La salsa di rafano tedesco (barbaforte)

Agisce come un solvente e un depurativo sul muco in eccesso presente nell’organismo. Se usato con giudizio, come indicato, e mischiato solo con succo di limone, non irrita i reni, la vescica né le membrane mucose dell’apparato digerente. Oltre al fatto che gli eteri sciolgono il muco, la salsa di rafano ha anche proprietà diuretiche e fa bene soprattutto in caso di idropisia.

Noi non utilizziamo il succo di rafano tedesco, poiché i suoi eteri sono già sufficientemente potenti quando è finemente pestato o tritato (polverizzato).

L’effetto che si ottiene assumendo mezzo cucchiaino da caffè di rafano tedesco sminuzzato (polverizzato) ci lascerà un ricordo indelebile e scioglierà il muco presente nelle cavità nasali. E averlo provato in polvere vi lascerà talmente impressionati e liberi dal muco, che riuscirete a comprendere perché non lo si usa sotto forma di succo.

La polpa del rafano fresco sminuzzato mischiata immediatamente con succo di limone e presa due volte al giorno nella dose di ½ cucchiaino nell’intervallo tra i pasti, è efficace per sciogliere il muco. Questo avviene non solo nelle cavità nasali ma anche nel resto del corpo e senza danno per le membrane mucose.

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Agisce come un solvente e un depurativo sul muco in eccesso presente nell’organismo. Se usato con giudizio, come indicato, e mischiato solo con succo di limone, non irrita i reni, la vescica né le membrane mucose dell’apparato digerente. Oltre al fatto che gli eteri sciolgono il muco, la salsa di rafano ha anche proprietà diuretiche e fa bene soprattutto in caso di idropisia.

Questa salsa va preparata fresca e andrebbe usata entro una settimana dalla preparazione. Va conservata al fresco in una bottiglia o un contenitore chiusi; se lasciata a temperatura ambiente prima di usarla, aumenta l’efficacia. Va inumidita con succo di limone.

La salsa di rafano, quando assunta come vi abbiamo suggerito, ½ cucchiaino la mattina e ½ nel pomeriggio ogni giorno, potrebbe in un primo momento provocare un forte eccesso di lacrimazione, a seconda di quanto muco è fermo nelle cavità nasali e in altre parti dell’organismo. Ad eccezione del succo di limone, nient’altro vi andrebbe mischiato e per un po’ non si dovrebbe bere niente dopo avere mangiato la salsa.

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Tale procedura può essere osservata per settimane o mesi, fino a che la salsa non viene mangiata senza avvertire alcuna reazione. Allora vorrà dire che il muco si è completamente sciolto. Per il muco nasale questa salsa si è rivelata un efficace strumento naturale per rimuovere anche la causa di questo fastidio.

Di norma, i migliori risultati si ottengono quando si mischia il succo di 2 o 3 limoni con 125 ml di rafano polverizzato, dando alla miscela la consistenza di una salsa.

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Patologie autoimmuni

Quando la quantità di questi antigeni è elevata, gli anticorpi IgA e le Cellule M si saturano, permettendo che altri antigeni attraversino la mucosa intestinale passando tra le giunzioni infracellulari.

Patologie autoimmuni

In condizioni sono normali, solo pochi antigeni alimentari riescono superare la parete intestinale e vengono subito neutralizzati. Se la quantità di questi antigeni elevata, le cellule dell’immunità aspecifica, i mastociti e le IgM immature, si saturano permettendo che altri antigeni attraversino la mucosa intestinale provocando una elevata risposta anticorpale.

Quando questi antigeni sono anche allergeni tramite il torrente circolatorio arriveranno alle mucose della vie respiratorie e alla cute, zone corporee ricche di anticorpi specifici, le IgE. Queste, andandosi a legare ai mastociti he hanno riconosciuto l’antigene, provocheranno la liberazione di mediatori chimici.

Quando la quantità di questi antigeni è elevata, gli anticorpi IgA e le Cellule M si saturano, permettendo che altri antigeni attraversino la mucosa intestinale passando tra le giunzioni infracellulari. Parte di questi antigeni viene bloccata dagli anticorpi IgG e IgM; un’altra parte stimola la produzione di anticorpi IgE in situ, e ciò che resta entra nel sangue ed arriva nel fegato.

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A questo punto le cellule di Kuppfer del fegato, ovvero dei macrofagi specializzati, cercano di neutralizzarli, ma se anche questa barriera viene superata, gli antigeni alimentari riescono ad entrare in circolo e possono raggiungere delle sedi distanti, quali la cute o la mucosa nasale e polmonare dove sono presenti numerosi mastociti.

La reazione dei mastociti provoca la liberazione di mediatori chimici, tra cui l’istamina, con scatenamento di una reazione allergica che può manifestarsi come asma, orticaria, dermatite o rinite.

Tra i mediatori vi sono anche fattori chemiotattici che richiamano nella zona altri globuli bianchi (Eosinofili, Neutrofili e Basofili) responsabili della reazione tardiva che spesso si può osservare nelle manifestazioni allergiche e che può avvenire da 4 ore dopo, fino al giorno seguente, al momento in cui è stato riconosciuto l’antigene in gioco.

Alcune proteine animali, specie quelle del maiale, sono assai simili a quelle del corpo umano. Se alcune di queste proteine non completamente digerite riescono a superare la barriera creata dalla mucosa intestinale sotto forma di peptidi, questi attivano una risposta anticorpale.

Data la loro natura ammino acidica, possono accumularsi presso zone di proteine dei tessuti a loro simili.

Siccome le cellule considerate “nemiche” sono assai simili a quelle dell’area in cui sono state localizzate, vi è il rischio che gli anticorpi inizino a colpire anche quelle di quell’area, ovvero dello stesso corpo a cui appartiene, dando così origine ad una malattia autoimmune.

(Prof. Paolo Mainardi)

dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina

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