I problemi della tiroide ed i carboidrati insulinici

L’eccesso di cortisolo è deleterio per molti aspetti della nostra salute ed in particolare per il rapporto e l’influenza che ha sulla tiroide.

In effetti quando la tiroide funziona correttamente, il cortisolo stimola il rilascio degli ormoni tiroidei (tramite il Tsh e il Trh) per aumentare la risposta “combatti o scappa” propria del cortisolo (aumento del battito cardiaco, accelerazione della produzione energetica).

Nei capitoli precedenti abbiamo compreso l’importanza che ricopre la tiroide per il nostro corpo e come essa sia in grado di accelerare o diminuire la funzione energetica delle nostre cellule.

Quindi il corretto funzionamento di tale ghiandola è fondamentale per mantenere una salute ottima soprattutto nella terza e nella quarta età. Al contrario registriamo che la maggioranza della popolazione soffre di un mal funzionamento della tiroide principalmente identificato nella diminuzione della funzione degli ormoni tiroidei (T3 e T4). Questa epidemia silenziosa è causata dal nostro stile di vita e dalla “dieta moderna” e quindi ancora una volta (lo so, sarò ripetitivo, ma è così!), essa è dovuta all’introduzione dei cereali, degli amidi e degli zuccheri nella nostra tavola.

Approfondiamo come questi alimenti promuovano le patologie della tiroide ed il mal funzionamento dei suoi ormoni. Sappiamo che il sistema ipotalamo-ipofisi-tiroide è stimolato da ormoni quali la leptina ed il cortisolo, mentre è inibito dalla dopamina e dalla citochine infiammatorie. La sovraespressione di tutti questi elementi è causata dal consumo di carboidrati insulinici. Inoltre non va sottovalutato il ruolo della malattie autoimmuni.
Vediamoli uno per volta.

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TROPPO CORTISOLO
L’eccesso di cortisolo è deleterio per molti aspetti della nostra salute ed in particolare per il rapporto e l’influenza che ha sulla tiroide.

In effetti quando la tiroide funziona correttamente, il cortisolo stimola il rilascio degli ormoni tiroidei (tramite il Tsh e il Trh) per aumentare la risposta “combatti o scappa” propria del cortisolo (aumento del battito cardiaco, accelerazione della produzione energetica). Invece quando la produzione di cortisolo ha perso la sua circadianità, cioè non è più modulata ma prodotta costantemente (stress cronico), si ottiene sulla tiroide un effetto praticamente contrario.

Ovvero si inibisce la produzione dell’ormone Trh (Thyrotrpin Releasing Hormone) da parte dei neuroni ipotalamici e quindi a cascata, della Tsh (Thyroid Stimulating Hormone) dall’ipofisi e infine degli ormoni T4 e T3. È evidente che la produzione di cortisolo dovuta ai cali glicemici (dopo il consumo di alimenti ricchi di carboidrati insulinici), può indurre la patologia dell’ipotiroidismo.

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TROPPA LEPTINA
Sappiamo che la leptina è un ormone secreto dagli adipociti (cellule del grasso) e che l’azione violenta adoperata dall’insulina per obbligare queste cellule ad incamerare il grasso derivato dopo un pasto insulinico, sia il primo responsabile dei picchi di leptina nel sangue.

Tale ormone ha dei recettori nei neuroni (responsabile della fame) che servono a farci percepire la sensazione di sazietà. La leptina dovrebbe essere modulata man mano che le Ldl ed i chilomicroni rilasciano il grasso alle cellule adipose: attivando una secrezione non eccessiva e modulata nel tempo.

Sappiamo che la leptina agisce anche come stimolo sulle cellule dell’ipotalamo per far rilasciare il Trh, ed aumentare la produzione degli ormoni tiroidei. Questo è un modo per comunicare al nostro corpo che possiamo riprendere le funzioni energetiche, in quanto abbiamo cibo a sufficienza. Al contrario l’insulina causa i picchi di leptina e ciò, a lungo andare, oltre che iperattivare la tiroide (ad ogni pasto) rende i recettori dei neuroni meno sensibili alla leptina.

TROPPA DOPAMINA
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Ricorderete che la dopamina è un neurotrasmettitore prodotto dai neuroni del cervello.

Ricorderete anche che essa è prodotta su stimolazione del cortisolo, il quale obbliga i neuroni alla produzione di questo neurotrasmettitore a spese della produzione di serotonina (promossa invece dall’insulina).

Ebbene, la dopamina è un potente inibitore degli ormoni tiroidei, agendo direttamente sulla secrezione dell’omone Tsh. Abbiamo anche approfondito come questa eccessiva produzione dei neurotrasmettitori, dipenda dal consumo di alimenti insulinici.

TROPPE CITOCHINE INFIAMMATORIE
Il nostro corpo fa sempre scelte che sono mirate alla sopravvivenza.

Avrete notato che quando non vi sentite in buona salute, riscontrate una diminuzione dell’appetito, come se il vostro corpo non avesse bisogno di nutrirsi. Ebbene questo è l’effetto più evidente del rallentamento dell’azione degli ormoni tiroidei. Infatti il corpo concentra la sua attenzione sulle funzioni immunitarie e riparatorie, cercando di mettere il corpo intero in standby.

Lo stesso accade quando abbiamo una produzione eccessiva di citochine infiammatorie, dovuta ad acidosi, infiammazione cronica, tumori, malattie infettive, diabete. Tali citochine inibiscono la trasformazione dell’ormone T4 nella sua forma attiva T3, trasformandola in T3 revers (forma inattiva).

MALATTIE AUTOIMMUNI
La tiroide è uno dei quei tessuti che più vengono coinvolti dall’azione devastante delle malattie autoimmuni.

Il nome scientifico di tale patologia è “Tiroide di Hashimoto” ed è causata dal sistema immunitario che aggredisce le cellule componenti tale ghiandola. Ciò in molti casi, causa una diminuzione dell’attività della tiroide (ipotiroidismo) o più raramente l’iperattività (ipertiroidismo). Come per tutte le malattie autoimmuni, il primo responsabile è l’alimentazione a base di alimenti ricchi di carboidrati insulinici.

La diminuzione dell’attività degli ormoni tiroidei rappresenta uno dei coofattori della comparsa di moltissime malattie della terza e quarta età ed un peggioramento clinico complessivo. Invece al contrario, nei ragazzi o in persone più giovani il consumo di alimenti insulinici causa inizialmente una iperattivazione degli ormoni tiroidei e l’effetto indesiderato di catabolizzazione della massa muscolare. Quest’ultima è la causa di patologie come la nascita dei noduli alla tiroide e nei casi peggiori dei tumori.

Vivere 120 Anni

 

La Kelp

Aggiungendo un po’ di kelp alla combinazione potassio (succo di carota-sedano-prezzemolo e spinaci), rendiamo ancora più efficace la miscela, utile per il sistema endocrino, soprattutto per la tiroide. Dulse e kelp si acquistano nei negozi di alimenti naturali. Non usate mai sui cibi gli integratori di iodio che vendono in farmacia.

Per milioni di anni la pioggia ha dilavato strati e strati di terreno e tutti i materiali che compongono il suolo da tutte le terre, montagne e colline. Tutto questo è stato trasportato fino al mare, regalando al fondo dell’oceano il suolo più fertile che ci sia al mondo.
Se dovessi mangiare carne, sceglierei il pesce. Il pesce si ciba di ciò che trova nei mari e nei fiumi, la sua carne contiene naturalmente più elementi – minerali ed elementi in tracce – di ogni altra carne.

Com’è per i vegetali, le alghe marine sono uno dei nostri integratori alimentari più importanti. Le radici si trovano a volte anche a oltre 9000 m sotto la superficie degli oceani, con tentacoli che fluttuano fino in superficie dove, con l’aiuto degli enzimi e dei raggi del sole, erompono in noduli e foglie.
Le foglie sono note come lattuga di mare e dulse. L’alga dulse è un importante integratore alimentare usato in Scozia, Irlanda e in molte altre nazioni. Negli Stati Uniti e in Canada, la dulse è usata moltissimo come integratore alimentare nelle diete sotto forma di foglie essiccate.
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L’alga di mare con foglie larghe viene solitamente seccata, spezzettata o macinata e usata in polvere o in granuli con il nome di kelp. Le alghe di mare, di qualsiasi varietà, sono un’eccellente fonte di iodio organico, minerale che non è facilmente ottenibile dai nostri comuni vegetali.
La combinazione di elementi della terra, suolo e alghe sul fondo degli oceani contiene più di 59 degli elementi presenti in natura. Quindi possiamo apprezzare il valore delle alghe di mare per il nostro programma nutrizionale.
Ecco di seguito i 59 elementi:
• Actinio • Alluminio • Argento • Argon • Arsenico • Azoto • Bario • Bismuto • Boro • Bromo • Calcio • Carbonio • Cerio • Cesio • Cloro • Cobalto • Cromo • Erbio • Ferro • Fluoro • Fosforo • Idrogeno • Indio • Iridio • Ittrio • Lantanio • Litio • Magnesio • Manganese • Mercurio • Nettunio • Oro • Osmio • Ossigeno • Piombo • Platino • Plutonio • Potassio • Radio • Rame • Renio• Rubidi • Rutenio • Samario • Scandio • Selenio • Silicio • Sodio • Stagno • Stronzio • Tallio • Tantalio • Torio • Tulio • Uranio • Zinco • Zirconio • Zolfo
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L’uso delle alghe dulse e kelp con moderazione come integratori alimentari ci garantisce l’apporto di almeno alcuni degli elementi necessari al benessere che non si trovano nella verdura e nella frutta. A casa nostra teniamo una saliera sul tavolo piena di granuli di kelp e un piatto di dulse da cui attingiamo liberamente per mangiarla insieme alle nostre insalate o ai nostri succhi.
Aggiungendo un po’ di kelp alla combinazione potassio (succo di carota-sedano-prezzemolo e spinaci), rendiamo ancora più efficace la miscela, utile per il sistema endocrino, soprattutto per la tiroide. Dulse e kelp si acquistano nei negozi di alimenti naturali. Non usate mai sui cibi gli integratori di iodio che vendono in farmacia.
Succhi freschi di frutta e verdura byDottorNormanW.Walker
 
 

Alghe dell’Atlantico 

Le alghe dell’Oceano Atlantico sono estremamente efficaci per liberare il corpo dai metalli tossici. Uno dei motivi per cui alcuni metalli pesanti sono così nocivi per l’organismo è che sono neuro-antagonisti, cioè disturbano e deviano gli impulsi elettrici deteriorando i nervi. I neurotrasmettitori si esauriscono e si fulminano come lampadine, il che può provocare ansia e depressione.
Nell’oceano, il compito delle alghe è assorbire i metalli pesanti, le radiazioni e le altre tossine per poi neutralizzarle. Quando la Palmaria palmata (dulse), il fucus (quercia marina), la laminaria, l’alaria, la lattuga di mare, l’alga nori, il lichene e l’alga rossa entrano in contatto con le tossine nell’acqua, le risucchiano continuamente come spugne, disattivando la loro frequenza distruttiva per poi rilasciarle nell’oceano, dove non possono più causare danni.
Quando le consumiamo, le alghe producono lo stesso prodigioso effetto spugna nel nostro corpo, ma con una differenza: invece di rilasciare nell’organismo le sostanze che hanno assorbito e neutralizzato – metalli tossici, radiazioni, diossina, pesticidi come il DDT – i composti fitochimici delle alghe si legano alle tossine cui impediscono di disperdersi nel corpo (perché non è il loro ambiente naturale).
Se entrando nel nostro organismo le alghe hanno ancora tracce delle tossine residue, le trattengono e strada facendo ne raccolgono altre, dopodiché le evacuano senza contaminarci. Le alghe fungono anche da scorta d’emergenza nel colon, perché si attaccano a tutti i metalli (trasportati da altri cibi disintossicanti come il coriandolo) e si assicurano che escano dal corpo.
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Nel portare fuori le tossine, l’unica cosa che le alghe lasciano nel corpo sono le sostanze nutritive, in particolare più di cinquanta minerali altamente biodisponibili e assimilabili che giovano alla salute e a qualunque area del corpo ne sia carente.
Oltre a riportare equilibrio nell’organismo, creano preziosi elettroliti di supporto contro lo stress. Le alghe sono utili per qualunque malattia, in quanto ricostruiscono il DNA danneggiato e portano con sé il radicamento dell’oceano, che si trasferisce dentro di noi.
Le alghe sono particolarmente benefiche per il sistema endocrino perché assorbono le radiazioni, che talvolta sono la causa dell’ipotiroidismo (scarsa attività della tiroide) e delle disfunzioni dell’ipotalamo, dell’ipofisi e dell’epifisi. In più, sono un’ottima fonte di iodio attivo che protegge la tiroide non solo dalle radiazioni ma anche da virus come l’Epstein-Barr.
Ancora, le alghe sono di particolare giovamento per ossa, tendini, legamenti, tessuto connettivo e denti e sono meravigliose per trattare tutte le malattie e i sintomi associati ai metalli pesanti, come l’Alzheimer, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l’epilessia o la confusione mentale.
MALATTIE
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Se hai una delle seguenti malattie, prova a introdurre le alghe dell’Atlantico nella tua vita.
Disturbi del sistema endocrino, osteopenia, osteoporosi, fratture, lesioni, epilessia, morbo di Alzheimer, demenza, emicrania, tiroidite di Hashimoto, morbo di Graves, cancro alla tiroide, alle ossa, all’apparato riproduttivo (ovaie, utero e cervice), al cervello, alla vescica, ai reni, disturbo bipolare, autismo, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, esposizione alle radiazioni (per trattamenti dentali, radiografie o terapie oncologiche), epilessia, anemia, leucemia, polipi intestinali, sensibilità chimica multipla, disturbi ossessivo-compulsivi, depressione, ansia, morbo di Parkinson, sindrome di Asperger, endometriosi, glaucoma, carenze del sistema immunitario, meteoropatia, lupus.
SINTOMI
Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre le alghe dell’Atlantico
nella tua vita.
Confusione mentale, ipotiroidismo, perdita della memoria, tic, spasmi, crisi epilettiche, vista appannata, caduta dei capelli, problemi di equilibrio, nausea, emicrania, mal di testa, costipazione, carenza di minerali, tutti i sintomi neurologici (anche formicolio, intorpidimento, spasmi, contrazioni involontarie, neuropatia e oppressione al torace), infiammazioni all’utero, alle ovaie e/o alle tube di Falloppio, infiammazioni alla cistifellea, allo stomaco, all’intestino tenue e/o al colon, paralisi di Bell, scatti d’ira, fegato pigro, tremori.
SUPPORTO EMOTIVO
Se hai continui alti e bassi, se passi da un estremo all’altro in un attimo, le alghe sono una risorsa straordinaria. Spesso quando una persona è ipersensibile, altalenante o emotivamente instabile, è perché non è radicata. Le alghe dell’Atlantico sono i cibi che più di tutti offrono un radicamento. Quando le mangi assimili l’energia radicante di una nuotata nel mare.
INSEGNAMENTO SPIRITUALE
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Spesso nella vita assorbiamo le preoccupazioni, le paure e altre emozioni stressanti dalle persone che ci circondano; se non interveniamo, queste emozioni nocive possono logorarci e intaccare il nostro benessere. Le alghe marine c’insegnano la miracolosa arte di assorbire energie tossiche ed elaborarle in modo da neutralizzarle e rilasciarle nell’etere, così da non nuocere a nessuno.
SUGGERIMENTI
Per aumentare l’effetto radicante di un pasto, metti una striscia di laminaria nella pentola dove cuoci il riso, aggiungila a una zuppa o gustala con altre pietanze saporite.
Per un elisir detossinante ultrapotente, aggiungi una manciata di Palmaria palmata a un centrifugato di mirtilli selvatici, coriandolo, spirulina o Alga Klamath d’acqua dolce, ed estratto in polvere di orzo selvatico.
ROTOLINI DI NORI CON INTINGOLO CREMOSO DI AVOCADO
Per una/due porzioni
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Questi bellissimi rotolini in stile sushi sono divertenti da preparare e si prestano a infinite possibilità. Non esitare a correre in cucina e a prepararli tu stesso, riempili con le verdure di questa ricetta o divertiti a sperimentare delle varianti.
Assicurati di arrotolarli ben stretti e verranno benissimo. Accompagnati dall’intingolo cremoso di avocado sono perfetti a pranzo, a cena o per uno spuntino.
4 carote
3 zucchine
1 jicama (patata messicana) sbucciata
1 mazzo di cipollotti mondati
½ tazza di Palmaria palmata a pezzetti
8 fogli di nori
PER L’INTINGOLO:
1 avocado
1 lime spremuto
¼ di tazza di coriandolo
¼ di jalapeño
½ dattero Medjoul
½ tazza d’acqua
L'immagine può contenere: ciboTaglia le carote, le zucchine e la jicama a strisce sottili o “spaghetti” servendoti di un pelapatate, un coltello o un’affettatrice. Assembla i rotolini disponendo tutte le verdure sul fondo di ogni foglio di nori.
Arrotola i fogli tenendoli ben tesi. Bagna un dito nell’acqua e fallo scorrere lungo il bordo del foglio di nori per sigillare il rotolino. Se vuoi, taglialo in porzioni più piccole.
Per l’intingolo, miscela tutti gli ingredienti fino a ottenere un composto
omogeneo. Versa e gusta!
by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita)

Foglie di lampone

Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre le foglie di lampone nella tua vita.
Scarsa produzione di latte materno, gastrite, cisti ovariche, allergie alimentari, spossatezza, disturbi allo stomaco, carenza di ferro, caduta dei capelli, anomalie negli esiti del Pap test, infiammazioni all’utero, alle ovaie e/o alle tube di Falloppio, squilibri ormonali, ipotiroidismo, vampate, perdite ematiche intermestruali, secrezioni e/o bruciore vaginale, crampi.

Spesso pensiamo alle piante di lampone solo per le bacche squisite che giovano anche alla salute; ma le foglie meriterebbero altrettanta considerazione. Per favorire l’equilibrio dell’apparato riproduttivo femminile, le foglie di lampone sono impareggiabili, ideali per riorganizzare e proteggere questa parte del corpo.
Inoltre riportano in equilibrio tutti i livelli ormonali: per esempio supportano le ghiandole surrenali nella produzione di estrogeni, progesterone e testosterone e nutrono la tiroide con sostanze essenziali per il suo sostentamento. Una semplice tisana di foglie di lampone è uno dei rimedi più efficaci per l’infertilità e preparare il corpo femminile alla gravidanza.
È utile anche per prevenire gli aborti spontanei ed è lo strumento segreto per alleviare l’esaurimento e la depressione post partum. È risaputo che le foglie di lampone favoriscono la produzione di latte materno, ma pochi sanno che lo arricchiscono di vitamine e minerali, rendendolo più nutriente.
Le foglie di lampone sono benefiche anche per gli uomini, soprattutto per depurare il sangue e disintossicare l’organismo. Nel corpo femminile come in quello maschile, i composti fitochimici contenuti nelle foglie di lampone, come antocianine e polifenoli, esercitano una potente azione antinfiammatoria, specie su ghiandole e organi. Le foglie sono straordinarie anche per curare la carenza di ferro, favorire la crescita dei capelli dove serve e alleviare la pancreatite, perché aiutano a rafforzare il pancreas. Anche se nessuno sottolinea questo aspetto, le foglie di lampone dovrebbero essere considerate uno dei cibi più adattogeni.
MALATTIE
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Se hai una delle seguenti malattie, prova a introdurre le foglie di lampone nella tua vita.
Infertilità, aborto spontaneo, fibromi, depressione post partum, anemia, infezioni alle vie urinarie (comprese quelle alla vescica e ai reni), malattie della tiroide, pancreatite, malattie delle gengive, batterie scariche dell’apparato riproduttivo, morbo di Graves, tiroidite di Hashimoto, polipi all’utero, sindrome dell’ovaio policistico, prolasso dell’utero, prolasso della vescica, papilloma virus, disturbi del sistema endocrino, vaginosi batterica.
SINTOMI
Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre le foglie di lampone nella tua vita.
Scarsa produzione di latte materno, gastrite, cisti ovariche, allergie alimentari, spossatezza, disturbi allo stomaco, carenza di ferro, caduta dei capelli, anomalie negli esiti del Pap test, infiammazioni all’utero, alle ovaie e/o alle tube di Falloppio, squilibri ormonali, ipotiroidismo, vampate, perdite ematiche intermestruali, secrezioni e/o bruciore vaginale, crampi.
SUPPORTO EMOTIVO
Per chi cerca conforto, serenità, empatia, consolazione, calore, affetto e un pizzico di ammirazione che non guasta mai, le foglie di lampone sono un rimedio straordinario. Usale per rassicurarti e offrile a un amico in difficoltà.
INSEGNAMENTO SPIRITUALE
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Un cespuglio di lamponi può invadere l’orto se non lo curi, ma con un po’ di tempo, pazienza e accortezza nel capire quali fusti potare puoi tenerlo sotto controllo: quest’attenzione sarà ricompensata con una pianta più sana e fruttuosa.
Anche nella nostra vita ci troviamo a fare i conti con situazioni che sconfinano nel caos; alcune sono incontrollabili, ma non tutte. Le piante di lampone c’insegnano a tenere d’occhio le situazioni che possiamo stroncare sul nascere, affrontando le spine e restando vigili. Nella tua vita c’è qualcosa che potrebbe rivelarsi maggiormente fruttuoso se lo curassi fin d’ora?
SUGGERIMENTI
Prepara una tisana di foglie di lampone se senti un calo di energie in un momento della giornata. Ti darà sollievo.
Per un profondo effetto ricostituente sull’apparato riproduttivo e per ripristinare l’equilibrio ormonale, prepara una tisana di foglie di lampone e d’ortica.
Aumenta il consumo di tisana di foglie di lampone quando c’è la luna piena: le piante crescono il 25 per cento in più intensificando la loro efficacia, e anche le foglie essiccate mantengono ancora un legame con i ritmi naturali sanciti dalle fasi lunari di quand’erano attaccate al fusto.
TISANA DI FOGLIE DI LAMPONERisultati immagini per tisana lampone
Per quattro tazze
Semi, foglie e petali si schierano insieme in questa deliziosa tisana. Mentre la sorseggi, visualizza il tuo stesso allineamento, in cui l’apparato riproduttivo e le altre parti del corpo diventano un tutt’uno.
2 cucchiai di foglie di lampone
8 baccelli di cardamomo
1 cucchiaino di petali o boccioli di rosa
Mescola tutti gli ingredienti in una ciotola. Fai bollire quattro tazze d’acqua e metti un cucchiaino di miscela per ogni tazza.
Lascia in infusione per almeno cinque minuti.
by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita)
 
 

DMG_Gold (Dimitilglicina)

Problemi cardiocircolatori e gastrointestinali, neuropatie, depressione, allergie, dipendenze, propensione al cancro, e tanto altro ancora……la causa potrebbe essere un errore di trascrizione del tuo DNA, una mutazione nel gene chiamato MTHFR.

Asse Intestino – Cervello
Ecco perchè non dovrebbe mai mancare in ogni protocollo il DMG_Gold (Dimitilglicina) completa Spagyrica Alchemica
Mutazione MTHFR: che cos’è, sintomi e protocollo specifico
Problemi cardiocircolatori e gastrointestinali, neuropatie, depressione, allergie, dipendenze, propensione al cancro, e tanto altro ancora……la causa potrebbe essere un errore di trascrizione del tuo DNA, una mutazione nel gene chiamato MTHFR.
E’ una mutazione di recente scoperta.
Con una metilazione più bassa sei più vulnerabile alle tossine e hai maggiori rischi di contrarre alcuni tipi di malattie.
Ecco alcuni dei rischi che corri:
Iperomocisteinemia e malattie cardiache. L’omocisteina è un amminoacido che può provocare infiammazione e indurimento delle arterie. Si forma naturalmente nel corpo, ma quando, con la metilazione, un gruppo metilico viene donato a una molecola di omocisteina, diventa un amminoacido essenziale benefico, chiamato metionina.
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La metionina è necessaria per svariate reazioni biochimiche nel corpo che coinvolgono la sintesi proteica, un’altra funzione essenziale.
Ridurre l’eccesso di omocisteina aiuta in condizioni come osteoporosi, aborto, cancro e invecchiamento.
Una corretta metilazione promuove la naturale produzione di SAMe (s-adenosil-l-metionina). Questo prodotto può aiutare a ridurre la depressione.
Rischi di diabete
I gruppi metilici sono coinvolti nel rilascio e nell’attività dell’insulina.
Quando il corpo non ha abbastanza gruppi metilici, è più probabile che si abbia il diabete.
Altre malattie
Una metilazione inefficiente è stata collegata anche ad altri problemi di salute inclusi degenerazione maculare, Alzheimer, perdita di capelli e cancro.
Se hai uno o più di questi campanelli d’allarme, vuol dire che c’è una buona probabilità che tu abbia la mutazione MTHFR:
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Alti livelli di omocisteina e conseguenti malattie collegate, provocati da inefficiente metilazione – (6)
Allergie e intolleranze
Asma
Diabete
Squilibri della tiroide
Ridotta capacità di disintossicazione (specialmente dai metalli pesanti)
Dipendenze varie (droghe, alcool, gioco, ecc.)
Propensione al cancro
Malanni “psico-somatici” piccoli e grandi
Carenza di folato: una carenza di folato potrebbe essere collegata alla MTHFR. Tra i sintomi abbiamo: fatica, sensazione di stordimento e dimenticanze. Aborto spontaneo: molti operatori raccomandano il test per la mutazione MTHFR se hai avuto uno o più aborti spontanei.
Problemi gastrointestinali:
come la sindrome da colon irritabile, il morbo di Crohn e la celiachia.
Malattie autoimmuni: come la fibromialgia.
Morbo di Alzheimer
Lunga storia di ansia e depressione
Chi ha la mutazione MTHFR non è in grado di convertire efficacemente il folato nella sua forma biologicamente attiva, per questo deve supplementarlo.
TMG (TRIMETILGLICINA) che trovi bel DMG_GOLD
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La Trimetilglicina (TMG) è una molecola composta da tre gruppi metilici (CH3) legati all’amminoacido glicina.
Si tratta di una struttura molto interessante perché quando la introduciamo attraverso un alimento o come integratore alimentare, la Trimetilglicina dona facilmente 2 o 3 dei suoi gruppi metilici (metilazione).
Il processo di metilazione del corpo, come abbiamo visto sopra, è vitale per la formazione di componenti cellulari essenziali come proteine, acidi nucleici e fosfolipidi che formano le membrane delle cellule nervose.
La TMG lavora per promuovere sani i livelli di omocisteina, da sola o in combinazione con altre sostanze nutritive, ed è un nutriente importante per la salute cardiovascolare.
Nel 1950 è stato scoperto che era benefica per per il cuore e che sembrava funzionare in modo simile alla vitamina B12. Quando un gruppo metilico di TMG viene donato a una molecola di omocisteina, diventa un amminoacido benefico, metionina.
VITAMINA B6 (PIRIDOSSINA)
La Vitamina B6, o piridossina, è una vitamina solubile in acqua, essenziale in più di 140 reazioni enzimatiche, tra cui la produzione di globuli rossi, il metabolismo di carboidrati e proteine, la produzione di neurotrasmettitori e la disintossicazione del fegato
La vitamina B6 sostiene le normali reazioni chimiche in cui sono coinvolte le proteine: quanto più è alto il consumo di proteine, tanto più è necessaria la vitamina B6. La vitamina B6 è co-presente con i folati e la B12 in molti processi vitali.
VITAMINA B12 (METILCOBALAMINA)
La vitamina B12 è una vitamina solubile in acqua che lavora in sinergia con vitamina B6 e folato per rigenerare l’amminoacido metionina, necessario per mantenere i livelli di omocisteina in equilibrio e promuovere la salute del cuore.
Inoltre gioca un ruolo chiave nelle funzioni del cervello e nella produzione di DNA e globuli rossi.
Questa vitamina può essere conservata nel fegato a lungo, quindi una eventuale carenza può richiedere anni per diventare evidente.Per questo, per evitare problemi dovuti a carenza, diventa necessario supplementarla.
 
 

Ipertiroidismo

In caso di nodi freddi: 
1. Ho dei nodi (= problemi irrisolti) al collo, che mi potrebbero uccidere a causa della fredda ostilità che provano nei confronti della vita? 
2. Che cosa potrebbe accadermi di male continuando ad ignorare? 
3. Dove si trova quell’importante parte della mia vita, in cui ho riposto tutte le energie che cerco di mantenere fredde?

Malattia Linguaggio del’AnimA
Ipertiroidismo
L’ipertiroidismo è una malattia che spesso, ma non necessariamente, determina lo sviluppo del gozzo. Questo può assumere la forma di un nodo, laddove i nodi freddi, che non accumulano iodio o ne accumulano solo una piccola quantità, devono essere distinti da quelli caldi che ne immagazzinano invece grosse dosi.
Nei nodi freddi, il tessuto è degenerato e non è più in grado di produrre ormoni. Tale disfunzione non è però dovuta sempre a ipertiroidismo.
I nodi caldi, dietro i quali si nascondono i cosiddetti adenomi(67), si trasformano rapidamente in pesanti problemi:
non si tollera più niente di stretto intorno al collo. Le dimensioni del collo aumentano rapidamente e tuttavia la sensazione di ristrettezza permane. Dal punto di vista psicologico, a ciò corrispondono tendenze claustrofobiche e situazioni di oppressione che la paura ci spinge ad evitare. Il collo si gonfia ed evidenzia l’impulso alla crescita che però viene fatto affondare nel corpo. Il cuore comincia a battere più rapidamente, la pressione del sangue e la temperatura del corpo salgono, mentre il sudore e il nervosismo fanno la loro comparsa.
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L’inquietudine del motore traspare nello stato d’ansia e nella tendenza a tremare. L’insonnia sottrae al fisico la quiete di cui avrebbe disperatamente bisogno. Gli occhi tremano di eccitazione, possono essere addirittura sbarrati e sporgenti(68).
Uno spavento muto è scritto sui volti dei pazienti, simile a quello di una persona morta per strangolamento, i cui occhi sbarrati dal terrore minacciano di uscire dalle orbite. Franz Alexander parla di <Shock-Basedown>(69). Questi occhi non sono dilatati soltanto per lo spavento, sono enormemente vigili. Dopo un allarme improvviso, i nostri pazienti si trovano sbalzati in una battaglia per la vita o per la morte, alla quale evidentemente preparano anche il resto del corpo. La reale presenza di panico è testimoniata non solo dall’espressione del volto: essa è confermata anche da un esperimento compiuto sugli animali.
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Conigli, ai quali era stata chiusa l’unica via di uscita e messi a confronto con martore, svilupparono tutti i caratteri dell’ipertiroidismo compreso l’exoftalmo, cioè la condizione in cui il bulbo oculare è rivolto all’esterno.
Nella storia delle malattie umana si riscontra sempre più spesso che l’attesa di tempi spaventosi determina, a lungo termine, maggiori disturbi psicologici di un fatto acuto. Si tratta soprattutto di incontri prematuri con la morte o dell’esperienza della perdita di una persona cara.
Nel nostro caso però abbiamo a che fare col rifiuto della morte, e la paura, prima respinta e rimossa, riappare poi dipinta sul volto. Spesso il diniego da parte dei pazienti è talmente radicato che paradossalmente vanno alla ricerca di quelle situazioni che temono più di ogni altra cosa. Oltre che sul volto, manifestano la paura anche attraverso la diarrea che li tormenta. Invece di marciare in senso metaforico, vivono questa «marcia» nell’intestino. Anche una sudorazione eccessiva può accompagnare stanchezza e tensione.
I pazienti non sfuggono certamente né alla sofferenza né alla fatica.
Nel gonfiore del collo e nello strabuzzamento degli occhi si evidenzia l’immagine di un sovraffaticamento totale, paragonabile a quello di un sollevatore di pesi che prende tutto il carico su di sé. La tendenza a farsi carico di tutto ritorna nella maggior parte delle storie di vita dei soggetti. Cercano di diventare adulti prima del tempo e ad assumersi responsabilità che non competerebbero loro, ad esempio quella dei fratelli minori.
L’eccessiva quantità di ormoni della crescita nel loro sangue indica che le esigenze corrispondenti sono affondate nel corpo. Spesso separati, delusi o respinti dalle rispettive madri, tentano di combattere le paure e le insicurezze derivanti da questa sgradevole situazione, identificandosi essi stessi col ruolo materno.
(«Se non posso averla, diventerò come lei: in tal modo riuscirò a farne a meno»).
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Tale atteggiamento conduce spesso le donne a una relazione quasi incestuosa col padre e gli uomini a una fissazione sul ruolo femminile che può portarli all’omosessualità.
Anche se calarsi nel ruolo materno richiede un prezzo troppo alto, i pazienti restano fedeli al ruolo scelto. Il fallimento di questo tentativo di compensazione può liberarli dai sintomi.
I loro occhi spalancati possono però riflettere uno spirito bellicoso o addirittura avido. Ci imbattiamo in questa contraddizione sempre più spesso. Minacciati ed eccitati, i pazienti sembrano continuamente pronti ad affrontare con tutte le loro energie grandi avvenimenti.
I vessilli di guerra sventolano da una torre come se la battaglia per la sopravvivenza fosse imminente. I pazienti non sono affatto coscienti di questa situazione, osservano i loro sintomi a distanza e con analogo distacco ne parlano al medico. Non vogliono essere chiamati malati e si oppongono a tale definizione finché è loro possibile. Il coraggio di combattere è affondato nell’ombra e in loro è del tutto inconscio.
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I nodi caldi e il collo gonfio mostrano in tutta sincerità nel corpo quanto sia ardente il loro desiderio di crescita e quanto sforzo debbano fare per controllarlo. Vogliono non solo andare avanti, ma primeggiare su tutti: il loro insaziabile appetito è sinonimo della loro fame di vita. Non ne hanno mai abbastanza e si consumano nella loro ardente ambizione. Questa forma di avidità è alla base di tutto. Talvolta il gozzo manifesta la loro inquietudine con veri e propri sibili e pulsazioni. Tale situazione è di per sé corrosiva ed è talmente radicata nei soggetti da farli deperire, rivelando agli altri la loro misera realtà. Si consumano per l’ambizione e la volontà di fare.
Cupidigia, orgoglio, paura e capacità di difesa evidenziano un altro tema. Il collo è per il corpo una sorta di passaggio che consente l’accesso alla testa, l’istanza più alta. Qui il gozzo non appare soltanto come uno scudo protettivo ingrandito, eretto davanti a una delle zone più sensibili dell’organismo, ma come un chiavistello spinto troppo avanti, che chiude tutte le vie di rifornimento di importanza vitale.
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Attorno a questo blocco viene combattuta una violenta battaglia, che potrebbe portare alla conquista della via d’accesso alla postazione più alta. Spesso dietro a tutto questo si cela un violento conflitto di autorità, di vitale importanza per gli interessati. Il corpo mostra quanto la battaglia sia violenta e fino a che punto la via d’accesso verso l’alto si restringa sempre più.
Nel tremore traspaiono paura e inquietudine. Il panico costante rivela la presenza di un ulteriore restringimento che, pur se ancora invisibile sul piano del corpo, si sta diffondendo nel collo. Non di rado alla presenza di una persona autorevole non sono neanche in grado, a causa del tremore, di portare una tazzina di caffè alla bocca. Un grosso nodo si è inserito nel collo ostruendo il passaggio fisico, mentre sul piano simbolico si sta verificando esattamente l’opposto. La brama di vita, che unita alla paura (della morte) porta a trascurare il presente, svolge un ruolo ben preciso in questo contesto.
Se in questa situazione una parola riesce ad affiorare alle labbra, è solo grazie alla grande capacità che i soggetti hanno di riuscire a calmarsi e ad essere concreti. Anche le emozioni, specie quelle ostili, e i sentimenti di tutti i tipi si mantengono al di sotto della barriera del gozzo. I soggetti aiutano volentieri i loro avversari in base a riflessioni razionali; sono disposti, ad esempio, ad occuparsi dei loro fratelli, dei quali si sentono rivali: soprattutto, tendono a rivestirsi del ruolo materno.
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Soltanto quando l’argine che si è formato all’interno del loro collo verrà rotto, le dighe si apriranno e rivoli di lacrime apparentemente immotivate saranno libere di scorrere. Talvolta questa situazione che coinvolge tutto il loro essere è evidenziata dalla voce rauca, gracchiante e chiaramente soffocata: essa parla della pressione alla quale questi individui sono sottoposti e del loro stato d’animo depresso.
Rauca per necessità, la voce fa risuonare le sue richieste. In questa situazione c’è anche chi vorrebbe riuscire ad esprimersi meglio e con un timbro più alto, ma ogni suo sforzo è vano.
Il ruolo che l’ormone della tiroide ha nello sviluppo fisico rafforza questa interpretazione: la quantità eccessiva di questa sostanza nell’organismo rivela che l’esigenza di crescere è stata proiettata nel corpo; fino all’adolescenza la crescita si realizza anche a livello fisico, in seguito solo a livello psico-spirituale. Non bisogna allora stupirsi se durante l’ infanzia non si verificano casi di ipertiroidismo, e se il loro numero aumenta dopo la pubertà. Negli adulti, una presenza dell’ormone superiore alla norma indica una regressione, un ritirarsi a livelli che non sono più adatti all’età che si sta vivendo. I pazienti rifiutano la propria sofferenza nella crescita e nella lotta.
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La loro richiesta di maturare, di svilupparsi rapidamente e di vivere il più possibile viene respinta nel corpo, in cui si produce una quantità eccessiva di ormoni tiroidei. L’aumentata secrezione di queste sostanze del metabolismo e della crescita rende i soggetti esageratamente suscettibili, mutevoli, agitati, troppo vivaci e fa nascere in loro la paura della morte.
Sono talmente svegli che non riescono più a chiudere occhio. Di giorno le loro palpebre tremano mentre di notte evitano il sonno, fratello minore della morte, che rappresenta il loro spauracchio. Le vicende di alcuni di loro ci inducono a credere che la malattia nasca dalla paura di terminare la propria vita prima ancora di averla vissuta.
Colpisce particolarmente che la percentuale della donne affette sia circa cinque volte superiore a quella degli uomini. Questo potrebbe esse¬re ricondotto al fatto che le possibilità di crescita e di successo all’interno della società sono per loro chiaramente inferiori e che le probabilità di esserne respinte sono al contrario altissime. Colpisce anche il desiderio di molti pazienti di soddisfare il loro bisogno di crescita e gravidanza attraverso adozioni e affidamenti pur vivendo in un ambiente relativamente ostile ai bambini.
Alexander parla di «tentativo di concepimento nonostante la paura del parto». Questa contraddizione rispecchia il tentativo dei soggetti di respingere la paura della morte donando la vita su un altro piano.
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Il rapporto tra la gravidanza e la tiroide è dimostrabile sulla base di diversi dati. Durante la gravidanza, ad esempio, questa ghiandola si ingrossa leggermente e lavora più duramente. In caso di rallentamento nell’attività ghiandolare, si arriva spesso alla sterilità o all’aborto. Anche negli uomini l’ormone della tiroide agisce positivamente sulla sterilità, elevando la produzione delle cellule spermatiche e la loro rapidità di movimento. Alcune ricerche portano a credere che la formazione della tiroide sia collegata allo sviluppo dell’utero.
«Andare avanti attraverso i bambini» è una variante frequente dell’ambizione di andare avanti a qualsiasi prezzo tipica dell’ipertiroidismo. Lo sforzo richiesto per portare a termine, a qualsiasi costo, il lavoro assegnato porta all’esaurimento delle energie, perde di baldanza e risulta troppo dispendioso per se stessi e per il prossimo.
Le donne, collocate entro limiti socialmente più ristretti, incorporano dolorosamente questa impossibilità. Se il desiderio di avere figli e di generare è messo in discussione, ecco apparire i primi sintomi.
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Un ulteriore motivo che porta le donne a contrarre questa malattia più di frequente rispetto agli uomini, può essere il fatto che la tematica del fare, del combattere, dell’avere successo appartiene più al polo archetipicamente maschile: nel parto, che è parte integrante dell’archetipo femminile, la supremazia femminile è incastrata.
In conclusione, il tema dell’autorità tra madre e figlia è di gran lunga più difficile da risolvere che per il figlio. Secondo Alexander, i soggetti si ammalano per la difficoltà che incontrano al momento di cambiare il loro ruolo da curati a curanti.
Il compito consiste allora nell’ammettere il terrore e il panico che pervadono la propria esistenza e nel riconoscere le grandi esigenze di sviluppo, di lavoro, di crescita e di vita che vi si oppongono. I grandi sforzi e le enormi sofferenze per ottenere riconoscimento dall’autorità prescelta devono essere posti in relazione alla propria storia.
Per liberare il modello è necessario riconoscere il proprio ruolo in una situazione contraddittoria: la paura e il terrore che si leggono sul volto, devono essere ripercorsi fino ad arrivare alle prime delusioni (dell’infanzia), causate dal mancato appagamento del proprio desiderio di continuare a dipendere. I tentativi successivi di sostituire la condizione di sicurezza minacciata, affidandola ad altri, rappresentano un prezzo molto alto da pagare.
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Perché come è possibile dare qualcosa che non si ha, ma di cui si avrebbe urgente bisogno? La forte esigenza e l’enorme capacità di lavoro e sofferenza rendono temporaneamente possibile ciò che di fatto è contraddittorio. I sintomi patologici che fanno crollare l’edificio di paura, sforzo e rinuncia a se stessi, spingono gli impulsi corrispondenti all’interno del corpo, che accetta le più alte richieste e si impegna in una battaglia che non potrà mai vincere.
I meccanismi di innesco della malattia, che dalla crisi del rapporto vanno fino alla perdita della persona attraverso la morte, alimentati da un timore di base, sono stati anticipati nel pensiero e rafforzati dalla paura di una profezia che si realizzerà da sola.
Quando si cerca di conoscere a fondo la propria anima, spesso è necessario ricorrere alla psicoterapia, ma è anche indispensabile vivere consapevolmente gli impulsi sprofondati nel corpo. Nel cuore che batte fino in gola, si avvertono lo sforzo e l’ambizione avvalorati dal desiderio di combattere.
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Solo ammettendo quanto calde siano la vita e tutte le sue esperienze, la scalata al successo e il riconoscimento altrui, solo confessando quanto si vorrebbe che «la donna calda (tipo caldo)», che finora è rimasta nascosta dentro di noi, si materializzasse, i sogni ambiziosi avranno un’effettiva opportunità di manifestarsi nella realtà. Se si riconosce la presenza di un blocco all’interno della gola, che separa il capo dal corpo, e di conseguenza la voce dalla sua cassa di risonanza, solo allora si diventerà consapevoli della grande paura che si nasconde nella strettoia del collo e leggibile negli occhi sbarrati.
I soggetti non hanno niente di concreto, eccetto un nodo in gola, che è un nodo psicologico, e il loro problema è costituito dalla barriera che separa il piano inferiore da quello superiore. Se affrontano questa paura che sinora hanno trattenuto (nel gozzo), hanno una possibilità di vittoria nella lotta contro il mondo esterno, poiché ogni volta che le forze della crescita si incamminano in un’altra direzione, ogni sforzo diventa inutile.
Il principio della vita è affondato nell’ombra e vuole far ritorno a livello di coscienza. L’ipertiroidismo simboleggia una incredibile forza di vita e di crescita, eccessiva per il corpo. È allora necessario dirigere questa abbondanza di vita nei canali dell’anima e dello spirito, dove tutte le strade sono aperte.
Domande
In caso di nodi freddi:
1. Ho dei nodi (= problemi irrisolti) al collo, che mi potrebbero uccidere a causa della fredda ostilità che provano nei confronti della vita?
2. Che cosa potrebbe accadermi di male continuando ad ignorare?
3. Dove si trova quell’importante parte della mia vita, in cui ho riposto tutte le energie che cerco di mantenere fredde?
In caso di ipertiroidismo e nodi caldi:
1. Quale ferro caldo non voglio affrontare?
2. Da quale focosa ambizione e da quali alte pretese sono spinto? A cosa mira la mia insaziabile fame?
3. Cosa mi mette su di giri? Cosa mi porta sugli allori?
4. Quale blocco, quale paura si nasconde da tanto tempo nel mio collo?
5. Chi mi potrebbe tenere sott’occhio? Chi potrei tenere sott’occhio? Per quale autorità si svolge la mia battaglia?
6. In che misura oscillo tra la paura della morte e la brama di vita?
7. Perché inghiotto impulsi ostili?
8. Come posso riuscire a mettere la materialità al di sopra delle emozioni? Perché spingo i conflitti cocenti all’interno del mio corpo?
9. Cosa si nasconde dietro la mia esagerata disponibilità ad aiutare gli altri? Cosa c’è dietro il mio desiderio (esagerato) di essere bambino?
10. Cosa si cela dietro la mia disponibilità ad aiutare gli altri quando il pericolo non riguarda né me né i miei interessi?
11. Cosa indica il mio alto tasso di metabolismo? Quale sostanza della mia vita è necessario cambiare? Quale cambiamento sta tardando oltre il previsto?
12. In quale parte di me voglio relegare il mio eccesso di vita?
(67)Si tratta di tumori benigni della tiroide, che spesso si manifestano senza gozzo. La parola «autonomo» allude al fatto che il nodo produce l’ormone spontaneamente, senza essere sollecitato.
(68)La iperidrosi con manifestazione del bulbo oculare (exoftalmismo) viene anche chiamata morbo di Basedow.
(69)Franz Alexander, Psychosomatische Medizin, Berlin 1971, pag. 136
(Dott. Rudiger Dahlke)
 

La ghiandola tiroidea e Gozzo

Domande 
1. Vivo in un ambiente che stimola troppo poco la mia vitalità? 
2. Esagero con il tema «possesso»? Evidenzio all’esterno la mia brama di potere? 
3. Mi approprio di cose che mi gonfiano, e mi impediscono di partecipare alla mutevolezza dell’esistenza? 

Malattia linguaggio dell’AnimA
Come suggerisce il suo nome tedesco, Schilddrüse, la ghiandola tiroidea forma uno scudo(66). Simile a una farfalla, posa il suo piccolo corpo appena al di sotto della cartilagine tiroidea, sulla laringe, mentre le ali, corrispondenti ai due lobi della tiroide, vanno a posarsi sulla trachea. Il suo compito è quello di secernere due tipi di ormoni, i cui effetti sono rivolti essenzialmente al controllo del metabolismo: la tiroxina e triiodotironina, prodotta in concentrazioni maggiori rispetto alla prima. Entrambe sono costituite da iodio.
Esse aumentano la vitalità per tempi più lunghi e duraturi di quanto non facciano gli ormoni prodotti dalla ghiandola surrenale, l’adrenalina e la noradrenalina, che hanno un effetto più immediato. Oltre alla circolazione, regolano la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, le funzioni respiratorie e intestinali, elevano la temperatura in accordo al ritmo metabolico, aumentano le prestazioni dei nervi e la reattività muscolare, mentre rallentano i tempi di reazione, potenziano la vigilanza e la velocità di pensiero.
Inoltre la tiroide svolge un ruolo decisivo nei processi di crescita.
Franz Alexander dimostra che nella storia dell’evoluzione essa ha reso possibile il passaggio dall’acqua alla terra. Solo a partire dagli anfibi gli esseri viventi dispongono di una tiroide. Nella salamandra tipo axolotl del Messico, le facoltà sperimentali della tiroxina causano l’inversione della respirazione dalle branchie ai polmoni, cosicché l’animale, da acquatico, può diventare terrestre.
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W. L. Brown chiamò la ghiandola tiroidea «ghiandola della creazione». Fino ad oggi la tiroide ha mantenuto il suo rapporto diretto con il mare attraverso lo iodio, elemento chimico presente principalmente in mare e indispensabile a questa ghiandola per formare gli ormoni. Se gli uomini si allontanano troppo dal mare e si stabiliscono su montagne lontane, avranno con tutta probabilità problemi alla tiroide.
L’importanza dell’ormone tiroideo nella crescita è reso evidente da malattie che si verificano nel caso in cui l’individuo ne sia privo: il cretinismo e mixedema, dove il soggetto non riesce a raggiungere uno sviluppo fisico e psichico completo.
Le giunture delle ossa lunghe, che hanno lo scopo di permettere all’osso stesso di crescere, si saldano per esempio in tempi più lunghi rispetto alla norma, mentre lo sviluppo dell’ intelligenza è impedito. Nella fase dello sviluppo, la tiroxina ha effetti analoghi all’ormone della crescita dell’ipofisi.
(66)In tedesco la parola Schilddrüse (= ghiandola tiroidea) è formata dal sostantivo Schild che significa scudo e Drüse che significa ghiandola (N.d.T).
Il gozzo:
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Se i luoghi di produzione delle sostanze motrici contenenti iodio aumentano di volume, ne deriva una maggiore «necessità di carburante». Attraverso la crescita eccessiva di questi organi posti nel collo il corpo segnala tale disfunzione e comunica quello che gli interessati si rifiutano di ammettere: il bisogno di una quantità superiore di carburante.
La fame di energia, di attività e di scambio è sprofondata nell’ombra. Questa esigenza di accrescere l’attività metabolica si riferisce in primo luogo all’energia di scambio, solo secondariamente alla materia prima necessaria. Le cause più frequenti della comparsa del gozzo sono dovute alla mancanza di iodio nell’alimentazione. I soggetti, per la maggior parte vincolati a tradizioni rigide, vivono nel loro ambiente che offre loro poche energie e poche alternative.
Il gozzo indica la fame che si avverte in questo contesto. Si sviluppa sulla base di una secrezione ormonale alterata e può essere associato a ipotiroidismo. Attraverso il gozzo, la tiroide cerca in ultima analisi di compensare la carenza ormonale e il fabbisogno di iodio.
Con l’ipotiroidismo, il gozzo evidenzia una maggiore necessità di carburante. La situazione si aggrava perché, nonostante l’aumento di attività nei luoghi di produzione, non si riesce a coprire le reali esigenze. I pazienti diventano più pigri e più grassi e rinunciano a svolgere qualsiasi attività (che richieda un dispendio energetico). Addirittura smettono di avere appetito, poiché manca l’energia per poter fare qualcosa attraverso l’alimentazione.
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In caso di ipertiroidismo, i soggetti avvertono una fame da metabolismo che manifestano attraverso un reale appetito: possono mangiare ininterrottamente senza ingrassare, perché il loro organismo brucia immediatamente le sostanze. Il loro peso, inferiore alla norma, indica che le esigenze energetiche del corpo, nonostante la presenza del gozzo, non sono appagate. Continuano ad accumulare, ma non basta mai.
I problemi che si riscontrano nei diversi tipi di gozzo possono essere classificati in tre gruppi: ipotiroidismo, ipertiroidismo e formazione del gozzo senza alterazioni del metabolismo.
Quest’ultimo tipo di gozzo, che presenta valori normali di funzionamento ghiandolare era fino a qualche decina di anni fa largamente diffuso nelle regioni in cui si faceva uso di sale da cucina povero di iodio. Come forma più innocua della malattia, non presenta alcun sintomo dovuto a disfunzioni metaboliche; è però visibile da un punto di vista estetico e fisico a causa delle sue dimensioni.
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La carenza di iodio nell’alimentazione costringe la tiroide ad aumentare di volume in modo tale da poter utilizzare ogni atomo di questo elemento presente nell’organismo. Il gozzo, che si forma in seguito allo sviluppo della ghiandola, causa esteriormente problemi di tipo estetico, mentre all’interno del corpo può provocare disfasia, asma e disturbi alla voce.
Un collo massiccio dà un ‘impressione di pesantezza e di goffaggine e costituisce esattamente il contrario dell’eleganza, che è invece associata al collo slanciato del cigno. Una persona dal collo gonfio, mette in evidenza i temi dell’incamerare e dell’impossessarsi.
Il collo massiccio è indice di mancanza di elasticità mentale che rende l’individuo caparbio, fatto che influisce negativamente sia sulla sua visio¬ne del reale sia sul suo orizzonte spirituale. In alcune regioni del mondo il gozzo era un fenomeno talmente comune da diventare una caratteristica della popolazione locale. In Lapponia le contadine portavano in modo del tutto naturale «un grazioso nastro copri gozzo».
Come nel pellicano, questa protuberanza del collo, se ben gonfia, era sinonimo di borsa piena e guadagni cospicui. Le persone colpite erano principalmente agricoltori che vivevano dei prodotti della propria terra, ai quali ben si adattava l’immagine robusta e tipica sottolineata da quella deformità.
Erano persone con la testa sulle spalle, che vivevano strettamente ancorati alle loro tradizioni medievali e che non si preoccupavano affatto di allargare il proprio orizzonte spirituale o addirittura di trasformare il loro modo di vivere.
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La loro immobilità, la tendenza alla conservazione e al possesso erano per lo più inconsapevoli e presentate come devozione. Quanta importanza avessero il concetto di proprietà e i valori tradizionali, risulta dalle loro opere teatrali che si basavano, senza alcuna eccezione, su questi temi: non si parla tanto di figlie quando di dote. Tutto ruota inoltre intorno al principio «è stato sempre così». A ciò si aggiungeva l’isolamento di quelle regioni, che accresceva la mancanza di intraprendenza e di scambi.
Con l’adozione di sale da cucina ricco di iodio e con l’aggiunta dello stesso elemento chimico nell’acqua potabile, questa forma di gozzo è andata man mano scomparendo, sebbene non si possa dire che il tema che era alla base della malattia sia stato messo definitivamente da parte: ora deve cercare altre strade (per esprimersi).
Certamente grazie ai maggiori contatti con la cultura cittadina iniziati parallelamente all’introduzione delle suddette innovazioni, si è venuto a instaurare un clima di mobilità, ben lontano dalla stasi che ha caratterizzato il lungo periodo di isolamento e di mancanza di scambi: lentamente, anche le caratteristiche psicologiche di base del passato sono gradualmente scomparse nelle nuove generazioni.
Il gozzo esteriore simboleggia molto chiaramente un’inconfessata brama di potere e di forza. Altri invece nascondono interiormente la loro protuberanza, e in tal modo il loro problema diventa più serio. Naturalmente la tematica è fondamentalmente la stessa: la differenza è che in questo caso tutto viene proiettato all’interno del corpo e nascosto agli occhi del mondo. Se però l’apparenza esteriore suscita negli altri un’impressione migliore, la realtà nascosta all’interno è ancora più pericolosa.
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Il tema dell’avidità viene sospinto più profondamente nell’inconscio e costituisce di conseguenza un problema estremamente grave. Questo modo inconfessato di tesaurizzare e di arraffare può creare dei problemi di respirazione e quindi di scambio e comunicazione. Inoltre il gozzo che si sviluppa all’interno rende difficile la deglutizione e mostra quanto doloroso e opprimente sia il dover continuare a inghiottire.
Se la compressione si estende alla laringe possono verificarsi alterazioni della voce, che diventa stridula. I soggetti si ritrovano da un lato con una voce che ricorda quella degli avvoltoi, dall’altro sembrano sul punto di soffocare. Il pericolo di asfissia è reale, ma corrono anche il rischio di soffocare per ingordigia.
Nella parte introduttiva a questo capitolo, il collo è stato indicato come sede della paura. Tale tema viene naturalmente sottolineato dal gozzo, che avanza minacciando di chiudere la gola, poiché il collo è uno dei più importanti posti di blocco del corpo. Il collo rischia in questo caso di essere definitivamente «chiuso col chiavistello». Lasciarsi crescere il gozzo diventa, in tal modo, anche una possibilità per interrompere per sempre il rapporto tra la testa e il corpo.
Domande
1. Vivo in un ambiente che stimola troppo poco la mia vitalità?
2. Esagero con il tema «possesso»? Evidenzio all’esterno la mia brama di potere?
3. Mi approprio di cose che mi gonfiano, e mi impediscono di partecipare alla mutevolezza dell’esistenza?
4. Qual è il mio rapporto con il tema «peso»? Mi sento importante o mi devo far credere importante?
5. Immagazzino troppo? Si tratta di cose di valore? Di oggetti preziosi? Di cose spiacevoli?
6. Accumulo senza darlo a vedere agli altri (gozzo interno)? Lo faccio per non dover cedere niente o perché mi vergogno?
7. L’accumulare opprime la mia vita?
8. Mi chiudo a chiavistello a livello di collo e tengo la testa separata dal corpo, i miei pensieri separati dai miei sentimenti?
(Dott. Rudiger Dahlke)

Cicoria (Cichorium intybus)

Si consiglia: per anoressia, astenia, anemia, ittero ed epatismo, atonia gastrica, dermatosi, gotta, stipsi.

Parti utilizzate: foglie, radici.

La radice di cicoria è conosciuta per le sue funzioni amaro toniche, lassative, ipoglicemizzanti e diuretiche. La sostanza amara contenuta in essa, a cui si ascrivono la maggior parte degli effetti terapeutici è verosimilmente composta da lactucina e lactucopicrina.

Già nel 1939 alcuni autori misero in evidenza le proprietà ipoglicemizzanti della radice ed è stato osservato che essa è capace di contenere entro certi limiti la iperglicemia, determinata dagli amidi e dagli zuccheri nella dieta.

Coadiuvante tradizionale per il diabete e l’aumento della glicemia e sonnolenza post prandiale, nelll’iposecrezione gastrica; contiene, infatti, anche inulina.

Modalità d’uso: preferibilmente foglie fresche nell’alimentazione.

Infuso: foglie secche un cucchiaio da minestra per una tazza d’acqua bollente, coprire, lasciare in infusione 10 min, filtrare.

Decotto radici: un cucchiaino da tè delle radici sminuzzate per una tazza d’acqua. Bollire per 5 minuti, coprire, lasciare in infusione 15 minuti, filtrare, bere una tazza prima dei pasti.

La radice: seccata e tostata si può utilizzare come caffè.

L’uso: di cicoria fresca è consigliato per i diabetici, riduce la glicemia del 20-40 %.

Anteposta prima di ogni pasto principale.

Si consiglia: per anoressia, astenia, anemia, ittero ed epatismo, atonia gastrica, dermatosi, gotta, stipsi.

La cicoria è dotata inoltre di una chiara e spiccata attività antitiroidea, azione elettiva nella tiroide.