La melatonina

La sua secrezione inizia con l’oscurità (livello iniziale da 5 picogrammi/ml), aumentando da 20 a 30 picogrammi/ml fino alle ore 20; superando i 30 picogrammi/ml nella notte. Il picco di 60/70 picogrammi/ml è raggiunto dalle 2 alle 3 del mattino. I livelli di melatonina tornano poi a scendere fino alle 7 del mattino.

La melatonina è una molecola naturale prodotta dalla ghiandola pineale (epifisi), allocata nell’encefalo, a forma di pigna (di 5/9 millimetri di altezza). È una molecola antichissima (la sua evoluzione risale a 3 miliardi di anni fa) ed è presente in qualsiasi organismo (animale o vegetale), nella stessa struttura molecolare e regola il ritmo circadiano (l’alternarsi del giorno e della notte inducono variazioni dei parametri vitali).
Approfondimento tecnico.
La ghiandola pineale è sincronizzata con i ritmi circadiani, modificandosi in base alle variazioni di luminosità del giorno e della notte o al cambio di stagione. Il precursore della melatonina è il triptofano (un aminoacido essenziale, d’assumere per via alimentare), trasformato in serotonina per opera dell’enzima idrossindolo-metil-transferasi (Homt), presente nella ghiandola pineale.
La sua secrezione inizia con l’oscurità (livello iniziale da 5 picogrammi/ml), aumentando da 20 a 30 picogrammi/ml fino alle ore 20; superando i 30 picogrammi/ml nella notte. Il picco di 60/70 picogrammi/ml è raggiunto dalle 2 alle 3 del mattino. I livelli di melatonina tornano poi a scendere fino alle 7 del mattino.
La sua funzione principale è quella di regolare la presenza degli altri ormoni (cortisolo, Gh, testosterone, etc.) rendendo possibile il fenomeno della riparazione tessutale del nostro corpo. La melatonina accompagna il nostro sonno nella fase Rem (quello profondo), inibisce il cortisolo e stimola la produzione dell’ormone del Gh e del testosterone.
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Senza tale azione il nostro corpo perderebbe la sua funzione di riparazione, compresa quella cellullare e del Dna che subisce 10.000 insulti al giorno, da parte dei “radicali liberi”.
Tali complessi meccanismi sono stati oggetto di studio da parte di molti ricercatori, tra i quali ricordiamo il Dottor Pierpaoli che esamina gli effetti della melatonina da oltre 30 anni.
La melatonina ha molte altre funzioni.
La melatonina è considerato un potente antiossidante con azione scavenger (pulizia) nei confronti dei radicali liberi, più efficace delle vitamine C, E e del Beta-carotene. La sua azione protettiva è rivolta alle membrane cellulari, alle lipoproteine Ldl (contro l’ossidazione), alle cellule dell’endotelio arterioso, ai neuroni celebrali (contro l’ischemia, dovuta a stress o alcool).
La melatonina è utilizzata per alleviare i disturbi dovuti al cambio di fuso orario (sindromeda jet lag) migliorando l’adattabilità dei propri ritmi biologici all’ora locale. La melatonina è utilizzata per migliorare i sintomi della menopausa. Difatti in associazione con il progesterone inibisce l’ovulazione.
Studi clinici hanno confermato che livelli buoni di melatonina nel flusso sanguigno durante le ore notturne, diminuiscono le possibilità d’infarto e di morte improvvisa. Tale effetto è dovuto alla sua azione vasodilatatrice (contrasta i radicali liberi che inibiscono l’ossido nitrico) ed antiaggregante piastrinica.
Ha la capacità di aumentare il metabolismo dei grassi (riduzione di colesterolo). La melatonina rafforza anche il nostro sistema immunitario (inibendo il cortisolo). Difatti durante il picco delle 2-3 di notte, è stato riscontrato un aumento significativo delle cellule del sistema immunitario. Risulta efficace contro i microbi, i virus e le cellule neoplastiche.
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Alcuni ricercatori dell’Ospedale Oncologico di Milano hanno dimostrato l’attività inibitoria della melatonina, sulla crescita delle cellule tumorali del cancro alla prostata. Nell’Università di New Orleans è stata riscontrata un’azione inibitoria anche verso altri tipi di neoplasie, quali il cancro ai polmoni, all’utero ed alle mammelle. La melatonina prolungherebbe anche la sopravvivenza dei malati terminali (migliorando nel contempo la qualità della vita).
Difatti da esperienze riportate dal professor Paolo Lissoni responsabile della divisione Oncologica dell’Ospedale di Monza, l’utilizzo della melatonina ha aumentato del 16% le regressioni tumorali (di solito incurabili) su tumori gastrointestinali, polmonari e nei mesoteliomi.
Somministrata durante la chemio e la radio terapia, ha ridotto gli effetti collaterali, di solito devastanti. Per dovere di cronaca va detto che il professor Di Bella, per primo indagò sull’azione antitumorale della melatonina ed infatti la inserì nel suo protocollo di cura.
PROMOTORI DELLA MELATONINA
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Come già scritto, per produrre l’ormone della melatonina abbiamo bisogno di triptofano (aminoacido essenziale). Se non lo assumiamo costantemente e soprattutto durante la cena, non potremmo produrre tale ormone per la notte.
Ciò significa che dobbiamo inserire nella nostra alimentazione alimenti quali carne, pesce, uova e formaggi, i più ricchi di triptofano.
Un’altra via molto efficace è quella dell’assunzione esogena sotto forma d’integratori di melatonina. Si consiglia il tal senso di assumerli prima di coricarsi.
DIMINUZIONE DELLA MELATONINA
Come per ogni ormone, il peggior nemico della melatonina è l’età. La ghiandola pineale con il passare degli anni tende a calcificarsi, causando già a 45 anni, circa il 50% di minore produzione di melatonina. Il calo raggiunge addirittura l’80% superati 70 anni di età.
Un altro nemico giurato dell’ormone melatonina è il cortisolo (chiamato “ormone dello stress”). Solo quando il cortisolo cala nel sangue a livelli basali, la ghiandola pineale può secernere la melatonina. Lo stress, i pensieri ricorrenti prima di dormire, impediscono di attivare la melatonina e dormire sonni profondi.
Un ulteriore nemico della ghiandola pineale è la luce. Difatti quando dormiamo davanti al televisore, o semplicemente con delle luci in camera da letto, non attiviamo la melatonina, disertando l’appuntamento con un sonno ristoratore (si consiglia di coprire anche le luci a led, ad esempio quelle delle radiosveglie).
Altri inibitori della melatonina sono l’alcool, il fumo, il caffe.
Vivere 120 anni
 
 
 
 

L’ormone della crescita (GH)

Il Gh ha un effetto lipolitico, ovvero aumenta il consumo dei grassi a fini energetici, diminuendo l’utilizzazione del glucosio da parte del corpo (lasciando i glucidi a cervello e
muscoli). Aumenta la secrezione di glucagone e migliora l’ossidazione degli acidi grassi (trasformati in acetil-Coa) per il loro utilizzo nel Ciclo di Krebs. Tale ormone ha un effetto calorifero, in quanto aumenta la temperatura corporea, incrementando il consumo di calorie.

Asse Intestino – Cervello
Il Gh (Growth Hormone) chiamato anche “ormone della crescita”, è una proteina prodotta dalle cellule somatotrope dell’ipofisi anteriore (presente nel cervello).
Approfondimento tecnico.
Il Gh è formato da una sequenza di 191 aminoacidi. La produzione del Gh è stimolata da una sostanza prodotta dall’ipotalamo chiamata Ghrf (Growth Hormone Releasing Factor), che agisce direttamente sull’ipofisi.
La concentrazione di Gh media nel sangue è molto bassa, circa 10 milionesimi di grammo per litro e la sua emivita (durata della vita) va dai 20 ai 30 minuti. Tale ormone è fondamentale sia per la crescita dei tessuti quali: muscoli, cartilagini, tendini ed ossa, che per il normale mantenimento della matrice extracellulare. Nei bambini la sua carenza causa problemi di sviluppo e nanismo, mentre per gli adulti può essere una delle cause principali dell’invecchiamento precoce.
Le sue funzioni sono le seguenti.
Il Gh ha un effetto lipolitico, ovvero aumenta il consumo dei grassi a fini energetici, diminuendo l’utilizzazione del glucosio da parte del corpo (lasciando i glucidi a cervello e
muscoli). Aumenta la secrezione di glucagone e migliora l’ossidazione degli acidi grassi (trasformati in acetil-Coa) per il loro utilizzo nel Ciclo di Krebs. Tale ormone ha un effetto calorifero, in quanto aumenta la temperatura corporea, incrementando il consumo di calorie.
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Il Gh esercita un’azione anticatabolica inibendo quei processi che tendono ad utilizzare proteine corporee a fini energetici. Tale fenomeno si riscontra dopo aver praticato esercizi fisici o durante un digiuno prolungato, a seguito della restrizione calorica. Il Gh ha un effetto diretto sulla stimolazione di alcuni mediatori (il più attivo è l’Igf-1), prodotti a livello periferico dal fegato. Tali molecole in combinazione con il Gh, attivano la produzione di proteine all’interno delle cellule, aumentando in tal modo la crescita dei muscoli, della cartilagine e delle ossa (rigenerando anche i tessuti demoliti con il catabolismo).
PROMOTORI DEL GH
Il nostro corpo ha bisogno di proteine per produrre il Gh (compresi i suoi mediatori), per cui un’alimentazione povera di tali macronutrienti, diminuisce la sua presenza nel sangue. Gli aminoacidi principali per la produzione del Gh sono l’arginina, l’ornitina, l’Okg e la glutammina, che possono essere assunti, tra l’altro, sotto forma d’integratori.
Anche l’attività fisica aumenta la secrezione di tale ormone, dove il picco di produzione del Gh si osserva tra il 25° e il 60° minuto d’allenamento (in caso di podismo o ciclismo), mentre negli allenamenti di forza (esercizio acuto), si ottiene tra il 5° ed il 15° minuto del periodo di recupero.
La produzione del Gh è stimolata dalla presenza di lattato, dovuto al processo di glicolisi (in fase anaerobica). Si osserva un altro picco di Gh nelle ore notturne, infatti quando il nostro corpo è nella fase rem del sonno (quando sogniamo) è impegnato nella ricostruzione dei tessuti (in parte catabolizzati nelle ore diurne).
Un ormone che inibisce la produzione di Gh è il cortisolo
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LA DIMINUZIONE DEL GH
Essenzialmente sono quattro i motivi che provocano una diminuzione del Gh: l’inattività fisica, l’alimentazione non corretta, l’insonnia e l’età. Come abbiamo già visto, il mantenimento della nostra “massa magra” (compreso lo scheletro) dipende dall’equilibrio di proteine catabolizzate durante il giorno e quelle reintegrate con i processi di ricostruzione (soprattutto notturni) con il Gh, fondamentale a tale scopo. Purtroppo molti fattori concorrono nel limitare la giusta presenza nel sangue di tale ormone.
L’inattività fisica è la prima causa di assenza del picco giornaliero, attivato al contrario solo da un costante movimento corporeo. L’alimentazione moderna sbilanciata sui carboidrati a spese delle proteine (animali), inibisce la produzione di tale ormone per l’assenza di aminoacidi essenziali (che il corpo non può ricavare con il processo di catabolisi) e quindi il corpo non ha la possibilità di produrre il Gh.
Inoltre l’insonnia, dovuta essenzialmente ai picchi di cortisolo, inibisce la secrezione dell’ormone della crescita nel momento più importante del suo utilizzo per il nostro corpo, il recupero notturno. A questo quadro abbastanza disastroso, va aggiunto il fattore dell’età. Difatti il nostro corpo diminuisce naturalmente la produzione di Gh in maniera considerevole dopo i 30 anni (in età puberale è al massimo).
Si calcola un calo del 14% ogni dieci anni, fino a raggiungere un calo dei 2/3 nelle persone di 70 anni. Questa diminuzione fisiologica si può contrastare con delle integrazioni alimentari e praticando una regolare attività fisica.
LA DIMINUZIONE DELL’IGF-1
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La giusta quantità di Igf-1 è essenziale per il nostro metabolismo, in quanto la sua penuria causa un accelerazione dei sintomi della vecchiaia e delle malattie correlate. Le cause principali della mancanza di tale ormone sono riscontrabili nella produzione eccessiva di cortisolo, il quale inibisce la produzione del Gh, che a sua volta non riesce più a stimolare il fegato alla produzione dell’Igf-1. È essenziale riuscire a dormire profondamente durante la notte (quando si registra il picco di Igf-1). Un altro ormone antagonista è l’insulina capace di eliminare l’Igf-1 dal sangue, semplicemente utilizzando gli stessi ricettori delle cellule.
Infatti la presenza dell’ormone Igf-1 impedirebbe alle cellule di subire l’azione dell’insulina e quindi tale ormone distrugge le proteine di trasporto dell’Igf-1, facendolo degradare velocemente.
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