Dare è la chiave per arrivare a perdonare 

Possiamo cominciare a dare amore e compassione alla parte di noi che sta lottando con il dolore, l’odio e la rabbia. Quando riusciamo veramente a essere vicini a noi stessi, possiamo essere parte di quell’energia universale, di quella coscienza superiore, di quella divinità che è presente in ognuno di noi, e possiamo dare quell’energia persino a chi ci fa del male, perché è ciò che abbiamo dentro.

L’Arte di Vivere
Questa è una delle più grandi lezioni che abbia imparato in vita mia. Se puoi farla tua, senza lasciarti distogliere da un atteggiamento cinico, perdonare diventerà un modo di vita. Dare è la risposta alla domanda:
«Perché sono qui?» Dal momento che non puoi possedere niente e che ogni attaccamento rappresenta un ostacolo che tiene lontana l’abbondanza, non ti rimane che dare agli altri, te stesso e tutte le cose che circolano nella tua vita.
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Abbiamo quasi tutti la tendenza ad accumulare per noi e la nostra famiglia, tanto che dimentichiamo spesso la necessità di mantenere in circolazione i beni, di ogni tipo, fra le persone. In questa corsa all’acquisto di beni materiali spesso istituiamo dei rapporti ostili con gli altri, persino con persone che ancora non conosciamo, perché ci mettiamo sulla difensiva pensando che ci vogliano togliere qualcosa.
Ricorda che è impossibile farsi travolgere da sentimenti di odio o di amarezza verso gli altri quando il proprio obiettivo primario è quello di essere generosi. Il perdono verrà quasi automaticamente quando ti sarai distaccato dal bisogno di ottenere una certa cosa e sarai invece tutto proteso ad aiutare e a entrare in contatto con gli altri.
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Il paradosso sta nel fatto che quanto meno una persona è ossessionata dall’idea di possedere e accumulare e quanto più è disposta a dare agli altri, tanto più in realtà ottiene.
Ciò a cui pensi si espande. Perciò se pensi solo e continuamente a ottenere il più possibile per te stesso e a battere i rivali che credi stiano cercando di «farti le scarpe», significa che pensi, ti preoccupi ed elabori progetti tutti incentrati sull’idea dell’inganno.
I tuoi pensieri ruoteranno attorno all’idea della disonestà del rivale e dell’ingiustizia e crudeltà del mondo: saranno dunque queste a espandersi, dato che sono le cose a cui pensi di più.
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Ti troverai dunque ad avere sempre più paura di farti ingannare, e quindi ad assicurarti contro tale possibilità, assoldando avvocati che ti proteggano e aumentando così il numero dei tuoi avversari.
Ti metterai da solo in una situazione di antagonismo con tutti e sicuramente vedrai espandersi la spirale della conflittualità. Esamina ora l’approccio alla vita di segno contrario. I tuoi pensieri (cioè tu stesso) adottano una nuova prospettiva. Ora non pensi alle quote che ti spettano, ad accumulare ricchezza, alla situazione economica in cui ti trovi.
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Dai invece agli altri ciò che hai dentro di te: cioè armonia e accettazione. Dal momento che non cerchi di ottenere nulla da nessuno, non hai mai paura. Supponiamo che entri nella tua vita una persona intenzionata a ingannarti; quella persona incontrandoti vedrà in te qualcuno da cui si sentirà sinceramente apprezzata come essere umano.
Le probabilità di un inganno diminuiscono radicalmente quando non ci si aspetta che possa avvenire. Se cercherai armonia e collaborazione e le darai agli altri, molto probabilmente riceverai a tua volta lo stesso trattamento. Non ti attirerai nemici perché non ti metterai in posizione di antagonismo con nessuno,
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indipendentemente dal comportamento degli altri nei tuoi confronti. La generosità diventa la chiave per istituire dei rapporti con i tuoi simili in cui perdonare non è più necessario. Questa strategia funziona davvero! Sii paziente e continua a seguirmi invece di lasciarti sopraffare dallo scetticismo, al quale ti spinge la mentalità radicata nella nostra cultura.
Naturalmente sono consapevole del fatto che a questo mondo esistono persone che si comportano in modo disonesto. So che vengono compiuti continuamente delitti efferati. So anche che molti ritengono che dovremo continuare a costruire prigioni per mettere una volta per sempre sotto chiave «questi farabutti»!
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Ma costruire sempre più prigioni per rinchiudervi sempre più persone si sta rivelando inefficace. Nell’ultimo decennio abbiamo duplicato e poi quadruplicato il numero di prigioni, eppure la situazione di sovraffollamento è rimasta immutata.
La soluzione verrà quando scopriremo il motivo per cui così tanti individui vogliono derubare gli altri, e ci impegneremo a correggere il loro atteggiamento verso la vita. Una nostra presa di coscienza è l’unica via per iniziare tale percorso.
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Ho scoperto che il modo più rapido per disarmare chiunque sia interessato esclusivamente a derubarmi sia di fargli sapere, con dolcezza, che il mio modo di vivere è diverso.
Sai che nel tuo organismo avvengono certi processi, la salivazione, la digestione, l’escrezione, eccetera, che ti mantengono in vita e in salute. Sappi che nell’universo funzionano anche altri principi: quello dell’abbondanza, della sincronicità, del distacco, dell’unità.
Devi solamente sintonizzarti su tali principi e lasciare che operino attraverso di te, esattamente come i meccanismi che fanno funzionare il tuo organismo. Quando ti senti interiormente in armonia, vuoi dare anche agli altri la tua felicità, e questo desiderio diventa il fulcro della tua vita.
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Poiché sei energia e tutto nell’universo è energia, devi solo mantenere l’energia in circolazione: lasciarla fluire liberamente, senza impedimenti; quando la trasmetti al di fuori, ritorna indietro. Ricordati di dare per il piacere di dare, e di rimettere in circolazione l’energia quando ritorna a te; la vedrai presto all’opera nella tua vita.
Se dubiti di questo principio, allora non funzionerà. I dubbi rappresentano un blocco. Ma tutte le persone di mia conoscenza che hanno veramente messo alla prova questo principio hanno scoperto che funziona davvero. Io ormai ho addirittura superato la fase in cui ci credevo: ora ho semplicemente la certezza della sua verità.
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Perciò incontro raramente persone che mi vogliono ingannare. Quando succede, mi comporto con amore, invece che con rabbia, consapevole che non posso provare loro ciò di cui parlo fino a quando rimangono tutti tesi nell’acquisire invece che nel dare.
La qualità della loro vita è dunque sotto l’influenza di pensieri di scarsità e del desiderio di prendere agli altri: credono di non poter mai avere abbastanza. Io al contrario so che avrò sempre a sufficienza, quali che siano le circostanze in cui mi trovo.
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Di conseguenza posso dare e quanto do continua a tornarmi indietro quasi per magia. Faccio continuamente circolare le cose, perché non voglio aver alcun attaccamento. Nessuno può rubarmi nulla.
Joel Goldsmith, in Parenthesis in Eternity (Parentesi nell’eternità) scrive:
Amare il prossimo come noi stessi significa dunque riconoscere al prossimo la stessa divinità che riconosciamo a noi stessi, indipendentemente dalle apparenze della situazione.
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Il prossimo può essere un’adultera o il ladrone sulla croce, non ci riguarda. Dobbiamo amare tutti i nostri simili, conoscendo la loro vera natura, proprio come ne saremmo amati noi facendo loro conoscere la nostra vera natura, indipendentemente dalle apparenze esterne della situazione.
Possiamo cominciare a dare amore e compassione alla parte di noi che sta lottando con il dolore, l’odio e la rabbia. Quando riusciamo veramente a essere vicini a noi stessi, possiamo essere parte di quell’energia universale
di quella coscienza superiore, di quella divinità che è presente in ognuno di noi, e possiamo dare quell’energia persino a chi ci fa del male, perché è ciò che abbiamo dentro. E veramente in ognuno di noi, e si trasformerà in amore, se solo lo consentiamo.
(Wayne W.)

Perdonare in pratica

Per mettere in pratica l’insegnamento del perdono nella vita quotidiana è necessario accettare gli altri sei principi universali. Il perdono verrà automaticamente una volta varcato il cancello, quando favorisci la tua trasformazione personale e onori l’intelligenza che sta dietro ogni forma, compresa la tua.

L’Arte di Vivere
Mi sembra assolutamente evidente, e penso che lo sia per tutti, che quando preferiamo addossare colpe agli altri stiamo resistendo al perdono. Vivendo in un mondo che la pratica in ogni angolo del globo, coltiviamo la vendetta. Quando leggiamo libri di pietà ci sembra che quello del perdono sia un principio commendevole, ma molto difficile da attuare nella vita pratica, perché viola il bisogno di «fare i conti», di rendere pan per focaccia.
Non ci rendiamo neppure conto che l’incapacità di perdonare deforma la persona, che cova dentro di sé rancore e odio. Quando leggiamo per la prima volta di un individuo che ha commesso un atto di violenza efferato, la nostra reazione immediata è dire: «Spero che uccidano quella canaglia!» Quando un altro ci fa un’ingiustizia tendiamo a dimenticare il precetto del perdono e a dirci: «Farò i conti», oppure: «Spero che sia punito».
Per mettere in pratica l’insegnamento del perdono nella vita quotidiana è necessario accettare gli altri sei principi universali. Il perdono verrà automaticamente una volta varcato il cancello, quando favorisci la tua trasformazione personale e onori l’intelligenza che sta dietro ogni forma, compresa la tua.
Quando usi la facoltà di pensare per essere in armonia invece che in conflitto con il flusso di energia che è l’universo; quando smetti di ritagliarti un tuo mondo e vivi in unità con tutto il genere umano, cosciente che siamo tutti uniti da una divina intelligenza, tutti, anche chi non pensa e si comporta come vorremmo;
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quando sai in cuor tuo che le cose a cui pensi si espandono e ti concentri su ciò che ami e di cui sei grato; quando ti liberi da ogni attaccamento e ti lasci vivere pienamente. Quando sai che quest’unica canzone è sincronizzata in ogni sua parte e funziona perfettamente.
Quando cominci a vivere e a pensare in questo modo e permetti agli altri di fare lo stesso, allora la capacità di perdonare verrà da sé. Verrà automaticamente e naturalmente, con la facilità con cui Nureyev faceva una piroetta dopo migliaia di ore di allenamento, o come Isaiah Thomas si avvita in verticale per fare canestro.
Nessuno può dire come questi due geni compissero i loro miracoli. Ci riuscivano grazie all’intuito, sviluppato in anni e anni di esercizio.
Per il perdono è lo stesso. Dopo aver praticato le lezioni della coscienza superiore, scoprirai che fra i principi universali quello del perdono è il più facile da applicare nella vita quotidiana. Avverrà automaticamente. Se non succede ora, significa che devi fare più esperienza in altri campi della vita.
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Non lamentarti di essere incapace di perdonare. Impegnati a vivere i principi d’armonia della coscienza superiore, e in poco tempo scoprirai che il perdono verrà da sé, senza alcuno sforzo.
Quando vedi qualcuno comportarsi con rabbia e spirito vendicativo, dando la colpa agli altri, perdonalo e sii aperto alla possibilità di aiutarlo a cambiare le scelte che compie, che nocciono a lui stesso e al prossimo. Comincerai ad aiutare gli altri a liberarsi dalla vendicatività e dal risentimento, e scoprirai che lo stesso succede a te.
Sarà come se stessi operando attraverso un pilota automatico, eseguendo un’azione nella quale ti sei esercitato per tanto tempo, senza pensarci coscientemente. Ma fino a quando non scatterà questo moto di perdono automatico ecco alcuni modi per accelerare il processo.
(Wayne W.)

Perdono

Quell’azione fu il catalizzatore che mi spinse ad abbracciare una nuova vita di abbondanza e amore: fu il gesto più liberatorio e positivo che abbia mai compiuto

Per perdonare … devi avere dato la colpa a qualcuno.

Fino a quando non mettiamo in pratica nella vita di tutti i giorni il principio universale del perdono ci sarà virtualmente impossibile vivere una vita illuminata. Dedico un capitolo all’argomento perché so che l’incapacità di perdonare è all’origine dell’infelicità di moltissime persone.
Nel corso degli anni, lavorando con migliaia di individui, sono giunto alla conclusione che non perdonare equivale a rimanere imprigionati in una vita non illuminata. Dobbiamo dunque imparare a mettere in pratica il perdono, che non è certo meno importante degli altri principi che ho passato in rassegna.
Non possiamo risvegliarci e vivere una vita veramente illuminata fino a quando crediamo di essere limitati alla forma. Come abbiamo visto illuminazione e abbondanza vanno di pari passo. Per avere una vita risvegliata, dobbiamo trascendere il corpo, imparare a essere distaccati, e sintonizzarci meglio sulla sincronicità dell’universo.
Ma se non abbiamo imparato a perdonare, possiamo aver appreso tutti gli altri principi e rimanere lo stesso prigionieri. Perdonare sinceramente significa comprendere e applicare tutto ciò che hai letto in questo libro. Il perdono è il test definitivo, che rivela chi vuole e può vivere veramente una vita illuminata.
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Nell’introduzione ho raccontato la storia della visita alla tomba di mio padre, avvenuta nel 1974. Il tema di quell’episodio, il perdono. Quell’azione fu il catalizzatore che mi spinse ad abbracciare una nuova vita di abbondanza e amore:
fu il gesto più liberatorio e positivo che abbia mai compiuto. Una volta liberati dell’odio e del rancore che avevo accumulato dentro di me per un uomo che neppure conoscevo, ritrovai lo spazio interiore per essere ricettivo nei confronti di un modo di vivere e di concepire il mondo totalmente nuovi. Questa nuova visione, scevra di odio e di giudizi, divenne il punto di svolta della mia vita.
Se vuoi prendere la strada della coscienza superiore, devi esaminare molto attentamente la tua disponibilità a perdonare. La maggior parte di noi ne è poco capace. Tendiamo a rimanere attaccati all’odio e all’abitudine di giudicare. Siamo molto bravi a incolpare gli altri per le deficienze della nostra vita.
Il perdono, e intendo il perdono vero, totale, comporta una trasformazione radicale. Ci risiamo, anche qui ritroviamo la sostanza dell’universo, la materia prima dell’esistenza: il pensiero! Non perdonare significa non comprendere come funziona l’universo e come tu ne faccia parte.
(Wayne W.)

Perdonare te stesso

Ti stai trattando nel modo in cui vuoi veramente essere trattato, come l’essere divino che sei. In ogni momento sei animato dall’intelligenza che sostiene ogni forma.

Perdonare te stesso: e perché no?

Vivendo secondo i principi discussi in questi TESTI di Wayne W, che pubblico quotidianamente ti troverai a trattarti con più dolcezza.

Questo è un atto di auto-assoluzione, il segno che stai rinascendo alla vita. Nel mio ufficio ho un magnifico cuscino con un ricamo che dice: «Posso, mi do il permesso». L’ha cucito mia cognata molti anni fa. E un modo per ricordarmi che posso vivere come preferisco, fare errori, imparare da questi e così via.

Molte persone vivono pensando di non avere scelta. Adulti moralisti sono riusciti a convincerli che esistono regole immutabili che governano ciò che si può e non si può dire, che ordinano che non si può mai arrivare in ritardo, bere, fumare o godere della vita, che impongono di odiare i nemici che si sono avuti in sorte, di ignorare tutte le religioni eccetto quella della propria famiglia di origine, di disprezzare chi è diverso da noi, di non divorziare mai, e così via.

A un certo punto della tua vita hai adottato queste regole facendone un codice di condotta permanente. Tuttavia hai anche scoperto che è impossibile osservarle in ogni circostanza. Di conseguenza hai provato un forte senso di colpa per non essere stato all’altezza del codice moralista di condotta che ti è stato imposto.

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Questo senso di colpa è un ostacolo che inibisce il risveglio spirituale, e l’unico modo per sfuggirvi è di perdonarti per tutto quello che hai fatto. Di nuovo si ripresenta l’assurdità del bisogno di perdonare. In realtà non hai nulla di cui perdonarti, eppure se non lo fai, continui a rimanere imprigionato nel senso di colpa. Più apprendi le lezioni della coscienza superiore e vivi in questa prospettiva, meno tenderai a pensare di avere bisogno di perdonare te stesso.

Esamina ogni tua convinzione con il criterio dell’utilità che può avere per farti vivere una vita di armonia e di impegno. Se ti comporti in modo da violare alcune di quelle supposte regole assolute, non hai fatto nulla di sbagliato! Hai semplicemente fatto qualcosa. Ed è ormai fatta.

Se sei angustiato dal rimorso e dal senso di colpa, allora il giudicare quell’azione sbagliata può sembrare utile per evitare il suo ripetersi. Ma lo è veramente? Probabilmente no. Invece impara da ciò che hai fatto, decidendo se è qualcosa che, sulla base dei tuoi valori, vuoi ripetere o meno, poi supera il problema. Ci vuole uno sforzo per analizzarti e capire si ti muovi ancora sulla base di regole decise da altri.

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Tuttavia è uno sforzo che vale la pena, se non ti stai assumendo la responsabilità delle tue decisioni. Puoi, ne hai il permesso. Non hai bisogno di farti perdonare da nessuno, eccetto che da te stesso, e persino questo non è necessario una volta che ti sia impadronito dell’arte dell’autoassoluzione. Quando ti sarai liberato della tendenza a giudicare gli altri, ti sarai anche perdonato e avrai imboccato la strada dell’illuminazione.

Liberarsi della tendenza a giudicare gli altri significa in realtà liberarsi della tendenza a giudicare se stessi. Il bisogno di classificare gli altri in categorie definisce te, non loro. Quando smetti di farlo, hai perdonato tutti i lati di te stesso che vedi negli altri. Più a tuo agio ti senti con il comportamento degli altri, anche se personalmente non agiresti nello stesso modo, più a tuo agio sei con te stesso. Più continui a rispondere alla condotta degli altri con reazioni intellettuali violente, più devi impegnarti per autoassolverti.

Dì: «Posso. Mi dò il permesso». Non perché te lo suggerisco io, o perché non sei più sotto la tutela dei genitori, o perché qualche rappresentante dell’autorità te ne ha dato il permesso, ma semplicemente perché ami te stesso. Nessun senso di colpa, rancore o autoflagellazione per quelli che consideri errori. Basta comprendere che nella vita non si fallisce, si producono solo risultati e si ha il diritto di imparare e di crescere sulla base dei risultati prodotti.

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La parola «fallimento» implica chiaramente un giudizio, e in qualsiasi contesto ti attribuisca la qualificazione di fallito, ti stai giudicando invece di accettarti. L’accettazione diventerà amore di sé; quando ne sarai pieno, sarà questo amore che trasmetterai agli altri.

Di conseguenza l’essere disposto a perdonarti è un passo necessario per essere in armonia con tutti i principi universali. Ti dà il permesso di essere qualsiasi cosa tu scelga. E ti dà il diritto all’autodeterminazione. Tutto ciò che hai fatto è ora passato, indipendentemente da come lo giudichi: lo è e basta. Anche tu cerca di essere e basta. Il passato è compiuto e tutto ciò che hai fatto ha contribuito a renderti come sei in questo momento. Ogni cosa, senza eccezioni, è stata necessaria perché fossi qui in questo momento, a leggere queste parole nel luogo esatto in cui ti trovi attualmente.

Avevi bisogno di ogni azione compiuta e ora, per imparare veramente la lezione del perdono, devi solo permettere l’ingresso a questo pensiero e con amore perdonarti. Apprendi la lezione e sii in armonia con te stesso e con chiunque incontri. Più ti sentirai in pace e sarai disposto a essere buono con te stesso, anche quando sbagli, più perdonare diventerà un modo di vita. In altri termini, l’accettazione, che è l’assenza del bisogno di perdonare, diventerà sempre più un abito di vita.

Vedrai moltissimi violare i tuoi valori e le tue convinzioni.

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Rifiutati di giudicarli. Aiutali quando te lo chiedono e sappi che nel percorso di risveglio su cui sei incamminato, puoi scegliere di non farti influenzare dalla loro condotta. Quanto più sai di pensare e agire in armonia con ciò che l’universo può essere, tanto meno tendi a giudicare gli altri; cessi anche di giudicare te stesso, ed è questo l’aspetto meraviglioso di tale processo.

Ti stai trattando nel modo in cui vuoi veramente essere trattato, come l’essere divino che sei. In ogni momento sei animato dall’intelligenza che sostiene ogni forma. Sei abbastanza importante da saperlo, e abbastanza divino da voler trasmettere tale consapevolezza agli altri.

(Wayne W. Modificato)