Nutrire l’intestino

Nel colon vivono batteri capaci di trasformare le fibre della frutta in SCFAs, che sono il nutriente delle cellule intestinali e da quello che avanza il fegato è capace d realizzare quello che serve alle altre cellule: zuccheri, chetoni, acidi grassi mono- e poli-insaturi.

Prof. Paolo Mainardi

Occorre capire che mangiamo per nutrire le cellule.
Le cellule di tutti i mammiferi necessitano delle stesse cose: Ammino acidi essenziali (EAAs) che ricaviamo dalle proteine. queste sono in tutti gli alimenti per cui li ricaviamo nello stesso modo. Altro nutriente sono gli acidi grassi a corta catena (SCFAs), questi li ricaviamo in modo diverso a seconda della specializzazione alimentare.

Ovvero si sono realizzati impianti digestivi diversi per ottenere lo stesso risultato partendo da alimentazioni diverse.
Il sistema digerente dei carnivori predatori è costituito per un 60% dallo stomaco, segue un corto tenue e un corto colon (10%).

Questi animali si nutrono solo di carne grassa, mangiano un 70% di grassi, che il loro stomaco a capace a tagliare a pezzetti ottenendo così gli SCFAs. I carnivori necrofagi mangiano la carne lasciata attaccata all’osso dai predatori, ma dopo che è stata digerita (putrefatta) da batteri ambientali.

Quindi quando chiedete al macellaio la carne magra, mangiate una carne che nessun carnivoro sulla Terra gradirebbe. E noi deriviamo dai frugiferi.

Questi animali hanno uno stomaco che costituisce il 15% del sistema digerente (vs un 60% dei carnivori), in compenso hanno un colon che rappresenta un 60% del sistema, vs il 10% dei carnivori.

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Nel colon vivono batteri capaci di trasformare le fibre della frutta in SCFAs, che sono il nutriente delle cellule intestinali e da quello che avanza il fegato è capace d realizzare quello che serve alle altre cellule: zuccheri, chetoni, acidi grassi mono- e poli-insaturi.

Per questi animali è importante mantenere il colon popolato dai batteri buoni, quelli dalle uova d’oro, se questi diminuiscono, aumentano altri incapaci di produrre gli SCFAs, magari producono gas che provocano reflussi, gonfiori, meteorismi, che ci danno fastidio, ma il grave è che abbiamo ridotto quelli capaci di fornire nutrimento alle ns cellule.

Poi l’uomo è diventato onnivoro e ha ridotto l’intestino per ridurre il tempo di contatto di nuovi agenti patogeni verso i quali l’impianto non era stato progettato.

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Questo è stato determinante per diventare quello che siamo. Infatti gli organi che consumano più energia sono cervello e intestino, quindi riducendo l’intestino gli ha permesso di aumentare il cervello.
MA ha ridotto maggiormente il colon, che è diventato un 20%, dal 60% che era, solo 2 volte quello dei carnivori, a cui non serve.

Lo stomaco è rimasto lo stesso 15% dei frugiferi. In millenni di evoluzione ha trasformato un motore agricolo, poco performante, ma molto robusto, in un motore da F1, elevate prestazioni ma molto delicato.

Questa lenta modifica è stata ottenuta grazie all’esposizione a cibi più complessi, lo stesso che avviene durante lo svezzamento, che è il periodo in cui l’intestino matura veramente. Possiamo quindi considerare il cibo come pesi di un bilanciere, dopo che lo abbiamo rinforzato con lo svezzamento, occorre mantenerlo allenato.

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Diete troppo povere di cibo complesso lo indeboliscono. La dieta ottimale è nutrire i batteri dalle uova d’oro, quindi introdurre tanta fibra, e se guardiamo cosa sono questi SCFAs, possiamo dare da mangiare direttamente alle cellule intestinali.

Infatti i batteri buoni fermentano le fibre producendo acido butirrico (BURRO) e acido acetico (ACETO). Introducendo questi alimenti nella dieta possiamo nutrire la parte alta dell’intestino dove ci sono i villi e il sistema immunitario.

Poi dobbiamo mantenerlo allenato esponendolo a cibo complesso, con la stessa regola con cui un sollevatore di pesi si mantiene in esercizio.

Succhi freschi di verdura e frutta

L’ossigeno è uno degli elementi assolutamente essenziali. Quando il cibo viene cotto, l’ossigeno si perde. Gli enzimi vengono distrutti a 54,4 °C e la maggior parte della forza vitale necessaria per il nutrimento viene dissipata. Il fatto che per generazioni, milioni e milioni di persone abbiano vissuto e stiano vivendo mangiando di rado o forse mai qualcosa di crudo, non prova che il loro stesso essere ancora in vita sia il risultato dell’assunzione di alimenti cotti.

Di cosa ha bisogno il nostro corpo?
Io so che se non bevo una quantità sufficiente di succhi freschi di vegetali crudi, è assai probabile che nel mio corpo non si raggiunga più la quantità piena di enzimi nutritivi. E voi?
Voi e voi soli siete responsabili delle conseguenze che la vostra alimentazione ha sull’organismo. È la vita che conta nel cibo. Il vostro corpo è costituito da miliardi di cellule microscopiche. La vostra intera esistenza dipende da esse. Esse hanno bisogno di nutrimento, di vita, di principi nutrizionali attivi. Dipende da voi e da voi soli se il cibo che mangiate vi condurrà al nutrimento vero o alla malnutrizione!
GLI ENZIMI
L’elemento base che rende il nutrimento efficace per il nostro corpo è la vita che è presente nel cibo, quegli intangibili elementi conosciuti come enzimi. In altre parole, l’elemento che fa in modo che il corpo sia nutrito e vivo, quell’elemento nascosto nei semi delle piante e nei germogli e ancora nelle piante ormai cresciute, un principio vitale chiamato enzima.
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Gli enzimi sono stati descritti come sostanze complesse che ci rendono capaci di digerire il cibo e di assorbirlo nel nostro sangue. C’è anche chi asserisce che gli enzimi digeriscano il cancro. Per compiere queste precise operazioni, gli enzimi hanno bisogno di un organismo che li ospiti, un corpo fisico. Loro non l’hanno, non sono altro che elettricità con il suo alternarsi di fasi, il voltaggio, l’amperaggio, il wattaggio eccetera; non sono una qualche sostanza, ma sono ciò che attiva le sostanze di cui non sono parte integrante.
Dunque gli enzimi non sono “sostanze”, ma sono un’intangibile Energia Magnetica Cosmica del Principio della Vita che è intimamente coinvolta nell’azione e nell’attività di ogni atomo del corpo umano, della vegetazione e di ogni forma di vita. Una volta che diventiamo consapevoli di questo, sapremo esattamente perché il nostro cibo dovrebbe essere selezionato in modo intelligente e adeguato e perché dovrebbe essere crudo, non sottoposto a calore e non lavorato.
Non possiamo avere la vita e la morte allo stesso tempo e questo vale sia per il nostro corpo sia per i vegetali, i frutti, la frutta secca e i semi. Dove c’è vita, ci sono gli enzimi. Gli enzimi sono sensibili alle temperature oltre i 47 °C. Oltre i 48,8 °C gli enzimi diventano inerti, proprio come il corpo umano diviene languido e rilassato in un bagno caldo. A 54,4 °C muoiono.
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Nei semi, gli enzimi sono in uno stato dormiente e in condizioni adeguate resteranno in uno stato di animazione sospesa per centinaia e migliaia di anni. È un dato di fatto che in carcasse di animali preistorici trovate nelle regioni dell’estremo settentrione del pianeta, in Siberia o altre regioni glaciali dove si sono congelati istantaneamente durante la glaciazione di 50.000 anni fa, siano stati rinvenuti enzimi in abbondanza, che si sono riattivati quando la carne è stata scongelata e portata a temperatura corporea.
Quindi gli enzimi possono essere conservati a ogni bassa temperatura senza che vadano perduti. La vita come VITA non può essere spiegata, così descriviamo gli enzimi come un Principio di Energia Cosmica o una vibrazione che promuove un’azione chimica o una modifica negli atomi e nelle molecole, causando una reazione senza che si modifichino, distruggano o consumino gli enzimi stessi durante il processo.
In altre parole, gli enzimi sono catalizzatori e come tali promuovono l’azione o la modificazione senza alterare o modificare il loro stato. Con questa breve spiegazione ora riuscirete meglio ad apprezzare il valore, la ragione, la logica e l’intelligenza con cui scegliere il cibo con il quale intendete nutrire il vostro corpo, non solo per gli alimenti crudi ma anche per i cibi cucinati e utilizzati in modo che nutrano le cellule e i tessuti del vostro corpo nella maniera più veloce ed efficiente possibile.
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La grande Legge della Vita è la reintegrazione. Se non mangiamo, moriamo. Ma di sicuro se non mangiamo il cibo che nutre il nostro corpo in modo adeguato, non solo moriremo prematuramente ma soffriremo anche per tutta la vita. Il nostro organismo ha bisogno di essere rifornito ogni giorno con gli stessi elementi di cui è composto.
Se assicuriamo considerazione, attenzione e dedizione anche alle altre due componenti del nostro essere, la Mente, lo Spirito e l’AnimA, allora rimarremo in perfetta salute tutta la vita. Possiamo infatti mangiare il cibo migliore e più integro che esista, ma questo non servirà a prevenire la disintegrazione del corpo se permettiamo al risentimento, alla paura, alle preoccupazioni, alla frustrazione e agli stati mentali negativi di ossessionarci.
La salute è l’indiscutibile fondamento per una vita che ci soddisfi. Ogni gioia domestica o successo lavorativo deve avere come base la salute e la vitalità del corpo. L’alimentazione deve essere vitale e biologica. Le sostanze da cui traiamo sali e minerali devono essere biologiche e vitali per essere assimilate dal corpo umano in modo da garantire la ricostituzione e la rigenerazione delle cellule e dei tessuti del corpo.
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I raggi del sole inviano miliardi di atomi che garantiscono la vita delle piante, attivano gli enzimi e grazie a questa forza riescono a trasformare elementi inorganici in elementi organici e pieni di vita che costituiscono il cibo. Grazie alla ricerca scientifica, siamo ora in grado di analizzare e conoscere esattamente gli elementi contenuti nei cibi e di armonizzarli
nell’organismo secondo le nostre necessità. Il nostro corpo è costituito da molti elementi atomici1. I principali sono:
Ossigeno, Calcio, Sodio, Cloro,
Carbonio, Fosforo, Magnesio, Fluoro,
Idrogeno, Potassio, Ferro, Silicio,
Azoto, Zolfo, Iodio, Manganese
Salvo eccezioni, tutte le azioni di riparazione e rigenerazione del nostro corpo devono provenire da questi elementi. Il corpo non è in equilibrio quando il flusso sanguigno, le cellule, i tessuti, gli organi, le ghiandole e il resto dell’organismo non contengono questi elementi nelle proporzioni adeguate o ne sono carenti. Il risultato che si ha è una condizione di vero e proprio avvelenamento. Si chiama tossiemia.
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Per ricostituire e mantenere un corretto e sano equilibrio, la maggior parte dei cibi che mangiamo deve contenere elementi vivi, vitali e organici. Tali elementi si trovano nei vegetali freschi crudi, nei frutti, nella frutta secca e nei semi.
L’ossigeno è uno degli elementi assolutamente essenziali. Quando il cibo viene cotto, l’ossigeno si perde. Gli enzimi vengono distrutti a 54,4 °C e la maggior parte della forza vitale necessaria per il nutrimento viene dissipata. Il fatto che per generazioni, milioni e milioni di persone abbiano vissuto e stiano vivendo mangiando di rado o forse mai qualcosa di crudo, non prova che il loro stesso essere ancora in vita sia il risultato dell’assunzione di alimenti cotti. Il dato di fatto è che sono in uno stato di decadimento, confermato dall’intossicazione dei loro organismo.
Sennò come si spiegherebbe il sovraffollamento delle pur inadeguate strutture ospedaliere?
Perché si spenderebbero milioni e milioni ogni anno in antidolorifici?
Come si spiega una così elevata incidenza di problemi di cuore, diabete, cancro, enfisema, invecchiamento precoce e morti premature?
La nostra Coscienza in Sè ha fatto il nostro corpo in modo che abbia un margine amplissimo di tolleranza. Quando mangiamo qualcosa che “non ci fa bene” o che è incompatibile con i nostri bisogni ed equilibri nutrizionali, allora soffriamo. Il monito e il richiamo sono i dolori o i crampi, che magari ci conducono poi a malattie e forse a uno o più di quell’infinita lista di malesseri che affligge l’umanità.
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Questa malessere non si manifesta subito, né sarà subito evidente proprio perché la miracolosa tolleranza del corpo farà in modo che passino i giorni, forse anche i mesi o addirittura gli anni, prima che si rimanga vittime delle conseguenze a lungo termine che la Natura ci infligge per avere infranto le sue leggi.
Una volta che riscopriamo i mezzi che la Natura ci offre per ripristinare e mantenere la nostra salute a un elevato livello di vibrazione, ecco che sperimentiamo la benedizione che deriva dal mettere in pratica nel quotidiano questa scoperta. Appare insieme strano e penoso che così tanta gente non prenda in considerazione tutto ciò e continui deliberatamente a
procedere verso l’inevitabile decadenza tossiemica.
La salute della mente e dell’intestino, insieme a un certo impegno intellettuale, potrebbero salvare questa gente evitando loro la disintegrazione prematura e spesso dolorosa.
ByDottorNormanW.Walker

Succhi freschi di verdura e frutta

La ragione dell’efficacia dei succhi freschi sta nel fatto che, separando gli elementi minerali e l’acqua distillata dalle fibre, questo cibo liquido viene digerito nel giro di pochi minuti. I processi digestivi servono a separare gli elementi minerali dalle fibre e, inoltre, richiedono lavoro e tempo – anche ore – perché il nutrimento possa essere utilizzato dagli organi della digestione

Di cosa ha bisogno il nostro corpo?
ll corpo umano dipende in maniera indissolubile dalla qualità del cibo di cui si nutre e dalla sua compatibilità con i bisogni del nostro stesso organismo.
La gente ne è divenuta consapevole ma solo in questi ultimi due secoli. Gradualmente, è stata fatta sempre più luce sul misterioso funzionamento dell’anatomia umana e sul modo in cui il corpo utilizza i minerali e le vitamine di cui il cibo è costituito. I risultati ottenuti nel favorire la guarigione da quasi tutti i disturbi o le indisposizioni sono da considerarsi pressoché fenomenali in tutto il mondo, soprattutto per quanto riguarda la terapia a base di succhi o Juice Therapy.
Oggi chiunque non conosca il valore nutrizionale e terapeutico dei succhi di verdure e frutta fresche è deplorevolmente disinformato. Già dal secolo scorso erano disponibili i succhi freschi di verdure e frutta e oggi il loro valore è stato definitivamente riconosciuto da tutti i bene informati, inclusi innumerevoli professionisti, anche se non addetti ai lavori.
La ragione dell’efficacia dei succhi freschi sta nel fatto che, separando gli elementi minerali e l’acqua distillata dalle fibre, questo cibo liquido viene digerito nel giro di pochi minuti. I processi digestivi servono a separare gli elementi minerali dalle fibre e, inoltre, richiedono lavoro e tempo – anche ore – perché il nutrimento possa essere utilizzato dagli organi della digestione. Questi processi di digestione delle verdure e della frutta integre consumano molta energia e tale energia viene ricavata proprio dal cibo.
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Una porzione del cibo “solido” che viene ingerito è dunque sottratta all’obiettivo nutrizionale per essere invece utilizzata sotto forma di carburante per generare questa energia. Ecco quindi la risposta alle domande più comuni: perché non mangiare verdure e frutta intere anziché sotto forma di succhi? Nelle fibre non c’è nutrimento benché esse servano per finalità estremamente utili e rappresentino per noi una necessità.
Le fibre agiscono nell’intestino come una scopa. Dopo aver viaggiato attraverso lo stomaco, il duodeno e oltre sette metri e mezzo di intestino tenue, queste fibre raggiungono il colon sotto forma di particelle microscopiche di cellulosa. Il colon tratta la cellulosa come fibra e la utilizza come tale. Senza fibre il colon, e l’intero corpo, non riuscirebbero a mantenersi in condizioni di salute.
È dunque d’obbligo che ogni giorno della nostra vita veda, nell’ambito di una dieta equilibrata, come portata principale una insalata comprendente diverse verdure, crude! Per guidarvi nella scelta e nella preparazione di queste insalate, ho scritto il libro The Vegetarian – Guide to Diet & Salads (o Diet & Salad Suggestions nelle edizioni più datate).
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Voglio sottolineare anche come sia praticamente impossibile ottenere, anche se biologico, il prodotto perfetto da ogni seme. La ragione sta nel fatto che nella crescita di una pianta sono coinvolti molti fattori che variano, a volte radicalmente, da un lotto di terreno a un altro. Inoltre oggi ci sono numerose varietà di quasi ogni tipo di alimento. Per esempio ecco di seguito alcune delle varietà di carote disponibili:
Imperatore, Chantenay, Danvers e Oxheart, ognuna delle quali ha una composizione in minerali leggermente diversa, ma non tale da sottrarle alla categoria della carota. Questo accade anche per altri vegetali. Noi dobbiamo utilizzare tutte le informazioni analitiche sul cibo e ricavarne una guida generale. E ciò proprio sulla base delle condizioni variabili del terreno, del clima, del luogo e del metodo con cui la semina viene effettuata.
Una corretta varietà di vegetali nelle nostre combinazioni alimentari assicura al nostro corpo tutte le vitamine e i minerali di cui ha bisogno. Gli alimenti da agricoltura biologica, se disponibili, hanno di regola una qualità superiore; purtroppo però spesso non sono disponibili. Sarebbe comunque un errore diventare fanatici riguardo la qualità del cibo che siamo obbligati ad acquistare al supermercato.
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Chi ha acquisito una consapevolezza troppo profonda in materia per potersi accontentare, è meglio forse che si trasferisca in un luogo dove egli stesso può coltivare il cibo che consuma. Ed è proprio con questo obiettivo in mente che ho scritto il libro Back to the Land for Self-Preservation. Parlando in generale, se non riuscite ad acquistare esattamente il cibo che volete, per tutto il tempo che è necessario acquistate il migliore disponibile.
Semplicemente assicuratevi di scegliere gli alimenti più freschi e di migliore qualità tra quelli a disposizione e questo vale sia per ciò che acquistate per le vostre insalate sia per i vostri succhi.
Succhi freschi di frutta e verdura byDottorNormanW.Walker

 
 

I succhi di carota barbabietola e cetriolo

Il succo di limone, nella proporzione di un limone per un bicchiere da bibita pieno di acqua calda, assunto più volte al giorno, integrato da un bicchiere da bibita con succo di carota, barbabietola e cetriolo tre o quattro volte al giorno, si è dimostrato utilissimo in molti casi di persone che hanno potuto verificare con soddisfazione la scomparsa sia della renella che dei calcoli in pochi giorni o in poche settimane.

I calcoli alla cistifellea e ai reni e la cosiddetta renella sono la conseguenza naturale dell’incapacità del corpo di eliminare i depositi di calcio inorganico che si formano dopo avere mangiato amidi e zuccheri concentrati.
La cistifellea è direttamente collegata al fegato e al flusso sanguigno attraverso il dotto biliare e il dotto epatico. Tutti i cibi che mangiamo vengono scomposti nel tratto digestivo e gli elementi contenuti in essi sono trasportati dal sangue al fegato perché siano trasformati e separati. Nessun cereale o farinaceo concentrato può essere completamente utilizzato per la ricostruzione di cellule e tessuti, soprattutto se è stato devitalizzato dal calore.
Gli elementi costitutivi, comunque, devono necessariamente passare attraverso il fegato e tra questi elementi c’è il calcio. Questo genere di molecole negli amidi non è solubile nell’acqua.
Il calcio organico vitale è necessario all’intero organismo ed essendo l’unico solubile nell’acqua, può essere ottenuto solo dalla frutta e dalla verdura e dai loro succhi quando sono freschi e provengono da frutti e vegetali crudi. Questo tipo di calcio passa attraverso il fegato ed è assimilato completamente e utilizzato per la funzionalità ghiandolare e la rigenerazione di cellule e tessuti.
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Il calcio contenuto negli amidi e negli zuccheri sottoposti a calore è inorganico e non è idrosolubile. La sua presenza nell’organismo risulta impropria ed estranea e, come tale, questo minerale viene scartato alla prima occasione dal sangue e dal sistema linfatico. Il punto più comodo dove relegare questo tipo di calcio è il dotto biliare che lo trasporta poi nella cistifellea.
Altro “deposito” è la parte terminale dei vasi sanguigni che si può localizzare nell’addome e quindi dare origini a tumori, oppure nell’ano e provocare le emorroidi. Oppure questi atomi di calcio inorganico possono finire, come spesso accade, nei reni.
Se gli atomi di calcio inorganico sono pochi, siano essi nella cistifellea o nei reni, non fanno un gran danno, ma se si consumano d’abitudine pane, cereali, dolci e altri farinacei, i depositi diventano progressivamente maggiori e possono portare alla formazione di renella o calcoli.
L’esperienza ha dimostrato che rimuovere tali depositi con la chirurgia spesso non è necessario ad eccezione forse dei casi più estremi; e anche in tali casi, è indubbio che i risultati migliori si ottengono aiutando la natura, Grande Guaritrice, attraverso l’utilizzo intelligente proprio dei metodi naturali.
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Il succo di limone, nella proporzione di un limone per un bicchiere da bibita pieno di acqua calda, assunto più volte al giorno, integrato da un bicchiere da bibita con succo di carota, barbabietola e cetriolo tre o quattro volte al giorno, si è dimostrato utilissimo in molti casi di persone che hanno potuto verificare con soddisfazione la scomparsa sia della renella che dei calcoli in pochi giorni o in poche settimane.
Come perfetto esempio possiamo considerare l’esperienza di un uomo d’affari che ha oltrepassato la quarantina. Il riferimento è a una figura di primo piano nel mondo degli affari, che ha percorso la strada della fortuna a grandi passi, con diverse catene di negozi affermati negli Stati Uniti e qualcuna anche in Inghilterra.
Ha sofferto di forti dolori per oltre vent’anni, è stato sottoposto a raggi X con e senza iodoftaleina, un metodo che utilizza appunto questo colorante per individuare eventuali problemi nella zona della cistifellea. La diagnosi del medico è stata confermata dai risultati dei test. Ossia, soffriva di calcoli alla cistifellea. La sua paura e l’avversione per la chirurgia sono state le uniche cose che hanno permesso a quella cistifellea di restare dov’era.
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Quell’uomo apprese informazioni riguardo la TERAPIA A BASE DI SUCCHI, lesse una delle prime edizioni di questo libro e trovò aiuto da parte di una persona competente che aveva esperienza di questo trattamento.
Gli fu spiegato che sottoporsi a un trattamento con effetti rapidi poteva significare avvertire, per un breve periodo, dolori ancora più forti di quelli che aveva avuto prima. Tali dolori avrebbero potuto durare per pochi minuti o anche ore, ma sarebbero terminati tutti d’un tratto una volta che si fosse dissolto il calcio.
Egli bevve dieci o dodici bicchieri di acqua calda con il succo di un limone in ognuno di essi durante il giorno e circa 1 l e ½ di succo di carota, barbabietola e cetriolo. Il secondo giorno ebbe terribili spasmi dolorosi di 10 o 15 minuti ciascuno. Alla fine della settimana arrivò la crisi e per circa mezz’ora si rivoltò a terra quasi agonizzante; ma il dolore scomparve improvvisamente e immediatamente dopo i calcoli passarono rendendo l’urina di una consistenza simile al fango. Quella sera era un uomo nuovo.
Il giorno dopo affrontò un lungo viaggio – da New York a Washington e poi verso il Canada – con me sulla mia auto; si sentiva di vent’anni più giovane e ancora si meravigliava di quanto semplici fossero i miracoli della natura. Questo non è un caso isolato. Migliaia di persone nel mondo hanno avuto la prova dei benefici che si ottengono con i succhi di vegetali freschi e crudi. E di questo sono grati.
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La miscela di succo di carota, barbabietola e cetriolo costituisce un aiuto prezioso dal punto di vista della depurazione e della guarigione per la cistifellea, il fegato, i reni, la prostata e le altre ghiandole riproduttive.
Occorre inoltre tenere a mente che quando mangiamo carne, nell’organismo si genera una quantità eccessiva di acido urico, che non può essere eliminato completamente dai reni i quali sostengono quindi uno sforzo non indifferente facendone poi pesare gli effetti sull’intero organismo. Questa miscela di succhi ha un ruolo prezioso nell’aiutare l’organismo a ripulirsi. Nello stesso tempo è anche consigliabile eliminare zuccheri e amidi concentrati, così come la carne, almeno per un periodo, in modo da dare al corpo l’opportunità di riequilibrarsi e tornare alla normalità.
Una volta che la condizione di salute dell’organismo è ristabilita, avremo imparato dall’esperienza che per deprimerla di nuovo, se scegliamo di farlo, basta soltanto ricominciare a mangiare cibi devitalizzati. È veramente gratificante scoprire che tanti non avvertono il bisogno di ritornare a uno stato mediocre o peggiore di salute.
Essi hanno compreso attraverso l’esperienza che la salute, il vigore, l’energia e la vitalità si conservano molto meglio e che non è un sacrificio sostituire ciò che appare più appetitoso con ciò che invece sanno essere più nutriente. Inoltre anche i cibi nutrienti sono, e possono essere resi, appetitosi semplicemente imparando a prepararli. Per questo date un’occhiata al mio libro Diet & Salad Suggestions.
Dottor Norman W. Walker
 
 

LeFibre

Il processo produce acidi grassi a catena corta (soprattutto acetato, butirrato e proprionato) e gas. Il butirrato è la principale fonte energetica per i colonociti (cellule epiteliali dell’intestino). L’acetato ed il proprionato sono assorbiti dalle pareti del colon ed inviati al fegato, per svolgere le seguenti funzioni: stabilizzare i livelli di glucosio nel sangue, ridurre la sintesi del colesterolo, stimolare la produzione di cellule immunitarie (cellule T, anticorpi, globuli bianchi, etc.).

Se venisse posta la domanda a cento persone: “a che cosa servono le fibre?”, probabilmente il 99% risponderebbe che ci aiutano ad andare di corpo. Questa, permettetemi, è un’informazione assai riduttiva e poco veritiera.
Vediamo veramente cosa sono le fibre e a che cosa servono. È definita fibra l’insieme dei componenti degli alimenti vegetali (infatti non c’è fibra in quelli di origine animale, come carne e pesce), che resistono all’azione degli enzimi e agli acidi digestivi umani.
È fondamentale sapere che le fibre non sono tutte uguali, distinguendosi in fibre solubili e fibre insolubili, ognuna delle quali ha funzioni totalmente opposte. L’equilibrio tra le due è fondamentale per il nostro apparato digerente e quindi per la nostra salute.
Le Fibre Solubili
Le fibre solubili sono caratterizzate da composti quali beta-glucani, pectine, gomme naturali, inulina, olisaccaridi. La loro caratteristica (solubilità) è quella di assorbire acqua già nello stomaco (aumentandone fino a 100 volte il volume iniziale) e di fermentare nell’intestino, con lo scopo di nutrire la flora batterica buona e le cellule colonociti (le cellule che compongono l’epitelio dell’intestino).
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La loro presenza è fondamentale per diverse ragioni.
In primo luogo, l’aumento di volume nello stomaco stimola il senso di sazietà facendoci mangiare di meno. Le fibre solubili una volta assorbita l’acqua si trasformano in una sostanza viscosa e gelatinosa che modifica la capacità di assorbimento dei nutrienti. Difatti legandosi agli acidi biliari (effetto chelante), diminuiscono l’assorbimento degli acidi grassi (riduzione del colesterolo nel sangue).
Inoltre rallentano l’avanzamento del “chimo alimentare”, aumentando in tal modo l’azione digestiva (incrementando il tempo di contatto con gli enzimi digestivi); migliorano l’assimilazione dei nutrienti quali: vitamine e sali minerali (i villi hanno più tempo per assimilarli); abbassano il picco glicemico aumentando il tempo di assorbimento del glucosio.
Durante l’attraversamento dell’intestino tenue è digerito, tramite la fermentazione, da batteri buoni (bifidus). Il processo produce acidi grassi a catena corta (soprattutto acetato, butirrato e proprionato) e gas. Il butirrato è la principale fonte energetica per i colonociti (cellule epiteliali dell’intestino). L’acetato ed il proprionato sono assorbiti dalle pareti del colon ed inviati al fegato, per svolgere le seguenti funzioni: stabilizzare i livelli di glucosio nel sangue, ridurre la sintesi del colesterolo, stimolare la produzione di cellule immunitarie (cellule T, anticorpi, globuli bianchi, etc.).
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Tali acidi grassi sono inoltre utili all’assorbimento dei minerali, neutralizzando l’acido fitico, aumentando l’acidità dell’intestino (impedendo la proliferazione dei batteri nocivi della putrefazione), alimentando i batteri probiotici (quelli buoni) e quindi migliorando le difese immunitarie (quelle provenienti dall’intestino).
LE FIBRE INSOLUBILI
Le fibre insolubili sono caratterizzate da composti quali: cellulosa, emicellulosa, legnami, cere ed amidi resistenti. L’unico scopo di tali fibre è quello di aumentare la velocità di transito del chimo (assorbono l’acqua, aumentando di 25 volte il loro volume) risultando molto utili in caso di stipsi e nelle difficoltà di defecazione.
Tali tipo di fibre non sono digerite e quindi non apportano sostanze nutritive né risultano utili per la produzione di vitamine esogene. Troppe fibre insolubili non sono auspicabili, in quanto un’eccessiva velocità di transito del bolo alimentare, comporta un peggioramento della digeribilità dei cibi ed un incremento delle malattie intestinali (ne parleremo più avanti).
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QUALI FIBRE PREFERIRE?
Oramai moltissime ricerche sembrano consigliare un’assunzione di una quantità di fibre di circa 35 grammi al giorno e purtroppo, la media dei paesi occidentali non supera i 15 grammi quotidiani. È fondamentale conoscere le quantità e le tipologie di fibre presenti nei vari alimenti, in modo da selezionare i nostri cibi con più attenzione.
La proporzione corretta dovrebbe essere: 60% di fibre insolubili e 40% di solubili, tendendo verso la parità di tali percentuali. Ogni alimento vegetale ha entrambe i due tipi di fibra, ma con proporzioni differenti. Le fibre insolubili sono presenti maggiormente nei farinacei, nel riso ed in alcune verdure; gli alimenti con una percentuale maggiore di fibre solubili li riscontriamo in alcune verdure e nella frutta. Elenchiamo una breve lista di alimenti con la percentuale di fibra insolubile e solubile.
Vedi tab. Verde
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Come possiamo notare dalla tabella, il rapporto tra i due tipi di fibra (60 insolubile e 40 solubile) è bilanciato nella verdura, ma del tutto sbilanciato nel riso, nei cereali e nei fagioli. Ciò significa che un’alimentazione basata sui carboidrati complessi può provocare una carenza di fibra solubile, che non fa ottenere i benefici sopra elencati, causando un’eccessiva velocità di transito nell’intestino del chimo, rischiando una minore assimilazione dei nutrienti ed una cattiva digestione degli alimenti.
PREZZO ENERGETICO DELLE FIBRE (P.E.F.)
Un altro dato importante riguarda la quantità di energia che dobbiamo ingerire (sotto forma di calorie) per assicurarci la giusta quantità di fibre. A tale scopo ho elaborato un semplice indice: il Prezzo Energetico della Fibra (Pef), dov’è possibile verificare quali alimenti sono, da questo punto di vista, più efficienti, ovvero quali assicurano, a pari quantità di fibra, minor introito calorico.
Vedi Tab. Azzurra
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Come potete notare dalla tabella esiste una differenza abissale tra le fibre contenute nella pasta, pari a 70,5 calorie per grammo e la cicoria, pari a 2,7 calorie per grammo.
Per fare un esempio pratico, avremo bisogno di 614 grammi di pasta (1.200 grammi da cotta) per assumere la quantità di fibre di cui abbiamo bisogno ogni giorno, apportando però una quantità complessiva di circa 2.450 calorie.
Lo stesso calcolo, rapportato ad una verdura come la cicoria, ci dice che avremo bisogno di 972 grammi di cicoria cruda, la quale una volta cotta rappresenta un piatto abbondante, ma soprattutto avremo assunto solo 95 calorie.
Ciò conferma che i migliori alimenti per una dieta ricca di fibre, sono le verdure e la frutta.
Un altro punto critico delle fibre insolubili derivanti da cereali ma anche da fagioli e soia è l’acido fitico (uno dei componenti di questo tipo di fibra).
L’Acido Fitico Risultati immagini per acido fitico
L’acido fitico ed i fitati sono considerati elementi anti-nutrizionali, in quanto svolgono un’azione di legame (chelante) con minerali quali: calcio, ferro, magnesio e zinco, creando così dei sali insolubili (fitati e fitina) che in questa forma non possono essere assimilati dall’organismo (sono espulsi con le feci).
Per tale motivo, più i cereali sono integrali, più aumenta questo aspetto del problema. L’unica soluzione (per i farinacei) è utilizzare lievito naturale (molto raro nella panificazione moderna) e nel caso dei fagioli, tenerli nell’acqua almeno 24 ore, diminuendo la presenza dell’acido fitico. È importante sottolineare che una delle cause dello sviluppo dell’osteoporosi è dovuta alla presenza di acido fitico che inibisce l’assimilazione del calcio e del magnesio da parte dell’intestino.
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