Il sistema arterioso 

Le malattie del sistema arterioso ci parlano di tensioni analoghe a quelle del sistema venoso, ma in senso attivo. Le emozioni sono eccessive e si manifestano con un eccesso (giovialità, eccitazione, eccetera) oppure vengono trattenute, soffocate. La difficoltà, se non addirittura l’incapacità di fare ciò che va fatto nella nostra vita per provare gioia, piacere e felicità, si traducono in ipertensioni arteriose.

Il sistema arterioso è quello rappresentato in rosso sulle stesse tavole di anatomia. Esso trasporta il sangue, arricchito di ossigeno e di sostanze nutritive, verso gli organi e le cellule. È la parte Yang del nostro sistema circolatorio che esercita un’assistenza «attiva» del cuore nella circolazione. Grazie alla sua capacità di contrazione, il sistema arterioso alleggerisce infatti il lavoro del cuore, attraverso quelle che vengono definite la vasocostrizione e la vasodilatazione.

Le malattie del sistema arterioso
Le malattie del sistema arterioso ci parlano di tensioni analoghe a quelle del sistema venoso, ma in senso attivo. Le emozioni sono eccessive e si manifestano con un eccesso (giovialità, eccitazione, eccetera) oppure vengono trattenute, soffocate. La difficoltà, se non addirittura l’incapacità di fare ciò che va fatto nella nostra vita per provare gioia, piacere e felicità, si traducono in ipertensioni arteriose. Contrariamente al sistema venoso, non abbiamo l’impressione di essere ostacolati, ma piuttosto di non sapere, di non potere, di non essere o non essere stati capaci di far posto all’amore, alla gioia di vivere.
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L’ipertensione ci mostra una grande tensione dovuta alla volontà di ricerca di una soluzione, ma la paura spesso presente impedisce alle nostre emozioni di esistere e questo fa salire la pressione all’interno. Tutto acquista proporzioni eccessive che ci spaventano. Questa paura ci cristallizza e indurisce la parete delle nostre arterie, in tal modo aumentando, mediante l’arteriosclerosi, il fenomeno della tensione.
Una delle paure di fondo associate all’ipertensione è quella della morte, nel senso che abbiamo paura che giunga prima di poter portare a termine quello che dobbiamo fare. Così, si sviluppa in noi il sentimento di urgenza, che fa «salire ulteriormente la pressione». come pure la paura della morte e tutte quelle paure che si fondano sul processo del panico.
L’ipotensione ci parla della sconfitta, della nostra sensazione di essere vittime. Sopraffatti dagli avvenimenti, senza via d’uscita, non siamo più in grado di far salire la pressione per rimettere in moto la macchina. La dinamica di fondo è passiva e lo scoraggiamento prende il sopravvento sul senso della lotta. Ci è senza dubbio mancato l’amore nella nostra vita, quel nutrimento che procura o quantomeno favorisce la manifestazione della gioia e le ragioni di vivere, quella sensazione che fa battere il cuore dentro di noi. Quella fiamma ci è mancata o forse non l’abbiamo mai alimentata.
(Michel Odoul)
 

Liberati dal giudizio, colpa e odio

L’universo funziona in modo perfetto, comprese tutte le particelle subatomiche che ti costituiscono, e le persone che incolpi. Tutto è come deve essere. Non c’è una virgola in più o in meno! Tutte le situazioni, comprese quelle da te vissute quando eri bambino, contengono lezioni di enorme valore di cui approfittare, lezioni che rimangono bloccate dai sentimenti di odio e colpevolizzazione.

L’Arte di Vivere
Liberarsi dall’abitudine a colpevolizzare, odiare e giudicare
Credo che la mia situazione attuale dipenda dal fatto che mi sono in gran parte liberato di queste tre abitudini distruttive. Fino a quando sono state presenti nella mia vita, esse interferivano con il principio del perdono, impedendomi di vivere naturalmente e senza impacci.
Ora che me ne sono liberato, anche il perdono è sparito dalla mia vita, tranne come argomento che affronto con chi ancora soffre acutamente perché desidera rimanere attaccato a certi atteggiamenti e abitudini mentali. Fino a che continueremo a pensare in questo modo, dovremo sforzarci di perdonare. Quando avremo superato del tutto tale mentalità, anche l’esigenza del perdono cesserà di presentarsi.
Dare la colpa.
Se non riusciamo a perdonare chi riteniamo ci abbia fatto torto in passato, dobbiamo prendere in esame la decisione di attribuire ad altri la colpa della nostra infelicità. È un atteggiamento diffusissimo nella nostra cultura, ed è probabilmente presente anche nella tua vita.
Il recente incremento di cause legali testimonia il fatto che moltissime persone non sono disposte a prendersi la responsabilità della propria vita; invece intentano causa a quanti più possono, non prendendo in considerazione la propria negligenza, e finendo per far pagare a qualcun altro l’incidente o la disavventura che li ha colpiti.
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Le pubblicità dei servizi legali proclamano: «Indipendentemente dalle circostanze, non è colpa tua! Intenta subito causa per danni». Questa mentalità che tende a attribuire agli altri la responsabilità delle calamità che ci colpiscono è il prodotto di un atteggiamento mentale teso a colpevolizzare. Più l’hai praticato nella vita, più ti sarà difficile perdonare.
Se ti vuoi liberare del tutto da questo atteggiamento devi essere completamente onesto con te stesso. Per cominciare devi assumerti la totale responsabilità per come sei ora.
Proprio così! Dì a te stesso: «Sono la somma totale delle scelte che ho compiuto fino a questo momento». La mentalità creata dalla cultura in cui vivi può rendere difficile accettare una tale asserzione.
Forse ti viene da dire:
«Non potevo evitarlo», o «È stata colpa di un altro», o «Ero nel luogo sbagliato al momento sbagliato», «Sono nato sfortunato», «A causare l’infelicità è stata la mia situazione familiare» o qualsiasi altra scusa abbia escogitato per assolverti dalla tua responsabilità.
Liberati da questa zavorra e guarda la vita da una prospettiva differente. Tutto ciò che ti è successo costituisce una lezione della quale puoi essere grato. Tutte le persone con cui hai avuto a che fare, anche se scegli di odiarle o di colpevolizzarle, sono state per te dei maestri. Non esistono in realtà avvenimenti fortuiti.
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L’universo funziona in modo perfetto, comprese tutte le particelle subatomiche che ti costituiscono, e le persone che incolpi. Tutto è come deve essere. Non c’è una virgola in più o in meno! Tutte le situazioni, comprese quelle da te vissute quando eri bambino, contengono lezioni di enorme valore di cui approfittare, lezioni che rimangono bloccate dai sentimenti di odio e colpevolizzazione.
Cerca di valutare il tuo grado di resistenza all’idea di assumerti la totale responsabilità della tua vita e a quella che non vi possano essere avvenimenti fortuiti in un universo perfetto. Segui questa logica. Una persona ti ha fatto del male in passato. Ti senti ferito e pieno di rancore, e la rabbia si trasforma in odio.
Quest’odio è tuo. Lo porti con te dovunque vada. Lo possiedi. Tu sei l’odio e l’odio è te; è pensiero, ed è con te dovunque tu sia. Hai permesso a quella persona non solo di farti del male una volta, ma di continuare a controllare la tua vita interiore. L’odio ti contamina, mentre l’altra persona va per la sua strada, facendo ciò che sa fare, indipendentemente dalla tua attuale condizione di infelicità.
L’assurdità del dare la colpa ad altri consiste nel fatto che si permette loro di controllarci nel momento stesso in cui ci fanno del male, e si continua poi a lasciare che controllino i nostri rapporti con gli altri. Diventiamo prigionieri, senza speranza di poterci risvegliare spiritualmente e di attingere alla felicità.
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Sono questi i risultati che produce nel nostro animo la colpevolizzazione degli altri, e per questa ragione si tratta di un’attività futile e distruttiva. Fino a quando diamo la colpa agli altri per come ci sentiamo oggi, dobbiamo aspettare che cambino prima di poter uscire dal nostro stato attuale di immobilità.
Il perdono è uno strumento che ci permette di superare gli effetti negativi della tendenza a dare la colpa agli altri. Una volta che abbiamo perdonato una persona, non abbiamo più bisogno di incolparla. Quando riusciremo a perdonare tutti, non sarà rimasto nessuno da incolpare di niente. Paradossalmente, allora non avremo più bisogno di perdonare: ed è la vera lezione di questo capitolo.
Perdonare significa modificare le proprie impressioni errate.
Quando perdoniamo una persona per qualcosa che ci ha fatto, in realtà stiamo dicendo: «Non ti dò più il potere di controllare chi sono, ciò che penso e come mi comporterò in futuro. Ora mi assumo io la responsabilità di tutto». Dunque in realtà non abbiamo motivo di perdonare, dal momento che siamo noi a creare la nostra realtà scegliendo in quale modo consideriamo il comportamento degli altri.
Quando attribuiamo loro delle colpe lo interpretiamo in modo che ci nuoce. Possiamo invece scegliere di non serbare odio e di lasciar perdere. Una volta che modifichiamo il nostro modo di considerare i mali della vita e comprendiamo che siamo noi a creare tutto ciò di cui abbiamo bisogno in questo sogno, compresi i nostri nemici, non abbiamo più bisogno di incolpare nessuno di nulla. In questo stadio sperimentiamo una grandissima, inimmaginabile libertà interiore.
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Essere completamente liberi dalla colpa e prendersi completa responsabilità della propria vita richiede molta disciplina. E una disciplina d’amore, invece che di disprezzo di sé. Quando amiamo noi stessi, ci rifiutiamo di lasciare che altri influenzino a distanza le nostre emozioni.
Il mezzo per raggiungere quel fine è il perdono. Quando scegliamo questa strada, il perdono diventa una reazione automatica verso chi ci tratta con disprezzo. Perdonare è un atto di amore di sé, più che un comportamento disinteressatamente altruistico. Ci dà il controllo della nostra vita interiore e dei nostri pensieri.
La consapevolezza che il caso non esiste e che ogni cosa nella vita ha uno scopo, anche le persone che ci sembrano così negativamente differenti da noi, ci permette di accettare gli «incidenti» e i «nemici» come fatti dotati di significato.
Ti posso assicurare che quando non avrai più bisogno della lezione di queste esperienze spiacevoli, smetterai di riceverle. Se invece hai ancora bisogno di esercitarti nel perdono, continuerai ad attirartene la possibilità.
Se reagisci con rabbia, odio e protervia, allora «questa razza di gente» e «questi strani colpi di sfortuna» continueranno a visitarti. Raramente mi capita di incontrarli nella mia vita di oggi. Cerco quello che c’è di buono in ogni persona, e mi prendo la responsabilità di ciò che mi succede, proprio di tutto!
Di conseguenza vedo le cose in cui credo, ogni volta. Anche tu vedi ciò che credi, e se hai la tendenza a incolpare gli altri e sei pieno di odio e rancore, sarà questo ciò che crederai e naturalmente che vedrai.
(Dott. Wayne W.)