Il Fegato

Le tensioni del fegato possono quindi anche significare che la nostra immagine viene rimessa in discussione dal nostro vissuto e che la nostra gioia di vivere ha lasciato il posto all’acredine e all’acidità interiore nei confronti di quel mondo esterno che non ci attribuisce il riconoscimento che desidereremmo

Il fegato è un organo estremamente elaborato e polivalente. È l’organo più grosso del corpo umano. Svolge infatti un ruolo essenziale nella digestione mediante la secrezione della bile, ma assicura anche un’altra attività molto importante filtrando il sangue. Interviene inoltre sulla composizione e sulla qualità del sangue, sia a livello nutritivo sia a livello immunitario (difesa, cicatrizzazione, immagazzinamento, ecc.).
Pertanto è responsabile della «consistenza» del sangue, della sua composizione, del suo livello vibratorio, del suo «colore». D’altronde il suo duplice ruolo si materializza nel ricevimento di una duplice alimentazione sanguigna, una proveniente dalla vena epatica che lo nutre di ossigeno e l’altra dalla vena «porta» che convoglia in esso le sostanze nutritive assimilate dall’intestino tenue.
Questi due canali si ricongiungono nel fegato e si «uniscono» nella vena «cava inferiore». Partendo dal fegato, questa trasporta il sangue arricchito di sostanze nutritive con altri globuli, che sarà in seguito ridistribuito in tutto il corpo grazie al cuore e, dopo essersi arricchito di ossigeno, grazie ai polmoni.
Le malattie del fegato
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Anche i problemi epatici indicano, beninteso, che ci è difficile «digerire» qualcosa nella nostra vita, ma con una sfumatura più sottile rispetto allo stomaco. L’emozione principale associata al fegato è la collera. Le tensioni o le sofferenze di quest’organo possono voler significare che il nostro modo abituale ed eccessivo di reagire alle sollecitazioni della vita è la collera.
Ogni volta che «regoliamo» i nostri problemi con il mondo esterno urlando, abbandonandoci a grandi collere, mobilitiamo tutta l’energia del fegato in quella direzione, privandolo così di buona parte dell’energia necessaria al suo funzionamento.
L’organo comincerà allora a non svolgere più correttamente il proprio ruolo nella fase digestiva. Tuttavia, all’estremo opposto, collere troppo spesso represse o trattenute sistematicamente all’interno, addenseranno l’energia nel fegato e rischieranno di trasformarsi in patologie più gravi (cirrosi, cisti, tumore).
Le malattie del fegato possono anche parlarci della nostra difficoltà a vivere o ad accettare i nostri sentimenti, i nostri affetti o ciò che gli altri ci trasmettono. La nostra immagine, quella che abbiamo di noi stessi o quella che gli altri ci trasmettono, dipende in gran parte dal fegato.
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La percezione che ne abbiamo è responsabile della nostra gioia di vivere, di ciò che ritroviamo attraverso il ruolo di filtrazione e di «nutrimento» del sangue svolto dal fegato. Le tensioni del fegato possono quindi anche significare che la nostra immagine viene rimessa in discussione dal nostro vissuto e che la nostra gioia di vivere ha lasciato il posto all’acredine e all’acidità interiore nei confronti di quel mondo esterno che non ci attribuisce il riconoscimento che desidereremmo. Qui ci troviamo nel pieno del senso di colpa.
Il fegato interviene attivamente nel sistema immunitario e in particolar modo nell’immunità elaborata, ossia arricchita dalle esperienze fatte dall’organismo. Ora, il senso di colpa ci «obbliga» a giustificarci, a difenderci. Mobilita le nostre energie di difesa psicologica e le numerose collere sono il segno e l’espressione di una paura che non trova altro mezzo di difesa.
Se questa strategia viene messa in atto frequentemente, indebolisce l’energia del fegato e in seguito quella della cistifellea che ne soffrono. Il fegato è un organo Yin e rappresenta sensazioni che concernono la parte profonda dell’essere. Vedremo che per quanto riguarda la cistifellea, che è di natura Yang, è il lato sociale dell’individuo ad essere in gioco.
(Michel Odoul)

La mente è il protettore naturale del corpo 

È ben risaputo che la paura ha mietuto centinaia di vittime, mentre, d’altra parte, il coraggio è un potente rinvigorente. La rabbia nella madre può avvelenare il nutrimento del bambino.

Ogni pensiero tende a riprodurre se stesso, l’immagine mentale terribile della malattia, la sensualità e il vizio di tutte le specie, producono scrofola e lebbra nell’anima, che li riproduce nel corpo.

La rabbia cambia le proprietà chimiche della saliva in un pericoloso veleno per la vita.
È risaputo che le emozioni violente e improvvise non solo hanno indebolito il cuore in poche ore, ma hanno anche causato la morte e la follia. È stato scoperto dagli scienziati che vi è una differenza chimica tra l’improvvisa sudorazione fredda di una persona sotto un profondo senso di colpa e il sudore ordinario, e lo stato mentale può talvolta essere determinato da analisi chimiche della sudorazione di un criminale, che, quando portato in contatto con l’acido selenico, produce un colore rosa caratteristico.
È ben risaputo che la paura ha mietuto centinaia di vittime, mentre, d’altra parte, il coraggio è un potente rinvigorente. La rabbia nella madre può avvelenare il nutrimento del bambino.
Raramente, il celebrato domatore di cavalli, ha detto che un mondo arrabbiato a volte fa aumentare il polso di un cavallo di una decina di battiti al un minuto. Se ciò è vero per una bestia, cosa possiamo dire del suo potere sugli esseri umani, specialmente su di un bambino?
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Emozioni mentali forti spesso causano vomito. Una rabbia estrema o un forte spavento potrebbero produrre itterizia. Un violento attacco di rabbia ha causato apoplessia e morte. Infatti, in più di una occasione, una sola notte di agonia mentale ha distrutto una vita. Il dolore, una gelosia interminabile, una costante attenzione e l’ansia distruttiva talvolta tendono a portare alla follia.
Pensieri malati e stati d’animo discordanti sono la naturale atmosfera della malattia, e il crimine è generato e prospera nel miasma della mente.”
Da tutto questo comprendiamo l’importante fatto che stiamo scientificamente dimostrando oggi, – che i diversi stati mentali, le emozioni, e le passioni hanno i loro determinati e peculiari effetti sul corpo, e ognuno di essi induce a sua volta, se assecondato per un tempo prolungato, la sua particolare forma di malattia, e queste nel tempo divengono croniche.
Vorrei dire solo una parola o due in merito al loro modo di agire. Se una persona è dominata per un istante da, diciamo, una passione rabbiosa, si è costituito nell’organismo fisico quello che potremmo giustamente definire un temporale corporeo, che ha l’effetto di inacidire, o piuttosto corrodere, le normali, salutari e vitali secrezioni del corpo, così che invece di svolgere le loro naturali funzioni divengono velenose e distruttive.
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E se ciò continua per vario tempo, a causa delle loto influenze cumulative, essi donano vita a una particolare forma di malattia, che a sua volta diventa cronica.
Così l’emozione opposta a questo, quelle di gentilezza, amore, benevolenza, bontà, tende a stimolare un fluire delle secrezioni corporee salutare, purificatore e portatore di vita.
Tutti i canali del corpo sembrano liberi e aperti, le forze della vita creano delimitazioni attraverso di esse. E proprio tali forze, in questa azione di protezione, saranno in tempo per neutralizzare gli effetti tossici e la malattia creata dai loro opposti.
(In armonia con l’Infinito, Ralph Waldo Trine)

Liberati dal giudizio, colpa e odio

L’universo funziona in modo perfetto, comprese tutte le particelle subatomiche che ti costituiscono, e le persone che incolpi. Tutto è come deve essere. Non c’è una virgola in più o in meno! Tutte le situazioni, comprese quelle da te vissute quando eri bambino, contengono lezioni di enorme valore di cui approfittare, lezioni che rimangono bloccate dai sentimenti di odio e colpevolizzazione.

L’Arte di Vivere
Liberarsi dall’abitudine a colpevolizzare, odiare e giudicare
Credo che la mia situazione attuale dipenda dal fatto che mi sono in gran parte liberato di queste tre abitudini distruttive. Fino a quando sono state presenti nella mia vita, esse interferivano con il principio del perdono, impedendomi di vivere naturalmente e senza impacci.
Ora che me ne sono liberato, anche il perdono è sparito dalla mia vita, tranne come argomento che affronto con chi ancora soffre acutamente perché desidera rimanere attaccato a certi atteggiamenti e abitudini mentali. Fino a che continueremo a pensare in questo modo, dovremo sforzarci di perdonare. Quando avremo superato del tutto tale mentalità, anche l’esigenza del perdono cesserà di presentarsi.
Dare la colpa.
Se non riusciamo a perdonare chi riteniamo ci abbia fatto torto in passato, dobbiamo prendere in esame la decisione di attribuire ad altri la colpa della nostra infelicità. È un atteggiamento diffusissimo nella nostra cultura, ed è probabilmente presente anche nella tua vita.
Il recente incremento di cause legali testimonia il fatto che moltissime persone non sono disposte a prendersi la responsabilità della propria vita; invece intentano causa a quanti più possono, non prendendo in considerazione la propria negligenza, e finendo per far pagare a qualcun altro l’incidente o la disavventura che li ha colpiti.
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Le pubblicità dei servizi legali proclamano: «Indipendentemente dalle circostanze, non è colpa tua! Intenta subito causa per danni». Questa mentalità che tende a attribuire agli altri la responsabilità delle calamità che ci colpiscono è il prodotto di un atteggiamento mentale teso a colpevolizzare. Più l’hai praticato nella vita, più ti sarà difficile perdonare.
Se ti vuoi liberare del tutto da questo atteggiamento devi essere completamente onesto con te stesso. Per cominciare devi assumerti la totale responsabilità per come sei ora.
Proprio così! Dì a te stesso: «Sono la somma totale delle scelte che ho compiuto fino a questo momento». La mentalità creata dalla cultura in cui vivi può rendere difficile accettare una tale asserzione.
Forse ti viene da dire:
«Non potevo evitarlo», o «È stata colpa di un altro», o «Ero nel luogo sbagliato al momento sbagliato», «Sono nato sfortunato», «A causare l’infelicità è stata la mia situazione familiare» o qualsiasi altra scusa abbia escogitato per assolverti dalla tua responsabilità.
Liberati da questa zavorra e guarda la vita da una prospettiva differente. Tutto ciò che ti è successo costituisce una lezione della quale puoi essere grato. Tutte le persone con cui hai avuto a che fare, anche se scegli di odiarle o di colpevolizzarle, sono state per te dei maestri. Non esistono in realtà avvenimenti fortuiti.
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L’universo funziona in modo perfetto, comprese tutte le particelle subatomiche che ti costituiscono, e le persone che incolpi. Tutto è come deve essere. Non c’è una virgola in più o in meno! Tutte le situazioni, comprese quelle da te vissute quando eri bambino, contengono lezioni di enorme valore di cui approfittare, lezioni che rimangono bloccate dai sentimenti di odio e colpevolizzazione.
Cerca di valutare il tuo grado di resistenza all’idea di assumerti la totale responsabilità della tua vita e a quella che non vi possano essere avvenimenti fortuiti in un universo perfetto. Segui questa logica. Una persona ti ha fatto del male in passato. Ti senti ferito e pieno di rancore, e la rabbia si trasforma in odio.
Quest’odio è tuo. Lo porti con te dovunque vada. Lo possiedi. Tu sei l’odio e l’odio è te; è pensiero, ed è con te dovunque tu sia. Hai permesso a quella persona non solo di farti del male una volta, ma di continuare a controllare la tua vita interiore. L’odio ti contamina, mentre l’altra persona va per la sua strada, facendo ciò che sa fare, indipendentemente dalla tua attuale condizione di infelicità.
L’assurdità del dare la colpa ad altri consiste nel fatto che si permette loro di controllarci nel momento stesso in cui ci fanno del male, e si continua poi a lasciare che controllino i nostri rapporti con gli altri. Diventiamo prigionieri, senza speranza di poterci risvegliare spiritualmente e di attingere alla felicità.
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Sono questi i risultati che produce nel nostro animo la colpevolizzazione degli altri, e per questa ragione si tratta di un’attività futile e distruttiva. Fino a quando diamo la colpa agli altri per come ci sentiamo oggi, dobbiamo aspettare che cambino prima di poter uscire dal nostro stato attuale di immobilità.
Il perdono è uno strumento che ci permette di superare gli effetti negativi della tendenza a dare la colpa agli altri. Una volta che abbiamo perdonato una persona, non abbiamo più bisogno di incolparla. Quando riusciremo a perdonare tutti, non sarà rimasto nessuno da incolpare di niente. Paradossalmente, allora non avremo più bisogno di perdonare: ed è la vera lezione di questo capitolo.
Perdonare significa modificare le proprie impressioni errate.
Quando perdoniamo una persona per qualcosa che ci ha fatto, in realtà stiamo dicendo: «Non ti dò più il potere di controllare chi sono, ciò che penso e come mi comporterò in futuro. Ora mi assumo io la responsabilità di tutto». Dunque in realtà non abbiamo motivo di perdonare, dal momento che siamo noi a creare la nostra realtà scegliendo in quale modo consideriamo il comportamento degli altri.
Quando attribuiamo loro delle colpe lo interpretiamo in modo che ci nuoce. Possiamo invece scegliere di non serbare odio e di lasciar perdere. Una volta che modifichiamo il nostro modo di considerare i mali della vita e comprendiamo che siamo noi a creare tutto ciò di cui abbiamo bisogno in questo sogno, compresi i nostri nemici, non abbiamo più bisogno di incolpare nessuno di nulla. In questo stadio sperimentiamo una grandissima, inimmaginabile libertà interiore.
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Essere completamente liberi dalla colpa e prendersi completa responsabilità della propria vita richiede molta disciplina. E una disciplina d’amore, invece che di disprezzo di sé. Quando amiamo noi stessi, ci rifiutiamo di lasciare che altri influenzino a distanza le nostre emozioni.
Il mezzo per raggiungere quel fine è il perdono. Quando scegliamo questa strada, il perdono diventa una reazione automatica verso chi ci tratta con disprezzo. Perdonare è un atto di amore di sé, più che un comportamento disinteressatamente altruistico. Ci dà il controllo della nostra vita interiore e dei nostri pensieri.
La consapevolezza che il caso non esiste e che ogni cosa nella vita ha uno scopo, anche le persone che ci sembrano così negativamente differenti da noi, ci permette di accettare gli «incidenti» e i «nemici» come fatti dotati di significato.
Ti posso assicurare che quando non avrai più bisogno della lezione di queste esperienze spiacevoli, smetterai di riceverle. Se invece hai ancora bisogno di esercitarti nel perdono, continuerai ad attirartene la possibilità.
Se reagisci con rabbia, odio e protervia, allora «questa razza di gente» e «questi strani colpi di sfortuna» continueranno a visitarti. Raramente mi capita di incontrarli nella mia vita di oggi. Cerco quello che c’è di buono in ogni persona, e mi prendo la responsabilità di ciò che mi succede, proprio di tutto!
Di conseguenza vedo le cose in cui credo, ogni volta. Anche tu vedi ciò che credi, e se hai la tendenza a incolpare gli altri e sei pieno di odio e rancore, sarà questo ciò che crederai e naturalmente che vedrai.
(Dott. Wayne W.)

Febbre, infiammazioni, soluzione o malattia?

La febbre rappresenta nel suo contesto anche una perdita di contatto con la propria spiritualità, intrinseca nella vita e nel corpo in cui siamo, trasformano d ogni emozione o inconsapevolezza in congestione tossica con la materia fisica, sedentarietà, rabbia trattenuta, desideri inespressi.

Il fuoco è dentro di noi e deve svolgere il suo ruolo, scaldare, bruciare e purificare, trasformare, comunicare, mettere in allerta, producendo calore rieduca.

Le tendiniti, febbri e altre infiammazioni si presentano per dirci che c’è il fuoco dentro di noi, che vi è surriscaldamento, uso eccessivo o inadeguato della parte del corpo in questione.

Ma come per le allergie, l’organismo è attivo e per mezzo del fuoco che scatena, cerca di mettere in allerta, di pulire, di purificare la zona interessata.

Ma che necessità c’è di modificare una parte nel nostro terreno, “organo , viscere, pelle” per drenare lì, e non da un’altra parte quel problema??

Il significato dell’infiammazione è sempre da mettere in relazione a quello della zona in cui si produce.

La febbre rappresenta nel suo contesto anche una perdita di contatto con la propria spiritualità, intrinseca nella vita e nel corpo in cui siamo, trasformano d ogni emozione o inconsapevolezza in congestione tossica con la materia fisica, sedentarietà, rabbia trattenuta, desideri inespressi.

Nell’esempio di una tendinite al braccio destro in una giovane mamma (P.L.)

esprimeva la sua difficoltà ad accettare che sua figlia divenuta più grande e non si comportasse più come sua mamma avrebbe voluto. Tuttavia, insistendo mentalmente sia crea un conflitto anche nel soma, e una pressione inconsapevole sulla figlia che continuava a condurre la sua vita come desiderava.

L’accettazione di questa constatazione farà precipitare rapidamente la tendinite al braccio, perché la Consapevolezza rende inutile il dolore.

In questi casi possono di aiuto i rimedi quali Fiori di Bach, che abbiano la macerazione naturale di entrami i fiori (maschile & Femminile) per aiutare nella comprensione ed evolvere in esperienze migliori.

(Ciani Francesco)

Rimedi Officinali Spagyrici Alchemici

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