Intolleranze alimentari e allergie ed i carboidrati insulinici

La interleuchina IL-4 stimola i linfociti B alla produzione delle immunoglobuline IgE, che si legheranno agli eosinofili e ai mastociti, predisponendoci all’allergia. Se poi siamo di fronte a stimoli allergeni come acari (polvere), polline e graminacee, la massiccia presenza delle IgE causerà i classici sintomi della rinite allergica, come starnuti, aumento secrezione di muco, chiusura del dotto nasale, pruriti, eritemi cutanei. Inoltre l’aumentata presenza di batteri (disbiosi) causa una maggiore produzione di linfociti Th2 e di plasmacellule (linfociti B) presenti nella mucosa intestinale, incrementando l’effetto sopra descritto.

Abbiamo visto che le patologie delle allergie e delle intolleranze alimentari sono in vorticoso aumento e più andiamo avanti con l’età, più ci accorgiamo di diventare intolleranti ad alcuni alimenti o addirittura siamo soggetti a crisi allergiche.

Più volte ci siamo sentiti dire che ciò dipende dal nostro sistema immunitario, che ad un certo punto diventa super attivo e reagisce ad un determinato alimento o allergene, creando una risposta infiammatoria eccessiva.

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Quante volte ci siamo riproposti di sottoporci ad esami di tipo diagnostico per comprendere quali alimenti sono per noi più reattivi, nella speranza poi, di eliminarli dalla nostra dieta e ripristinare il corretto funzionamento del nostro sistema immunitario?

Chi lo ha fatto si è sicuramente reso conto che i cibi, che per un periodo sono risultati più reattivi, una volta eliminati dalla dieta, sono diventati poi meno invasivi, mentre al contrario altri alimenti ai quali il nostro corpo era indifferente, diventano di colpo reattivi. Ciò accade perché il nostro sistema immunitario si sensibilizza in base alla quantità di proteine che il singolo alimento contiene. Quindi se si mangia più spesso un alimento, ben presto comparirà anche la risposta immunitaria alle proteine in esso contenute.

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A nulla servirà incominciare ad eliminare gli alimenti per noi più sensibili, se non ci porremmo l’obbiettivo invece di ripristinare l’equilibrio della flora batterica intestinale. È infatti proprio la disbiosi il motivo principale dell’insorgenza di tale patologia. Quindi, rimarchiamo ancora un volta che è l’introduzione di alimenti amidacei e di zuccheri la causa della patologia allergica e dell’intolleranza alimentare.

Abbiamo affrontato nel capito della disbiosi, come i carboidrati complessi (pane, pasta, pizza, riso, legumi e patate) inducono una maggiore produzione di batteri fermentativi, putrefattivi e della candida, i quali aggrediscono il bolo alimentare portando le proteine alla putrefazione. Vi ricorderete che l’istamina e le altre ammine biogene (putrescina, cadaverina, spermidina, spermina ect.) provengono dalla decarbossilazione delle proteine.

Il nostro corpo sarebbe in grado di degradare queste ammine utilizzando gli enzimi Dao, Mao e Pao presenti nell’intestino ma purtroppo la produzione di scorie acide, prodotte dai batteri fermentativi e dalla candida, inibiscono la produzione di questi enzimi. Inoltre con il fenomeno della permeabilità intestinale (Leaky Gut Syndrome) le particelle di istamina (e le altre ammine) giungono insieme alle proteine non scomposte direttamente nel torrente sanguigno.Risultati immagini per infiammazione istamina

L’istamina stimola la proliferazione dei linfociti Th2 (tramite il recettore H2), i quali tramite le interleuchine IL-3 ed IL-5 stimolano la produzione di eosinofili e mastociti che inizieranno la produzione di altra istamina e di acido arachidonico capace di promuovere altre sostanze infiammatorie (che causano l’infiammazione dei nostri tessuti).

Infine con la produzione della interleuchina IL-4 (prodotta dai linfociti Th2) inibisce la produzione dei linfociti Th1 (quelli che combattono i virus e le cellule tumorali) con un aumento della produzione dei linfociti Th2 (che combattono i batteri), aumentando ancora una volta la produzione di istamina.

La interleuchina IL-4 stimola i linfociti B alla produzione delle immunoglobuline IgE, che si legheranno agli eosinofili e ai mastociti, predisponendoci all’allergia. Se poi siamo di fronte a stimoli allergeni come acari (polvere), polline e graminacee, la massiccia presenza delle IgE causerà i classici sintomi della rinite allergica, come starnuti, aumento secrezione di muco, chiusura del dotto nasale, pruriti, eritemi cutanei.

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Inoltre l’aumentata presenza di batteri (disbiosi) causa una maggiore produzione di linfociti Th2 e di plasmacellule (linfociti B) presenti nella mucosa intestinale, incrementando l’effetto sopra descritto.

Solamente il ripristino delle condizione di omeostasi e quindi l’eliminazione di amidi e zuccheri, potranno riportarci ad un sistema immunitario non iperattivo associato sempre a Rimedi mirati e sicuri, oltre alla comprensione della cause manifeste spesso diverse da persona a persona.

Vivere 120 Anni, modificato Francesco Ciani

 

La salsa di rafano tedesco (barbaforte)

Agisce come un solvente e un depurativo sul muco in eccesso presente nell’organismo. Se usato con giudizio, come indicato, e mischiato solo con succo di limone, non irrita i reni, la vescica né le membrane mucose dell’apparato digerente. Oltre al fatto che gli eteri sciolgono il muco, la salsa di rafano ha anche proprietà diuretiche e fa bene soprattutto in caso di idropisia.

Noi non utilizziamo il succo di rafano tedesco, poiché i suoi eteri sono già sufficientemente potenti quando è finemente pestato o tritato (polverizzato).

L’effetto che si ottiene assumendo mezzo cucchiaino da caffè di rafano tedesco sminuzzato (polverizzato) ci lascerà un ricordo indelebile e scioglierà il muco presente nelle cavità nasali. E averlo provato in polvere vi lascerà talmente impressionati e liberi dal muco, che riuscirete a comprendere perché non lo si usa sotto forma di succo.

La polpa del rafano fresco sminuzzato mischiata immediatamente con succo di limone e presa due volte al giorno nella dose di ½ cucchiaino nell’intervallo tra i pasti, è efficace per sciogliere il muco. Questo avviene non solo nelle cavità nasali ma anche nel resto del corpo e senza danno per le membrane mucose.

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Agisce come un solvente e un depurativo sul muco in eccesso presente nell’organismo. Se usato con giudizio, come indicato, e mischiato solo con succo di limone, non irrita i reni, la vescica né le membrane mucose dell’apparato digerente. Oltre al fatto che gli eteri sciolgono il muco, la salsa di rafano ha anche proprietà diuretiche e fa bene soprattutto in caso di idropisia.

Questa salsa va preparata fresca e andrebbe usata entro una settimana dalla preparazione. Va conservata al fresco in una bottiglia o un contenitore chiusi; se lasciata a temperatura ambiente prima di usarla, aumenta l’efficacia. Va inumidita con succo di limone.

La salsa di rafano, quando assunta come vi abbiamo suggerito, ½ cucchiaino la mattina e ½ nel pomeriggio ogni giorno, potrebbe in un primo momento provocare un forte eccesso di lacrimazione, a seconda di quanto muco è fermo nelle cavità nasali e in altre parti dell’organismo. Ad eccezione del succo di limone, nient’altro vi andrebbe mischiato e per un po’ non si dovrebbe bere niente dopo avere mangiato la salsa.

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Tale procedura può essere osservata per settimane o mesi, fino a che la salsa non viene mangiata senza avvertire alcuna reazione. Allora vorrà dire che il muco si è completamente sciolto. Per il muco nasale questa salsa si è rivelata un efficace strumento naturale per rimuovere anche la causa di questo fastidio.

Di norma, i migliori risultati si ottengono quando si mischia il succo di 2 o 3 limoni con 125 ml di rafano polverizzato, dando alla miscela la consistenza di una salsa.

Succhi freschi di frutta e verdura byDottorNormanW.Walker