per inzuppare tre cubetti di zucchero (piccoli però, di un cm3), due volte alla settimana.
Se fosse vero sarebbe un incredibile miracolo, una medicina da prendere appena due volte a settimana, altro che protocolli complicati! Però la dottoressa afferma che per funzionare per bene la cura comprede anche tutta una serie di passaggi preliminari di modifica della dieta e di ottimizzazione delle funzionalità degli organi dedicati alla depurazione, giacchè (come abbimao già visto in precedenza) uccidere i patogeni significa spesso esporsi a delle pesanti reazione di disintossicazione e bisogna essere in grado di smaltire questo flusso di tossine.
In alternativa è forse ipotizzabile partire da dosi microscopiche espresse in gocce e piano piano aumentare non superando mai le dosi di due cucchiaini da tè a settimana (per un adulto); di pari passo ovviamente, in qualsiasi tentativo di riduzione della disbiosi intestinale, occorre integrare probiotici e/o cibi fermentati. Ovviamente la dottoressa Daniels, quando parla di trementina, intende puro olio di trementina di grado alimentare, e non una qualsiasi sostanza reperibile in ferramenta o sullo scaffale di un supermercato o in un colorificio (dove è facile trovare trementina mescolata con prodotti derivati dal petrolio).
Ci si riferisce quindi a trementina purissima di grado alimentare, o a trementina rettificata; la trementina rettificata è quella sottoposta a doppia distillazione, ed è anche quella utilizzata in ambito medico per applicazioni topiche. La migliora è che abbia la Cromatografia dei gas essendo un olio essenziale e la percentuale del chemitipo.
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Purtroppo, a differenza del biossido di cloro, per la trementina non è possibile dire che il suo utilizzo sia assolutamente sicuro, ma occorre anche qui non confondere tra effetto tossico (che si ha anche con un antibiotico o un analgesico preso a dosi maggiori di quelle terapeutiche) e reazione di Herxheimer (ovvero le tossine liberate dai patogeni uccisi dal rimedio). Sicuramente bere mezzo bicchiere di trementina può essere alquanto rischioso, come è rischioso inghiottire tutte in una volta le capsule di una confezione di farmaci; persino bere 5 litri di acqua in un giorno solo può costituire un grosso rischio per la salute. Ugualmente pericoloso è assumere un etto di sale in un giorno solo, quando un pizzico di sale non fa certo male (specie se è integrale).
In realtà spulciando diversi antichi libri di medicina si scopre che molte malattie citate in questo libro e correlate a disbiosi/parassitosi si curavano un tempo con l’olio di trementina pura (trementina rettificata) o con l’olio essenziale di trementina, sia per via orale che per via rettale (clisteri) e le dosi in alcuni casi sono persino maggiori di quelle più prudentemente enunciate dalla dottoressa Daniels.
Sicuramente bisogna stare attenti e prendere con le dovute cautele alcune informazioni che vengono da questi libri, scritti in un’epoca in cui non c’erano ancora gli studi in doppio cieco con gruppo di controllo, ed in cui (appunto per questo) si utilizzavano anche pseudo-rimedi inutili se non addirittura dannosi (vedi il ricorso al salasso o a rimedi a base del tossicissimo mercurio). Quello che conforta è proprio il fatto che nella grande maggioranza dei casi si tratta di testimonianze sulla cura di malattie che in questo stesso libro abbiamo visto essere legate alla condizione di disbiosi/parassitosi.
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Il primo libro che passo in rassegna è Instituzioni di materia medica di Domenico Bruschi (con note del dottore Giovani Pozzi, Volume 2, Società Editrice, Milano 1837) nel quale troviamo i seguenti riferimenti alla trementina.
A pagina 113 si discute dall’associazione di un olio animale (olio di DIppel) all’olio di trementina, come mezzo antielmintico (contro i vermi parassiti); questa mistura al 75% di trementina viene indicata dal dottor Chabert come valida anche per espellere le tenie, assumendone un cucchiaio da caffè al giorno ed aumentando pian piano la dose.
A pagina 254 si afferma che la trementina, al pari di altre sostanze, ha una sorta di “affinità elettiva” per i reni, ed ha effetto diuretico.
A pagg 293-309 troviamo un lungo capitolo (circa 15 pagine) sugli usi medici della trementina. Secondo l’autore la trementina in generale è stimolante, ed eccita a maggiore attività gli organi secernenti; egli riporta il fatto che gli antichi medici conoscevano già la trementina come rimedio antisettico,
e non dubitarono perciò di usare la trementina nella cura di quelle malattie, che eglino riferivano alla classe dei morbi originati da stato di setticismo negli umori.
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Della trementina si afferma la validità terapeutica per le affezioni dei reni, suppurazione dei reni, piaga e catarro della vescica, di gonorrea acuta o cronica. Si segnalano le testimonianze nella letteratura medica antecedente di casi cachessia cronica e di amenorrea curati con la trementina. Si segnalano altri successi ottenuti nei confronti di malattie cutanee, nel reumatismo acuto e cronico, nell’artrite e nella gotta,
Uno dei metodi di somministrazione della trementina (egli considera specificamente quella di Venezia, ottenuta dalla distillazione della resina del Larice), anzi quello che l’autore considera il migliore, consiste nel formare con questa sostanza dei boli, riunendola a sufficiente quantità di zucchero polverizzato, di amido, di polvere di liquirizia e di gomma arabica. Altro metodo consiste nello sciogliere la trementina nel tuorlo d’uovo. Le dosi indicate sono fino a 2 grammi, per due o tre volte al giorno.
Notevole quanto riferito dei clisteri con la trementina, laddove va ricordato che un’oncia corrisponde a circa 30 grammi.
Siccome contro alcune malattie intestinali si sono lodati da qualche medico scrittore i clisteri colla trementina; cosi ci piace indicare che la dose di questa sostanza da impiegarsi per ogni clistere può essere da mezz’oncia ad un’oncia.
(…) E infine d’avvertirsi che alcuni clinici si sono utilmente serviti della iniezione di clisteri preparati coll’olio di trementina, tanto nei casi di verminazione, quanto ancora nella cura di certe speciali malattie del tubo intestinale.
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L’autore quindi inizia a discutere dell’olio di trementina che si ottiene dalla distillazione della trementina stessa, il quale, oltre ad azione diuretica, ha una forte azione antiparassitaria, e che secondo alcuni medici dell’epoca è considerato il rimedio d’elezione contro i vermi parassiti, più forte anche del decotto di radici di melograno. Egli riporta che il dottor Pommer utilizza contro le tenie da due a quattro once al giorno di olio di trementina suddivise in 4 somministrazioni ad intervalli regolari nel corso della giornata.
Detto questo alcuni amici che hanno sperimentato la trementina non sono riusciti ad andare oltre i 10 ml in una volta sola, dose che ha procurato qualche fastidio di un certo rilievo, come problemi emorroidari. Un altro medico inglese citato nel libro consiglia l’assunzione di un’oncia di olio di trementina la mattina a digiuno, ripetendo la somministrazione per 3/4 giorni, utilizzando una mistura di olio di trementina e olio di ricino nei soggetti più sensibili ad irritazione intestinale (l’olio di ricino essendo un purgante, rallenta il tempo in cui la trementina resta nel corpo del paziente).
Di seguito nel libro si passa a trattare di affezioni dei nervi curabili con la trementina, ovvero certi casi di paralisi, di epilessia (che quanto meno migliorano in seguito alla somministrazione di trementina), di ogni sorta di nevralgia, e persino di un caso di idiotismo (è presumibile che l’idiotismo fosse in realtà il risultato di disbiosi e parassitosi, risolto per l’appunto dall’azione della trementina contro la candida, i batteri patogeni ed i parassiti).
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Dopo avere discusso dei problemi che pone l’uso della trementina in pazienti con irritazione dell’intestino, che rischiano seri effetti collaterali se prima non si risolvono per altro mezzo questi problemi, l’autore menziona 12 casi di guarigione dalla febbre gialla per mezzo dell’olio di trementina.
Viene quindi menzionato l’uso delle frizioni con olio di trementina lungo la colonna vertebrale contro dolori reumatici, artritici e gottosi, per risolvere le ecchimosi e trattare alcune specie di tumori.
A pag 304 leggiamo persino della guarigione dal tetano per mezzo dell’olio di trementina!
Il dott. Hutehin son riferisce un’ osservazione dalla quale risulta, che l’olio di trementina ha giovato in un caso di tetano; la quale malattia fu inutilmente trattata in prima col salasso, coll’oppio, e con altri decantati rimedii antispasmodici: il medico inglese ha in questa circostanza amministrato il rimedio alla dose di mezz’oncia, mescolato ad una decozione di orzo in ogni due ore. Il dott. Toms animato dall’ esito felice avuto da Hutchînson nella cura del tetano, mediante l’olio di trementina, usò questo stesso rimedio in una giovane tetanica, nella quale si ebbe in breve spazio di tempo un simile avventurato risultamento:
nella giovane di Toms il tetano tornò a svilupparsi, per particolari cagioni, ben altre quattro volte,e sempre fu dissipato prontamente collo stesso rimedio.
A pagina 308 viene poi descritto un metodo per eliminare dall’olio di trementina il pessimo sapore, lasciando intatto il principio medicamentoso:
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Il dott. Nimmo di Glascow ha immaginato un particolare processo farmaceutico per avere l’olio di trementina cosi depurato: egli propone di mescolare a questa sostanza un’ottava parte di alcool purissimo, di agitare il miscuglio, di lasciarlo in riposo per alcun tempo, e quindi di decantare diligentemente il liquido alcoolico che sopranuota:
ripetendo questa operazione per quattro o cinque volte, ed usando sempre la stessa quantità di alcool, assicura il farmacista di Glascow, che l’olio di trementina del commercio perde, con tal mezzo di depurazione, quasi ogni sua sensibile qualità, e che si può far prendere a larga dose agl’infermi senza che essi ne risentano alcun incomodo, e senza che si diminuisca l’ attività del rimedio.
A Pag 308 troviamo anche l’interessante parere di un altro medico britannico
Il dott. Money, che abbiamo già altre volte nominato in questo articolo, sostiene a tutta possa, che l’olio di trementina deve prescriversi a dose forte, ed asserisce di aver egli osservato che le piccole dosi di questo medicamento danno luogo allo sviluppo di sintomi gravi, i quali non si veggono giammai avvenire in seguito all’uso delle grandi dosi, e ciò perché amministrato a piccole dosi si trattiene esso troppo lungo tempo nell’interno delle vie digerenti, il che non accade allorquando il rimedio siasi fatto prendere in larga copia.
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Queste parole vengono riportate sia per dovere di cronaca, sia per mostrare che uno dei problemi più importanti riguardo alla trementina è proprio quello del dosaggio e del protocollo di utilizzo. Probabilmente il suggerimento più sensato è quello di iniziare con poche gocce ed aumentare molto lentamente per verificare se e quando compaiono reazioni di Herxheimer, o altri effetti collaterali.
Per quanto riguarda l’assunzione, come abbiamo visto lo si utilizzava da solo, mescolato allo zucchero, all’olio di ricino, a grasso animale, mescolato al miele, ed anche associato a un po’ di amaro (come il famoso amaro svedese, che pare ne potenzi l’efficacia).
Un altro libro che parla diffusamente della trementina è il Dizionario Compendiato di terapeutica di Lad. A. Szerlecki di Varsavia (Minerva Sebezia editore, Napoli 1842).
Si parla di trementina utilizzata per problemi mestruali, per combattere la blenorragia (infezione a trasmissione sessuale), per curare i calcoli biliari, i calcoli delle vie urinarie, il catarro vescicale, la cefalea (sia clisteri che assunzione orale), il colera (frizioni di trementina – uso esterno – e assunzione orale -10 30 gocce 3-4 volte al giorno nei bambini) , contro l’infestazione da tenia (varie dosi nel giro di 12 ore fino ad evacuazione della tenia a pezzetti), corea.
In alcuni casi si propone l’utilizzo della trementina come cura per il diabete e la diarrea, l’epilessia causata da commozione cerebrale (assunzione orale), contro il tifo, la cancrena secca, la sciatica, erisipela (assunzione orale e clisteri nonché applicazione esterna), ritenzione urinaria, nevralgie, idropisia, ernie strangolate, malattie mentali come il cosiddetto isterismo, leucorrea, emorragia uterina, alcuni casi di peritonite. Si discute anche dell’uso esterno della trementina come antispasmodico, come rimedio per la debolezza muscolare (frizioni lungo la colonna vertebrale), frizioni nella zona dei reni per potenziarne l’attività, linimento per l’artrite, spugnature per l’idrocefalia, applicazione locale per l’indurimento del tessuto cellulare del neonato e per la paralisi, balsamo di trementina per le ulcere degli estremi inferiori.
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Altri utilizzi sono per il mal di denti (canfora e trementina, non è chiaro che tipo di uso, ma suppongo locale), iridite (assunzione orale e vapori), oftalmia (vapori e un goccio spalmata sul bordo della palpebra), reumatismi (assunzione orale e frizioni locali), scabbia (unguento alla trementina).
Interessante anche una testimonianza sulla cura delle malattie infettive
Il dottor Delony adoperava con vantaggio l’olio di trementina alla dose di 10–60 gocce con 1–3 cucchiaiate di olio di ricino) durante un’epidemia di scarlattina maligna, nei casi in cui la eruzione avveniva difficilmente. ( Boston Journ., t. x, p. 95)
Il dottor Cheyne faceva distillare per parecchie volte l’olio di trementina con parti eguali di alcool, e lo somministrava 3 volte al giorno. Inoltre faceva dei cataplasmi coll’aggiunta della farina di semi di lino, da applicare in caso di nevralgia
nel primo giorno dalla tuberosità dell’osso ischio fino alla metà della coscia, per 6 ore; nel secondo giorno si ricovre il secondo terzo seguente della coscia, e nel terzo, il terzo inferiore.
Questo pratico pensava che così amministrata, l’essenza serbava tutte le proprietà antinevralgiche ed era esente dai suoi inconvenienti.
Sull’uso locale per le ustioni ecco due citazioni dal succitato libro
Quando vi ha formazione di vescichette, il sig. D. fa uso dell’olio caldo di trementina, badando che questo non venga in contatto colla pelle sana;
VERGARI fece disparire una scottatura di primo grado per mezzo delle unzioni di vernice composta di alcoole di trementina e di sandaracca. In meno di un quarto d’ora il gonfiore ed il dolore erano scomparsi. (Osservatore medico, Gennaio, 1810).
Continuando la lettura si trovano indicazioni della trementina per la cura del singhiozzo, la stitichezza (clistere con 30 grammi di olio di trementina), indurimento del testicolo (spesso causato dalla blenorragia, si parla in questo caso di assunzione orale), tic dolorosi alla faccia, tigna (pomata con la trementina), malattie croncihe delle articolazioni e tumori indolenti (frizioni con un linimento a base di trementina), le ulcere profonde (balsamo a base di trementina)
Contro il tetano si riferisce di successi ottenuti sia con l’assunzione orale che con i clisteri; in alcuni casi con trementina mescolata ad olio di ricino
Contro la tenia c’è chi prescrive assunzione orale di due dosi di trementina e se il verme non è ancora uscito, la sera un clistere con addirittura 90 grammi (tre once di trementina)
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Un altro medico consiglia due once di trementina a digiuno, e dopo un poco una terza che agisce come purgante.
Contro i vermi parassiti viene riportata la procedura di un certo Alexander
Dopo aver amministrato alcuni leggieri lassativi, adopera ordinariamente l’essenza di trementina che alcune volte mescola all’olio di ricino. Egli continua ordinariamente questa cura per una quindicina di giorni, avendo cura di unirvi verso la fine alcune bevande amare, e l’uso delle polveri di carbonato di ferro, di china, e di rabarbaro. (The Lond. med. Gaz., 1833, nov.)
Altro uso della trementina è quello dei vapori contro la tubercolosi e la tosse convulsiva :
Dopo aver ben umettato il petto o la gola colla trementina, copre la parte con un pezzo di flanella per impedire l’accesso dell’ aria e nel tempo stesso per aumentare la irritazione alla superficie. Quando si crede necessario accrescere la proprietà antispasmodica , vi si aggiunge un poco di canfora o di laudano. Raramente bisogna ripetere queste applicazioni più di una o due volte al giorno, a meno che i sintomi fossero gravissimi.
Tra le tante citazioni raccolte in questo libro sono riporto ancora una relativa all’espulsione dei calcoli biliari
Olio Essenziale: https://www.aroma-zone.com/info/fiche-technique/huile-essentielle-terebenthine-bio-aroma-zone
RINNA DE SARENBACH amministrò in un caso con successo le pillole composte di trementina, di sapone, di un poco di rabarbaro, e di polvere di cicuta acquatica (Phelandr. aq.); egli inoltre dava l’acqua di lauro ceraso collo sciroppo di rabarbaro, ed a capo di 8 dì, già uscirono, nelle evacuazioni ventrali, dei calcoli della dimensione di 1 pollice e mezzo lunghi, e larghi un pollice. Durante l’accesso, il signor R. DE S. sollevava l’infermo colle bevande acidolate, coi fomenti sulla regione epigastrica, e soprattutto coll’unguento composto di estratto di belladonna, 3j; e di sugna, 3ij. (R. de S. Repert. der vorz. Operat. meth. KURARTEN, ec. Wien, 1835)
926 Pubblicato su Medical Hypotheses. 2006;67(5):1136-41, autore Eby G A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16797866.
27 Pubblicato su International Journal of Preventive Medicine. 2012 Nov; 3(11): 791–797, autori Alaleh Gheissari, Amin Ziaee et al.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3506091/.
928 Pubblicato su Critical Care Medicine 1992 Feb;20(2):263-75, autori Harkema J M, Chaudry I H; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1737460.
929 Pubblicato su European Journal of Immunology 1992 Sep;22(9):2271-5, autori Vreden S G, van den Broek M F, Oettinger M C, Verhave J P, Meuwissen J H, Sauerwein R W; abstract suhttp://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1516619, articolo complete suhttp://www.researchgate.net/…/41669083_The_essential_oil_of….
930 Pubblicato su Internal Journal of Occupational Medicine and Environmental Health. 2009;22(4):331-42, autori Mercier B, Prost J, Prost M;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20197260.
931 http://candidacleaner.s3.amazonaws.com/The_Candida_Cleaner.….
932 http://www.amazon.com/Lethal-Dose-Murder-Medi…/…/B00DR6JPNW….
933 Questo libro, come il successivo che viene citato, assieme a decine di altri, si può consultare e/o scaricare liberamente da google libri..

L'erisipela

Le vescichette piene di liquido finiscono per seccarsi, formano una crosta e scompaiono in genere senza lasciare cicatrici. In questo modo però la faccenda non è risolta, perché in realtà il virus è sempre pronto a colpire.

Malattia linguaggio dell’AnimA
Questo nome indica una dermatite che si manifesta sul volto e che, come accade anche nella nevralgia del trigemino, è caratterizzata da dolori atroci e segni esterni chiaramente visibili, ma completamente diversi da quelli della paresi facciale. Si tratta di un’infezione secondaria determinata dal virus varicella-zoster, che è identico a quello della varicella. In pratica, ognuno di noi ha in sé il virus, il cento per cento della popolazione ne è affetta. La varicella è una malattia infantile non pericolosa, ma molto contagiosa. li contagio non avviene soltanto per contatto, ma anche attraverso l’aria.
I virus si muovono nello spazio intorno al malato fino a una distanza di due metri e possono essere trasportati dal vento. Di qui il nome tedesco Windpocken(39). Praticamente la malattia viene sempre superata bene, però i virus non abbandonano più il corpo e si stabiliscono nelle radici posteriori dei nervi del midollo spinale.
Immagine correlataSolo in ambito cervicale ci sono ventiquattro possibilità di parcheggio, che corrispondono alle dodici coppie di nervi, per cui l’infezione potrebbe teoricamente riemergere ovunque. Nella realtà però il virus ha precise preferenze, per cui, per quanto riguarda il viso, colpisce soprattutto la pelle, più raramente l’orecchio e ancor meno frequentemente l’occhio. Il periodo critico si colloca tra i cinquanta e i settant’anni, ma di fatto ci si può ammalare ad ogni età.
Il decorso è quello di una tipica infiammazione. La comparsa delle pustole è preceduta da un forte bruciore e da dolori acuti. Alla fine si formano delle vescichette, strettamente limitate alla zona del corpo controllata dal nervo colpito e quasi sempre monolaterali. Soltanto molto di rado si verifica una ricaduta che interessa entrambi i lati o una diffusione su due o più segmenti nervosi.
Le vescichette piene di liquido finiscono per seccarsi, formano una crosta e scompaiono in genere senza lasciare cicatrici. In questo modo però la faccenda non è risolta, perché in realtà il virus è sempre pronto a colpire. Talvolta riesce a far parlare di sé fino a due anni dopo la scomparsa dell’eruzione cutanea causando dolori acuti e una estrema sensibilità.
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Poiché ogni settore cutaneo è provvisto di nervi, la malattia è libera di colpire ognuno nel suo punto più sensibile. L’affezione tende a manifestarsi quando le difese del soggetto sono particolarmente deboli:
ad esempio, quando il paziente è colpito da una grave infezione, quale la polmonite, la tubercolosi e il diabete, da mali come il cancro, da gravi intossicazioni, dal crollo delle difese provocate dall’AIDS, dalla leucemia o da moderne forme terapeutiche che provocano l’arresto del sistema immunitario, come nel caso del trapianto degli organi. Circa la metà dei pazienti che sono sottoposti ad un trapianto di midollo spinale per la cura della leucemia contraggono l’infezione herpes-zoster. Da questo punto di vista la medicina moderna ne ha molto favorito la diffusione.
Anche la medicina tradizionale ha capito che, oltre all’indebolimento organico dell’apparato immunitario, la situazione psicologica ha un ruolo determinante ili questa malattia. In genere Io stress è considerato causa del male, ma ovviamente solo quello che porta al sovraffaticamento è pericoloso:
lo stress inteso come stimolo all’organismo comporta una sollecitazione del sistema immunitario. In caso di sovraffaticamento, il paziente cerca di proteggersi chiudendosi all’ambiente che Io angustia. In questo modo costringe il corpo ad assumere funzioni sostitutive e ad aprirsi, seppellendo la proprie difese.
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Il paziente colpito dall’erisipela(40) è caratterizzato dal proprio sintomo.
La rosa che finisce al centro del volto comunica a lui e all’ambiente circostante che qualcosa è stato violato e si è spezzato. Il virus, che è pazientemente in agguato ed è pronto a tendere un’imboscata, approfitta di una situazione di indebolimento generale per raggiungere i propri scopi.
Il tema è il conflitto, poiché la base dell’herpes-zoster, che già di per sé simboleggia un conflitto, è ancora una volta un conflitto, come dimostrano le malattie di base precedenti. Il confronto a lungo rinviato, esplode con l’aiuto di sostegni esterni. Come nella nevralgia del trigemino, anche qui entra in gioco l’aggressività; come nel caso della paresi facciale, anche qui si ritrova il tema della deformazione, o meglio, dell’affermazione di una realtà completamente diversa che emerge dalle profondità dell’anima. Ha le stesse caratteristiche della bomba a orologeria e anche quelle della difesa e della resistenza.
Un’alta resistenza psicologica indica la malattia di base. Se, a prima vista, nessuna è riconoscibile, la medicina tradizionale ne cercherà una nascosta, come ad esempio, un focolaio cronico d’infiammazione o un carcinoma nascosto. Se anche questi tentativi risulteranno inutili, se ne può dedurre che c’è una forte resistenza psicologica contro un aspetto centrale della vita, sufficiente a indebolire le difese fisiche al punto da lasciare il campo libero ali’ herpes-zoster.
Risultati immagini per erisipela immaginiQuesta malattia rivela che molto tempo prima qualcosa ha dato ai nervi, si è insinuato sotto la pelle e ora vuole di nuovo emergere in superficie. La cosa più dolorosa e difficile in questo processo è proprio questa emersione. La resistenza e la paura che caratterizzano il momento si somatizzano in un dolore ardente e acuto, in una opprimente sensazione di tensione. Una volta che la barriera viene superata, le vescichette si seccano in due o tre settimane e guariscono. L’esantema si manifesta nei momentanei punti deboli e, nel caso dell’erisipela, colpisce direttamente sul volto.
Come avviene con gli schiaffi, brucia solo la guancia percossa. Anche il naso, l’orecchio e l’occhio possono però essere colpiti e proprio gli ultimi colpi sono a volte così dolorosi che nella parte colpita udito e vista possono venir meno. Mentre sulla fronte e sulle guance ci si sente «soltanto» deformati, segnati e feriti, il pericolosissimo herpes della cornea può colpire il soggetto con la cecità e quello dell’orecchio può causare sordità. La cosa forse peggiore è che questi attacchi colpiscono proprio zone che in passato sono già state pesantemente attaccate.
Subdolamente il virus resta in agguato, in attesa che la propria vittima mostri un momento di debolezza, che gli consenta di aggredirla alle radici dei nervi.
In passato questa malattia veniva chiamata ignis sacer, che significa fuoco sacro o selvaggio. Veniva curata con rimedi magici, poiché si vedeva in essa un segno proveniente da dimensioni superiori.
In effetti si tratta di un segno che proviene da un altro livello, anche se in realtà si tratta del proprio livello interiore. Quella che arde sul volto, è rabbia selvaggia e finora mai esplosa, un’ira che può rendere ciechi e sordi, e comunque miserabili.
Che in tali segni sia insita anche la possibilità di trasformazione, è rivelato dal fatto che esiste anche l’ira sacra, che il segno di Caino non era soltanto un’immagine, ma anche una decorazione che portò colui che ne era marcato sulla via dell’evoluzione. Anche nell’espressione erisipela sono insite due possibilità:
il fiorire della rosa, come immagine della bellezza, che ritorna nelle rose fiammate del tardo gotico e nel simbolismo della rosa rossa, che può infilare la sue spine – simbolo di Marte, dio della guerra – nella nostra carne, ma è sempre legata a Venere, dea dell’amore. Dietro gli attacchi di collera possono ardere entusiasmo e amore ardente, e può celarsi anche ira temperata.
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Il soggetto in questo caso deve imparare ad aprirsi veramente, far sbocciare la sua vera natura e ad esprimere chiaramente ciò che gli si muove dentro. Ciò che finora è rimasto chiuso all’interno e ha sonnecchiato nel profondo, vuole essere liberato, che l’ira sia sacra o profana, la vendetta recente o antica, è comunque necessario portarle ad espressione.
Proprio la manifestazione e la repressione di questi impulsi può mettere in movimento l’energia necessaria a rimettere il moto le difese dell’organismo. È necessario limitare la resistenza contro la problematica in questione, ma non ridurre la capacità del sistema immunitario.
39 Windpocken, da Wind = vento, e Pocke = pustola (N.d.T),
40 Il termine tedesco Gesichtsrose, in italiano erisipela, tradotto letteralmente, significa rosa del viso (N.d.T.).
Domande
1. Quale conflitto è scritto sul mio viso?
2. Cosa mi dà ai nervi e cosa mi penetra sotto la pelle?
3. Quale paura mi rende psicologicamente così limitato da costringermi ad aprirmi tanto a livello fisico?
4. Da quale aspetto della vita, da quale tema sono sopraffatto?
5. Cosa fiorisce sul mio viso che non posso rivelare chiaramente? Che cosa vuole e deve farsi strada e rivelarsi in me?
6. Da cosa sono segnato? Che cosa mi distingue?
7. Quali bombe a orologeria sono in agguato nel mio hinterland psicologico?
8. Che cosa dice l’eritema della mia debolezza psicologica?
9. Mi viene sulle labbra qualcosa che non volevo dire?
10. Le mie guance bruciano di schiaffi non elargiti?
11. Quale ruolo ha nella mia vita la malignità?
12. Rabbia ed entusiasmo trovano espressione nella mia vita?
(Rudiger Dahlke)