I carboidrati insulinici causano le malattie moderne

L’azione indiretta si riferisce al compito del cortisolo di contrastare tutte quelle patologie promosse dall’assunzione dei carboidrati: l’infiammazione cronica, l’infiammazione intestinale (Sibo), le malattie autoimmuni (ad esempio artrite reumatoide), infiammazione causata dal tessuto grasso (morte degli adipociti).

Sarà difficile sentir dire da un medico che i carboidrati sono la base delle malattie moderne (praticamente tutte).
Alcuni dottori ci diranno che ciò dipende dalla quantità di carboidrati ingeriti. Purtroppo, abbiamo stravolto la dieta ancestrale, trasformando la nostra alimentazione a base di grassi e proteine, in quella moderna a base di zuccheri. Il corpo è nato per funzionare con i grassi (lo ha fatto per milioni di anni), ma nonostante ciò, la classe medica non prende in considerazione queste evidenze scientifiche.
D’altronde non si può immaginare che un cambiamento così estremo non comporti problemi e malattie. In questa parte del libro parleremo appunto della correlazione tra l’assunzione dei carboidrati insulinici (che attivano l’insulina) e le malattie moderne che affliggono l’uomo.
L’obesità ed i carboidrati insulinici.
L’obesità rappresenta più di altre, la malattia con la più evidente correlazione con i carboidrati.
Infatti questa incredibile pandemia ha avuto inizio proprio dall’introduzione di tutti quei cibi considerati cibo spazzatura. Stiamo parlando delle bibite zuccherate, degli snack a base di patate, riso, mais, cereali o caramelle, cioccolatini. Che sommandosi al consumo di alimenti come pizza, pasta, riso e pane, ne hanno aumentato gli effetti nefasti, aumentando il numero dei picchi glicemici della giornata.
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Inoltre sappiamo che tutte le calorie assunte sotto forma di carboidrati insulinici, non vengono consumate dal nostro corpo, ma che al contrario le deposita nelle cellule adipose. Infine il calo glicemico (causato dall’insulina) ci induce a mangiarne di nuovo. Nel passato non c’era una disponibilità così immediata ed eccessiva di prodotti a così alto carico di glicemico ed inoltre ci si muoveva molto di più. Per questo, per quanto non idonei, i cibi non causavano l’insorgenza dell’obesità.
Abbiamo visto che gli alimenti insulinici (a base di carboidrati) non stimolano la produzione
dell’ormone colecistochinina, il quale ci induce la sensazione di sazietà, evitandoci così di introdurre più calorie di quelle di cui abbiamo effettivamente bisogno. Inoltre l’insulina induce i cali di leptina (successivi ai picchi), che a loro volta causano la produzione di grelina (ormone della fame). Sappiamo che gli sbalzi di leptina causano nel tempo un effetto chiamato leptino-resistenza, capace di diminuire l’effetto della leptina sulle cellule bersaglio.
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Ciò, da una parte influenza direttamente il funzionamento della tiroide (con l’effetto di far scendere il metabolismo del corpo) e dall’altra è la causa di una maggiore produzione di grelina (maggiore senso di fame). In effetti una maggiore presenza di cellule adipose, dovrebbe indurre il nostro corpo a non richiedere altro cibo (sentire la fame), mentre al contrario le persone obese (afflitte da leptino-resistenza) sono sempre affamate.
Abbiamo inoltre approfondito come questi cibi inducono il nostro cervello a farceli desiderare con bramosia. Se a ciò aggiungiamo, la disponibilità e l’efficienza distributiva di come tali prodotti siano posti in vendita e di quali budget milionari dispongano le catene distributive e le multinazionali per indurci ad acquistarli, è facile immaginare perché tanta gente stia diventando obesa. D’altronde dove nasce un bisogno, c’è sempre qualcuno pronto a soddisfarlo.
L’ipercortisolemia ed i carboidrati insulinici
Il cortisolo è un nostro grande alleato, ma il consumo dei carboidrati insulinici lo hanno trasformato in nemico da contrastare.
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I carboidrati sono dei promotori incessanti della produzione di tale ormone, svolgendo in tal senso un’azione diretta e indiretta. L’azione diretta si riferisce al compito del cortisolo di ripristinare la quantità minima di glucosio nel sangue (0,8 g/lt). Difatti come abbiamo già detto, l’intervento dell’insulina (a seguito di un pasto a base di carboidrati) causa inevitabilmente un calo glicemico (successivo al picco). Quindi ogni qual volta attiviamo l’insulina promuoviamo successivamente l’intervento del cortisolo.
L’azione indiretta si riferisce al compito del cortisolo di contrastare tutte quelle patologie promosse dall’assunzione dei carboidrati: l’infiammazione cronica, l’infiammazione intestinale (Sibo), le malattie autoimmuni (ad esempio artrite reumatoide), infiammazione causata dal tessuto grasso (morte degli adipociti). Inoltre un’alimentazione ricca di zuccheri (che porta con sé i problemi delle glicotossine, della permeabilità intestinale, dei radicali liberi, della candida, etc.) conduce nel tempo all’infiammazione silente e cronica, un’altra causa della produzione eccessiva di cortisolo.
Questo ormone non è in grado di fermare l’infiammazione cronica ma solo tenerla a bada. Ciò significa che le infiammazioni nel tempo, tenderanno ad aumentare (perchè non vengono mai eliminate) causando un incremento costante di cortisolo.
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Malattie reumatiche

L’artrite reumatoide colpisce la membrana sinoviale* delle articolazioni. Tale membrana reagisce all’infiammazione aumentando di volume e andando a invadere la cartilagine. Ne provoca di conseguenza l’erosione e la graduale distruzione

Il gruppo delle malattie reumatiche infiammatorie croniche e autoimmuni comprende quelle patologie come Artrite Reumatoide, Artrite Psoriasica, Spondiliti, Lupus Eritematoso Sistemico, Sclerodermia, Sindrome di Sjogren, patologie autoimmuni in gravidanza, vasculiti e altre malattie rare.

Complessivamente queste patologie colpiscono circa l’1,5% della popolazione, con predilezione per il genere femminile, in misura oltre 3 volte superiore rispetto agli uomini.

Il problema di base è nell’innesco di una reazione infiammatoria anomala, rivolta verso tessuti/organi/apparati del medesimo organismo (definendo così lo stato di malattia AUTOIMMUNE), con la tendenza a persistere nel tempo.

Ciò si tradurrebbe in una condizione infiammatoria cronica e sistemica, dato che le cellule del sistema immunitario (i globuli bianchi) e gli auto-anticorpi circolano nel sangue. Tutti gli organi e apparati possono essere colpiti dal processo infiammatorio delle malattie autoimmuni.

Il nome delle diverse patologie solitamente definisce l’organo o l’apparato interessato.

In alcune delle malattie elencate il coinvolgimento articolare è preponderante e vengono quindi denominate artriti.

Deve essere subito chiarito che molti reumatismi sono malattie importanti, che portano, oltre che dolore, disabilità, perdita di autonomia funzionale, peggioramento della qualità di vita, sia per la gravità della malattia in sé, sia per gli effetti collaterali dei farmaci, sia per il coinvolgimento di strutture vitali dell’organismo.

Soffermandoci un po’ di più sull’artrite reumatoide

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L’artrite reumatoide colpisce la membrana sinoviale* delle articolazioni. Tale membrana reagisce all’infiammazione aumentando di volume e andando a invadere la cartilagine. Ne provoca di conseguenza l’erosione e la graduale distruzione. Questo processo proliferativo può andare ad interessare l’osso e tutti i tessuti che circondano l’articolazione.

In questa patologia la reazione autoimmune avviene contro la membrana sinoviale, la quale in una reazione anomala da parte degli anticorpi, non viene riconosciuta come parte dell’organismo. Di conseguenza viene attaccata innescando un meccanismo di auto-distruzione.

L’utilizzo del cortisone

Spesso farmaci a base di cortisone vengono sfruttati come cardine terapeutico per le malattie reumatiche. Come agisce il cortisone sul nostro fisico? Viene utilizzato come antinfiammatorio e immunosoppressivo, agendo quindi per limitare le infiammazioni che si “accendono” con le malattie reumatiche. L’effetto è la diminuzione del dolore e lo spegnimento dell’infiammazione.

L’utilizzo prolungato del cortisone comporta delle conseguenze negative:

– decalcificazione ossea (osteoporosi);

– ritenzione idrica e aumento del peso dovuto all’aumento dell’appetito;

– aumento della resistenza insulinica*.

Quali le cause possibili?

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La comunità scientifica ha discusso molto sulle possibili cause scatenanti questo tipo di patologie e le conclusioni a cui si è arrivati per lo più, è che non siano ben definibili al momento. Le ipotesi previste sono che possa esistere una predisposizione genetica, non ancora del tutto dimostrata; e che possano influire dei fattori esterni, ambientali per esempio, che vadano ad influire sulla manifestazione delle malattie reumatiche.

E’ qui che entra in gioco l’epigenetica: quella scienza che si occupa dei fattori che influenzano l’espressione genetica, cioè il modo in cui i geni rispondono a stimoli esterni come la nutrizione, il carico tossico, le carenze di nutrienti, il nostro umore, l’esercizio fisico e altro ancora.

Non è solo la genetica, e quindi il DNA, a definire il destino riguardo alla nostra salute. Il codice genetico infatti, in generale, influenza la manifestazione di una malattia entro un margine che non supera il 25%.

Focalizziamo ora la nostra attenzione su questi fattori epigenetici:

Una scorretta alimentazione, povera di nutrienti e altamente squilibrata nelle varie componenti (che propende verso un consumo eccessivo di zuccheri e di alimenti industrialmente elaborati), si associa spesso a stili di vita eccessivamente stressanti e sedentari. Tutti questi fattori, fino ad oggi sottovalutati, influenzano moltissimo la capacità del nostro corpo di svolgere ogni minima funzione fisiologica e quindi di affrontare al meglio “la vita” nel vero senso biologico del termine.

Le eventuali carenze

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Pensando di agire nell’ottica di dare all’organismo tutti quegli elementi che in caso di malattie reumatiche mancano e che sono fondamentali per migliorarne la condizione analizziamo quali potrebbero essere le possibili carenze associate a tali patologie:

1) CARENZA DI VITAMINA D: Un fattore fondamentale per rinforzare il sistema immunitario, per permettere la deposizione di calcio a livello osseo e il suo riassorbimento a livello intestinale.

2) CARENZA DI VITAMINA C, LISINA, PROLINA: Nutrienti con un ruolo cruciale per la rigenerazione del tessuto connettivo. La lisina e la prolina sono aminoacidi che permettono il giusto assorbimento della vitamina C. Quest’ultima per altro svolge un’ottima azione antiossidante.

3) CARENZA DI VITAMINA K: Anche la vitamina K partecipa alla riformazione del connettivo. Inoltre è uno dei cofattori che aiutano l’assimilazione della vitamina D.

4) CARENZA DI ACQUA: Tutte le reazioni biochimiche che svolge il nostro organismo avvengono in ambiente acquoso; non bisogna quindi sottovalutare l’importanza dell’acqua in questo ambito.

5) CARENZA DI ZINCO E MAGNESIO: questi elementi sono importanti rispettivamente per l’assorbimento della vitamina C e per quello della vitamina D. Inoltre compaiono anch’essi come cofattori di tante altre reazioni metaboliche.

6) PRESENZA DI FORTE STRESS: Risolvibile con l’assunzione di sostanze dette adattogene. La presenza di un’infiammazione cronica, come si osserva nelle malattie reumatiche, comporta uno stress per il quale si affronta l’infiammazione come il problema, quando invece è la soluzione di cui si avvale l’organismo per fronteggiare una condizione negativa.

7) CARENZA DI OMEGA: Anch’essi, se assunti nelle giuste proporzioni, sono di vitale importanza per sostenere le difese immunitarie, hanno azione antinfiammatoria.

8) CARENZA DI PROBIOTICI: Una flora batterica equilibrata sta alla base di una condizione sana, perché permette l’assimilazione delle sostanze giuste e fa da barriera a quelle indesiderate.

Inoltre nel caso di malattie reumatiche autoimmuni che coinvolgono le articolazioni ci sono altri elementi, che se integrati, aiutano la rigenerazione del tessuto connettivo, ad esempio: il collagene di tipo II, la glucosamina, la niacinamide (vitamina B3 o PP).

E’ fondamentale l’azione sinergica di tutti questi nutrienti ed elementi per permettere il corretto funzionamento del nostro metabolismo.

GLOSSARIO:

*Membrana sinoviale: è quella sottile pellicola che riveste la superficie interna di tutte le articolazioni dell’organismo e che ha come funzione quella di lubrificare l’articolazione stessa producendo il liquido sinoviale. Nel caso dell’artrite reumatoide, l’infiammazione della sinoviale provoca un’abbondante produzione di liquido sinoviale con conseguente tumefazione (gonfiore) dell’articolazione colpita.

* Resistenza insulinica: Diminuzione della sensibilità delle cellule all’azione dell’insulina. Ciò significa che il rilascio di questo ormone, in dosi note, produce un effetto biologico inferiore rispetto a quanto previsto.

Dott.ssa Carolina Capriolo

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Fonti:
http://www.reumatoide.it/1/cos_e_l_artrite_reumatoide_2291999.html

http://www.bresciareumatologia.it/marica.html

“Come vivere 150 anni” Dr. Dimitris Tsoukalas, ed. 2013 TGBOOK