Gusto

Ogni digiuno terapeutico porta a un nuovo inizio e mostra quanto poco necessari siano gli aromi quando le capacità percettive sono intatte.

Malattia Espressione dell’AnimA
Il gusto è, insieme alla sensibilità cutanea, il più diretto di cinque organi sensoriali. Le papille gustative che si trovano sulla lingua, sul palato, nella gola e sulla mucosa della faringe, necessitano di un contatto fisico diretto con i cibi per la percezione del sapore. Esistono solo quattro tipi di percezione: dolce, acido, salato e amaro. La vasta gamma dei gusti si genera dall’aroma che viene captato dalla mucosa olfattiva del naso. La perdita del gusto è considerata un sintomo non pericoloso, come malattia le viene attribuita poca importanza.
Già i fumatori, molto numerosi, sono in grado di illuminarci sulla poco brillante situazione dei nostri recettori gustativi. Quando la pubblicità elogia la loro capacità di gustare il sapore gradevole di tabacchi di volta in volta diversi, non fa altro che mentire. Niente come il fumo è in grado di danneggiare il gusto. Solo un fumatore su cento è ancora in grado di riconoscere la propria marca di sigarette in base al sapore, tutti gli altri non sono più capaci di farlo.
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Questo è anche il motivo per cui i fumatori non apprezzano la frutta: non sono più in grado di percepire le sottili sfumature di gusto e preferiscono i cibi piccanti e molto aromatizzati. Se si considera il consumo di spezie e di aromi negli ultimi duecento anni, ci si trova di fronte a un aumento vertiginoso, cui corrisponde una perdita di capacità nella percezione dei sapori.
Ogni digiuno terapeutico porta a un nuovo inizio e mostra quanto poco necessari siano gli aromi quando le capacità percettive sono intatte. Se usiamo una quantità eccessiva di spezie è perché viviamo normalmente in una situazione di sovreccitazione e con questi mezzi tentiamo spasmodicamente di dare un po’ di sapore alla vita.
D’altro canto gli aromatizzanti artificiali rispecchiano anche un’autentica esigenza, perché a un palato, per insensibile che sia diventato, non si può nascondere che molte cose sono ormai prive di gusto. Con concimi artificiali e serre costringiamo Madre Natura a consegnarci sempre ciò che vogliamo quando lo vogliamo. Lei però ci consegna solo il corpo delle sue piante e trattiene per sé la loro anima(47).
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Esteriormente fragole e pomodori sono più grandi e più belli che mai, ma il loro sapore è sorprendentemente diminuito. Noi ci siamo abituati e compensiamo la perdita di qualità con un aumento della quantità o con la creazione di sapori artificiali. E i nervi preposti alla percezione del gusto si sono adeguati.
Ora hanno bisogno di «cibi piccanti» e di una grande capacità di concentrazione per riuscire ancora a percepire qualcosa. Il nostro gusto mostra che noi da sempre più abbiamo sempre meno.
Tutto ciò lo troviamo confermato anche nel nostro ambiente. Ciò che abbiamo fatto di noi e del nostro mondo è poco compatibile con il buon gusto e corrisponde piuttosto a un suo traviamento. Herman Weidelener riconduce la catastrofe dell’Occidente al fatto che abbiamo separato il linguaggio dal gusto, sebbene entrambi dipendano dalla lingua e siano anatomicamente inseparabili.
Negli occidentali la bocca dovrebbe essere posta sulla fronte, poiché è sempre il cervello che parla e quasi mai il gusto. In ogni caso abbiamo inflitto la stessa cura di involgarimento al linguaggio e alle papille gustative.
Un affinamento del linguaggio e del gusto sarebbe, da questo punto di vista, una valida terapia per la nostra cultura in questi campi.
(47) L’alchimia individua in ogni elemento, e quindi anche nelle piante, un corpo, un’anima e uno spirito il corpo corrisponde alla parte rigida e materiale della pianta, l’anima all’olio etereo che ne caratterizza l’individualità e il sapore specifico, lo spirito infine corrisponde all’alcol, che viene liberato nella fermentazione, come per esempio lo spirito di vino.
DOMANDE:
1) Mi sto gustando la Vita o mi accontento dei surrogati?
2) Mordo con piacere la Vita che è in me, oppure è insipida?
3) Faccio attenzione a ciò che introduco, facendo attenzione nell’essere presente o alimento uno stato di insoddisfazione che non sazia ma mi dilata?
(testo modificato di Rudiger Dahlke)

La bocca e i suoi conflitti

Le malattie della bocca sono il segno della nostra difficoltà a «mordere» la vita, ad accettare di ingerire ciò che ci propone, a masticarlo per meglio digerirlo.

La bocca è ciò che ci permette di mangiare, di nutrirci e anche di esprimerci. È una porta aperta tra il mondo esterno e il mondo interiore, mediante la quale riceviamo gli alimenti e per estensione le esperienze della vita che sono i nostri «alimenti psicologici».

Ma essa funziona anche nel senso opposto, ossia dall’interno verso l’esterno. In questo caso è l’orifizio attraverso il quale ci esprimiamo o addirittura sputiamo o vomitiamo ciò che sta dentro di noi e che ha bisogno di uscire.

La bocca appartiene contemporaneamente sia al Principio della Terra e al sistema digestivo (fase Yin) che al Principio del Metallo e al sistema respiratorio (fase Yang).

È la porta mediante la quale le energie della Terra (alimenti, esperienze) e le energie del Cielo (aria, soffio, comprensione) penetrano in noi per divenire la nostra energia essenziale.

La sua appartenenza al Principio della Terra e al sistema digestivo indica il suo ruolo importante nella nutrizione alimentare (cibo) e psicologica (esperienza) e la presenza dei denti simboleggia la capacità di mordere in questa vita e di masticare ciò che ci propone per inghiottirlo … e digerirlo … più facilmente.

Per questo i neonati e le persone anziane non possono o non possono più farlo, in quanto i soli alimenti che sono in grado di inghiottire sono liquidi, vale a dire affettivi quando si tratta del livello psicologico.

Le malattie della bocca sono il segno della nostra difficoltà a «mordere» la vita, ad accettare di ingerire ciò che ci propone, a masticarlo per meglio digerirlo.

Afta, infiammazioni orali, morsi che ci diamo nella parte interna delle guance o alla lingua sono tutti segnali indicanti che quanto ci viene proposto o quello che diciamo non ci soddisfa.

Tutte queste malattie possono significare che l’educazione che ci viene impartita o le esperienze in cui ci imbattiamo «non sono di nostro gusto», che hanno un sapore che non ci piace.

Rappresentano la nostra difficoltà ad accettare nuovi sapori, ossia nuove idee, opinioni, esperienze, ma possono anche essere il segno di una saturazione, di un eccesso di esperienze e, per estensione, del bisogno di fare una pausa.

(Michel Odoul)