Carenza di Zolfo, un possibile co-fattore di obesità, malattie cardiache, morbo di Alzheimer e sindrome da fatica cronica

Lo zolfo è un elemento molto versatile, dal momento che può esistere in diversi stati di ossidazione, che variano da +6 (nei radicali solfati) a – 2 (nell’acido solfidrico – detto altresì solfuro di idrogeno). Il glucosio, in quanto potente agente riducente, può causare un significativo danno da glicazione alle proteine esposte, che porta alla formazione di Prodotti Finali di Glicazione Avanzata Glicazione [Advanced Glycation End Products (AGE)] che sono estremamente distruttivi per la salute

Asse Intestino – Cervello
Sebbene lo zolfo sia contenuto in uova, le cipolle, l’aglio, le verdure a foglie verde scuro come il cavolo e i broccoli, carne, frutta secca e frutti di mare, la dieta occidentale basata sul consumo di cereali sarà carente di zolfo, se poi le verdure e la frutta vengono dall’agricoltura intensiva, il suolo su cui vengono coltivate sarà povero di zolfo.
Lo zolfo si può trovare anche nell’acqua potabile, ma le acque con basso residuo fisso presumibilmente ne contengono poca. Il fatto che le persone che bevono acqua con basso residuo fisso hanno una probabilità più alta di soffrire di malattie cardiache rispetto a quelle che bevono acqua più dura può dipendere da una minore assunzione di zolfo e di magnesio con l’acqua.
La fonte originaria dello zolfo sono le rocce vulcaniche, e le nazioni dove le eruzioni vulcaniche hanno arricchito il suolo di zolfo godono di basse percentuali di malattie cardiache e di obesità, ed elevata longevità.
Nel suo libro di recente pubblicazione, The Jungle Effect, la dottoressa Daphne Miller riporta che gli Islandesi hanno una bassa percentuale di depressione, nonostante vivano alle alte latitudini e che “Se paragonati ai nord americani, hanno percentuali circa dimezzate di casi di morte per attacco cardiaco e per diabete, obesità molto minore, e una maggiore aspettativa di vita. In effetti, la vita media di un Islandese è tra le più alte del mondo.”
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Mentre la dottoressa Miller propone che il fattore benefico possa essere l’alto consumo di pesce e l’associata alta assunzione di grassi omega-3, la sua interpretazione si scontra con il problema che gli Islandesi che si trasferiscono in Canada e continuano a mangiare molto pesce non godono della stessa bassa percentuale di depressione ed attacco cardiaco. Il ruolo dello zolfo nella vulcanica isola del Nord-Europa potrebbe quindi essere centrale nello spiegare le insolite condizioni di salute ottimale dei suoi abitanti. Il suolo dell’islanda è stato massicciamente “fecondato” dalle eruzioni vulcaniche del tardo 1800, che costrinsero molte persone ad emigrare in Canada.
Per spiegare alcune funzioni del nostro organismo può essere di rilievo discutere di due molecole che contengono lo zolfo: la D3 solfatata e il colesterolo solfatato. La vitamina che si forma in seguito all’esposizione alla luce del sole è rpoprio la vitamina D3 solfatata, che è solubile nell’acqua, e quindi può essere trasportata direttamente nel flusso sanguigno (invece di dovere essere incapsulata all’interno del colesterolo LDL per il suo trasporto). Anche nel latte (crudo) dei mammiferi troviamo la vitamina D3 solfatata, ma la pastorizzazione del latte distrugge tale molecola.
Scrive S. Seneff:
Anche il colesterolo solfatato viene sintetizzato nella pelle, dove forma una parte cruciale della barriera che tiene lontani i batteri nocivi ed altri micro-organismi come i funghi.
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Il colesterolo solfatato regola il gene per una proteina detta profilaggrina, interagendo come un ormone con il recettore nucleare ROR-alpha. La profilaggrina è il precursore della filaggrina, che protegge la pelle da organismi invasori. Una mancanza di filaggrina è associata con l’asma e con l’artrite. Quindi il colesterolo solfatato gioca un ruolo molto importante nella protezione dall’asma e dall’artrite. Questo spiega perché lo zolfo è un elemento curativo.
Come la vitamina D3 solfatato, il colesterolo solfatato è anche solubile in acqua, ed anch’esso, a differenza del colesterolo, non deve essere incapsulato dentro il colesterolo LDL per essere distribuito ai tessuti.
La vitamina D3 solfatata non è efficace nel trasporto del calcio ma ha un’azione preventiva nei confronti del cancro e delle malattie cardiache, e potenzia l’azione del sistema immunitario contro le malattie infettive.
Secondo la Seneff il colesterolo solfatato invece può proteggere le cellule del grasso e le cellule dei muscoli dal danno dovuto all’esposizione al glucosio, un potente agente riducente, e all’ossigeno, un forte agente ossidante; in mancanza di colesterolo solfatato le cellule grasse e le cellule muscolari vengono danneggiate, incapaci di processare il glucosio fino al punto che le cellule del grasso non riescono più a cedere il grasso che esse stesse accumulano.
Per entrare un poco nei dettagli cito la Seneff:
Lo zolfo è un elemento molto versatile, dal momento che può esistere in diversi stati di ossidazione, che variano da +6 (nei radicali solfati) a – 2 (nell’acido solfidrico – detto altresì solfuro di idrogeno). Il glucosio, in quanto potente agente riducente, può causare un significativo danno da glicazione alle proteine esposte, che porta alla formazione di Prodotti Finali di Glicazione Avanzata Glicazione [Advanced Glycation End Products (AGE)] che sono estremamente distruttivi per la salute:
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si crede che essi siano uno dei fattori più importanti che aumentano il rischio di sviluppare una malattia cardiaca. Io ipotizzo che, se lo zolfo (+6) è reso disponibile per il glucosio come un’esca, il glucosio verrà dirottato piuttosto verso la riduzione dello zolfo e non innescherà la glicazione di qualche vulnerabile proteina come la mioglobina. (…) Questa spiegazione renderebbe conto dell’osservazione che una carenza di zolfo causa dolore muscolare ed infiammazione .
In base a dei ragionamenti ed all’analisi di processi fisiologici alquanto complessi da trattare, la Seneff considera che la sindrome metabolica sia correlata, oltre che dalla carenza di vitamina D (ed in genere ad una dieta squilibrata) anche alla carenza di zolfo.
La sindrome metabolica indica un quadro che comprende i seguenti sintomi: insulino-resistenza, disfunzione del metabolismo del glucosio nelle cellule muscolari; eccesso di trigliceridi nel siero sanguigno; alti livelli di LDL, particolarmente del tipo più piccolo e denso (il peggiore), bassi livelli di HDL (il cosiddetto colesterolo “buono”), ridotto contenuto di colesterolo all’interno delle singole particelle di HDL, elevata pressione sanguigna, obesità.
Lo ione solfato del colesterolo solfatato è protettivo nei confronti dell’arteriosclerosi e S Seneff ipotizza che il radicale solfato sia essenziale per il processo che fornisce colesterolo ed ossigeno al muscolo cardiaco.
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Ho recentemente scoperto un articolo molto interessante in una pubblicazione del 1997 di FASEBnel quale si sviluppa una persuasiva teoria secondo la quale bassi livelli nel siero sanguigno di due molecole contenenti zolfo sono un segno caratteristico di una serie di condizioni patologiche. T
utte queste malattie sono associate con il deterioramento muscolare, nonostante la presenza di una nutrizione adeguata. Gli autori per indicare questa situazione hanno coniato il termine “sindrome da basso CG”, dove “CG” sta per le iniziali dell’aminoacido “cisteina” ed il tripetide “glutatione” entrambi contenenti un radicale solforico “-S-H” che è essenziale per la loro funzione. Il glutatione viene sintetizzato a partire dall’aminoacido cisteina, dal glutammato e dalla glicina, e la mancanza di glutammato è parte del processo patologico come discuterò in seguito.
La lista delle condizioni patologiche associate con la sindrome da basso CG è sorprendente e molto rivelatrice: cancro, sepsi (avvelenamento del sangue), morbo di Crohn, colite ulcerosa, sindrome dell’intestino irritabile, sindrome da fatica cronica e sovraffaticamento atletico.
Seneff ipotizza anche che il colesterolo solfatato si importante per la corretta funzionalità non solo della pelle, ma anche di un’altra barriera, quella dell’intestino, e afferma che una dieta povera di grassi finisce per essere povera anche di questa forma di colesterolo, con ripercussioni sul sistema digestivo. Ella afferma:
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Inoltre, se ho ragione sull’innesco dei raft lipidici da parte del colesterolo solfatato, allora la mancanza di colesterolo solfato compromette l’ingresso sia del glucosio che del grasso nella cellula muscolare.
Il glutatione, un potente antiossidante, è un’altra proteina contenente zolfo che risulta carente nella sindrome da basso GC, ed è ormai noto che la carenza di glutatione possa concorrere alla genesi di diverse patologie; l’assunzione di zolfo organico, vuoi come integratore vuoi sotto forma di alimenti ricchi di tale sostanza, potrebbe avere molti risvolti positivi.
La conclusione dell’articolo di S. Seneff è che:
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Lo stile di vita moderna cospira nell’indurre una deficienza di colesterolo solfatato e vitamina D3 solfatata. Siamo fortemente incoraggiati ad evitare l’esposizione al sole e a minimizzare il consumo di cibi che contengono colesterolo. Siamo incoraggiati a consumare una dieta ricca in carboidrati e povera in grassi, come ho affermato precedentemente [34],
che porta ad un diminuito assorbimento di colesterolo da parte delle cellule. Fortunatamente correggere queste insufficienze dietetiche a livello individuale è decisamente facile. Se semplicemente eliminate gli schermi solari e mangiate più uova, fate due cose che da sole possono aumentare notevolmente le vostre possibilità di vivere a lungo ed in buona salute.
Oliogoceleste Zolfo
 
905 http://www.westonaprice.org/vitamins-and-…/sulfur-deficiency, la traduzione integrale la trovate suhttp://scienzamarcia.altervista.org/zolfo.doc.
906 http://drdaphne.com/wordpress/writing/books/jungleeffect/.
907 Su tale argomento leggi anche Lo zolfo ed il metabolismo del glucosio;http://www.mednat.org/cure_natur/glicazione.htm.

Carenze di vitamina D, un problema tanto diffuso quanto sottostimato, che può causare anche malattie degenerative

Di fronte all’emergere di sempre nuovi studi sull’efficacia della vitamina D nel proteggere dalle infezioni, nel prevenire il cancro, l’osteoporosi, la depressione, il diabete, le malattie cardiache e i disturbi renali, bel combattere psoriasi ed altre dermatiti e fino anche la sclerosi multipla

Asse Intestino Cervello
Parte Prima 
È già stato accennato al metodo Coimbra per la cura della sclerosi multipla, ma anche molte altre malattie, dalla psoriasi al cancro passando per l’influenza, sono correlate ad una carenza di vitamina D, la quale a sua volta è frutto di due fattori:
la scarsa esposizione al sole, specie d’inverno, dal momento che le popolazioni “progredite” passano gran parte del loro tempo all’interno di edifici dove il sole non arriva, ed il fatto che le popolazioni che vivono nelle zone meno calde del pianeta (dove c’è minore irraggiamento solare) hanno perso l’abitudine di cibarsi di cibi ricchi di vitamina D.
Ancora peggiore è la sorte della popolazione di pelle nera che, per colpa prima dello schiavismo e poi delle migrazioni, si trova a vivere al di fuori della fascia equatoriale; la pigmentazione scura della loro pelle filtra i raggi solari che aiutano a generare la vitamina D.L'immagine può contenere: cibo
Di fronte all’emergere di sempre nuovi studi sull’efficacia della vitamina D nel proteggere dalle infezioni, nel prevenire il cancro, l’osteoporosi, la depressione, il diabete, le malattie cardiache e i disturbi renali, bel combattere psoriasi ed altre dermatiti e fino anche la sclerosi multipla, ecco che qualche istituzione sanitaria fa qualche passetto avanti nel raccomandare dosi giornaliere appena un po’ maggiori di questa vitamina (che poi in realtà è un ormone, ma storicamente è stata denominata così), ma pur sempre molto al di sotto di quello che dovrebbe essere un valore davvero sufficiente a garantire la salute ai nostri corpi umani.
Negli Stati Uniti per esempio la dose giornaliera raccomandata dalle istituzioni sanitarie è passata da 200 UI a 600 UI, lascia la maggior parte delle persone ancora gravemente carenti di vitamina D. In tal modo alle industrie farmaceutiche resta garantito un vasto numero di clienti che si ammalano (inconsapevolmente) per la carenza di tale sostanza e che sono costretti ad acquistare farmaci vita natural durante. Negli Stati Uniti, secondo alcuni studi scientifici, il 70 per cento dei bianchi e il 97 per cento degli afro-americani hanno carenza di vitamina D, e i neri si ammalano di tumore molto più facilmente dei bianchi .
Lo studio A Statistical Error in the Estimation of the Recommended Dietary Allowance for Vitamin D , ci informa che nel Nord America (ma un po’ in tutto il mondo) le persone hanno sempre più bassi livelli di vitamina nel sangue nonostante le raccomandazioni di assumere 600 UI di vitamina D al giorno (che in teoria avrebbero dovuto portare la quasi totalità della popolazione ad avere livelli di vitamina nel sangue di almeno 20 ng/ml). La realtà è che è stato fatto un errore statistico nella stima della dose raccomandata giornaliera di Vitamina D, e potrebbero essere necessarie (per la popolazione del Nord America) ben 8.800 UI di vitamina D al giorno.
In effetti ormai diversi medici che si occupano di questo ormone del sole affermano che 10.000 UI al giorno, specie d’inverno (e specie nei paesi più lontani dall’equatore) sono una dose che non può causare tossicità alcuna, dal momento che corrisponde a quanto la nostra pelle può produrre stando esposta al sole per circa mezz’ora (nella stagione calda, e nelle ore centrali della giornata).
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Se una persona non si intossica stando al sole (qui stiamo parlando ovviamente di esposizione che non porti a scottature), perché mai dovrebbe risentire della tossicità di una simile dose di vitamina D3? Per altro la nostra pelle ha un sistema di regolazione che impedisce ulteriore produzione di vitamina D innescata dalla radiazione solare quando si arriva, nel corso della giornata, a 20.000 UI al giorno. C’è quindi da sospettare che ulteriori studi e ricerche possano ben presto portare a nuove indicazioni, ben più alte, sulla dose considerata sicura.
L’articolo Risk assessment for vitamin D (“Valutazione del rischio per la vitamina D) ci mostra che il limite massimo di assunzione giornaliera di vitamina D posto a 2.000 UI (ovvero 50 microgrammi) non è basato sui risultati delle ricerche più recenti, e che gli esperimenti condotti a partire dal 1997 (anno in cui è stato stabilito quel limite) non hanno riscontrato, negli adulti, tossicità per dosi maggiori o uguali a 10. 000 UI, che viene considerata dagli autori il nuovo valore ottimale di limite massimo di assunzione di tale sostanza.
Detto questo ogni persona è differente, le statistiche ci danno dei valori medi che non necessariamente sono ottimali per tutti, e molto dipende anche dai valori di vitamina D nel sangue presenti quando si inizia una eventuale integrazione; ci sono persone per esempio che soffrono di dolori al petto con dosi da 5.000 o più al giorno (anche se potrebbe dipendere da una carenza di vitamina K2, che viene esaurita dagli alti livelli di vitmina D3).
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Ci sono persone che riescono ad assorbire meglio degli altri la vitamina D3 e trasformarla nella forma attiva dell’ormone, anche perché ci sono differenze genetiche (alcune di queste possono essere corrette dall’assunzione di vitamina B2), e ci sono persone che hanno una dieta povera di grassi, che non assumono la vitamina D3 coi grassi, o che hanno difficoltà ad assorbire i grassi (come per esempio i malati di fibrosi cistica o di alcuni patologie intestinali). Ricordo infatti che la vitamina D3 e la vitamina K2 sono vitamine liposolubili (che si sciolgono nei grassi e che hanno bisogno dei grassi per l’assunzione).
Anche sui livelli di vitamina D nel sangue considerati normali c’è molto da discutere, dal momento che attualmente si considera sufficiente un livello oltre il 30 ng/ml, ma ci sono diversi studi che mostrano come l’effetto protettivo della vitamina D nei confronti di molte patologie si vede solo quando il tasso di tale sostanza nel sangue sale oltre i 40/50 ng/ml. Il dottor Mercola è uno di quelli che considera insufficiente qualsiasi concentrazione sotto i 50 ng/ml, ottimale la concentrazione tra i 50 e i 70; egli inoltre considera una concentrazione tra 70 e 100 ng/ml come quella utile a trattare il cancro e le malattie cardiache, e una concentrazione sopra i 100 come eccessiva .
Afferma Mike Adams in un suo articolo su naturalnew :
I professionisti della salute bene informati nel campo della nutrizione, speravano che lo IOM suggerisse un aumento del fabbisogno giornaliero di vitamina D che effettivamente aiuterebbe a prevenire il cancro: da 2000 UI al giorno, fino a raggiungere 4000 UI al giorno. La maggior parte dei nutrizionisti informati consigliano da 2000 UI a 4000 UI al giorno per gli adulti. Le ricerche sulla connessione tra cancro e vitamina D parlano chiaro: la vitamina D previene il 77 per cento dei tumori .
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Ma le istituzioni sanitarie fanno terrorismo sulle dosi alte di vitamina D così come lo hanno fatto in passato sulla vitamina C, e considerano 4000 UI una dose eccezionale. Scrive ancora Mike Adams a tal proposito :
I media, prendendo la palla al balzo, hanno segnalato che 10.000 UI causano danni ai reni. Tuttavia, i medici che si occupano di carenza di vitamina D, prescrivono di routine 50.000 UI al giorno per aiutare i pazienti a recuperare e ripristinare i corretti livelli di vitamina D. (Tale quantità è sicura solo per le persone che ne hanno una grave carenza. NaturalNews ne conviene che non è una dose sicura per chi ha già un livello sufficiente di vitamina D nel proprio corpo.)
Il dottor Michael Holick, esperto di vitamina D sistematicamente attaccato dalla medicina convenzionale per il suo voler educare la gente sulla vitamina D, ne prende 3.000 UI al giorno. È protagonista di un servizio speciale per NaturalNews ‘‘Il potere curativo della luce solare e della vitamina D’’ che può essere scaricato gratuitamente all’indirizzo: http://www.naturalnews.com/rr-sunlight.html.
Il capitolo successivo contiene una lunga dissertazione sul valore della vitamine D nelle sue varie forme (ed in particolar modo sulla vitamina D3 nella sua forma solfatata), che già spiega come essa possa influire sul nostro stato di salute e come la sua carenza possa essere correlata a molte patologie.
Qui di seguito una piccola rassegna di alcuni articoli sull’efficacia della vitamina D in relazione alla prevenzione ed alla cura di diverse patologie.
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L’articolo Parkinson: vitamina “D” riduce rischio di ammalarsi dell’agenzia di stampa AGI ci informa su una ricerca effettuata in Finlandia (dove a causa della scarsa esposizione ai raggi solari è molto diffusa la carenza di vitamina D nella popolazione) ci informa che
I ricercatori hanno scoperto che coloro che avevano alti livelli di Vitamina D (il 25% del gruppo) avevano il 67% di chance in meno di contrarre la malattia.
L’articolo Vitamina D, la vitamina delle meraviglie sul sito naturopatiaonline , ci informa su un articolo uscito sul quotidiano britannico The Independent che definisce la vitamina D la wonder vitamin che ricopre un ruolo fondamentale per il benessere dell’intero organismo (…) sono infatti sufficienti 15 minuti al giorno perché l’organismo possa produrre la quantità necessaria, inoltre quella in “eccesso” prodotta nel periodo estivo, viene immagazzinata ed utilizzata nei mesi invernali.
L’articolo La verità sull’influenza sul sito sottovoce360, ci informa dei medici come R. Edgar Hope-Simpson che mettono in relazione le epidemie influenzali con la scarsa insolazione che porta ad un minimo di vitamina D.
Ma Proprio questo anno, due importanti pubblicazioni mediche hanno pubblicato un report firmato dal Dott. John Cannell, uno psichiatra dello Atascadero State Hospital, California. Si tratta di una struttura di massima sicurezza riservata a criminali infermi di mente. Nel suo resoconto, il Dott. Cannell ha notato che gli altri reparti intorno al suo erano stati soggetti a un violento attacco d’influenza nell’aprile 2005. Ma nessuno dei suoi 32 pazienti ha preso l’influenza, sebbene si fossero anche mischiati con i reclusi infetti degli altri reparti.
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In realtà negli ultimi anni l’idea che la scienza medica si era fatta un tempo della vitamina D, ovvero di una sostanza utile solo per prevenire il rachitismo è completamente cambiata fino a riconoscere che tale sostanza (che poi in realtà è un ormone) è coinvolta in quasi tutti gli aspetti della fisiologia umana (e di conseguenza in quasi tutti i processi patologici). In maniera simile la proteina GcMAF (vedi più avanti il capitolo relativo), componente essenziale del cosiddetto “asse della vitamina D” col passare del tempo vede estendere i suoi campi di applicazione.
Un ottimo articolo che spiega tutto ciò in dettaglio (offrendo circa 140 referenze a comprova delle varie affermazioni in esso riportate) è Does Vitamin D Make the World Go ‘Round? (“La vitamina D fa girare il mondo?”) nel quale si afferma che adesso si vanno scoprendo effetti della vitamina D su vari organi del corpo e persino a livello cellulare, che essa è è coinvolta nell’integrità del sistema immunitario innato, che è legata tra l’altro a “patologie infiammatorie e a lunga latenza come sclerosi multipla artrite reumatoide, tubercolosi, diabete e vari tipi di cancro”. Dal momento che la carenza di vitamina D è “la più grande epidemia di carenze nutritive iniziata nel tardo ventesimo secolo”.
Come possiamo leggere anche nell’abstract dell’articolo Metabolism and main effects of vitamin D (“Il metabolismo e gli effetti principali della vitamina D”) , la vitamina D in realtà (a dispetto del nome che le è stato attribuito ai tempi della sua scoperta) non è una vitamina vera e propria, quanto il precursore di un ormone; essa diventa realmente attiva solo dopo che viene idrossilata nel fegato, ovvero dopo che vengono aggiunti ad essa dei gruppi OH (detto ossidrile o gruppo idrossilico). A questo punto il composto, che viene descritto dalla formula 25(OH)D, viene ulteriormente processato dai reni e da molti altri tessuti fino a diventare una molecola detta calcitriolo, la cui formula chimica è 1,25(OH)2D.
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L’articolo ci informa che una volta si conoscevano solo gli effetti della vitamina D come regolatrice del metabolismo del calcio, del fosforo e dell’osso (e quindi è fondamentale per un corretto sviluppo e mantenimento in buona salute di ossa e denti), ma che adesso è noto che i recettori della vitamina D (VDR – dall’inglese vitamin D receptors) sono presenti in quasi tutti i tessuti, che sono quindi equipaggiati con gli enzimi necessari ad effettuare la trasformazione finale in calcitriolo (la forma attiva della vitamina D). L’articolo succitato afferma testualmente che ci sono migliaia di studi che mostrano un’associazione tra la carenza da vitamina D e l’aumento dell’incidenza di molte malattie o di una loro prognosi sfavorevole.
L’indicatore ormai internazionalmente utilizzato per valutare i livelli (e le eventuali carenze) della vitamina D è la concentrazione nel sangue del 25(OH)D (che viene poi, come già detto, processato e trasformato nel calcitriolo). Interessante è notare come in questo articolo si legga testualmente “Non c’è assolutamente consenso sulla definizione di carenza di vitamina D”. Molti esperti associano una grossa carenza di vitamina D ad una concentrazione nel sangue di 25(OH)D minore di 50 nmol/L (ovvero 20 ng/ml) ed una insufficienza di vitamina D ad una concentrazione del 25(OH)D compresa tra 50 e 75 nmol/L (tra i 20 e i 30 ng/ml), ma alcuni considerano ottimale una concentrazione più alta.
 
846 http://www.naturalnews.com/030392_cancer_skin_color.html.
847 Pubblicato su Nutrients. 2014 Oct; 6(10): 4472–4475, autori Veugelers PJ, Ekwaru JP; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4210929/.
848 Pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition. 2007 Jan;85(1):6-18, autori Hathcock JN, Shao A, Vieth R, Heaney R;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17209171.
849 Vedi l’articolo Vitamin D Can Cut Your Flu Risk Nearly in Halfhttp://articles.mercola.com/…/study-shows-vitamin-d-cuts-fl….
850 New vitamin D recommendations promote nutritional deficiency, protect cancer industry 851http://www.naturalnews.com/030598_vitamin_D_Institute_of_Me…, traduzione a cura di Sabrina.
http://www.naturalnews.com/021892.html.
852 Vedi nota precedente n. 773.
853 http://salute.agi.it/…/201007130731-hpg-rsa1003-parkinson_l….
854 http://www.naturopataonline.org/…/545-vitamina-d-la-…/1.html.
855 http://sottovoce360.blogspot.com/…/la-verit-sullinfluenza.h….
856 Sebbene il dottor W. A. Price avesse già compreso che le vitamine liposolubili come la vitamina D fossero molto importanti per il benessere globale dell’organismo.
857 Pubblicato su Breastfeeding Medicine 2008 Dec; 3(4): 239–250. autori Carol L. Wagner, Sarah N. Taylor, Bruce W. Hollis;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2981372/.
858 Pubblicato su Presse Médicale 2013 Oct;42(10):1343-50, autori Souberbielle J C, Maruani G, Courbebaisse M;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24051166.
859 Le misure qui utilizzate sono nanomoli al litro, e nanogrammi al millilitro, dove il prefisso nano corrisponde ad un milionesimo di milionesimo (10–12).
File PDF: VITAMINA D VEGGY
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Malattie cardiache

1. In me testa e cuore, ragione e sentimenti sono in equilibrio armonico?
2. Vivo e amo con tutto il cuore, ragiono soltanto con metà del mio cuore?
3.Do spazio sufficiente ai miei sentimenti e ho il coraggio di manifestarli?
4. La mia vita va avanti seguendo un ritmo vivace o la costringo a regole troppo rigide?
5. Nella mia vita c’è ancora carburante ed esplosivo?
6. Do ascolto al mio cuore?

Malattia Espressione dell’AnimA

Chi ha disturbi e malattie cardiache dovrebbe porsi queste domande.

1. In me testa e cuore, ragione e sentimenti sono in equilibrio armonico?
2. Vivo e amo con tutto il cuore, ragiono soltanto con metà del mio cuore?
3.Do spazio sufficiente ai miei sentimenti e ho il coraggio di manifestarli?
4. La mia vita va avanti seguendo un ritmo vivace o la costringo a regole troppo rigide?
5. Nella mia vita c’è ancora carburante ed esplosivo?
6. Do ascolto al mio cuore?

Il tessuto connettivo (mesenchima) unisce tutte le cellule specifiche e collega i singoli organi e unità funzionali facendone un tutto. Un tessuto connettivo debole toglie sicurezza alla persona, dà tendenza all’arrendevolezza e alla mancanza di tensione interiore. Queste persone di regola sono facilmente vulnerabili e un po’ permalose.

Nel corpo questa caratteristica si rivela nelle macchie blu che si presentano al più piccolo urto.

La tendenza alle vene varicose è strettamente collegata alla debolezza del tessuto connettivo. Il sangue si concentra nelle vene superficiali delle gambe e non ritorna al cuore in misura sufficiente.

La circolazione ha quindi un peso eccessivo nel polo inferiore dell’uomo. Questo mostra il forte legame con la terra ed è espressione di una certa pigrizia e pesantezza. Queste persone mancano di tensione ed elasticità.

La trombosi è il blocco di una vena ad opera di un grumo di sangue. Il vero e proprio pericolo della trombosi consiste nel fatto che il grumo di sangue può rimettersi in moto, arrivare ai polmoni e produrre un’embolia.

Il problema rappresentato da questo sintomo è facilmente riconoscibile. Il sangue, che dovrebbe essere fluido e scorrevole, diviene denso e pesante, cosi che tutta la circolazione risulta stagnante.

Uno scorrimento veloce presuppone sempre la capacità di trasformarsi. Nella misura in cui una persona smette di trasformarsi, nel suo corpo si manifestano sintomi che limitano o bloccano il libero fluire.

L’agilità esteriore presuppone sempre un’agilità interiore. Se l’uomo nella sua coscienza diviene pigro e le sue idee diventano opinioni e giudizi fissi e immutabili, ben presto si irrigidisce anche il corpo, che dovrebbe invece essere sciolto.

È noto che la permanenza a letto aumenta il pericolo di una trombosi. Rimanendo a letto si mostra però in modo inequivocabile che il polo del movimento non viene più vissuto. «Tutto scorre », diceva Eraclito.

In una forma di esistenza polare la vita si manifesta come movimento e mutazione. Ogni tentativo di restare aderenti a un solo polo finisce per portare alla stagnazione e alla morte. L’immutabile, ciò che eternamente è, lo troviamo soltanto al di là della polarità.

Per giungervi, dobbiamo affidarci al mutamento, perché solo il mutamento ci conduce fino a ciò che è immutabile.

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