Ascoltiamo il nostro corpo

Un altro aspetto fondamentale della fame è il modo di percepirla. Quando assumiamo carboidrati digeribili in due ore, l’insulina causa un picco della leptina e subito dopo un suo calo. Il deficit di leptina causa l’innalzamento della grelina che non viene neanche contrastata dalla colecistochinina (che si può produrre solo con un pasto a base di proteine e grassi), e quindi, dopo due ore, riprendiamo ad avere fame.

L’essere umano è sicuramente l’animale più evoluto della terra e la sua intelligenza lo fa primeggiare sul mondo animale.
Purtroppo queste capacità, a volte, ci spingono ad una presunzione tale da ingigantire le nostre qualità, facendoci smarrire il senso della realtà. Sopravvalutiamo talmente la nostra intelligenza, di arrivare a pensare di poter insegnare al nostro corpo quello di cui realmente necessita, ignorando i messaggi che esso ci comunica.
Messaggi collegati al funzionamento di tutte le azioni enzimatiche ed ormonali, che regolano il nostro corpo da milioni di anni. Ad esempio quando esso ha bisogno di nutrimento, ci fa pervenire il senso della fame. Quando ha bisogno di acqua invia la sensazione della sete. Quando ha bisogno di Sali minerali, fa venire l’acquolina verso determinati cibi (esempio quelli salati). Quando dobbiamo urinare, ne sentiamo subito lo stimolo.
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Il cibo moderno ricco di carboidrati, confonde il nostro corpo e gli stimoli che di solito utilizza per comunicarci le sue necessità. Ciò avviene sia per il senso della fame che della sete.
LO STIMOLO DELLA FAME
Lo stimolo della fame per noi è fondamentale, altrimenti non ricorderemo di mangiare, morendo di fame. Fondamentale è anche il gusto che proviamo nel farlo perché è legato alle esigenze del nostro corpo.
Se ad esempio svolgiamo attività fisica, noteremo subito dopo, una voglia di alimenti zuccherati e salati (il primo per mancanza di zucchero nel sangue, il secondo per la perdita di minerali con il sudore). La nostra alimentazione può creare delle dipendenze a seguito di quello che mangiamo e ciò ad opera delle cellule (neuroni del nostro cervello). Come ricorderete i carboidrati accelerano la produzione della serotonina ed il cervello, che ne trova giovamento, ci chiederà sempre di più quel tipo di sensazione (come succede per le droghe).
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Un altro aspetto fondamentale della fame è il modo di percepirla. Quando assumiamo carboidrati digeribili in due ore, l’insulina causa un picco della leptina e subito dopo un suo calo. Il deficit di leptina causa l’innalzamento della grelina che non viene neanche contrastata dalla colecistochinina (che si può produrre solo con un pasto a base di proteine e grassi), e quindi, dopo due ore, riprendiamo ad avere fame.
Tale sensazione la definisco “fame glicemica” e si distingue dall’esigenza quasi irrefrenabile (il tipico “buco allo stomaco”) di mangiare qualcosa, soprattutto con il desiderio di assumere altri carboidrati (mangiandone con voracità). Quando decideremo di cambiare alimentazione seguendo il nuovo regime alimentare, ci accorgeremo che la sensazione di fame sarà totalmente diversa. Non sentiremo più buchi allo stomaco e né tanto meno l’urgenza di correre a mangiare, altrimenti diventiamo nervosi (attenuazione del cortisolo).
La nostra voglia sarà automaticamente orientata verso cibi ricchi di proteine e di grassi, gustandoli con molta più calma. In ultimo, non avremo più quella sensazione di aver mangiato troppo, colpevoli di non essere riusciti a fermarci in tempo (causata dalla mancata azione della colecistochina).
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Perché ci si sente sempre affamati?

Quando facciamo un pasto a base di amidi o zuccheri, attiviamo nel nostro corpo una serie di reazioni enzimatiche ed ormonali che ci impediscono di sentirci sazi (per cui si mangia più di quello che dovremmo) e soprattutto dopo poche ore ci induce di nuovo il senso di fame.

Vi siete mai chiesti come mai mangiamo così tanto e senza avere freni inibitori?
Possibile che siamo diventati tutti dei libidinosi del cibo, a tal punto da non riuscire a fermarci?
Molto spesso diamo la colpa al marketing delle società alimentari (che ci riempiono di spot pubblicitari), e ad una più che efficiente distribuzione alimentare (dovunque andiamo c’è del “cibo invitante” che ci aspetta). In effetti anche questo ha il suo peso, ma vi assicuro che i veri colpevoli sono il cibo che mangiamo e lo stile di vita che conduciamo.
Ovviamente i primi ad essere incriminati sono gli zuccheri ed i carboidrati insulinici e cercherò ovviamente di spiegarvi il motivo. Quando facciamo un pasto a base di amidi o zuccheri, attiviamo nel nostro corpo una serie di reazioni enzimatiche ed ormonali che ci impediscono di sentirci sazi (per cui si mangia più di quello che dovremmo) e soprattutto dopo poche ore ci induce di nuovo il senso di fame.
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Il funzionamento di queste reazioni è molto semplice. Cerchiamo di spiegarlo. Quando ci sediamo a tavola ed iniziamo a mangiare, abbiamo bisogno che il nostro metabolismo ci comunichi, se man mano che stiamo mangiando, è giusto fermarsi (perché il corpo non necessita di altre calorie o nutrienti) o se al contrario dobbiamo ancora continuare a mangiare.
Il messaggero responsabile di questo tipo di comunicazione è l’ormone colecistochinina, che è in contatto diretto con i nostri neuroni. Ebbene la colecistochinina è prodotta solo con l’introduzione nello stomaco di proteine e grassi e non dalla presenza di carboidrati.
Per farvi un semplice esempio:
di fronte ad un piatto di porchetta ed un piatto di pasta al pomodoro, quale dei due cibi vi induce a lasciare prima la tavola?
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La carne di maiale molto grassa ci sazia velocemente, mentre saremmo indotti (soprattutto se è buona) anche di mangiare un secondo piatto di pasta. Questo è un esempio concreto di come il nostro corpo di fronte ad un pasto ricco di carboidrati, non sia in grado di regolare l’assunzione calorica.
Invece la sensazione della fame dipende dall’ormone della grelina, regolato dalla quantità di leptina nel sangue. La leptina è secreta dalle cellule adipose man mano che queste assimilano i trigliceridi dalle lipoproteine. La produzione di grelina è collegata alla velocità di assimilazione del grasso da parte delle cellule adipociti. Ciò significa che quando mangiamo un pasto a base di carboidrati insulinici, l’insulina accelera l’assunzione del grasso da parte degli adipociti, inducendoli a produrre dei picchi di leptina.
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Con il calo glicemico assistiamo anche ad un calo della leptina nel sangue e quindi alla produzione di grelina. Tale effetto è anche amplificato dal cortisolo, che inibisce la produzione di leptina. Infatti il nostro corpo, sa perfettamente che un calo glicemico va evitato e quindi stimola il cervello a cercare alimenti che possano rialzare i livelli glicemici, naturalmente ricchi di zuccheri, e certamente la leptina deve essere inibita (non farebbe attivare la grelina ed il senso di fame).
L’uomo primitivo non mangiava carboidrati insulinici, quindi la produzione di leptina era costante e duratura nel tempo. Certo la natura non aveva preso in considerazione un cambio così straordinario della nostra alimentazione.
Anche lo stress (che fa rilasciare il cortisolo) induce ad un calo di leptina e ad un aumento dell’ormone grelina e quindi ad un senso di fame. Difatti quando siamo stressati siamo assaliti dalla classica fame nervosa che ci induce a cercare alimenti grassi e pieni di zucchero.
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