Il succo di carciofo di Gerusalemme (Topinambur)

Le fibre solubili sono caratterizzate da composti quali beta-glucani, pectine, gomme naturali, inulina, olisaccaridi. La loro caratteristica (solubilità) è quella di assorbire acqua già nello stomaco (aumentandone fino a 100 volte il volume iniziale) e di fermentare nell’intestino, con lo scopo di nutrire la flora batterica buona e le cellule colonociti (le cellule che compongono l’epitelio dell’intestino).

Quando triturato (polverizzato) in modo appropriato e pressato, da 2 kg di questo vegetale si può ottenere un 1 l e ½ di succo. È ricco di minerali alcalini, soprattutto potassio, che rappresenta più del 50% di tutti i restanti elementi insieme.

Il carciofo deriva da una specie di girasoli. È il tubero (un rigonfiamento o una sorta di pomello cresciuto sulla pianta) di una specie di girasoli molto diffusa in Italia, chiamata oltre che carciofo anche archicioffo-girasole.
La parola girasole è stata poi trasformata in Gerusalemme. Se consumato crudo, questo vegetale contiene l’enzima inulasi e una grande quantità di inulina. L’inulina è una sostanza che somiglia all’amido e viene convertita in levulosio dall’enzima inulasi.
È quindi un tubero che i diabetici possono mangiare senza problemi. Il suo succo fa molto bene ed è gradevole, sia assunto da solo che con succo di carota.
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Le Fibre Solubili
Le fibre solubili sono caratterizzate da composti quali beta-glucani, pectine, gomme naturali, inulina, olisaccaridi. La loro caratteristica (solubilità) è quella di assorbire acqua già nello stomaco (aumentandone fino a 100 volte il volume iniziale) e di fermentare nell’intestino, con lo scopo di nutrire la flora batterica buona e le cellule colonociti (le cellule che compongono l’epitelio dell’intestino).
La loro presenza è fondamentale per diverse ragioni.
In primo luogo, l’aumento di volume nello stomaco stimola il senso di sazietà facendoci mangiare di meno. Le fibre solubili una volta assorbita l’acqua si trasformano in una sostanza viscosa e gelatinosa che modifica la capacità di assorbimento dei nutrienti.
Difatti legandosi agli acidi biliari (effetto chelante), diminuiscono l’assorbimento degli acidi grassi (riduzione del colesterolo nel sangue). Inoltre rallentano l’avanzamento del “chimo alimentare”, aumentando in tal modo l’azione digestiva (incrementando il tempo di contatto con gli enzimi digestivi); migliorano l’assimilazione dei nutrienti quali: vitamine e sali minerali (i villi hanno più tempo per assimilarli); abbassano il picco glicemico aumentando il tempo di assorbimento del glucosio.
Succhi freschi di frutta e verdura byDottorNormanW.Walker

Zucchero e altri dolcificanti

Lo zucchero bianco in particolare è il prodotto finale di una lunga trasformazione industriale che uccide e sottrae tutte le sostanze vitali e le vitamine presenti nella barbabietola o nella canna da zucchero: depurato con latte di calce che provoca la perdita e la distruzione di gran parte delle sostanze nutritive (sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio) e trattato con anidride carbonica per togliere i residui della calce, quindi trattato con acido solforoso per schiarirne il colore, cotto, raffreddato, cristallizzato e centrifugato.

Asse intestino – Cervello
Quanto allo zucchero la dottoressa Campbell dopo avere ricordato che è uno dei cibi preferiti del lievito opportunistico Candida (microorganismo che contribuisce a causare molte malattie quando prolifera nel nostro intestino) e di molti altri patogeni e parassiti, segnala anche che per digerirne una sola molecola il nostro corpo utilizza 56 di molecole di magnesio, sostanza di grande importanza per il corretto funzionamento del nostro sistema immunitario, per la regolazione della pressione e per il funzionamento del sistema nervoso.
Per essere precisi la dottoressa Campbell-McBride, nel suo libro afferma che per metabolizzare lo zucchero “il corpo deve utilizzare una quantità allarmante di minerali, vitamine ed enzimi disponibili, finendo per essere carente di tutte queste sostanze vitali”.
Notizia dell’agenzia ANSA che mostra come lo zucchero fa male, personalmente non assumo più zucchero da molti anni (né bianco né integrale) e sto molto meglio; di altri dolcificanti faccio un uso molto rado (poco sciroppo di agave o miele biologico o stevia o malto di riso). In realtà cerco di accontentarmi della dolcezza che trovo nella frutta ed in certa verdura; credo sia la cosa più naturale.
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Pensate che già nell’antico Egitto l’aristocrazia che si nutriva di dolcetti fatti con datteri e miele soffriva di diabete (al contrario dei poveri contadini).
Qui da noi dal 1600, quando iniziò l’importazione a basso costo dello zucchero di canna coltivato dagli schiavi negri in America, e quando in concomitanza si utilizzarono nell’alimentazione cereali sempre più raffinati, vi fu una “epidemia” di diabete e di carie (eh sì, lo zucchero danneggia il dente dall’interno favorendo la carie ma tutto ciò in primis parte dalla pasta).
Uno dei danni peggiori dello zucchero di canna (ma anche degli altri zuccheri) è quello di favorire la proliferazione della candida e di altri patogeni nell’intestino (disbiosi intestinale).
Lo zucchero bianco in particolare è il prodotto finale di una lunga trasformazione industriale che uccide e sottrae tutte le sostanze vitali e le vitamine presenti nella barbabietola o nella canna da zucchero:
depurato con latte di calce che provoca la perdita e la distruzione di gran parte delle sostanze nutritive (sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio) e trattato con anidride carbonica per togliere i residui della calce, quindi trattato con acido solforoso per schiarirne il colore, cotto, raffreddato, cristallizzato e centrifugato.
Questo zucchero grezzo viene poi filtrato e decolorato con carbone animale, colorato (a volte anche con un colorante derivato dal catrame, sospettato di essere cancerogeno).
Quel che resta è una sostanza che, per essere assimilata e digerita, ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali (oltre al magnesio anche il calcio); ne risulta un indebolimento di quei tessuti che più necessitano di calcio, come denti ed ossa, con possibili “effetti collaterali” quali artrite, artrosi, osteoporosi, carie …
Lo zucchero bianco esercita un influsso negativo anche sul sistema nervoso e sul metabolismo: assieme alla condizione di iperglicemia c’è una iniziale stimolazione, cui succede una risposta del pancreas forzato a produrre insulina e quindi il calo, l’ipoglicemia, con instabilità di umore, debolezza irritabilità e, ovviamente, il bisogno di prendere altro cibo zuccherato, che porta alla creazione di forma di dipendenza.
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Quando si verifica una ipoglicemia infatti l’organismo risponde anche mettendo in circolo degli ormoni quali l’adrenalina, ovvero l’ormone dell’aggressività.
Anche il sistema immunitario viene provato dall’assunzione dello zucchero. Mangiare 50 grammi di zucchero bianco, significa far diminuire la capacità fagocitaria dei globuli bianchi del 76% per circa 7 ore. Ma i danni sono a tutti i livelli: circolatorio, epatico, intestinale, cutaneo etc.
La seguente lista di effetti negativi dello zucchero è tratta dal libro Suicide by Sugar (Suicidio per mezzo dello zucchero) scritto da Nancy Appleton, che ha conseguito un dottorato di ricerca in “clinica della nutrizione”, e che all’argomento “zucchero” ha dedicato diverse pubblicazioni.
• Lo zucchero sopprime il sistema immunitario.
• Lo zucchero sconvolge l’equilibrio dei minerali nel corpo.
• Lo zucchero può causare delinquenza giovanile nei bambini.
• Lo zucchero mangiato durante la gravidanza e l’allattamento può influenzare la forza muscolare dei neonati, influenzando negativamente la capacità di svolgere esercizio fisico.
• Lo zucchero può causare iperattività, ansietà, incapacità di concentrazione e irritabilità nei bambini.
Per ulteriori approfondimenti vedi il sito di Nancy Appleton http://nancyappleton.com/
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NB: Lo zucchero integrale (quella ottenuto direttamente dalla canna da zucchero senza raffinazioni industriali, che deve essere di un colore marrone scuro, altrimenti è un “finto” zucchero integrale) è meno dannoso dello zucchero bianco dal momento che oltre ad un 95% di zucchero contiene anche un 5% di elementi nutritivi (tra i quali il ferro), inoltre non è sottoposto a tutti quei processi industriali che servono a raffinarlo e non contiene residui di lavorazione;
secondo la maggior parte dei fautori della medicina naturale la sua assunzione fa un po’ meno male, però fa male lo stesso. Sicuramente lo zucchero integrale, essendo cibo ambito per alcuni “invasori” del nostro sistema digestivo come la candida, è da evitare in caso di disbiosi intestinale. Personalmente ho abolito il suo uso da circa 14 anni e ne sono ben felice.
A conferma ulteriore di quanto su esposto segnalo un recente studio, pubblicato sulla famosa rivista Nature (non certo nota per la sua eccessiva apertura nei confronti delle tesi della medicina naturale) che afferma senza mezzi termini che lo zucchero fa male, sino a sentenziare che lo zucchero e altri dolcificanti sono così tossici che i governi di tutto il mondo dovrebbero sottoporne l’uso a serie restrizioni, come si fa con l’alcool.
In realtà l’articolo scientifico Public health: The toxic truth about sugar si riferisce espressamente a tutti gli “Added sweeteners” ovvero ai dolcificanti aggiunti e non solo al saccarosio, sebbene si occupi particolarmente proprio di questo composto (lo zucchero bianco).
Da notare che gli autori di questa ricerca propongono di tassare cibi e bevande con zucchero aggiunto, di vietarne la vendita vicino alle scuole e di introdurre dei limiti alla possibilità di acquisto legati all’età (secondo la loro proposta occorrerebbe essere maggiorenni per acquistare cibi dolcificati, così come per comprare alcolici).
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Per quanto nutra seri dubbi sull’estendibilità all’uomo di esperimenti fatti su cavie animali, uno studio realizzato dal dottor Bart Hoebel (Istituto di Neuroscienze di Princeton) mostra come lo zucchero possa causare dipendenza e crisi di astinenza al pari di una droga; non credo certo che il nostro metabolismo sia uguale a quello dei roditori, però ricordo che secondo i canoni della scienza medica ortodossa questo esperimento dovrebbe portare ad un allarme internazionale.
La sperimentazione sugli animali è infatti quella che permette ad un farmaco di essere messo in commercio e consumato anche da noi esseri umani. In base alla logica corrente lo zucchero bianco dovrebbe essere ritirato dal mercato.
Quanto alle alternative allo zucchero, sicuramente la migliore è mangiare la frutta che è naturalmente dolce, ed evitare di dolcificare alcunché. Le torte? Si possono anche dimenticare se si apprezza il dolce della buona frutta, delle carote e delle cipolle cotte, della zucca, delle mandorle.
E caso mai c’è sempre il malto di riso (dolcificante tra i più delicati e naturali, ma da evitare se si intraprende una dieta paleo) o la stevia, purché sia pura (essa viene infatti spesso venduto addizionata a tutta una serie di sostanze che hanno ben poco di naturale).
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Il dott. Franco Berrino , nutrizionista dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, suggerisce di dare ai bambini, per la merenda, due noci e qualche fico secco, una vera manna per il nostro organismo.
Sul sito del nationalgeographic si può leggere di un esperimento sui topi che mostra delle gravi ripercussioni sul sistema nervoso centrale causate dall’assunzione di alte dosi di fruttosio. Di sicuro non vi è certezza che ciò che succede ai topi succeda anche agli uomini, ed una cosa sono le alte dosi, un’altra dosi basse o moderate.
Però viene il sospetto che oltre allo zucchero bianco anche il fruttosio faccia male, in quanto non si trova associato con tutti gli altri elementi nutritivi che formano un cibo bilanciato come la frutta colta dagli alberi (naturalmente ricca in fruttosio, ma contenente anche fibra, vitamine, bioflavonoidi etc).
Insomma la nostra mania moderna di cercare a tutti i costi il sapore dolce come se fossimo dei lattanti che rincorrono o agognano ancora il dolce latte materno, è dieteticamente sbagliata.
Del resto già si era scoperto che le cellule tumorali del pancreas proliferano con l’assunzione del fruttosio, e questo è un dato che non proviene da esperimenti sui topi, ma sugli uomini. Grazie alla traduzione del sito saluteolistica adesso sappiamo che:
Le cellule tumorali del pancreas usano il fruttosio per proliferare e dividersi, questo quanto hanno detto dei ricercatori USA di recente, in uno studio che ha messo alla prova il sapere corrente che tutti gli zuccheri siano la stessa cosa.
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La scoperta dei ricercatori, pubblicata nella rivista Cancer Research, può essere utile per spiegare altri studi che hanno correlate l’uso del fruttosio con il cancro al pancreas, uno dei tipi più mortali. Ha scritto il Dr. Anthony Heaney del UCLA’s Jonsson Cancer Center :
Queste scoperte indicano che le cellule tumorali possono metabolizzare prontamente il fruttosio per aumentare la proliferazione.
Queste scoperte sono determinanti per i pazienti di cancro a cui viene data una dieta a base di fruttosio raffinato ed indicano che gli sforzi per ridurre l’assunzione di fruttosio raffinato o inibire le azioni da esso mediate, possono arrestare la crescita del cancro .
Troppo zucchero, di ogni tipo, non solo causa aumento di peso, ma anche diabete, disturbi cardiaci e infarto, secondo l’American Heart Association. Le cellule tumorali prosperano con lo zucchero ma usano il fruttosio per proliferare. Il team di ricerca di Heaney afferma che il metabolismo del fruttosio e del glucosio, sono molto differenti.
Negli USA il consumo di fruttosio sotto forma di sciroppo di mais è salito del 1000 per cento tra il 1970 e il 1990, hanno riportato dei ricercatori nel 2004 all’American Journal of Clinical Nutrition.
Da notare che il fruttosio da mais viene a volte addizionato con un conservante al mercurio (thimerosal, a base di metilmercurio), lo stesso usato nei vaccini, ed accusato di avere causato un crescente numero di casi di autismo.
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Non possiamo fare a meno di ricordare infine che chi beve regolarmente bevande zuccherate si espone ad un rischio di cancro al pancreas all’incirca circa doppio rispetto al resto della popolazione, come riporta anche l’agenzia reuters . Lo studio è del dottor Pereira pubblicato sul Journal of Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention.
Per finire due parole sul succo d’agave, che è dolce grazie al suo contenuto di inulina, una forma di complesso di fruttosio; ho provato a fare delle ricerche su inulina e pancreas e ho scoperto che ad esempio il carciofo risulta particolarmente indicato per i diabetici per il suo contenuto di inulina che è in grado di controllare lo zucchero presente nel sangue . Su altri siti leggo che l’inulina stimola l’azione dei globuli bianchi e favorisce il proliferare dei batteri “amici” nel nostro intestino .
Ciò non toglie che, dopo quanto su esposto, ulteriori ricerche sull’uso frequente di sciroppo d’agave potrebbe portare a spiacevoli sorprese. Anche perchè ci può essere una notevole differenza tra l’assunzione dell’inulina all’interno del carciofo (o da altri vegetali), alimento naturalmente bilanciato e complesso, e l’assunzione di un succo ad alto contenuto di inulina a scopi dolcificanti.
756 http://www.adnkronos.com/…/Tumori-mangiare-snack-zuccherati….
757 Pubblicato su Nature 482, 27–29 (02 February 2012), autori Robert H. Lustig, Laura A. Schmidt, Claire D. Brindis; http://www.nature.com/…/journal/v482/n7383/full/482027a.html.
578 http://www.ilsentiero.net/…/12/lo-zucchero-come-una-droga.h….
759 http://herberiadelcorso.blogspot.it/…/stevia-finalmente-lib….
760 http://www.neversleep.it/…/al-supermercato-con-dottor-berri….
761 http://www.nationalgeographic.it/…/lo_zucchero_ci_rende_s…/….
traduzione del sito saluteolistica adesso sappiamo che:
762 http://saluteolistica.blogspot.it/…/le-cellule-tumorali-del….
763 Pancreatic Cancers Use Fructose, Common in a Western Diet, to Fuel Growth (“Il cancro al pancreas us ail fruttosio, commune nella dieta occidentale per accelerare la crescita”);http://www.cancer.ucla.edu/index.aspx?recordid=385&page=644.
764 http://www.reuters.com/article/2010/02/08/idUSN07113352.
765 http://www.correrenelverde.com/…/verdure/verdureeortaggi.htm.
766 http://www.caisse.it/it/formula.cfm.
767 http://chimicamente.wordpress.com/category/inulina/.

Diabete … What is?

Questa sindrome comporta un aumento del peso e un’intensa sensazione di fame in primis. In caso di diabete aumenta anche il rischio di malattie cardiovascolari e di cancro, di disfunzione erettile e impotenza sessuale

Il diabete è una malattia cronica, anche detta sindrome metabolica, che comporta sempre una condizione di iperglicemia, ossia una quantità di glucosio nel sangue molto elevata. Questo è dovuto ad un calo dell’insulina, ormone che ha il compito di regolare i livelli glicemici nella circolazione sanguigna e nei tessuti e che se deve intervenire sottrae lo zucchero dal sangue e lo mette in riserva sotto forma di grasso.

Questa patologia nel tempo tende ad associarsi ad altre complicanze, soprattutto a livello di danni ai vasi sanguigni (sia per quanto riguarda macroangiopatie, ostruzioni gravi e precoci dei grandi vasi non veramente specifiche della malattia diabetica; sia microangiopatie, alterazioni lievi dei piccoli vasi, per lo più a livello di retina, reni e nervi, tipica quest’ultima della sindrome metabolica presa qui in esame).

Il metabolismo dei glucosidi

Il glucosio rappresenta la più importante fonte di energia per le cellule del nostro organismo e proprio per questo, oltre ad essere utilizzato immediatamente, viene anche immagazzinato in riserve di glicogeno. Il glucosio, dunque, dal sangue (nel quale viene disciolto dopo il processo di digestione degli alimenti) deve essere trasportato all’interno delle cellule per essere utilizzato e immagazzinato.

L’insulina è il principale ormone che regola l’ingresso del glucosio dal sangue nelle cellule (in quelle muscolari e adipose), il deficit di secrezione insulinica o l’insensibilità alla sua azione sono proprio i due meccanismi principali attraverso cui si espleta il diabete mellito.

La gran parte dei carboidrati nel cibo viene convertita entro un paio di ore in glucosio. L’insulina è prodotta dalle cellule β del pancreas come esatta risposta all’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue (per esempio dopo un pasto), le cellule β del pancreas sono infatti stimolate dagli alti valori di glicemia e inibite dai valori bassi.

Se la disponibilità di insulina è insufficiente (deficit di insulina) o se le cellule rispondono inadeguatamente ad essa (insulino – resistenza) o se l’insulina prodotta è difettosa, il glucosio non può essere efficacemente utilizzato dal nostro organismo: la conseguenza di ciò è uno stato di carenza di glucosio nei tessuti con elevati valori nel torrente sanguigno.

le varie tipologie di diabete, classificazione

Esistono diversi tipi di diabete e diverse circostanze in cui esso può presentarsi quindi vediamone assieme le diverse caratteristiche:
Diabete mellito può essere di tipo 1 o di tipo 2

• Diabete di tipo 1: Si configura come patologia autoimmune, poiché causata da una risposta immunitaria contro le cellule β del pancreas, che vengono distrutte e che comporta di conseguenza insulino – deficienza. Questa forma compare in età giovanile. Potrebbe anche essere dovuta a fattori ambientali o genetici.

• Diabete di tipo 2: in questo caso i pazienti conservano una certa funzionalità delle cellule β (responsabili della produzione di insulina), non sufficiente però a mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue e presentano una scarsa sensibilità dei tessuti periferici all’insulina. Il diabete di tipo 2 insorge in tarda età e non è di tipo immunitario, ma dovuto a diversi fattori: ambientali, ereditari e comportamentali.
• Diabete gestazionale: Per diabete gestazionale si intende un aumento dei livelli di glucosio che si manifesta o viene rilevato per la prima volta nel periodo della gravidanza.

Questa condizione si verifica nel 8% delle donne incinte. Generalmente, il diabete gestazionale tende a scomparire al termine della gravidanza; tuttavia, le donne che ne hanno sofferto presentano un rischio più elevato di sviluppare diabete di tipo 2 in età avanzata.

Pur essendo una condizione transitoria, se non viene diagnosticato ed adeguatamente curato, può portare a delle conseguenze, anche gravi, sia per la madre che per il bambino.

Diabete secondario

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E’ conseguente a patologie correlate al pancreas, in seguito a traumi o asportazioni chirurgiche, a malattie endocrine o ancora in seguito a intensi trattamenti farmacologici (soprattutto a base di glicocorticoidi).

Diabete insipido

E’ una forma particolare e rara di diabete, dovuta ad un alterato funzionamento dell’ipofisi, presenta i vari sintomi del diabete mellito senza la condizione di iperglicemia. In questo caso le urine sono molto poco concentrate come conseguenza di una scorretta produzione o secrezione o funzionamento dell’ormone vasopressina (ADH), il quale è regolato in partenza dall’ipofisi.

Il diabete NON è una malattia da eccesso di zuccheri

In Europa circa 75 milioni di persone soffrono di questa malattia e 1 adulto su 4 è in fase pre-diabetica.

Lo stesso endocrinologo Ron Rosedale, ricercatore dei disturbi connessi al diabete, afferma che dato che l’aumento dei casi diabete è avvenuto in un tempo ristretto quasi ad una sola generazione, l’origine non può essere legata a cause genetiche. Inoltre il problema di base riguarda i cambiamenti radicali nello stile di vita e di dieta che si sono verificati negli ultimi 50 anni.

Il consumo sempre più massiccio di carboidrati raffinati e la produzione di alimenti industrialmente elaborati, hanno fatto sì che i nostri cibi fossero molto poveri da un punto di vista nutritivo nonostante avessero un apporto calorico altissimo.

Va osservato inoltre che la situazione è per di più peggiorata dal fatto che lo stile di vita sviluppatosi negli ultimi tempi è sempre più sedentario.

Insulina e leptina: un circolo vizioso

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I principali ormoni che gestiscono le riserve energetiche sono l’insulina e la leptina. Il ruolo del primo lo abbiamo osservato precedentemente, il secondo, meno conosciuto, è stato scoperto relativamente più di recente, è prodotto dal tessuto adiposo e ha come funzione di segnalare al cervello la sensazione di sazietà.

In una condizione in cui il cibo ricco di zuccheri abbonda e l’attività fisica è poca il nostro corpo si sforza di mantenere i livelli di glucosio entro i limiti, e lo fa secernendo quantità crescenti di insulina e leptina.

Maggiore è la velocità con cui assorbiamo il cibo, maggiore è la velocità con cui crescono i livelli di zucchero nel sangue e maggiore è la necessità d’insulina e leptina. Più un alimento è stato raffinato e più sarà assorbito velocemente e più questo squilibrio ormonale si aggrava.

Il nostro organismo si abitua a livelli costantemente elevati di questi ormoni e non risponde più allo stesso modo. Quantità crescenti portato ad esigenze sempre maggiori, questo fenomeno è detto “resistenza” all’insulina e alla leptina.

Raggiunto questo stato il nostro pancreas non è in grado di produrre ancora più insulina e il cervello inizia a non rispondere più ai segnali dati dalla leptina, da qui lo sviluppo della malattia.

Cosa provoca questo disordine metabolico?

Questa sindrome comporta un aumento del peso e un’intensa sensazione di fame in primis. In caso di diabete aumenta anche il rischio di malattie cardiovascolari e di cancro, di disfunzione erettile e impotenza sessuale. Essendo l’insulina un ormone pro-infiammatorio, cresce anche la predisposizione alle infiammazioni. Si rischia l’ipotiroidismo, l’invecchiamento precoce delle nostre cellule e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer (anche definito diabete di tipo III).

L’integrazione è fondamentale

Migliorare la qualità della nostra alimentazione e del nostro stile di vita purtroppo non basta, assume un ruolo fondamentale anche il poter colmare le carenze nutrizionali che mettono in difficoltà il nostro metabolismo:

– Le vitamine del complesso B sono essenziali per attivare il metabolismo dei carboidrati, in particolar modo la vitamina B1 (tiamina) interviene nei processi di assorbimento del glucosio e ne stabilizza i livelli nel sangue;

– La glutammina agisce in concomitanza alla vitamina B1, oltre ad essere fondamentale per la permeabilità della mucosa gastrica;

– La vitamina C ha un ruolo predominante nella prevenzione e risoluzione dei danni che compaiono a livello vascolare in caso di diabete;

– Gli aminoacidi lisina e prolina di conseguenza risultano essere importanti per permettere l’assorbimento della vitamina C;

– L’acido alfa-lipoico, ottimo antiossidante intracellulare che migliora il controllo della glicemia e diminuisce i danni causati dal diabete;

– Il magnesio, assolutamente essenziale per la diminuzione della resistenza insulinica

– La vitamina D3;

– La vitamina K2 diminuisce il rischio di imbattersi nel diabete e aumenta la sensività all’insulina;

– Il cromo potenzia l’azione e la secrezione di insulina;

– La cannella, aiuta ad ottenere un miglior controllo glicemico e abbassa i livelli di emoglobina glicata, dei trigliceridi e dei lipidi totali nei pazienti diabetici;

– L’acqua, è importante per aumentare il rendimento energetico cellulare e per agevolare tutte le reazioni fisiologiche precedentemente nominate.

Dott.ssa Carolina Capriolo

https://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/tiogen-acido-alfa-lipoico/

GlucoErb: https://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/glucoerb/

Depur Essiac: https://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/depuressiac/

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Fonti:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4363979/
http://diabetes.diabetesjournals.org/content/46/11/1786.short
http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0092358
http://www.arcmedres.com/article/S0188-4409(14)00078-2/abstract
http://care.diabetesjournals.org/content/34/9/e147.short
http://www.my-personaltrainer.it/salute/diabete.html
“The Rosedale diet” Ron Rosedale , Carol Colman , pg.134
Glucose Intake and Utilization in Pre-Diabetes and Diabetes Implications for Cardiovascular Disease 2015, Pages 387–401Part II: Diabetes Chapter 32 – Amino Acids Supplementation as Nutritional Therapy Strategy in Diabetes Mellitus Giuseppe D’Antona, MD, PhD

Cicoria (Cichorium intybus)

Si consiglia: per anoressia, astenia, anemia, ittero ed epatismo, atonia gastrica, dermatosi, gotta, stipsi.

Parti utilizzate: foglie, radici.

La radice di cicoria è conosciuta per le sue funzioni amaro toniche, lassative, ipoglicemizzanti e diuretiche. La sostanza amara contenuta in essa, a cui si ascrivono la maggior parte degli effetti terapeutici è verosimilmente composta da lactucina e lactucopicrina.

Già nel 1939 alcuni autori misero in evidenza le proprietà ipoglicemizzanti della radice ed è stato osservato che essa è capace di contenere entro certi limiti la iperglicemia, determinata dagli amidi e dagli zuccheri nella dieta.

Coadiuvante tradizionale per il diabete e l’aumento della glicemia e sonnolenza post prandiale, nelll’iposecrezione gastrica; contiene, infatti, anche inulina.

Modalità d’uso: preferibilmente foglie fresche nell’alimentazione.

Infuso: foglie secche un cucchiaio da minestra per una tazza d’acqua bollente, coprire, lasciare in infusione 10 min, filtrare.

Decotto radici: un cucchiaino da tè delle radici sminuzzate per una tazza d’acqua. Bollire per 5 minuti, coprire, lasciare in infusione 15 minuti, filtrare, bere una tazza prima dei pasti.

La radice: seccata e tostata si può utilizzare come caffè.

L’uso: di cicoria fresca è consigliato per i diabetici, riduce la glicemia del 20-40 %.

Anteposta prima di ogni pasto principale.

Si consiglia: per anoressia, astenia, anemia, ittero ed epatismo, atonia gastrica, dermatosi, gotta, stipsi.

La cicoria è dotata inoltre di una chiara e spiccata attività antitiroidea, azione elettiva nella tiroide.