Liberati dal giudizio, colpa e odio

L’universo funziona in modo perfetto, comprese tutte le particelle subatomiche che ti costituiscono, e le persone che incolpi. Tutto è come deve essere. Non c’è una virgola in più o in meno! Tutte le situazioni, comprese quelle da te vissute quando eri bambino, contengono lezioni di enorme valore di cui approfittare, lezioni che rimangono bloccate dai sentimenti di odio e colpevolizzazione.

L’Arte di Vivere
Liberarsi dall’abitudine a colpevolizzare, odiare e giudicare
Credo che la mia situazione attuale dipenda dal fatto che mi sono in gran parte liberato di queste tre abitudini distruttive. Fino a quando sono state presenti nella mia vita, esse interferivano con il principio del perdono, impedendomi di vivere naturalmente e senza impacci.
Ora che me ne sono liberato, anche il perdono è sparito dalla mia vita, tranne come argomento che affronto con chi ancora soffre acutamente perché desidera rimanere attaccato a certi atteggiamenti e abitudini mentali. Fino a che continueremo a pensare in questo modo, dovremo sforzarci di perdonare. Quando avremo superato del tutto tale mentalità, anche l’esigenza del perdono cesserà di presentarsi.
Dare la colpa.
Se non riusciamo a perdonare chi riteniamo ci abbia fatto torto in passato, dobbiamo prendere in esame la decisione di attribuire ad altri la colpa della nostra infelicità. È un atteggiamento diffusissimo nella nostra cultura, ed è probabilmente presente anche nella tua vita.
Il recente incremento di cause legali testimonia il fatto che moltissime persone non sono disposte a prendersi la responsabilità della propria vita; invece intentano causa a quanti più possono, non prendendo in considerazione la propria negligenza, e finendo per far pagare a qualcun altro l’incidente o la disavventura che li ha colpiti.
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Le pubblicità dei servizi legali proclamano: «Indipendentemente dalle circostanze, non è colpa tua! Intenta subito causa per danni». Questa mentalità che tende a attribuire agli altri la responsabilità delle calamità che ci colpiscono è il prodotto di un atteggiamento mentale teso a colpevolizzare. Più l’hai praticato nella vita, più ti sarà difficile perdonare.
Se ti vuoi liberare del tutto da questo atteggiamento devi essere completamente onesto con te stesso. Per cominciare devi assumerti la totale responsabilità per come sei ora.
Proprio così! Dì a te stesso: «Sono la somma totale delle scelte che ho compiuto fino a questo momento». La mentalità creata dalla cultura in cui vivi può rendere difficile accettare una tale asserzione.
Forse ti viene da dire:
«Non potevo evitarlo», o «È stata colpa di un altro», o «Ero nel luogo sbagliato al momento sbagliato», «Sono nato sfortunato», «A causare l’infelicità è stata la mia situazione familiare» o qualsiasi altra scusa abbia escogitato per assolverti dalla tua responsabilità.
Liberati da questa zavorra e guarda la vita da una prospettiva differente. Tutto ciò che ti è successo costituisce una lezione della quale puoi essere grato. Tutte le persone con cui hai avuto a che fare, anche se scegli di odiarle o di colpevolizzarle, sono state per te dei maestri. Non esistono in realtà avvenimenti fortuiti.
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L’universo funziona in modo perfetto, comprese tutte le particelle subatomiche che ti costituiscono, e le persone che incolpi. Tutto è come deve essere. Non c’è una virgola in più o in meno! Tutte le situazioni, comprese quelle da te vissute quando eri bambino, contengono lezioni di enorme valore di cui approfittare, lezioni che rimangono bloccate dai sentimenti di odio e colpevolizzazione.
Cerca di valutare il tuo grado di resistenza all’idea di assumerti la totale responsabilità della tua vita e a quella che non vi possano essere avvenimenti fortuiti in un universo perfetto. Segui questa logica. Una persona ti ha fatto del male in passato. Ti senti ferito e pieno di rancore, e la rabbia si trasforma in odio.
Quest’odio è tuo. Lo porti con te dovunque vada. Lo possiedi. Tu sei l’odio e l’odio è te; è pensiero, ed è con te dovunque tu sia. Hai permesso a quella persona non solo di farti del male una volta, ma di continuare a controllare la tua vita interiore. L’odio ti contamina, mentre l’altra persona va per la sua strada, facendo ciò che sa fare, indipendentemente dalla tua attuale condizione di infelicità.
L’assurdità del dare la colpa ad altri consiste nel fatto che si permette loro di controllarci nel momento stesso in cui ci fanno del male, e si continua poi a lasciare che controllino i nostri rapporti con gli altri. Diventiamo prigionieri, senza speranza di poterci risvegliare spiritualmente e di attingere alla felicità.
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Sono questi i risultati che produce nel nostro animo la colpevolizzazione degli altri, e per questa ragione si tratta di un’attività futile e distruttiva. Fino a quando diamo la colpa agli altri per come ci sentiamo oggi, dobbiamo aspettare che cambino prima di poter uscire dal nostro stato attuale di immobilità.
Il perdono è uno strumento che ci permette di superare gli effetti negativi della tendenza a dare la colpa agli altri. Una volta che abbiamo perdonato una persona, non abbiamo più bisogno di incolparla. Quando riusciremo a perdonare tutti, non sarà rimasto nessuno da incolpare di niente. Paradossalmente, allora non avremo più bisogno di perdonare: ed è la vera lezione di questo capitolo.
Perdonare significa modificare le proprie impressioni errate.
Quando perdoniamo una persona per qualcosa che ci ha fatto, in realtà stiamo dicendo: «Non ti dò più il potere di controllare chi sono, ciò che penso e come mi comporterò in futuro. Ora mi assumo io la responsabilità di tutto». Dunque in realtà non abbiamo motivo di perdonare, dal momento che siamo noi a creare la nostra realtà scegliendo in quale modo consideriamo il comportamento degli altri.
Quando attribuiamo loro delle colpe lo interpretiamo in modo che ci nuoce. Possiamo invece scegliere di non serbare odio e di lasciar perdere. Una volta che modifichiamo il nostro modo di considerare i mali della vita e comprendiamo che siamo noi a creare tutto ciò di cui abbiamo bisogno in questo sogno, compresi i nostri nemici, non abbiamo più bisogno di incolpare nessuno di nulla. In questo stadio sperimentiamo una grandissima, inimmaginabile libertà interiore.
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Essere completamente liberi dalla colpa e prendersi completa responsabilità della propria vita richiede molta disciplina. E una disciplina d’amore, invece che di disprezzo di sé. Quando amiamo noi stessi, ci rifiutiamo di lasciare che altri influenzino a distanza le nostre emozioni.
Il mezzo per raggiungere quel fine è il perdono. Quando scegliamo questa strada, il perdono diventa una reazione automatica verso chi ci tratta con disprezzo. Perdonare è un atto di amore di sé, più che un comportamento disinteressatamente altruistico. Ci dà il controllo della nostra vita interiore e dei nostri pensieri.
La consapevolezza che il caso non esiste e che ogni cosa nella vita ha uno scopo, anche le persone che ci sembrano così negativamente differenti da noi, ci permette di accettare gli «incidenti» e i «nemici» come fatti dotati di significato.
Ti posso assicurare che quando non avrai più bisogno della lezione di queste esperienze spiacevoli, smetterai di riceverle. Se invece hai ancora bisogno di esercitarti nel perdono, continuerai ad attirartene la possibilità.
Se reagisci con rabbia, odio e protervia, allora «questa razza di gente» e «questi strani colpi di sfortuna» continueranno a visitarti. Raramente mi capita di incontrarli nella mia vita di oggi. Cerco quello che c’è di buono in ogni persona, e mi prendo la responsabilità di ciò che mi succede, proprio di tutto!
Di conseguenza vedo le cose in cui credo, ogni volta. Anche tu vedi ciò che credi, e se hai la tendenza a incolpare gli altri e sei pieno di odio e rancore, sarà questo ciò che crederai e naturalmente che vedrai.
(Dott. Wayne W.)

Giudizi

Come ci ha ricordato Maslow: «Non esiste uno schiavo ben adattato».

Puoi eliminare la tendenza a dare la colpa agli altri. Puoi liberarti dal desiderio di vendetta. Ma quanto al giudicare, il massimo che puoi fare è ridurne la presenza nella tua vita. Giudicare significa vedere il mondo come sei tu, non come è.

È impossibile evitare completamente di giudicare, perché in realtà ogni pensiero contiene un elemento di giudizio. Dire che oggi è una bellissima giornata è un giudizio. Trasmettere affetto a qualcuno è un giudizio. Valutare una persona o una cosa è un giudizio. Perciò puoi evitare completamente di giudicare solo quando non pensi, e sarebbe assurdo volerlo fare.

Puoi però ridurre significativamente la quantità di giudizi negativi che dai, e questa forma di perdono migliorerà radicalmente la qualità della tua vita. La prima cosa da ricordare è che i giudizi non cambiano nulla o nessuno nell’universo. Il fatto che non ti piaccia una certa persona o che reagisca negativamente a un certo comportamento non cambia la persona o il comportamento in questione. Ti invito ancora a tenere a mente che quando giudichi un’altra persona, non definisci l’altro ma te stesso.

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I giudizi dicono qualcosa solo su di te. Descrivono ciò che ti piace e non ti piace. Non definiscono la persona che viene giudicata. Quella persona è definita dai propri pensieri e dalle proprie azioni. Una volta che te ne renderai conto, comincerai a sostituire la tendenza a giudicare con l’accettazione, vale a dire tradurrai il perdono in azione.

Quando accetti gli altri non sei più soggetto alla sofferenza che si accompagna al giudicarli. Quando qualcuno agisce in modo che ti pare sgradevole, devi capire che il dolore, la rabbia, la paura o qualsiasi altra emozione tu possa provare costituisce solo il modo in cui hai scelto di reagire al comportamento di quella persona.

Se non puoi o non vuoi registrare la presenza di quell’emozione e poi liberartene, allora è al tuo io che devi prestare attenzione. Il comportamento di quella persona si è scontrato con qualcosa di non finito o di ignorato nella tua vita. Il malessere per il comportamento dell’altro è il tuo modo di sfuggire a qualcosa dentro di te. Una distinzione sottile, ma molto significativa.

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Ciò che pensi del comportamento degli altri, è cosa tua. Sei tu a pensare e a portare con te i risultati dei tuoi pensieri. Se non giudichi le persone che ti circondano, ma le accetti esattamente per quello che sono, eliminando il bisogno di farti turbare da loro, hai messo in pratica il precetto del perdono. Perdonare significa solo correggere le tue impressioni errate. In realtà non vi è nulla da perdonare, tranne te stesso per il fatto di aver incolpato e giudicato.

Questi tre atteggiamenti, colpevolizzazione, desiderio di vendetta e tendenza a giudicare, sono abiti mentali fortemente radicati. Si sviluppano in una cultura in cui l’individuo si fa vanto di incolpare sempre gli altri di ciò che gli accade, e intenta incessantemente cause invocando l’idea di «giustizia», e traggono origine dall’abitudine di instillare pensieri di vendetta fin dall’infanzia, giustificandoli con l’idea che la ritorsione sia «soltanto giusta», patriottica o equa. Eppure è un comportamento estremamente autolesionista e irresponsabile, certo non illuminato! Ed è molto stupido, tanto per dare un giudizio!

Ogni qualvolta ti senti trascinato a questo tipo di atteggiamento ricorda a te stesso che finirai per esserne tu la vittima. Lasci che la tua vita sia controllata dal comportamento di altri; per quante giustificazioni possa addurre, quando agisci in questo modo sei sempre schiavo dei loro capricci. Come ci ha ricordato Maslow: «Non esiste uno schiavo ben adattato». Un tale comportamento ti mantiene in uno stato di torpore spirituale. Non puoi avere uno scopo e vivere in modo armonico ed equilibrato quando permetti a un altro di dettarti pensieri e azioni.

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L’incontro con lo scopo che cerchi non può avvenire e non puoi vivere un’esistenza spirituale e piena d’amore quando condanni e giudichi gli altri o sei posseduto da sentimenti di vendetta. L’illuminazione richiede che ti assuma la responsabilità della tua vita. Responsabilità significa letteralmente rispondere con abilità; e naturalmente ciò è impossibile se sei paralizzato dall’odio, dal rancore e dal desiderio di vendetta.

Prova a considerare la vita di alcune delle figure più ammirate della storia. Chi è stato dominato dall’ossessione della vendetta ci ha trascinato in una guerra dopo l’altra, che hanno portato morte e distruzione indiscriminata in nome del rancore e della colpevolizzazione. Come si può dare un contributo positivo al mondo e sintonizzarsi sulla forza dell’amore quando si è occupati dall’idea della vendetta? Impossibile.

Ascolta le parole di chi ammiri e invece di qualificarti con l’etichetta di cristiano, ebreo, musulmano, buddista o altro, sforzati il più possibile di emulare concretamente Cristo, Dio, Buddha e Maometto, ma soprattutto accedi alla tua Anima, fai pace con lei, con il tuo vero Sé e il tuo Vero Maestro Interiore, non c’è altro, il fuori è una tua estensione.

Attraverso tale impegno staremo tutti meglio e cominceremo a vivere ogni giorno il perdono, invece di parlarne in chiesa per poi tornare a una vita quotidiana in cui ci affanniamo a costruire più armi, a far causa ai vicini e a giudicare chi è lontano o differente da noi.

(Wayne W. modificato Francesco Ciani)