Il canutismo ed i carboidrati insulinici

Quindi il segreto per fermare la presenza di capelli bianchi è quella di abbassare la quantità di cortisolo prodotta ogni giorno. Ciò significa affrontare la vita con più serenità, evitando fattori stressanti ed in particolare cambiare la propria alimentazione.

Il problema dei capelli bianchi

non è considerato dalla medicina ufficiale un’incognita rilevante, giudicato piuttosto un normale inciampo dell’età che avanza.

Eppure dovremmo domandarci per quale motivo cinesi, giapponesi o africani non abbiano problemi di canutismo come li abbiamo noi “occidentali”, già a partire dalla quarta decade di vita.

Difatti pur non rappresentando un problema di salute vero e proprio, il canutismo può essere considerato un campanello di allarme della presenza eccessiva di cortisolo.

Immagine correlata

Abbiamo visto nei capitoli precedenti il rapporto tra quantità eccessiva di tale ormone e l’incapacità dei melanociti di produrre melanina. Infatti l’ormone Acth (Adreno Cortico Tropic Hormone) o corticotropina viene utilizzato per stimolare le ghiandole surrenali a produrre cortisolo e non può quindi trasformarsi in Msh (di cui necessitano invece i melanociti).

Quindi il segreto per fermare la presenza di capelli bianchi è quella di abbassare la quantità di cortisolo prodotta ogni giorno.

Ciò significa affrontare la vita con più serenità, evitando fattori stressanti ed in particolare cambiare la propria alimentazione.

Risultati immagini per i primi capelli bianchi

Abbiamo più volte visto e sottolineato che l’alimentazione a base di amidi, promuove il cortisolo sia per i cali glicemici (dovuto all’attivazione dell’insulina) che per il fenomeno della disbiosi intestinale.

Inoltre molte delle malattie causate dalla dieta a base di zuccheri sono foriere della super produzione di cortisolo e di radicali liberi (altro elemento che promuove il canutismo).

Risultati immagini per i primi capelli bianchi

La vitamina D è un alleato importante per combattere il canutismo. Difatti essa promuove la produzione dei peptidi che compongono il Ponc (pro-oppiomelanocortina), necessario all’ipofisi (ghiandola del cervello) per produrre l’ormone Acth e quindi l’ormone Msh.

L'immagine può contenere: 1 persona, primo piano

Questa maggiore disponibilità, può essere utilizzata dai melanociti perché le ghiandole surrenali non sono state stimolate a produrre cortisolo (in assenza dell’evento stressorio). Tale effetto è molto più evidente quando prendiamo la tintarella:

anche in questo caso i melanociti producono melanina, finalizzata però all’abbronzamento della pelle.

Vivere 120 Anni

Rimedi: Alga Klamth, Multinatural, Klamin, DepurEssaic

Il canutismo ed i carboidrati insulinici

Quindi il segreto per fermare la presenza di capelli bianchi è quella di abbassare la quantità di cortisolo prodotta ogni giorno. Ciò significa affrontare la vita con più serenità, evitando fattori stressanti ed in particolare cambiare la propria alimentazione.

Il problema dei capelli bianchi

non è considerato dalla medicina ufficiale un’incognita rilevante, giudicato piuttosto un normale inciampo dell’età che avanza.

Eppure dovremmo domandarci per quale motivo cinesi, giapponesi o africani non abbiano problemi di canutismo come li abbiamo noi “occidentali”, già a partire dalla quarta decade di vita.

Difatti pur non rappresentando un problema di salute vero e proprio, il canutismo può essere considerato un campanello di allarme della presenza eccessiva di cortisolo.

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Abbiamo visto nei capitoli precedenti il rapporto tra quantità eccessiva di tale ormone e l’incapacità dei melanociti di produrre melanina. Infatti l’ormone Acth (Adreno Cortico Tropic Hormone) o corticotropina viene utilizzato per stimolare le ghiandole surrenali a produrre cortisolo e non può quindi trasformarsi in Msh (di cui necessitano invece i melanociti).

Quindi il segreto per fermare la presenza di capelli bianchi è quella di abbassare la quantità di cortisolo prodotta ogni giorno.

Ciò significa affrontare la vita con più serenità, evitando fattori stressanti ed in particolare cambiare la propria alimentazione.

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Abbiamo più volte visto e sottolineato che l’alimentazione a base di amidi, promuove il cortisolo sia per i cali glicemici (dovuto all’attivazione dell’insulina) che per il fenomeno della disbiosi intestinale.

Inoltre molte delle malattie causate dalla dieta a base di zuccheri sono foriere della super produzione di cortisolo e di radicali liberi (altro elemento che promuove il canutismo).

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La vitamina D è un alleato importante per combattere il canutismo. Difatti essa promuove la produzione dei peptidi che compongono il Ponc (pro-oppiomelanocortina), necessario all’ipofisi (ghiandola del cervello) per produrre l’ormone Acth e quindi l’ormone Msh.

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Questa maggiore disponibilità, può essere utilizzata dai melanociti perché le ghiandole surrenali non sono state stimolate a produrre cortisolo (in assenza dell’evento stressorio). Tale effetto è molto più evidente quando prendiamo la tintarella:

anche in questo caso i melanociti producono melanina, finalizzata però all’abbronzamento della pelle.

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Consulenze & Benessere

Consulenze Mirate al Proprio Benessere, cercando di comprendere le dinamiche interiori e meglio correggere tutte quelle manifestazioni esterne che chiedono e richiedono aiuto ogni giorno di varia natura;

Riprende la stagione “Invernale” e con questa si è ripreso a viaggiare in tutti i Centri Benessere di varia Tipologia, Erboristerie, Studi Associati Olistici, Centri Estetici ecc..:
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Dove è possibile offrire Consulenze Mirate al Proprio Benessere, cercando di comprendere le dinamiche interiori e meglio correggere tutte quelle manifestazioni esterne che chiedono e richiedono aiuto ogni giorno di varia natura;

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partendo da un’osservazione Iridologica, Psicosomatica, sino a sciogliere memorie che persistono o resistono ad ogni cambiamento e informazione esterna, registrate nelle spinomidollari della colonna vertebrale, ai test su i meridiani o meglio “placche cutanee” come specificherebbe il prof. Giuseppe Calligaris neuro scienziato,
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per comprendere quale miglior Rimedio Fitoterapico della Farmacopea Officinale Spagyrico Alchemico come aiuto, promuovendo l’autoguarigione legata alla Consapevolezza del Sé che è la Comprensione e Integrazione di Se stessi.
Per i Centri e Studi interessati alla promozione di servizi olistici mirati al Benessere e Consapevolezza
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(Francesco Ciani)

L'herpes labialis

Le labbra appaiono notevolmente ingrossate e gonfie e rivelano una sensualità esasperata. Anche qui entra in gioco l’ambivalenza: da un lato le labbra rigonfie si ingrossano e attirano l’attenzione, dall’altro segnalano: «Non ci toccare, siamo ripugnanti e disgustose».

Malattia Linguaggio dell’AnimA
Sul volto, oltre allo zoster, agisce anche l’herpes simplex, di cui esistono due tipi; il primo è specializzato nelle regioni al di sopra della cintola e si è rivelato responsabile delle vesciche della febbre, dell’herpes labialis e delle bruciature delle pelle da riverbero del sole nei ghiacciai.
Il secondo tipo, che differisce solo di poco dall’altro, colpisce la metà inferiore del corpo e causa la malattia venerea oggi più diffusa, l’herpes genitalis. Il tipo I del virus, quello che determina l’herpes labialis, è benigno, ma ampiamente diffuso: il novantanove per cento delle persone possono considerarlo un ospite fisso.
Già dall’inizio dell’età scolare tutti i bambini ne sono praticamente contagiati. Sebbene il virus possa colpire ovunque, i disturbi tipici si manifestano solo su uno su cento dei portatori. Accompagnate da dolori forti e persistenti, prurito e formicolio, le vescicole si sviluppano sulle labbra e molto di rado anche su altre zone della faccia, come ad esempio la parte inferiore della narice.
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Inizialmente sono piene di un liquido sieroso, che in seguito diviene purulento, mentre il tessuto circostante appare gonfio e arrossato. Nei giorni successivi le vescicole scoppiano e si seccano e dopo una settimana e mezzo al massimo l’intera eruzione è scomparsa. Solo molto raramente si sviluppano processi più complessi che interessano la mucosa orale e ancora più di rado la meninge.
Come per l’Herpes genitalis, la medicina tradizionale individua diversi fattori che causano l’indebolimento delle difese dell’organismo. Esposizione solare, febbre, paura della ribalta possono fungere da detonatori. Anche i cambiamenti ormonali nell’ambito del ciclo mestruale possono essere sufficienti. Soprattutto però sono gli scossoni psicologici, in particolare quelli connessi a sensazioni di disgusto o a desideri non confessati e «repressi» che generano l’herpes.
Nella febbre, oltre al calore e alla combattività, si liberano anche fantasie, sogni e desiderio febbrile di soluzioni. La paura della ribalta porta alla luce una contraddizione interna, poiché si cerca ansiosamente una situazione che al tempo stesso attrae e spaventa. Si vorrebbe ottenere simpatia e riconoscimento proprio da coloro di cui si ha paura. Anche la paura di viaggiare può portare alla comparsa delle vescicole, dato che rappresenta una situazione a doppio taglio.
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Da un lato, il malato brucia dal desiderio di viaggiare, dall’altro ne ha una inconfessata paura, che si esprima in uno stato di tensione e di bruciore sulle labbra. Non di rado le parole non pronunciate:
«Non è meglio lasciar perdere questo viaggio?», si esprimono sulle labbra non verbalmente, ma sotto forma di vescicole dell’herpes.
PS. un ottima risoluzione è  Olio Essenziale Ravintsare (Cineolo 1.8).
Se si beve dal bicchiere di un altro si prova insieme disgusto e paura di perdere l’amicizia e la simpatia di questa persona. Non abbiamo il coraggio di rifiutare la confidenza del bicchiere comune, e l’herpes esprime allora al posto nostro ciò che noi non abbiamo osato fare.
Le sue vescicole ripugnanti incarnano l’avversione inespressa. Il tipico contagio attraverso il bicchiere non ha in realtà alcun ruolo, poiché il virus è praticamente già presente in tutte le persone coinvolte.
Ad alcuni basta vedere un’altra persona che ha l’herpes. Per il disgusto che provano si chiudono in se stessi, alzano una barriera nei confronti di questa persona e non potendo fare altro aprono la mucosa delle labbra.
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Di fatto l’herpes labialis – allo stesso modo dell’ulcera gastrica ma più innocuo – evidenzia il malinteso tra il muco protettivo e le forze distruttive e di disturbo. Ciò che non affiora verbalmente sulle labbra, si manifesta nell’herpes.
Le mucose sono l’ambito predestinato ai sentimenti di disgusto e del resto nella nostra civiltà il muco ha rappresentato sempre qualcosa di ripugnante. Per gli indiani invece aveva un grande valore, lo consideravano il simbolo della vita, perché sapevano quanto sia importante nella procreazione. Per questo gli indiani masticano il cibo per i loro bambini o i malati senza provare alcun senso di nausea. L’herpes labialis da loro è sconosciuto.
Il sole è il simbolo del principio maschile e della vitalità: la sua vicinanza è fonte di piacere, anche se lui è sempre pronto a giocare un brutto tiro ai suoi devoti. Il sole diviene particolarmente pericoloso in alta montagna, dove l’aria pura facilita la comparsa dell’herpes simplex. Come ci insegna l’esempio di Icaro, le sue ustioni possono addirittura mettere in pericolo la vita.
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Chi si brucia le labbra col principio fisico della vitalità, avrà nella propria coscienza una corrispondente non confessata posizione di difesa contro questo stesso principio. Quegli eroi moderni, che sulle orme di Icaro si avvicinano al sole avventurandosi sulle vette dei ghiacciai e delle montagne liberando così il proprio herpes sotto forma di ustioni causate del sole, presentano elementi ambivalenti. Dovrebbero mettere in discussione la loro solare vitalità e ricercarne come minimo l’aspetto contrario. Nella fresca limpidezza dell’aria pura di montagna qualche ardore eccessivo potrebbe placarsi.
I turbamenti psicologici che si manifestano all’inizio del ciclo mestruale possono essere causati da una inconfessata nostalgia per I’ infanzia. Inoltre l’emorragia mensile è considerata da molte donne qualcosa di impuro, che le riempie di ribrezzo e disgusto. Lo testimoniano certi nomi con cui è designata.
Da un punto di vista medico, l’herpes labialis è un sintomo non pericoloso, che non necessita quasi di cure. La sua importanza deriva dalla sua valutazione. I soggetti colpiti si sentono deformati e compromessi nei confronti del mondo a causa del ribrezzo e del disgusto che suscitano. Molti, con quelle labbra contagiate, evitano di mostrarsi in pubblico per non dover mostrare la loro «impurità». Le vescichette benigne, chiuse nei loro confini controllati dalla mucosa, rivelano qualcosa di troppo esplosivo psicologicamente. I loro accessi superiori sono infiammati e quindi bruciano nel conflitto.
Le labbra appaiono notevolmente ingrossate e gonfie e rivelano una sensualità esasperata. Anche qui entra in gioco l’ambivalenza: da un lato le labbra rigonfie si ingrossano e attirano l’attenzione, dall’altro segnalano: «Non ci toccare, siamo ripugnanti e disgustose». Nella deformazione si rivela la finzione. Il corpo che è sincero rivela qualcosa che il suo proprietario non può più sopportare: emerge qualcosa di sporco, e viene dalla propria interiorità.
Ora anche gli altri cominciano a nutrire ribrezzo nei confronti del soggetto, che del resto condivide tale ripugnanza. Quello che da sempre gli brucia sulle labbra e non ha potuto manifestarsi per rispetto delle apparenze, si manifesta non attraverso le parole, ma attraverso le vescicole dell’herpes.
Immagine correlataL’effetto esteriore è disastroso a causa delle ulcere brucianti, del liquido che ricorda la saliva di un bambino, della sincerità eccessiva che si manifesta all’esterno suo tramite, a causa delle croste. Niente però deve restare inespresso.
Tutte le critiche, le parole corrosive, le osservazioni «sporche», la sincerità che ferisce, tutto ciò che era stato trattenuto dietro le labbra serrate, ha ora la possibilità di emergere.
L’herpes labialis diviene il ribrezzo somatizzato al cospetto della propria abissale insondabilità. È la forma in cui si incarnano le «sporcizie» non espresse. Quanto sia ripugnante per l’interessato la tematica in questione, lo si capisce pensando di baciare labbra coperte di vescichette.
A questo punto abbiamo la possibilità di comprendere in modo più approfondito il principio del contagio. Nell’herpes labialis esiste inequivocabilmente il fenomeno del contagio, che però ha ben poco a che vedere col virus. Diversa è invece la situazione dell’herpes genitalis, in cui la trasmissione dell’agente fisico ha un ruolo maggiore. Il principio del contagio resta tuttavia sempre lo stesso.
Noi crediamo di introdurre nel nostro organismo qualcosa di ripugnante che viene da fuori a che ci fa ammalare. In realtà noi possiamo trovare disgustoso ciò che è fuori di noi solo se questo qualcosa è già presente psicologicamente in noi.
Niente di quello che è al di fuori di noi ci potrà spaventare, se non esiste già in noi come modello. I virus sono, secondo le situazioni, trasmettitori più o meno importanti del modello. Nell’herpes labialis tale modello non è presente soltanto a livello di coscienza, ma anche a livello fisico.
Di conseguenza il contagio fisico non ha alcun ruolo e solo quello psicologico è decisivo. Ambivalenza, ribrezzo e paura del contagio possono liberare il virus che finora era stato ben controllato dal corpo, compromettendo anche l’equilibrio psichico. Senza l’attivazione del modello interiore, neppure i virus più subdoli possono essere pericolosi. La vita e le azioni dei medici specializzati in malattie infettive come Nostradamus Io dimostrano. Loro non avevano paura, erano interiormente in rapporto armonico con le malattie e così anche i virus più pericolosi risultavano innocui.
Nel caso dell’herpes c’è il pericolo di finire in un circolo vizioso, se le valutazioni sostituiscono le interpretazioni. Chi concepisce l’herpes non come espressione del proprio disgusto, ma come punizione per aver fatto pensieri «impuri», creerà un ulteriore tabù in questo ambito e lo spingerà ancora più nell’ombra. Una maggiore diffusione dell’herpes labialis è sintomo di una reazione sincera da parte del corpo.
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L’apprendimento consiste allora nell’integrare ed esprimere la sensualità ritenuta «impura» e anche altre tematiche conflittuali. Confessare a se stessi certi pensieri ed esternarli verbalmente invece che sotto forma di herpes, vuol dire risparmiare le labbra. Si può rischiare, correndo il pericolo di scottarsi la bocca. Per questo è molto difficile. diventare persone loquaci e aperte. Da un punto di vista concreto, le labbra colpite da herpes labialis sanguinano e si rimarginano, proprio come accade alle labbra che hanno ricevuto un morso.
Superando il ribrezzo è necessario avvicinarsi alla sensualità, riconoscere accanto al lato scostante del muco anche quello vitale e trame piacere. Dal fango cupo delle origini è nata la vita, da un grembo oscuro l’uomo viene al mondo, il flusso mestruale dal colore scuro crea le basi per una nuova esistenza, e vuole essere accettato come parte fondamentale della vita stessa.
I pensieri corrosivi potrebbero conferire alla propria vita profumo e vivacità, gli impulsi che spingono a disapprovare e ad inquietarsi potrebbero essere espressi sotto forma di critica costruttiva, forse ancora più efficace. In una nicchia sociale come il cabaret, ci sarebbe certamente la possibilità, sia per l’uomo che per la donna, di parlare in modo abbastanza diretto: basta solo servire cocktail di parole saggiamente speziati, capaci di superare i limiti in modo elegante e che possano talvolta risultare addirittura offensivi. Lo scherzo sarebbe un modo ulteriore per liberarci di questa tematica in modo lieve e meglio tollerato.
Domande
1. Quale problema spezza il mio equilibrio psichico e apre la strada all’ herpes?
2. Cosa mi disgusta? Cosa mi ripugna? In che modo nauseo gli altri? Cosa desta in me orrore?
3. Che cosa considero da rifiutare? In che misura desidero anche le cose che mi ripugnano?
4. Qual è il mio comportamento nei confronti del muco? Posso goderlo quando c’è l’occasione?
5. Quali sono i pensieri «impudichi» che tengo segreti e che permetto invece alle mie labbra di esprimere?
6. Quali parole le mie labbra non pronunceranno mai?
7. Mi deformo per non dover affrontare né le problematiche in questione né i miei partner?
8. Mi impedisco di baciare e di avere contatti di altro tipo creandomi labbra ripugnanti?
9. Mi spaventa l’idea di rendere pubblici i miei problemi e riesco a farlo attraverso il mio sintomo?
10. Cosa c’è di indicibilmente indicibile nella mia vita?
11. Quale duplicità mi complica l’esistenza?
12. A quale questione scottante non oso avvicinarmi anche se dichiaro di farlo?
 
Doc. Rudiger Dahlke
 

L'erisipela

Le vescichette piene di liquido finiscono per seccarsi, formano una crosta e scompaiono in genere senza lasciare cicatrici. In questo modo però la faccenda non è risolta, perché in realtà il virus è sempre pronto a colpire.

Malattia linguaggio dell’AnimA
Questo nome indica una dermatite che si manifesta sul volto e che, come accade anche nella nevralgia del trigemino, è caratterizzata da dolori atroci e segni esterni chiaramente visibili, ma completamente diversi da quelli della paresi facciale. Si tratta di un’infezione secondaria determinata dal virus varicella-zoster, che è identico a quello della varicella. In pratica, ognuno di noi ha in sé il virus, il cento per cento della popolazione ne è affetta. La varicella è una malattia infantile non pericolosa, ma molto contagiosa. li contagio non avviene soltanto per contatto, ma anche attraverso l’aria.
I virus si muovono nello spazio intorno al malato fino a una distanza di due metri e possono essere trasportati dal vento. Di qui il nome tedesco Windpocken(39). Praticamente la malattia viene sempre superata bene, però i virus non abbandonano più il corpo e si stabiliscono nelle radici posteriori dei nervi del midollo spinale.
Immagine correlataSolo in ambito cervicale ci sono ventiquattro possibilità di parcheggio, che corrispondono alle dodici coppie di nervi, per cui l’infezione potrebbe teoricamente riemergere ovunque. Nella realtà però il virus ha precise preferenze, per cui, per quanto riguarda il viso, colpisce soprattutto la pelle, più raramente l’orecchio e ancor meno frequentemente l’occhio. Il periodo critico si colloca tra i cinquanta e i settant’anni, ma di fatto ci si può ammalare ad ogni età.
Il decorso è quello di una tipica infiammazione. La comparsa delle pustole è preceduta da un forte bruciore e da dolori acuti. Alla fine si formano delle vescichette, strettamente limitate alla zona del corpo controllata dal nervo colpito e quasi sempre monolaterali. Soltanto molto di rado si verifica una ricaduta che interessa entrambi i lati o una diffusione su due o più segmenti nervosi.
Le vescichette piene di liquido finiscono per seccarsi, formano una crosta e scompaiono in genere senza lasciare cicatrici. In questo modo però la faccenda non è risolta, perché in realtà il virus è sempre pronto a colpire. Talvolta riesce a far parlare di sé fino a due anni dopo la scomparsa dell’eruzione cutanea causando dolori acuti e una estrema sensibilità.
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Poiché ogni settore cutaneo è provvisto di nervi, la malattia è libera di colpire ognuno nel suo punto più sensibile. L’affezione tende a manifestarsi quando le difese del soggetto sono particolarmente deboli:
ad esempio, quando il paziente è colpito da una grave infezione, quale la polmonite, la tubercolosi e il diabete, da mali come il cancro, da gravi intossicazioni, dal crollo delle difese provocate dall’AIDS, dalla leucemia o da moderne forme terapeutiche che provocano l’arresto del sistema immunitario, come nel caso del trapianto degli organi. Circa la metà dei pazienti che sono sottoposti ad un trapianto di midollo spinale per la cura della leucemia contraggono l’infezione herpes-zoster. Da questo punto di vista la medicina moderna ne ha molto favorito la diffusione.
Anche la medicina tradizionale ha capito che, oltre all’indebolimento organico dell’apparato immunitario, la situazione psicologica ha un ruolo determinante ili questa malattia. In genere Io stress è considerato causa del male, ma ovviamente solo quello che porta al sovraffaticamento è pericoloso:
lo stress inteso come stimolo all’organismo comporta una sollecitazione del sistema immunitario. In caso di sovraffaticamento, il paziente cerca di proteggersi chiudendosi all’ambiente che Io angustia. In questo modo costringe il corpo ad assumere funzioni sostitutive e ad aprirsi, seppellendo la proprie difese.
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Il paziente colpito dall’erisipela(40) è caratterizzato dal proprio sintomo.
La rosa che finisce al centro del volto comunica a lui e all’ambiente circostante che qualcosa è stato violato e si è spezzato. Il virus, che è pazientemente in agguato ed è pronto a tendere un’imboscata, approfitta di una situazione di indebolimento generale per raggiungere i propri scopi.
Il tema è il conflitto, poiché la base dell’herpes-zoster, che già di per sé simboleggia un conflitto, è ancora una volta un conflitto, come dimostrano le malattie di base precedenti. Il confronto a lungo rinviato, esplode con l’aiuto di sostegni esterni. Come nella nevralgia del trigemino, anche qui entra in gioco l’aggressività; come nel caso della paresi facciale, anche qui si ritrova il tema della deformazione, o meglio, dell’affermazione di una realtà completamente diversa che emerge dalle profondità dell’anima. Ha le stesse caratteristiche della bomba a orologeria e anche quelle della difesa e della resistenza.
Un’alta resistenza psicologica indica la malattia di base. Se, a prima vista, nessuna è riconoscibile, la medicina tradizionale ne cercherà una nascosta, come ad esempio, un focolaio cronico d’infiammazione o un carcinoma nascosto. Se anche questi tentativi risulteranno inutili, se ne può dedurre che c’è una forte resistenza psicologica contro un aspetto centrale della vita, sufficiente a indebolire le difese fisiche al punto da lasciare il campo libero ali’ herpes-zoster.
Risultati immagini per erisipela immaginiQuesta malattia rivela che molto tempo prima qualcosa ha dato ai nervi, si è insinuato sotto la pelle e ora vuole di nuovo emergere in superficie. La cosa più dolorosa e difficile in questo processo è proprio questa emersione. La resistenza e la paura che caratterizzano il momento si somatizzano in un dolore ardente e acuto, in una opprimente sensazione di tensione. Una volta che la barriera viene superata, le vescichette si seccano in due o tre settimane e guariscono. L’esantema si manifesta nei momentanei punti deboli e, nel caso dell’erisipela, colpisce direttamente sul volto.
Come avviene con gli schiaffi, brucia solo la guancia percossa. Anche il naso, l’orecchio e l’occhio possono però essere colpiti e proprio gli ultimi colpi sono a volte così dolorosi che nella parte colpita udito e vista possono venir meno. Mentre sulla fronte e sulle guance ci si sente «soltanto» deformati, segnati e feriti, il pericolosissimo herpes della cornea può colpire il soggetto con la cecità e quello dell’orecchio può causare sordità. La cosa forse peggiore è che questi attacchi colpiscono proprio zone che in passato sono già state pesantemente attaccate.
Subdolamente il virus resta in agguato, in attesa che la propria vittima mostri un momento di debolezza, che gli consenta di aggredirla alle radici dei nervi.
In passato questa malattia veniva chiamata ignis sacer, che significa fuoco sacro o selvaggio. Veniva curata con rimedi magici, poiché si vedeva in essa un segno proveniente da dimensioni superiori.
In effetti si tratta di un segno che proviene da un altro livello, anche se in realtà si tratta del proprio livello interiore. Quella che arde sul volto, è rabbia selvaggia e finora mai esplosa, un’ira che può rendere ciechi e sordi, e comunque miserabili.
Che in tali segni sia insita anche la possibilità di trasformazione, è rivelato dal fatto che esiste anche l’ira sacra, che il segno di Caino non era soltanto un’immagine, ma anche una decorazione che portò colui che ne era marcato sulla via dell’evoluzione. Anche nell’espressione erisipela sono insite due possibilità:
il fiorire della rosa, come immagine della bellezza, che ritorna nelle rose fiammate del tardo gotico e nel simbolismo della rosa rossa, che può infilare la sue spine – simbolo di Marte, dio della guerra – nella nostra carne, ma è sempre legata a Venere, dea dell’amore. Dietro gli attacchi di collera possono ardere entusiasmo e amore ardente, e può celarsi anche ira temperata.
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Il soggetto in questo caso deve imparare ad aprirsi veramente, far sbocciare la sua vera natura e ad esprimere chiaramente ciò che gli si muove dentro. Ciò che finora è rimasto chiuso all’interno e ha sonnecchiato nel profondo, vuole essere liberato, che l’ira sia sacra o profana, la vendetta recente o antica, è comunque necessario portarle ad espressione.
Proprio la manifestazione e la repressione di questi impulsi può mettere in movimento l’energia necessaria a rimettere il moto le difese dell’organismo. È necessario limitare la resistenza contro la problematica in questione, ma non ridurre la capacità del sistema immunitario.
39 Windpocken, da Wind = vento, e Pocke = pustola (N.d.T),
40 Il termine tedesco Gesichtsrose, in italiano erisipela, tradotto letteralmente, significa rosa del viso (N.d.T.).
Domande
1. Quale conflitto è scritto sul mio viso?
2. Cosa mi dà ai nervi e cosa mi penetra sotto la pelle?
3. Quale paura mi rende psicologicamente così limitato da costringermi ad aprirmi tanto a livello fisico?
4. Da quale aspetto della vita, da quale tema sono sopraffatto?
5. Cosa fiorisce sul mio viso che non posso rivelare chiaramente? Che cosa vuole e deve farsi strada e rivelarsi in me?
6. Da cosa sono segnato? Che cosa mi distingue?
7. Quali bombe a orologeria sono in agguato nel mio hinterland psicologico?
8. Che cosa dice l’eritema della mia debolezza psicologica?
9. Mi viene sulle labbra qualcosa che non volevo dire?
10. Le mie guance bruciano di schiaffi non elargiti?
11. Quale ruolo ha nella mia vita la malignità?
12. Rabbia ed entusiasmo trovano espressione nella mia vita?
(Rudiger Dahlke)
 

Eleuterococco

consigliati per: dare tono all’organismo, migliorare il rendimento nello stato di esaurimento e debilitazione, o con deboli difese immunitarie.

Eleuterococco (Eleutherococcus senticosus. Acanthopanax senticosus Harms,)

Pianta tradizionale cinese, coltivata in Cina, Siberia, Mongolia, Tibet.

Parti utilizzate: radice.

Azione farmacologica: tonica, anti-depressiva, rilassante, immunostimolante. Come effetto simile al ginseng, d’utilità soprattutto per il mantenimento della salute.

Si consiglia di non assumere l’erba per un periodo superiore a 6 mesi, prima di assumerlo con altri farmaci, consultare il medico, anche se raramente ha causato disturbi o complicazioni.

Generalmente è consumato in forma di TM o in capsule. titolato allo 0,6% di eleutoroside E, metodo di determinazione HPLC, corrispondente a 1,4 mg di principi attivi pari ad una posologia di 5,6 mg/die di eleuteroside E.).

Fa parte inoltre di molti prodotti erboristici

consigliati per: dare tono all’organismo, migliorare il rendimento nello stato di esaurimento e debilitazione, o con deboli difese immunitarie.

Con particolare attività sui linfociti citotossici e cellule “natural killer” (Medizinisch – Molekularbiologische Forschungsgesellschaft mbH, Heidenberg, Germania, Flowcytometric studies with eleuterococcus senticosus extract as an immunomodulatory agent. Arzneimittel-Forschung 1987:37:1193-6)

Noto per: la sua attività adattogena, aumenta il rendimento fisico. Il meccanismo d’azione è ancora da chiarire, sembra che agisco sull’asse ipotalamo/ipofisi/ghiandole surrenali, si pensa che eleuterococco possa determinare una stimolazione della funzionalità corticosurrenalica in condizioni di moderato ipocorticosurrenalismo (Pearce PT et al. Endocrinology 1982;29:567).

Al Centro Russo di Addestramento: è stato dimostrato che l’assunzione di eleuterococco facilitava lo svolgimento dello stressante programma di addestramento, l’adattamento all’assenza di gravità ed il rigore del lavoro nello spazio (Gagarin JA- Adaption adaptogens 1977-2-128).

Tuttavia non deve: essere assunto con intenti “dopanti” da atleti professionisti, gli esperimenti hanno dato esiti negativi in questo senso. (Department of Health, Physical Education and Recreation, Old Dominion University, Norfolk, VA 23529-0196, USA. Effect of Eleuterococcus senticosus on submaximal and maximal ecercise performance. Medicine and Science in Sports and Exercise 1996:28:482-9)

Può agire anche: come leggero ipoglicemizzante, le foglie possono, in rari casi, provocare reazioni allergiche.

Si consiglia: anche nella prevenzione delle malattie da raffreddamento ed infettive (Adaption and Adaptogens, Galanova L.K. Far Eastern Sci, Centre SSSR Akad. Nauk, Vladivostok 1977) (All-Union Conference on Human Adaptation to different Conditions, Siberian Branch SSSR, Akad. Med. Scien.. Novosibirsk 1977).

Controindicazione dichiarate: ipertensione arteriosa. Studi condotti hanno evidenziato aumento significativo delle cellule linfocitarie di tipo T.

Posologia: estratto secco 2000-3000 mg al giorno. Si consiglia di assumere la droga al mattino o/e nel primo pomeriggio perché produce effetti di stimolazione centrale d’entità modesta.

Sconsigliato per: i soggetti ipertesi e bambini sotto i 12 anni d’età. Si consiglia di non assumere l’euterococco in modo continuativo, ma in cicli intervallati da una sospensione temporanea.

Rimedi Spagyrici Alchemici consigliati:

EnerVin

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ImmunVin

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Cardiaca (Leonurus cardiaca)

Si usa per: neurastenie, stati ansiosi e panico, insonnia, eretismo cardiaco – palpitazioni, cuore affaticato, ipertensione arteriosa, vampate della menopausa, stimola la muscolatura uterina ed è indicata per i ritardi del ciclo mestruale e tensione premestruale

Altro nome: cada di leone.

La cardiaca agisce sul sistema cardiovascolare determinando vasodilatazione, abbassamento della pressione, diminuzione della frequenza delle pulsazioni cardiache.

Contribuisce inoltre a sedare l’eccitazione nervosa che consegue, ad esempio, ad un superlavoro della tiroide, a turbe del climaterio ed a stati ansiosi. Nei tempi passati se ne è fatto uso nelle crisi epilettiche.

Quasi tutti i moderni ricercatori sono d’accordo su queste proprietà, ma indicano che infusi e tinture ottenute con alcool di bassa gradazione hanno una blanda attività.

Tra i costituenti sono importanti la leonurina, un alcaloide con proprietà uterotoniche ed una spiccata azione sulle cellule del miocardio, di terpeni con proprietà antinfiammatorie, iridoide e polifenoli.

Parti usate: parti aeree. Ricca d’alcaloidi ( L-stachidrina), un iridoide (leonurina), diterpeni, flavonoidi, acido caffeico e tannini.

Modalità d’uso: 1-2 cucchiaini d’erba secca per una tazza d’acqua bollente, coprire, lasciare in infusione per 10 minuti, dose massima 2 tazze al giorno, a cucchiai da tavola alla volta. In commercio si trova anche sotto forma di TM 20-40 gocce 2-3 volte al giorno con poca acqua, prima dei pasti.

Un eventuale effetto anticoagulante (ricerche in corso) la esclude nei pazienti con problemi di coagulazione del sangue. Altrettanto si sconsiglia l’uso con l’assunzione di sedativi, farmaci per il cuore e ipertensione arteriosa.

Si usa per: neurastenie, stati ansiosi e panico, insonnia, eretismo cardiaco – palpitazioni, cuore affaticato, ipertensione arteriosa, vampate della menopausa, stimola la muscolatura uterina ed è indicata per i ritardi del ciclo mestruale e tensione premestruale (specialmente se sono implicati fattori come shock o stress),

Si sconsiglia l’uso con sanguinamento abbondante.

Avvertenza: si sconsiglia l’uso in gravidanza.

http://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/corevin/

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