Un uovo al giorno toglie i pregiudizi di torno

Il fegato sintetizza infatti circa di 1-2 g al giorno mentre l’organismo ne assume con la dieta 200-500 mg, (In occidente la media è circa 340 mg per l’uomo e 220 mg per la donna).Di quello endogeno (cioè prodotto dal fegato), una parte di quello in eccesso viene eliminata dal fegato stesso, cosicché la percentuale esogena (cioè proveniente dall’alimentazione) può arrivare al massimo al 20% sul totale.Solo se si mangia “malissimo” si arriva al 20%. Realisticamente quello alimentare è il 10%.

Oggi esistono molte convinzioni sbagliate, riguardanti l’alimentazione, che nascono da credenze popolari, diventano leggende metropolitane e vengono ritenute vere nonostante non vi sia alcun valore scientifico. Sicuramente l’uovo rappresenta l’alimento più penalizzato da tali convinzioni. Ricordate, quando da bambini, molti di voi mangiavano l’uovo tutte le mattine a colazione?
Per decenni i nutrizionisti hanno condannato le uova, consigliandone massimo una-due alla settimana, senza badare (come avviene spesso nell’alimentazione) alla qualità e alla provenienza di quell’alimento.
Tutto si riduceva semplicemente a una mera distinzione in base alle calorie, grassi, carboidrati e proteine. Senza pensare che ormai, nell’era del cibo industriale, del packaging e delle “calorie vuote”, non si può più parlare, anche se i grandi filosofi e professori universitari lo fanno in televisione e sui giornali, di nutrienti, come si faceva fino a qualche anno fa.
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Il motivo della demonizzazione delle uova è semplice: le linee guida per una corretta alimentazione consigliano di non superare i 300 mg di colesterolo al giorno, e un uovo ne contiene ben 250. Da solo, ricopre quindi più dell’80% del massimo consentito.
Da qualche anno a questa parte, la posizione dei nutrizionisti si è decisamente ammorbidita, dopo la scoperta, ormai ANNI FA, che l’80% del colesterolo che circola nel sangue è prodotto dall’organismo (dal fegato per la precisione, sotto l’influenza dell’insulina) e solo il 20% deriva da quello introdotto con l’alimentazione.
Un errore comune (il problema è che lo pensano anche la maggior parte dei medici!) è credere che tutto il colesterolo circolante provenga dai cibi.
Il fegato sintetizza infatti circa di 1-2 g al giorno mentre l’organismo ne assume con la dieta 200-500 mg, (In occidente la media è circa 340 mg per l’uomo e 220 mg per la donna).Di quello endogeno (cioè prodotto dal fegato), una parte di quello in eccesso viene eliminata dal fegato stesso, cosicché la percentuale esogena (cioè proveniente dall’alimentazione) può arrivare al massimo al 20% sul totale.Solo se si mangia “malissimo” si arriva al 20%. Realisticamente quello alimentare è il 10%.
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Quindi il controllo della produzione endogena avviene secondo un meccanismo che riduce la quantità di colesterolo endogeno, se aumenta quello assunto con la dieta e viceversa, per cui è troppo semplicistico sperare di controllare il colesterolo, eliminando dalla propria alimentazione i cibi ricchi di colesterolo (eliminazione che farebbe aumentare quello endogeno!!!
La biochimica non è una cosa che si improvvisa, ma si studia, cari medici che date ai vostri pazienti i foglietti con la lista degli alimenti contenenti colesterolo, dicendo di eliminarli! A tal proposito, vi ricordo che quei foglietti li stampa la ditta farmaceutica che vende farmaci per abbassare il colesterolo e non ha nessun interesse a farlo abbassare, sennò non guadagna! E poi, ma quanti di voi, leggendo il foglietto illustrativo, hanno bisogno di eliminare le ostriche e i crostacei dall’alimentazione?
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Quanti di voi mangiano ostriche e crostacei tutti i giorni? Comunque, di colesterolo ne parleremo meglio in un’altra puntata….se sarò ancora vivo).
Tornando al discorso del colesterolo “alimentare”, tenete bene in mente che i precursori del colesterolo sono i glicidi (cioè gli zuccheri! E non i grassi!)
Infatti la sintesi del colesterolo nel fegato è controllata dall’enzima HMG-CoA-reduttasi che a sua volta viene attivato dall’insulina (pensate un po’, è l’enzima verso cui agiscono i farmaci per abbassare il colesterolo! Che strano!)
Questo significa che un soggetto che soffre di ipercolesterolemia che riduce il colesterolo introdotto con l’alimentazione potrà al massimo agire su quel 20%, e anche riducendo a zero l’introito di colesterolo con tutta probabilità il suo organismo continuerà a produrne troppo.Inoltre, un organismo sano è in grado di espellere il colesterolo in eccesso assunto con l’alimentazione, grazie ad un meccanismo di autocontrollo.
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Questo meccanismo riduce ulteriormente l’influenza del colesterolo alimentare sui valori di quello ematico. Sono numerosi infatti gli studi che hanno smontato la loro cattiva e immeritata fama quali alimenti responsabili dell’innalzamento del colesterolo.
Non ultimo, una recente indagine epidemiologica del Journal of the American College of Nutrition ha dimostrato come le vecchie ricerche scientifiche, nello stigmatizzare questo alimento, sopravvalutassero l’incidenza del colesterolo contenuto nelle uova sul rischio cardiovascolare, omettendo di verificare il peso concomitante di altri fattori.
Quindi il nesso colesterolo alto e malattie cardiache, andrebbe RIVISTO SCIENTIFICAMENTE!
Tornando alle uova, sempre la SCIENZA, ha dimostrato che le uova, non fanno male al fegato pur contenendo un’elevata quantità di colesterolo, (presente soprattutto nel tuorlo), ma al contrario contengono sostanze utili per il buon funzionamento delle cellule epatiche, come gli aminoacidi epatoprotettori (metionina e colina) e una sostanza (l’inositolo) utile in particolare per chi soffre di steatosi epatica (fegato grasso), che è un fosfolipide presente nel tuorlo dell’uovo, che tende anzi a contrastare l’assimilazione del colesterolo.
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Quindi, per tutti i frequentatori di palestre che comprano i “bianchi d’uovo” cioè gli albumi, si può sapere perchè pensate che facciano bene?
Vi siete chiesti da quali galline e quali processi industriali provengono quelle miscele?
La certezza è che le uova di gallina (le più consumate) forniscono il più alto quantitativo di proteine ad alto valore biologico (cioè sono complete di tutti gli aminoacidi, sia essenziali che non essenziali) assumibile con un solo alimento, fondamentali per molte funzioni dell’organismo.
Sono ricche inoltre di ferro e di vitamina B12, nutrienti essenziali per combattere l’anemia, e apportano quantità significative di vitamine e minerali, compresa la vitamina A, la riboflavina, l’acido folico, la vitamina B6, la colina, il calcio, il fosforo e il potassio.
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Dunque le uova sono una fonte dall’alto valore proteico e nutritivo a bassissimo costo.
La maggioranza dei grassi riscontrabili nell’uovo sono grassi monoinsaturi e polinsaturi, benefici per l’organismo e persino protettivi di cuore e arterie, con buona pace dei pregiudizi.
Chi pensa che le uova siano nocive per la linea deve poi sapere che, abbinato a una dieta equilibrata, il consumo di uno-due uova a colazione non fa ingrassare e addirittura facilita la perdita di peso, come ha mostrato una ricerca americana.Sicuramente bisogna agire con il buon senso e non fare abuso di questo alimento.
Scritto dal Dr. Antonio Pacella
13 maggio 2015 da Redazione

Il Fegato

Le tensioni del fegato possono quindi anche significare che la nostra immagine viene rimessa in discussione dal nostro vissuto e che la nostra gioia di vivere ha lasciato il posto all’acredine e all’acidità interiore nei confronti di quel mondo esterno che non ci attribuisce il riconoscimento che desidereremmo

Il fegato è un organo estremamente elaborato e polivalente. È l’organo più grosso del corpo umano. Svolge infatti un ruolo essenziale nella digestione mediante la secrezione della bile, ma assicura anche un’altra attività molto importante filtrando il sangue. Interviene inoltre sulla composizione e sulla qualità del sangue, sia a livello nutritivo sia a livello immunitario (difesa, cicatrizzazione, immagazzinamento, ecc.).
Pertanto è responsabile della «consistenza» del sangue, della sua composizione, del suo livello vibratorio, del suo «colore». D’altronde il suo duplice ruolo si materializza nel ricevimento di una duplice alimentazione sanguigna, una proveniente dalla vena epatica che lo nutre di ossigeno e l’altra dalla vena «porta» che convoglia in esso le sostanze nutritive assimilate dall’intestino tenue.
Questi due canali si ricongiungono nel fegato e si «uniscono» nella vena «cava inferiore». Partendo dal fegato, questa trasporta il sangue arricchito di sostanze nutritive con altri globuli, che sarà in seguito ridistribuito in tutto il corpo grazie al cuore e, dopo essersi arricchito di ossigeno, grazie ai polmoni.
Le malattie del fegato
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Anche i problemi epatici indicano, beninteso, che ci è difficile «digerire» qualcosa nella nostra vita, ma con una sfumatura più sottile rispetto allo stomaco. L’emozione principale associata al fegato è la collera. Le tensioni o le sofferenze di quest’organo possono voler significare che il nostro modo abituale ed eccessivo di reagire alle sollecitazioni della vita è la collera.
Ogni volta che «regoliamo» i nostri problemi con il mondo esterno urlando, abbandonandoci a grandi collere, mobilitiamo tutta l’energia del fegato in quella direzione, privandolo così di buona parte dell’energia necessaria al suo funzionamento.
L’organo comincerà allora a non svolgere più correttamente il proprio ruolo nella fase digestiva. Tuttavia, all’estremo opposto, collere troppo spesso represse o trattenute sistematicamente all’interno, addenseranno l’energia nel fegato e rischieranno di trasformarsi in patologie più gravi (cirrosi, cisti, tumore).
Le malattie del fegato possono anche parlarci della nostra difficoltà a vivere o ad accettare i nostri sentimenti, i nostri affetti o ciò che gli altri ci trasmettono. La nostra immagine, quella che abbiamo di noi stessi o quella che gli altri ci trasmettono, dipende in gran parte dal fegato.
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La percezione che ne abbiamo è responsabile della nostra gioia di vivere, di ciò che ritroviamo attraverso il ruolo di filtrazione e di «nutrimento» del sangue svolto dal fegato. Le tensioni del fegato possono quindi anche significare che la nostra immagine viene rimessa in discussione dal nostro vissuto e che la nostra gioia di vivere ha lasciato il posto all’acredine e all’acidità interiore nei confronti di quel mondo esterno che non ci attribuisce il riconoscimento che desidereremmo. Qui ci troviamo nel pieno del senso di colpa.
Il fegato interviene attivamente nel sistema immunitario e in particolar modo nell’immunità elaborata, ossia arricchita dalle esperienze fatte dall’organismo. Ora, il senso di colpa ci «obbliga» a giustificarci, a difenderci. Mobilita le nostre energie di difesa psicologica e le numerose collere sono il segno e l’espressione di una paura che non trova altro mezzo di difesa.
Se questa strategia viene messa in atto frequentemente, indebolisce l’energia del fegato e in seguito quella della cistifellea che ne soffrono. Il fegato è un organo Yin e rappresenta sensazioni che concernono la parte profonda dell’essere. Vedremo che per quanto riguarda la cistifellea, che è di natura Yang, è il lato sociale dell’individuo ad essere in gioco.
(Michel Odoul)

Il succo di Indivia

Se si aggiunge succo di indivia a quello di carota, sedano e prezzemolo, si ha un alimento nutriente per i nervi ottici e il sistema muscolare e si possono ottenere ottimi risultati nella correzione dei difetti della vista.

L’indivia ha la foglia riccia, assomiglia alla lattuga ed è conosciuta anche con il nome di scarola e cicoria. Nei supermercati americani della costa orientale l’indivia riccia viene chiamata appunto cicoria mentre la parola indivia è solitamente riservata alle sommità della varietà Witloff o Brussels Chicory raccolte in inverno, cioè le spesse foglie color panna, più o meno dritte, lunghe 12,5-13 cm e larghe 2,5-5 cm, strette insieme.
Questa varietà non è nutriente come l’indivia verde poiché le larghe foglie sono tagliate e le radici vengono sotterrate nella sabbia per sbiancare le foglie stesse. È carente di clorofilla e di alcuni minerali essenziali di cui la varietà verde invece è ricca.
L’indivia è estremamente affine alla pianta di tarassaco e i loro costituenti chimici si assomigliano. L’indivia però ha elementi nutritivi di cui l’apparato visivo ha costantemente bisogno. Se si aggiunge succo di indivia a quello di carota, sedano e prezzemolo, si ha un alimento nutriente per i nervi ottici e il sistema muscolare e si possono ottenere ottimi risultati nella correzione dei difetti della vista.
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½ l o 1 litro al giorno di questa miscela ha corretto spesso disturbi agli occhi nel giro di pochi mesi e ha addirittura permesso ad alcuni di recuperare la visione totale rendendo superflui gli occhiali. Uno dei casi più eclatanti giunto alla nostra attenzione è quello di una signora residente nel West Virginia, a sud di Pittsburgh.
La cataratta le aveva tolto completamente la vista e per circa tre anni le avevano detto che non aveva speranza di vedere di nuovo. Venne a sapere che a Pittsburgh c’era uno stabilimento molto efficiente che produceva quotidianamente succhi freschi grazie a un grande trituratore e a una pressa idraulica.
Le era stato detto che poteva accadere il miracolo grazie alla terapia basata sui
succhi freschi e crudi ed ella decise di provare. Seguì rigorosamente il necessario regime depurativo con irrigazioni del colon e clisteri per rimuovere tutte le interferenze dovute alle sostanze di rifiuto presenti nel corpo; assunse solo verdure e frutta cruda ed eliminò amidi e zuccheri concentrati.
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Ogni giorno beveva:
½ l di succo di carota, sedano, prezzemolo e indivia.
½ l di succo di carota.
½ l di succo di carota, sedano, prezzemolo e spinaci.
½ l di succo di carota e spinaci.
Recuperò una vista sufficiente in meno di un anno e riuscì a leggere giornale e riviste con l’aiuto di una lente d’ingrandimento! L’indivia è una delle fonti più ricche di vitamina A tra tutti i vegetali a foglia verde. I succhi di carota, sedano e indivia miscelati sono molto utili nell’asma e nella febbre da fieno avendo cura di eliminare dalla dieta in maniera definitiva le cause di questi disturbi che solitamente sono il latte e gli amidi e gli zuccheri concentrati.
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In combinazione con sedano e prezzemolo, l’indivia aiuta nei casi di anemia e nei problemi della funzionalità cardiaca (quando non sono conseguenza della presenza di gas nell’intestino) ed è un buon tonico per il sangue.
È utile anche nei disturbi che riguardano la milza. Il succo di indivia, in qualsiasi combinazione, favorisce la secrezione della bile ed è quindi utile per combattere le disfunzioni del fegato e della cistifellea.
Succhi freschi di frutta e verdura byDottorNormanW.Walker

Il succo di carota

A seconda delle condizioni di un individuo, il succo crudo di carota può essere assunto senza termine in qualsiasi ragionevole quantità – da ½ l fino a 3 o 4 l al giorno. Aiuta a normalizzare l’intero organismo. È la più ricca fonte di vitamina A che il corpo possa assimilare velocemente e contiene anche un’ampia gamma di altre vitamine, la B, la C, la D, la E, la G e la K.
Stimola l’appetito e favorisce la digestione. È un valido aiuto per migliorare e mantenere forte la struttura delle ossa e dei denti. Le puerpere dovrebbero berne in quantità, preparato in modo adeguato, per migliorare la qualità del latte, dal momento che il latte materno, in determinate circostanze, potrebbe non fornire elementi vitali a sufficienza.
Durante gli ultimi mesi di gravidanza, il succo crudo di carota, assunto in quantità sufficienti, tende a ridurre le possibilità di sepsi puerperale al momento del parto. ½ l di succo di carota al giorno ha un’efficacia rigenerante per il corpo maggiore rispetto a 11 kg e 350 g di pastiglie di calcio.
Il succo crudo di carota dissolve naturalmente ulcere e condizioni cancerose. È un’arma contro le infezioni e agisce in maniera efficace affiancando le ghiandole surrenali. Aiuta anche a prevenire le infezioni agli occhi, alla gola alle tonsille e alle cavità nasali oltre agli organi della respirazione in generale. Protegge anche il sistema nervoso ed è ineguagliato per aumentare il vigore e la vitalità.
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Le malattie intestinali ed epatiche a volte sono dovute a una carenza di alcuni elementi contenuti proprio nel succo crudo di carota preparato in modo corretto. Quando questo avviene, allora può esserci una notevole depurazione del fegato e si può ottenere l’eliminazione delle sostanze che lo intasano. Spesso l’eliminazione avviene in maniera così abbondante che i canali intestinali e urinari non sono in grado di gestire questo flusso, così che, in maniera perfettamente naturale, esso passa nel sistema linfatico per essere eliminato attraverso i pori della pelle.
Queste sostanze hanno un caratteristico pigmento arancione o giallo e quando vengono eliminate dall’organismo possono talvolta alterare il colore della pelle. Se questa alterazione dovesse verificarsi dopo avere bevuto succo di carota o altri succhi, è un segnale che è in atto una pulizia del fegato che evidentemente
era necessaria.
NON sono né il succo di carota di per sé né il carotene a fuoriuscire dalla pelle e l’alterazione del suo colore si manifesterebbe anche se eliminassimo tutto il pigmento colorato. In pratica, è impossibile che il pigmento della carota passi attraverso la pelle, così come è impossibile che il pigmento rosso della barbabietola renda il corpo rosso o che la clorofilla contenuta nei vegetali verdi dipinga la pelle di verde.
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In ogni caso, non è forse meglio avere una pelle sana e satinata, anche se con qualche sfumatura tendente al color carota, piuttosto che un colorito terreo che, insieme a brufoli e macchie, darebbe subito a intendere la condizioni malaticcia del nostro corpo?
Invece di preoccuparci della nuova colorazione della pelle, che comunque è destinata a scomparire, dovremmo essere contenti del fatto che il deterioramento del fegato è stato fermato o prevenuto grazie all’uso di questi succhi. La colorazione della pelle può comunque essere attenuata se si rallenta il processo di depurazione modificando il particolare succo che induce un così rapido effetto o aggiungendo ad esso altri succhi. Anche la mancanza di riposo, di sonno e il superlavoro possono provocare una certa alterazione del colorito della pelle.
Le ghiandole endocrine, soprattutto le surrenali e le gonadi, hanno bisogno degli elementi nutritivi che si trovano nel succo crudo di carota. A volte con l’uso di questo succo si può sconfiggere anche la sterilità. La causa della sterilità è stata individuata nell’utilizzo continuo di alimenti in cui gli atomi e gli enzimi siano stati distrutti dalla cottura o dalla pastorizzazione.
La pelle secca, la dermatite e le macchie della cute sono dovute al fatto che il corpo è carente di alcuni degli elementi nutritivi presenti nel succo di carota. Questa carenza può comportare anche problemi agli occhi, come oftalmia, congiuntivite ecc.
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Se estratto in maniera corretta da carote crude fresche, pulite e di buona qualità, il succo è ricchissimo di elementi organici alcalini vitali quali il sodio e il potassio. È anche una buona fonte di calcio, magnesio e ferro, inoltre gli altri elementi organici vitali come il fosforo, lo zolfo, il silicio e il cloro si bilanciano perfettamente con i precedenti nell’azione e nella reazione sull’organismo umano.
Favorisce la remissione di ulcere e cancro costituendo di per sé una sorta di miracolo di quest’epoca. È però essenziale che sia preparato in maniera adeguata e che siano completamente eliminati dalla dieta zuccheri e amidi concentrati e farinacei di ogni tipo. Una delle cause più insidiose di ulcere e cancro è stato individuata nel risentimento che cova nella persona per lungo tempo, spesso fin dall’infanzia.
Fino a che il risentimento non si è completamente dissolto, tutti gli sforzi, anche i più efficaci, per aiutare il paziente possono venire frustrati. A volte, dopo avere bevuto grandi quantità di succo di carota, si osserva una reazione o anche una forma di disagio. Si tratta di una conseguenza perfettamente naturale e indica che la natura ha iniziato a ripulire il corpo e che il succo è ciò che più serve per raggiungere l’obiettivo.
Insomma, il succo di carota può risultare indigesto solo per chi ancora non ha capito come funziona, dal momento che si tratta, niente di meno, del liquido organico di migliore qualità e del tipo di nutrimento di cui il corpo ha bisogno. Se il succo è fresco ed è stato preparato correttamente, non si può pensare a nient’altro, anche usando la più sfrenata immaginazione, che possa fornire in maniera così efficace enzimi, atomi vitali e liquidi organici vitali di cui le cellule del corpo e i tessuti hanno così disperato bisogno.
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L’aggiunta di un po’ di latte di capra crudo o di piccole quantità di panna cruda al succo di carota gli dà un sapore esotico e spesso è utile per renderlo meno monotono soprattutto quando una reazione o un disagio ci indurrebbero a rifiutare il succo puro. È opportuno sottolineare che la panna è un grasso, puro e semplice, mentre il latte non è altro che cibo proteico concentrato.
La panna passa attraverso un processo digestivo completamente diverso nell’organismo rispetto al latte; e malgrado a un certo livello favorisca la produzione di muco, non appartiene alla stessa categoria di alimenti dannosi come il latte, così come il burro potente antinfiammatorio e alimento intestinale.
Una cosa importante da ricordare quando siamo schiacciati dalla fatica, dal disagio o da reazioni comparse nel nostro corpo, è che il nostro colon è probabilmente il maggior responsabile dei problemi e dei danni che pesano sul nostro organismo rispetto a tutte le altre condizioni o cause messe insieme. La nostra esperienza ci ha insegnato che è praticamente impossibile che il colon si sviluppi normalmente e funzioni con regolarità quando una persona si ciba in prevalenza o esclusivamente di cibi cotti o lavorati.
E siamo praticamente certi che sia quasi impossibile trovare molti colon in perfette condizioni. Se è questo il nostro caso, il nostro primo passo, qualora siano presenti disagio o reazioni diverse, dovrebbe essere quello di sottoporci a una serie di irrigazioni del colon se possibile, o almeno a un certo numero di clisteri fino a che non si riuscirà a tenere sotto controllo la causa del problema.
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Dopo di che i succhi di vegetali freschi e crudi avranno più probabilità di risultare efficaci nei processi rigenerativi. Il miglior alimento per il colon è una combinazione di succo di carota e spinaci. Molte persone non hanno la più vaga idea di cosa sia il colon, come appare o dove si trovi nel corpo.
Ricordate che la quantità di succhi di cui il nostro corpo ha bisogno dipende dalla loro qualità. Se sono estratti con la centrifuga ne occorrerà una quantità maggiore per ottenere i risultati che si hanno con i succhi preparati con il trituratore (polverizzatore) o con la pressa idraulica. Tenete sempre a mente che i succhi sono il miglior nutrimento possibile e se continuiamo ad assumerli per tutta la vita, avremo più possibilità di vivere una vita più sana e più lunga di quanta ne avremmo non utilizzandoli.
Il succo di carota è composto da un insieme di elementi che nutrono l’intero organismo, aiutando a normalizzare il peso e l’equilibrio chimico. Fornisce soprattutto nutrimento agli organi della vista, come è stato dimostrato da quanto accaduto a molti giovani uomini che avevano chiesto di essere ammessi alla scuola per piloti dell’esercito e della Marina ma non sono stati selezionati a causa di difetti alla vista.
Poche settimane più tardi, dopo avere bevuto grandi quantità di succo di carote crude, sono stati sottoposti a un ulteriore esame e sono stati accettati rispondendo al requisito richiesto di una vista perfetta. Se fosse successo una volta sola, sarebbe senza dubbio da considerarsi un caso. Se fosse successo due volte, potrebbe entrare negli annali della storia della medicina come coincidenza.
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Ma siccome succede ripetutamente, ci sono senza dubbio ragioni sufficienti per mettere da parte i dubbi e accettare il fatto che ci sono più cose in cielo e in terra di quante la maggior parte delle menti acculturate possano concepire. E il succo crudo fresco dell’umile carota non è meno efficace nel trattamento di ulcere e cancro. È già capitato che i tessuti emaciati a causa dei danni insidiosi provocati dalla mancanza di cellule sane e che prendono il nome di ulcere o tumori siano stati nutriti e riportati a condizioni di salute grazie al consumo di succo di carota in grandi quantità, assurto a principale elemento nutritivo, e integrato solamente da una dieta a base di crudità attentamente selezionate e preparate.
LE MOLECOLE DEL SUCCO DI CAROTA SONO SIMILI A QUELLE DEL SANGUE
Grazie ai super microscopi di ultima generazione, è stato possibile determinare che le molecole di succo di carota sono gli analoghi esatti di quelle del sangue, un fatto estremamente interessante e rivelatore. Non ci stupisce averne constatato i grandissimi benefici.
Dottor Norman W. Walker

Il Succo di Barbabietola

Per i disturbi mestruali il succo di barbabietola si è rivelato molto utile, in particolar modo quando, durante il ciclo, viene utilizzato in piccole quantità, non più di un calice da vino alla volta (dai 60 ai 90 ml) due o tre volte al giorno.

Questo è uno dei succhi più validi per aiutare la ricostruzione dei globuli rossi e tonificare il sangue in genere. Soprattutto le donne ne traggono benefici bevendone almeno ½ l al giorno, combinandolo con succo di carota.
La proporzione può variare da 88 a 236 ml di succo di barbabietola, utilizzando radici e sommità, in 470 ml di succo miscelato, tra carota e barbabietola. Se assunto da solo, il succo di barbabietola, in quantità maggiori di un calice da vino e tutto in una volta, può avere effetti depurativi e provocare vertigini e nausea.
Si tratta della reazione all’effetto purificante sul fegato e potrebbe anche risultare spiacevole. L’esperienza insegna che è meglio assumere un po’ meno succo di barbabietola e più succo di carota all’inizio fino a che non si riesce a tollerare l’effetto depurativo – poi si possono aumentare le proporzioni di succo di barbabietola gradualmente. Un bicchiere con 170-240 ml di succo due volte al giorno è solitamente considerato sufficiente.
Per i disturbi mestruali il succo di barbabietola si è rivelato molto utile, in particolar modo quando, durante il ciclo, viene utilizzato in piccole quantità, non più di un calice da vino alla volta (dai 60 ai 90 ml) due o tre volte al giorno.
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Durante la menopausa questa procedura si è dimostrata utile e in maniera molto più definitiva rispetto ai farmaci o agli ormoni sintetici che portano con sé effetti degenerativi. È infatti noto come qualsiasi farmaco o sostanza chimica sintetica e inorganica non possa che avere un effetto temporaneo nell’alleviare i sintomi;
chi assume tali farmaci od ormoni sintetici rischia poi di stare male nel momento in cui il corpo e la natura stessa uniranno i loro sforzi per eliminare queste sostanze inorganiche dal corpo. Ogni farmaco che promette di alleviare o curare in maniera definitiva qualsiasi condizione patologica del corpo, non potrà che causare, più in là nel tempo, altri problemi, forse addirittura più gravi.
Ad avere problemi nel lungo periodo sarà chi assume i farmaci, non chi li pubblicizza o li prescrive. Detto questo, voglio aggiungere che la natura ci ha messo a disposizione i mezzi necessari per ottenere salute, energia, vigore e vitalità.
Ci ha anche fornito, a livelli più o meno elevati, l’intelligenza con la quale possiamo portare avanti la nostra ricerca della conoscenza. Se noi usiamo la nostra intelligenza, la natura ci sorride.
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Se non la usiamo, la natura resterà a guardare con infinita pazienza e compassione chiedendosi perché mai ciò che lei stessa ha creato debba buttarsi via così malamente. Malgrado il contenuto di ferro della barbabietola rossa non sia elevato, qualità degli elementi contenuti nella barbabietola è riferita al fatto che per oltre il 50% è costituita da sodio, mentre il contenuto di calcio è pari a circa il 5%.
Si tratta di un’ottima proporzione per mantenere la solubilità del calcio soprattutto quando, in conseguenza del consumo di cibo cotto, il calcio inorganico tende ad accumularsi nell’organismo e a formare depositi all’interno dei vasi sanguigni che provocano l’indurimento delle pareti come nel caso delle vene varicose, delle arterie sclerotizzate, dell’addensamento del sangue che poi portano ad aumento della pressione sanguigna e ad altre forme di disturbi cardiaci.
Il contenuto di potassio, pari al 20%, fornisce il nutrimento generale utile a tutte le funzioni fisiologiche del corpo, mentre l’8% di cloro ha un ottimo effetto depurativo per il fegato, i reni e la cistifellea e stimola l’attività del sistema linfatico.
La miscela di succo di carota e barbabietola fornisce una buona percentuale di fosforo e zolfo da una parte e di potassio e altri elementi alcalini dall’altra, che, insieme all’elevato contenuto di vitamina A, completano quello che è probabilmente il mix migliore per la formazione delle cellule del sangue e in particolar modo dei globuli rossi.
I Succhi di Carota, Barbabietola e Cocco
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Aggiungendo un po’ di latte di cocco estratto dalla polpa fresca al succo di carota e barbabietola, si ottiene un alimento che, oltre alle proprietà di ricostituzione dell’organismo, esplica anche altre funzioni, come la depurazione dei reni e della cistifellea. Se preparata in modo corretto, questa miscela contiene elementi alcalini quali potassio, sodio, calcio, magnesio e ferro in abbondanza e altri elementi quali fosforo, zolfo, silicio e cloro in elevate ed equilibrate proporzioni.
Dottor Norman W. Walker

Curcuma

Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre la curcuma nella tua vita.
Eruzioni cutanee, orticaria, congestione, infiammazioni al cervello, alle articolazioni, ai nervi, problemi circolatori, cisti, fegato pigro, fegato surriscaldato, carenza di minerali, forfora, mal di schiena, dolore al collo, dolore al ginocchio, mal di piedi, ipertiroidismo, infiammazioni, pressione alla testa, capogiri, forti mal di testa, vista appannata,

La curcuma è ottima per ogni aspetto del nostro benessere. Nota per il suo contenuto di curcumina, una sostanza fitochimica dalle proprietà antinfiammatorie, la curcuma è particolarmente benefica per curare malattie come il lupus, a causa delle quali il corpo resta inceppato in un ciclo di reazioni anche dopo che l’invasore (il virus di Epstein-Barr, nel caso del lupus) se n’è andato.
Tieni sempre presente che nelle malattie croniche le infiammazioni sono dovute alla presenza di un elemento estraneo (per esempio un virus), e non al fatto che il corpo attacca se stesso, come molti erroneamente ritengono. A volte, però, quando un ciclo è ormai avviato, il corpo ha bisogno di un alleato per rompere lo schema.
La curcuma è ideale per svolgere questo lavoro, perché contiene naturali composti steroidei derivati dalla curcumina, che sono molto benefici, e ha altre proprietà fondamentali per placare una risposta eccessiva agli agenti patogeni. È ottima per tutti gli stati infiammatori e dolorosi in ogni parte del corpo, dai nervi, alle articolazioni, al cervello.
A proposito d’infiammazioni al cervello, molti convivono con misteriose encefaliti di lieve entità che provocano un leggero rigonfiamento dell’encefalo, ma che spesso non vengono diagnosticate perché il gonfiore non si riscontra nelle analisi; in altri casi, sulla base dei sintomi che producono, vengono diagnosticate come encefalomielite mialgica/sindrome da stanchezza cronica (un’etichetta attribuita a una malattia del mistero la cui vera causa è un’infiammazione al cervello provocata dal virus di Epstein-Barr).
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Le encefaliti non diagnosticate provocano un inspiegabile senso di oppressione alla testa, stordimento, cefalee intense, appannamento della vista che non si risolve con gli occhiali, confusione, forte ansia e panico. L’antidoto decisivo è la curcuma & Peperina) .
Nel momento stesso in cui curano l’infiammazione, le potenti sostanze contenute nella curcuma aumentano l’afflusso di sangue nelle aree del corpo che ne hanno più bisogno, il che rende la curcuma un alimento ideale per chi soffre di reazioni croniche all’istamina o ha il sangue intossicato a causa del fegato pigro o di problemi circolatori. Gli alti livelli di manganese associati alla curcumina la rendono un ottimo ausilio per il sistema cardiovascolare, perché abbassa il colesterolo “cattivo” e alza quello buono, aiuta a inibire la formazione di cisti e tumori e può prevenire ogni tipo di cancro, specialmente quelli alla pelle. Inoltre il manganese attiva la capacità della curcumina di estrarre i metalli tossici dall’organismo.
MALATTIE
Se hai una delle seguenti malattie, prova a introdurre la curcuma nella tua vita.
Allergie, lupus, encefalite, ansia, colesterolo alto, tumori (anche al cervello), sindrome dell’ovaio policistico, fibromi, tutti i tipi di cancro (specialmente alla pelle), sindrome da proliferazione batterica nell’intestino tenue, influenza, raffreddore, problemi ai seni nasali, sindrome da stanchezza cronica, virus di Epstein-Barr/mononucleosi, sclerosi multipla, artrite reumatoide, SLA, linfomi (anche non Hodgkin), eczema, psoriasi, intossicazione da metalli pesanti, polmonite batterica, borsite, sindrome del tunnel carpale, celiachia, paralisi cerebrale, bronchite cronica, disturbi dell’alimentazione, ipersensibilità ai campi elettromagnetici, enfisema, endometriosi, malattie cardiache, insonnia, lipoma, affaticamento surrenale, glaucoma, malattia di Lyme, morbo di Graves, emicrania, obesità, artrite, morbo di Parkinson, parassiti, sindrome di Raynaud, meteoropatia, sciatica, tiroidite di Hashimoto, infezioni da lieviti, vermi.
SINTOMI
Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre la curcuma nella tua vita.
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Eruzioni cutanee, orticaria, congestione, infiammazioni al cervello, alle articolazioni, ai nervi, problemi circolatori, cisti, fegato pigro, fegato surriscaldato, carenza di minerali, forfora, mal di schiena, dolore al collo, dolore al ginocchio, mal di piedi, ipertiroidismo, infiammazioni, pressione alla testa, capogiri, forti mal di testa, vista appannata, confusione, panico, congestione, mal di gola, tosse, dolori diffusi, rigidità del corpo, calcificazioni, milza ingrossata, sensibilità alle sostanze chimiche, depersonalizzazione, disorientamento, discinesia, fame emotiva, eccesso di muco, spalla congelata, reazioni all’istamina, squilibri ormonali, carenza di acido cloridrico, perdite ematiche intermestruali, dolore alla mascella, scatti d’ira, crampi alle gambe, cortisolo basso, sintomi della menopausa, spasmi muscolari, rigidità muscolare, dolori vaganti, problemi ai seni nasali, ipotiroidismo, accumulo di peso.
SUPPORTO EMOTIVO
La curcuma è ideale per chi ha problemi di autostima. Se ti accorgi di sottovalutare il tuo contributo a progetti e relazioni, sei spesso scontento di te o hai difficoltà ad accettare i complimenti, fai entrare la curcuma nella tua vita: ti aiuterà ad apprezzare l’inestimabile e radioso essere umano che sei e tutto il bene che hai da offrire al mondo.
INSEGNAMENTO SPIRITUALE
Le proprietà antinfiammatorie della curcuma sono così potenti che ci danno l’opportunità di fermarci a riflettere e chiederci cos’altro dovremmo lenire e placare nella nostra vita. Le infiammazioni non avvengono solo a livello fisico: sono anche a livello mentale, emotivo, persino spirituale, spesso sotto forma di giudizio, accusa, rabbia o perenne insoddisfazione, e come quelle fisiche possono provocare un forte malessere.
Magari il motivo della tua angoscia appartiene al passato, ma tu sei bloccato in un circolo vizioso di reazioni che ti fa rivivere continuamente quel dolore. La prossima volta che senti arrivare un attacco di “infiammazione” esistenziale, ringrazia l’esperienza passata per la lezione che ha voluto offrirti e prendi esempio dalla curcuma per porre fine al circolo vizioso con delicatezza.
SUGGERIMENTI
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Se hai le vie respiratorie congestionate, tosse, mal di gola, raffreddore, influenza o sinusite, prova a centrifugare della curcuma fresca insieme allo zenzero per ottenere una piccola dose di siero concentrato.
Nell’arco della giornata, bevine piccoli sorsi a intervalli regolari: il succo agirà da espettorante e favorirà il processo di guarigione.
Dopo un’attività intensa o un lavoro fisico pesante, prova ad assumere un po’ di curcuma in qualunque forma – come spezia su una pietanza, in un centrifugato, come tisana o integratore – basta che ne assimili una piccola quantità.
La curcuma può abbreviare i tempi di recupero per i muscoli, i legamenti e le articolazioni dopo il movimento, inoltre agisce da antinfiammatorio per eventuali lesioni che forse adesso non noti ma che potrebbero dare problemi in futuro.
SHOTTINI DI CURCUMA E ZENZERO
Per due/quattro porzioni
Formidabili per rafforzare il sistema immunitario, questi shottini sono una gustosa variante del siero di curcuma e zenzero di cui ho parlato poco fa. Facili rimedi per le prime avvisaglie di un raffreddore, aiuteranno il corpo a combattere tutti i nemici che lo attaccano!
10 cm di curcuma
10 cm di zenzero fresco
2 arance
4 spicchi d’aglio
Centrifuga gli ingredienti uno alla volta e tieni i succhi separati. Poi unisci un cucchiaino di succo di curcuma, un cucchiaino di succo di zenzero, ¼ di cucchiaino di succo d’aglio e ¼ di tazza di succo d’arancia in un bicchierino. Mescola e bevi immediatamente.
Nota: le dosi degli ingredienti variano considerevolmente in base alla centrifuga o al frullatore che utilizzi.
by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita) modificato
La presenza di piperina nell’integratore migliora nettamente (fino al 2000%) l’assorbimento intestinale di curcumina e la sua biodisponi
 
 

Maitake

Sarebbe indicato infatti per la prevenzione di:
• influenza ed altri disturbi da raffreddamento, come mal di gola
• ipertensione
• diabete
• infezioni varie, tra cui quelle causate da herpes virus.
• protegge il fegato
• rinforza il sistema immunitario e molto altro

Maitake – Specie: Grifola frondosa (Dicks) Gray Famiglia: poliporaceae – Droga: il carpoforo
È un fungo basidiomicete che cresce sui tronchi del castagno nelle zone temperate. È un buon commestibile se raccolto da giovane ma è più interessante per le sue proprietà salutistiche.

La parte aerea sporifera (carpoforo) è ricca di polisaccaridi (soprattutto 1,3 e 1,6 betaglucani) responsabili di attività immunostimolanti attraverso un meccanismo di attivazione dei macrofagi, dei linfociti T e di altri fattori immunitari, stimola la maturazione, la differenziazione e la proliferazione delle cellule linfoidi e attiva le cellule natural Killer, tramite la modulazione dei livelli di TNF (tumor necrosis factor) e interleuchine. Questi composti hanno spinto molti studiosi a valutarne l’attività nella prevenzione e come coadiuvante delle neoplasie.
Contiene anche lipidi (acido decanoico e ottadecanoico) e fosfolipidi probabilmente coinvolti nei processi di adattogenesi dell’organismo. I betaglucani sono anche coinvolti nel metabolismo del glucosio nel sangue conferendo un’azione ipoglicemizzante.
Risultati immagini per sistema immunitario
È un raro fungo d’albero che cresce nel nord del Giappone. Il suo nome botanico é Grifolia frondosa, e, data la sua rarità e la sua efficacia, é piuttosto costoso. Studi condotti da un microbiologico giapponese hanno dimostrato che il Maitakè, grazie ad un suo specifico componente, il D-glucano, rafforza le nostre difese immunitarie e protegge da virus e batteri.
Da circa venti anni, il Maitake è oggetto di attenti studi da parte della comunità scientifica. Il suo alto contenuto in beta glucani giustifica i suoi importanti effetti immunologici.
Esso infatti è uno dei funghi più usati nella terapia delle neoplasie sia per le sue proprietà di stimolo diretto sulla funzione dei macrofagi, che per la sua azione citotossica specifica nei confronti delle cellule neoplastiche, oltre che per la straordinaria assorbibilità dei sui principi.
Sarebbe indicato infatti per la prevenzione di:
• influenza ed altri disturbi da raffreddamento, come mal di gola
• ipertensione
• diabete
• infezioni varie, tra cui quelle causate da herpes virus.
• protegge il fegato
• rinforza il sistema immunitario
• utile per combattere le fasi dell’invecchiamento
• agisce su diversi fattori impedendo l’insorgere o il progredire dell’arteriosclerosi
• ottimo nelle anemia
• ottima azione sui trigliceridi sanguigni
• prevenzione e salvaguardia delle T-Cells dall’azione del virus HIV
Il Maitake è ricco di amminoacidi essenziali, di vitamine e di minerali.
I risultati di test scientifici rivelano che 100g del prodotto asciutto contengono 22.75g di proteina, 23.58g gli amminoacidi, e la restante quantità divise in: vitamine C, vitamina E, A, B1 e B2 e selenio organico.
 
 
 

Bardana

la bardana è utilizzata: per rallentare la digestione dei carboidrati, per ridurre l’assorbimento del glucosio e per controllare condizioni d’iperglicemia (intolleranza al glutine).

Bardana (Arctium lappa)

Parti impiegate: radici, foglie e semi.

La Bardana contiene un olio essenziale, l’inulina (zucchero assimilabile anche dai diabetici), mucillagini, acido palmitico, acido caffeico (che ha azione antibiotica).

Ha proprietà diaforetiche (cioè che aumentano la secrezione del sudore), diuretiche, depurative, detersive, stimolanti, la funzionalità epatica cicatrizzanti.

Per uso esterno è indicata nelle emorroidi, nella foruncolosi, nell’acne e nella seborrea. Della pianta si usano principalmente le radici.

Questa pianta può essere utile come coadiuvante nelle dermatiti, stasi biliare, iperglicemia, insufficienza pancreatica, iperazotemia, uretrite, acne ed emorroidi.

Ricca di glicosidi amari (arctiopicrina), flavonoidi, poliacetileni, olio etereo.

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Modalità d’uso: un cucchiaino da tè di radici sminuzzate per tre tazza d’acqua, tenere a macero a freddo per un ora poi bollire per 8 minuti. Coprire e lasciare a riposo fino al raffreddamento alla temperatura giusta da bere, dose 2 tazze al giorno, una al mattino a digiuno e una la sera prima di coricarsi.

Bardana si trova nelle erboristerie anche in sospensione di pianta fresca, in TM (30-40 gocce tre volte al giorno), in pastiglie e opercoli, estratto biochelato (8-10 gocce in mezzo bicchiere d’acqua, due volte al giorno).

Modo d’uso consigliato: titolato all’1,9% d’acidi caffeilchinici calcolati come acido clorogenico,

Metodo di determinazione: spettrofotometrico, 5 mg di principio attivo, pari ad una posologia di 20 mg/die d’acidi caffeilchinici).

Si sconsiglia: l’assunzione in dosaggio elevato, in gravidanza e durante l’allattamento, alcuni testi riferiscono una possibile azione sulla muscolatura uterina, per cui è opportuno in questi casi utilizzare il prodotto con prudenza. (Potential value of plants as sourcer of new antifertility agents I- Farnsworth NR, J Pharm Sci 1975:64-535-98).

Si usano i cataplasmi: di foglie cotte per reumatismi e gotta, decotto di radici (tre manciate per un litro), bollire per 20 minuti si usa per affezioni cutanee, come lozione per la caduta dei cappelli.

Proprietà: depurativa – disintossicante – epatoprotettiva, sudorifera, coleretica, antidiabetica – ipoglicemizzante, topico, si consiglia per dermatosi intossicative e seborroiche (acne, eczemi, psoriasi).

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Malattie esantematiche: morbillo e rosolia, iperglicemia e diabete, inoltre si consiglia per iperuricemia e gotta, calcoli renali.

La sua attività: detossicante ed epatoprotettiva è clinicamente dimostrata. Per il suo elevato contenuto in inulina (fino al 45%), polisaccaride di riserva contenuto nella radice di sapore leggermente dolce e che non è assorbito dall’intestino,

la bardana è utilizzata: per rallentare la digestione dei carboidrati, per ridurre l’assorbimento del glucosio e per controllare condizioni d’iperglicemia (intolleranza al glutine).

Ha una moderata attività diuretica ed antilitiasica ed è utilizzata nella medicina popolare nell’iperuricemia e nelle calcolosi renali. (Department of Chemistry, University of Balearie Islands, Palma de Mallorca, Spain. Urolithiasis and phytotherapy. International Urogoly and Nephrology 1994;25:507-11.

DepurEssiac

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PlantSlim

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DepurVin

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Faggio

Reni, Tessuto adiposo; Sistema reticolo endoteliale; Linea cellulare: macrofagi “Cellula del sistema immunitario (leucociti)”.

Faggio (Fagus sylvatica)

Note Bibliografiche: La gemma di Fagus stimolano la diuresi e la funzione renale, indicandola nell’insufficienza renale, nella litiasi renale e nelle forme di obesità caratterizzate da ritenzione idrica.

Sotto forma di MG 1DH 50 gocce 1 volta al giorno, prima del pasto per: ipogammaglobulinemia, in particolare nell’infanzia (con rosa canina), nefrolitiasi ed insufficienza renale iniziale (da nefroangiosclerosi), obesità da ritenzione di liquidi, fibrosclerosi polmonare (complementare nocciolo e rovo).

Agisce sulle globuline e aumenta le gammaglobuline, stimola le cellule di Kupfer “Elementi cellulari del fegato, a forma di stella, situati negli spazi linfatici che separano i capillari sanguigni dalle cellule epatiche;

fanno parte del sistema reticoloendoteliale e hanno spiccata attività fagocitaria nei confronti, a esempio, di frammenti di eritrociti, detriti cellulari in genere e batteri.

Contribuiscono, inoltre, a regolare la pressione all’interno dei sinusoidi (agendo come dei microsfinteri), riducendone il lume quando necessario. Infine, hanno specifica importanza nell’elaborazione della bilirubina.”.

Consigliato per:

Reni, Tessuto adiposo; Sistema reticolo endoteliale; Linea cellulare: macrofagi “Cellula del sistema immunitario (leucociti)”.

RenVin

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DiurVin

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VenaVin

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Crisantemo americano

Si consiglia per epatocolecistopatie, come epatite, cirrosi, litiasi biliare, ipolipemizzante, ipercolesterolemia, varici ed emorroidi.

Crisantello (Chrysanthellum americanum)

Ricco di flavonoidi e saponosidi, con effetto positivo sulla circolazione, consolida l’impermeabilità dei vasi sanguigni, migliorando così la circolazione degli arti inferiori.

Valido epatoprotettore: protegge il fegato dai danni causati da alcool e dall’abuso dei farmaci.

La sua attività: s’indirizza specialmente sulla detossicazione epatica e sulla rigenerazione degli epatociti danneggiati.

Come drenante biliare: facilita l’eliminazione di trigliceridi e colesterolo, agendo in senso ipolipidemizzante.

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Il crisantello si è rilevato anche come epatoprotettore nell’epatopatia alcoolica.

Risulta attivo: sui tessuti già parzialmente compromessi, induce le reazioni enzimatiche microsomiali. (Dubernard PM. Phytotherapy Res 1988;2:210).

La disintossicazione epatica avviene grazie all’induzione enzimatica del citocromo P450. Il crisantello agisce in maniera significativa su quest’enzima epatico, la somministrazione deve essere prolungata per almeno 12 giorni consecutivi.

Inoltre possiede: azione vasoprotettrice, riduce la fragilità dei piccoli vasi e la permeabilità dei capillari e delle vene, è usato nel trattamento delle varici, varicoflebiti, edemi perimalleolari ed emorroidi (Lievre H. ed al. J du Jeune Praticiens 1984;7:1-6).

Contemporaneamente protegge: anche il pancreas.

Si consiglia per epatocolecistopatie, come epatite, cirrosi, litiasi biliare, ipolipemizzante, ipercolesterolemia, varici ed emorroidi. Alle dose raccomandate non sono note controindicazioni. Titolato al 4,03% in acidi caffeilchinici calcolati come acido clorogenico, corrispondente a 10 mg di principi attivi. Somministrazione di 30 mg/die di acidi cafffeilchinici.

Rimedi:

https://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/epavin/