La miglior Vit D Naturale Veggy

la vitamina D interagisce con le seguenti azioni genomiche non classiche:
Inibizione della crescita cellulare
Regolazione dell’apoptosi
Controllo della differenziazione cellulare
Modulazione della risposta immune
Prevenzione della trasformazione neoplastica
Controllo del sistema renina-angiotesina
Controllo della secrezione insulinica
Controllo della funzione muscolare
Controllo del sistema nervoso

La carenza di vitamina D è davvero diffusissima e in continuo aumento, i ricercatori stimano che il 50% della popolazione  è a rischio, con effetti pesanti sulla sia fisica che emotiva.
Le cause sono molteplici al sole, assunzione di cibi che ne sono poco ricchi, malassorbimento e disturbi gastrointestinali, dell’Asse intestino – cervello, malattie croniche infiammatorie degenerative, invecchiamento della popolazione ecc..
La carenzadi vitamina D potrebbe portare problemi cardiaci, asma nei bambini, disturbi cognitivi negli anziani, problemi a livello delle ossa, fino alla comparsa di osteoporosi, umore altalenante, tristezza immotivata, sudorazione delle mani apparentemente inspiegabile, ecc.
Per vitamina D si intende un gruppo di 5 diverse vitamine: vitamina D1, D2 , D3, D4 e D5. la forma meglio assimilabile per l’organismo umano è la vitamina D3 (colecalciferolo) e fortunatamente offi è disponibile anche una vitamina D3 di origine vegetale indicata quindi anche per Vegetariani e Vegani.
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A cosa serve:
la Vitamina D3 Veggy orosolubile, è un integratore alimentare di vitamina D3 (Vitashine oil microincapsulata) da fonte vegetale dolcificata con glicosidi dello steviolo (estratto di Stevia) utile per colmare le carenze alimentari o gli aumentati fabbisogni organici di questo nutriente. Questa particolare formulazione, grazie alla sua natura vegetale, favorisce l’assimilabilità di questo nutriente incrementandone la propri disponibilità.
Questa preziosa Vitamina D, proviene da un organismo vegetale speciale chiamato Lichene (Cetraria Islandica L.) I licheni sono una specie unica che consiste in un’associazione simbiotica di un fungo con un’alga (partner fotosintetico). I licheni assomigliano ai muschi ma non ci si deve confondere, i muschi sono vegetali molto primitivi, che crescono in luoghi umidi, sul terreno, sulle rocce e sulla corteccia degli alberi e che costituiscono lo strato più basso della vegetazione boschiva, e sono provvisti di clorofilla, la riproduzione del muschio avviene per mezzo di spore.

I licheni sono invece organismi originati, da una simbiotica associazione come già precisato tra funghi e alghe (o anche cianobatteri, organismi unicellulari procarioti, noti come impropriamente come alghe verdi o verdi – azzurre). I primi forniscono acqua e sali minerali ricevendo in cambio sostanze organiche che l’alga produce grazie alla fotosintesi clorofilliana.
Il tallo è il corpo del lichene che può assumere aspetti di croste, lamine lobate colorate, masserelle gelatinose, squamette o anche piccoli cespugli come nel caso di (Cladonia arbuscola). Questa peculiarità permette a detti organismi di sopravvivere  in ambienti particolarmente ostili e a climi estremi, mantenendo al contempo la capacità di produrre ed accomulare ingenti quantità di nutrienti  essenziali, tra cui la Vitamina D3.
Contenuto: 60 compresse orosolubili, senza glutine.
Ingredienti: maltodestrina da mais, acidificante acido citrico anidro, aroma, vitamina D3 da fonte vegetale microincapsulata in polvere (100000 UI/g), agenti antiagglomeranti sali di magnesio degli acidi grassi vegetali e biossido di silicio, edulcorante glicosidi dello steviolo (estratto da Stevia).
Modalità d’uso: si consiglia di assumere 1 o 2 compresse al giorno, secondo necessità, preferibilmente prima dei pasti.
L’assunzione di 2 compresse fornisce l’apporto del 1000% sul valore nutritivo di riferimento giornaliero.
 
 

Il cancro al seno

Domande 
1. Qual è il ruolo che il tema «mamma» svolge nella mia vita? Mi aspetto di essere trattata come un bambino? 
2. Mi piace trattare gli altri come bambini? Che rapporto ho con mia madre? E con il mio essere madre? 
3. Quale ruolo svolge in me il provvedere agli altri? Di quali motivazioni mi occupo? 
4. Con quale sentimento e a quale prezzo lascio che altri si occupino di me? Potrei provvedere da sola a me stessa? 

Malattia espressione dell’AnimA
Il cancro al seno non è solo la forma di tumore più frequente nella donna, ma anche la più temibile. Se pensiamo che all’interno della parte più bella e morbida del corpo femminile cresce in modo così irruento qualcosa di tanto duro e maligno, l’orrore aumenta.
Quando il morbido tessuto ghiandolare della mammella invece di essere il luogo della sicurezza naturale e del piacere, si indurisce e diviene maligno, vengono coinvolti e trasformati in dramma i temi della maternità e del piacere. La donna è stata colpita nel suo punto più sensibile, in prossimità del cuore, e lei si è rinchiusa in se stessa senza rivelare a nessuno fino a che punto sia ferita e arrabbiata.
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Tocca al corpo mostrare che cosa è avvenuto. Ed è l’inferno che infuria nel suo seno.
Oltre ad essere sensibile e delicato, il seno femminile, per la sua forma ha carattere sensuale e provocatorio, e quindi viene coinvolta anche la componente dell’erotismo aggressivo.
Il momento del crollo del sistema immunitario, e quindi dell’esplosione vera e propria della malattia, è caratterizzato spesso da una sensazione di angoscia profonda, alla quale la donna si rifiuta in genere di attribuire particolare importanza.
Essa si prende a cuore più di quanto sia disposta ad ammettere e lo esprime a livello di seno non per sentire più vicino questo stato d’animo, ma per nasconderlo. Quanto sia preoccupata o arrabbiata a causa dell’offesa o del dolore ricevuti, lei non lo esterna a gran voce, ma piuttosto lo nasconde nel seno, dove si incarna e può trasformarsi in cancro.
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Quello che sembra riserbo altruistico e che talvolta viene frainteso come capacità di comprensione è in realtà piuttosto paura di lasciarsi andare, di accusare e di combattere per i propri interessi. Spesso è l’orgoglio a impedire questo tipo di sfogo. La maternità pronta al sacrificio è lontanissima dall’egoismo, che viene consapevolmente represso.
Nel corpo però questo si manifesta in particolare in quel luogo in cui dimorano autentica tenerezza di cuore e comprensione materna (per tutto e tutti). Contro questi alti ideali non c’è niente da dire, va però sottolineato il fatto che la donna colpita dal cancro evidentemente non è (ancora) in grado di viverli senza riserva.
Le reticenze non confessate si incarnano nell’organismo e rivelano quanta energia infernale, celata nel seno, si stia ridestando. L’aggressività, la distruttività, la mancanza di riguardo non vissuta si libera ora a livello di corpo.
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Il morbido tessuto del seno, il cui compito è dare, provvedere e nutrire, diventa egoista come la donna non potrebbe mai essere consapevolmente. Il corpo le toglie così qualcosa di quello che lei stessa rifiuta in quanto non vuole riconoscere questa realtà esistente in lei.
L’offensiva del cancro al seno precipita nell’ombra anche per quanto riguarda il seno come organo di comunicazione. Spesso questo tipo di tumore, che assume la forma di una infiltrazione della pelle, mostra che la donna ha rinunciato all’iniziativa e si è messa in posizione di resa.
La ritirata, però, non si manifesta nel corpo, bensì sul piano psicologico, e anche lì nel senso di riflessione religiosa. Il seno, in quanto organo prominente, dovrebbe avere lo stesso compito del naso, cioè quello di attaccare. L’importanza di questa componente è rilevata dal fatto che questi due organi sono quelli che più di frequente vengono modificati attraverso interventi chirurgici, evidentemente allo scopo di mettere meglio in evidenza all’esterno le proprie qualità.
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L’elemento offensivo e aggressivo non vissuto consapevolmente, si manifesta nel cancro e anche nelle terapie cui attualmente si fa ricorso nel debellarlo. Se il nodulo, che è sempre simbolo di una problematica irrisolta, viene estirpato chirurgicamente col bisturi, l’aggressività che arriva fino al sangue è innegabile.
Ma anche le radiazioni energetiche irradiano aggressività, uccidendo non solo le cellule cancerogene ma anche molte di quelle sane. Lo stesso vale per i composti chimici citostatici, che penetrano nell’organismo propagando veleno e bloccando la riproduzione cellulare: per questo motivo sono simbolicamente molto simili al cancro.
Questi metodi spaventosi mettono in gioco qualcosa che manca al malato di cancro. Se lo integrasse nella sua coscienza, potrebbe redimere il principio e liberarsi dalle minacce.
Nella mitologia c’è una leggenda che ricorda questo avvenimento.
Pentesilea, la regina delle Amazzoni, si recide il seno destro per poter tendere meglio l’arco in battaglia, cioè per poter essere meglio all’altezza della situazione in un mondo di uomini.
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Le amazzoni che facevano parte del suo seguito bloccano la crescita del seno destro delle proprie figlie per attrezzarle meglio alla battaglia della vita e per essere almeno nel lato destro uguali agli uomini. Rinunciano volontariamente a una parte della loro morbida femminilità per poter affrontare a testa alta le insidie della vita.
Il cancro al seno segnala anche che il morbido modo femminile di affrontare la vita è ormai inattuabile; dimostra che la morbidezza si è trasformata in rigidità e che è necessario rinunciare a una parte della propria femminilità. Quello che non avviene simbolicamente, sarà prima o poi reciso materialmente dal chirurgo, che taglia via ciò che intralcia.
Chi non è pronto ad apportare i tagli necessari nella propria esistenza, deve farlo in seguito a un altro livello. Rinunciare (temporaneamente) a certi aspetti della vita per promuovere altri che hanno avuto troppo breve durata, significa abbandonare il regno della madre, il mondo lunare.
Questo ad esempio potrebbe significare una rinuncia alla dipendenza, a una situazione sicura, ma che impedisce la crescita, al ruolo della «buona moglie», dell’amata tollerante eternamente trascurata, «della cara figlia», «della madre piena di comprensione», che lascia fare; potrebbe portare a seppellire volontariamente e metaforicamente il ruolo di grillo del focolare e quello di principessa sul pisello; a lasciar morire la ragazza privilegiata per nascita, ad abbandonare la madre chiesa per seguire la propria strada, e così via.
Il cancro ci rivela che non stiamo seguendo, o non stiamo più seguendo la via della nostra crescita e che lo sviluppo psicologico non si è realizzato a pieno. Il tipo di cancro mostra in quale punto del canale della nascita siamo rimasti bloccati.
Col seno viene colpito anche il sensibile settore della maternità e vengono messe in discussione problematiche come quella di trattare qualcuno come un bambino o essere trattati come bambini, del nutrire e dell’essere nutriti, dell’allattare e dell’essere allattati, del curare e dell’essere curati.
Non deve allora sorprendere che quasi tutte le malate di cancro al seno abbiano avuto rapporti molto particolari con le rispettive madri, addirittura inesistenti, negati, o «insolitamente profondi e buoni». A questo proposito è bene parlare anche di un altro sintomo che annuncia il cancro al seno, costituisce un vero e proprio segnale di allarme e colpisce il 10% delle pazienti: quello della mammella che inizia a secernere latte e che in questo modo fa capire che il tema del nutrire e del succhiare è sprofondato nell’ombra.
Come simbolo di morbidezza e di capacità di adattamento, il seno è legato anche alla tematica del sopportare e dell’essere sopportati, della vulnerabilità e della sofferenza, dell’offesa e della sensibilità.
Come organo di relazione, il seno presenta i temi del ritirarsi in se stessi e dell’esporsi, dell’adescamento e della seduzione, del nascondere e dello sfidare secondo le regole di un gioco pericoloso.
Lo scopo in questo caso non è «il giusto», «il bene», né tanto meno «le aspettative», ma la capacità di ritrovare l’individualità e l’iniziativa personale. Ogni strada che porta alla crescita è unica nel suo genere, anche se lo scopo è identico a quello di tutte le altre strade: l’unità.
In questo caso, il solo strumento che può essere messo in gioco per risolvere la tematica del cancro è l’amore. Un amore che ovviamente non ha niente a che fare con l’essere amabili e disponibili.
Prima di giungere a questo e prima che la donna senta di essere una cosa sola con tutto e con tutti, è necessario spiegare che non rientra affatto nei suoi compiti essere in accordo con tutto, ma che deve decidere di seguire la propria strada.
Deve allora temporaneamente infischiarsene della debolezza, della flessibilità, della capacità di adattarsi e degli altri atteggiamenti tipici del decoro femminile. Sarà certamente più sana se rinuncerà volontariamente sia a precise fasi della vita che al seno, simbolo di femminilità.
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Se il seno in questo confronto è già perduto, risulta con chiarezza quello che la donna aveva nascosto in sé. Con il seno perde molto più di un semplice organo: con questo simbolo muore anche una parte della fiducia in sé.
Se una donna dopo l’amputazione non si sente più una vera donna, significa che viveva la sua femminilità soprattutto attraverso il suo corpo. In futuro sarà costretta a non definirsi più soltanto attraverso la femminilità fisica. Altri contenuti di vita attendono di essere scoperti.
Le donne che a causa del cancro hanno perduto uno o entrambi i seni e sono sopravvissute per molti anni all’amputazione, hanno raccontato quanto la loro vita sia sorprendentemente cambiata soprattutto dal punto di vista dei contenuti.
Il mito delle amazzoni riappare: la perdita si trasforma in opportunità di trovare una nuova identità personale. Deve prendere vita un tipo di esistenza imperniato fondamentalmente su se stessa e meno sugli altri.
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La ghiandola del seno in sé non è un organo particolarmente predisposto al tumore. Come abbiamo detto all’inizio, esistono culture che non conoscono il cancro al seno. Il tessuto del seno è molto sensibile, ma è lo stesso che si trova nella bocca, che tra l’altro è in continuo contatto con una quantità innumerevole di cellule cancerogene.
Nonostante ciò, i casi di cancro alla mucosa orale sono, da un punto di vista numerico, di gran lunga inferiori. Nelle mucche da latte, che con maggiore frequenza rispetto alle donne contraggono infezioni alla ghiandola mammaria, il cancro è del tutto sconosciuto in questa parte del corpo.
Attraverso l’analisi di questa specifica situazione, non è difficile dedurre che la via femminile è stata trascurata, che l’ideale femminile perseguito non ha niente a che fare con quello autentico e che quest’ultimo può richiedere molta più durezza ed energia di quanto possa piacere. A questo proposito è bene sapere che le suore sono colpite dal cancro al seno in percentuale superiore alla media.
Ciò non significa che la vocazione monacale sia in contraddizione con la via della femminilità: probabilmente le suore colpite sono quelle che non seguono veramente i propri ideali, ma che si sono rifugiate in convento per sfuggire alla vita.
Oppure quelle che hanno avuto all’inizio la vocazione, se ne sono allontanate in seguito e nonostante ciò hanno continuato a vivere in convento. Come la vita conventuale mal interpretata e vissuta come fuga può favorire il cancro, può anche impedirlo se la via del convento è quella giusta.
Per ciò che concerne la maternità, il nodulo che cresce può comunicare che si sta sviluppando un qualcosa che sostituisce l’autentico amore materno, qualcosa che però è freddo e pericoloso.
Una donna può sempre essere madre, ma se la maternità non è vissuta nel cuore e si limita a interpretare questo ruolo di fronte a se stessa e al mondo, significa che questa non è la strada giusta e che può anche essere pericolosa. L’amore materno, nella sua qualità altruistica, è un simbolo dell’amore celeste.
Se viene dal cuore, è un vero e proprio toccasana, se però è solo un’imitazione delle regole sociali, può costare la vita. Lo stesso problema può coinvolgere anche una donna che vive come se fosse il personaggio di una fiaba, una donna fondamentalmente soddisfatta di se stessa e del proprio partner, perché si avvicina al suo ideale di donna.
Se però questo non corrisponde realmente al suo ideale interiore, anche la sua vita ideale è a rischio di cancro. Neppure la donna aggressiva, che sembra fare solo ciò che la diverte, è automaticamente al riparo dalla malattia.
Colei che recita per successo il ruolo della vamp senza di fatto esserlo, è minacciata come colei che desidererebbe tanto essere una donna fatale, ma non ha sufficiente fiducia in se stessa per esserlo. La donna moderna, che si «emancipa» perché questo oggi è di moda, pur sognando di trasformarsi in una madre tradizionale e di assumere quindi una funzione che la nostra società ha eliminato ormai da molto tempo, rientra naturalmente nel gruppo a rischio.
Ogni modello che la società prevede è pericoloso nella misura in cui non corrisponde al proprio, e chi lo adotta nonostante ciò, vive pericolosamente: le qualità personali a cui si rinuncia, affondano nel corpo, dove si rivoltano contro l’individuo stesso.
La migliore profilassi del cancro al seno consiste di conseguenza nel vivere coraggiosamente, cioè nel seguire la propria strada individuale che porta verso l’unicità. La via è perfettamente individuale, la meta è invece superindividuale e perfetta.
Il Rabbi cassidico Susya disse poco prima della sua morte: «Quando andrò in cielo, non mi domanderanno: Perché non sei stato Mosè? Mi chiederanno invece: Perché non sei stato Susya? Perché non sei diventato quello che potevi essere?».
Domande
1. Qual è il ruolo che il tema «mamma» svolge nella mia vita? Mi aspetto di essere trattata come un bambino?
2. Mi piace trattare gli altri come bambini? Che rapporto ho con mia madre? E con il mio essere madre?
3. Quale ruolo svolge in me il provvedere agli altri? Di quali motivazioni mi occupo?
4. Con quale sentimento e a quale prezzo lascio che altri si occupino di me? Potrei provvedere da sola a me stessa?
5. Quale ruolo svolge in me l’autosufficienza, o meglio l’emancipazione?
6. In che misura permetto al mio seno di essere aggressiva? Oso utilizzarlo come segnale?
7. Ho trovato la mia strada di donna? Faccio passi avanti?
8. Quella che finora ho vissuto, era veramente la mia vita? E quella che mi viene incontro, è la mia vita?
9. Dove devo andare? Qual è il mio sogno? E quale il mio scopo?
(Dott. Rudiger Dahlke)

Cellule staminali embrionali Prof. Pier Mario Biava

Numerosi studi in vitro, su animale e sull’uomo stanno dimostrando che la tesi è valida e le principali ricerche si sono concentrate sul tumore al fegato, al colon, alla prostata, al rene, al seno e poi sono stati studiati anche il glioblastoma, il melanoma, l’adenocarcinoma e leucemia linfoblastica. (Journal of Tumor Marker Oncology)

Come riprogrammare

IN MODO FISIOLOGICO CELLULE STAMINALI TUMORALI

La riprogrammazione delle cellule staminali tumorali, Che significa la possibilità di condizionare il destino delle cellule staminali tumorali, offre la possibilità di trovare nuovi trattamenti , che agiscono in modo fisiologico, senza manipolazione genetica.

Le ultime scoperte scientifiche hanno evidenziato e chiarito i meccanismi biochimici che controllano la proliferazione e la differenziazione cellulare. Mentre i quattro fattori di trascrizione Oct4, Sox2, Klf4 e cMyc hanno dimostrato di essere sufficiente per indurre cellule pluripotenza in fibroblasti, ci sono inoltre molte ricerche nel studiare i meccanismi del differenziamento cellulare e le proprietà specifiche di cellule staminali, in particolare la loro plasticità e capacità di trans-differenziazione.

Queste ricerche sono state fondamentali nel campo del trattamento riparativo, rigenerativo e nella medicina dei trapianti. Infatti la produzione di ingegneria genetica di fattori regolatori individuati attraverso tale ricerca, ha permesso la produzione di nuovi tessuti e una nuova categoria di prodotti per terapia cellulare, in cui si svolge l’azione biologica principale dalle cellule o tessuti, anche se in presenza di matrici o rivestimenti organici o inorganici.

Esempi di questo tipo di prodotto sono stati effettuati in vitro su pelle coltivata, prodotti costituiti da elementi cellulari per la ricostruzione di ossa, cartilagini, denti, ecc. Più importante è il fatto che una caratterizzazione molto analitica e dettagliata di cellule staminali ha permesso la comprensione dei comportamenti di cellule tumorali, che hanno un ruolo cruciale nella determinazione della loro malignità.

Il comportamento maligno delle cellule tumorali può essere attribuita alla presenza di cellule con caratteristiche simili a quelle delle cellule staminali.

Recentemente ci sono stati studi che sono molto importanti per capire il ruolo delle cellule embrionali e del microambiente nel controllo del comportamento di cellule tumorali e per ripristinare le cellule tumorali verso fenotipi normali.

Nuovo Paradigma in Medicina

È importante notare che la ricerca sulla possibilità di cellule staminali del cancro e riprogrammazione richiede un approccio complesso alla questione. In realtà, il problema richiede lo studio di reti di sostanze e geni coinvolti nella fase di riprogrammazione, richiedendo abilità in una varietà di differenti aree di ricerca, non semplicemente di modellazione medica / biologica, ma anche matematica e, in considerazione della complessità e non linearità dei processi in fase di studio.

Ciò significa cambiare il paradigma scientifico e passare da riduzionismo che studia solo singole molecole o singolo meccanismo di complessità, come descritto nell’articolo sul nuovo paradigma in medicina.

Il futuro vedrà il nostro impegno in un numero crescente di studi scientifici che richiedono una visione complessa della vita.

Trattamento fisiologico
Migliorare la salute e la conservazione delle cellule vitali per integrare la filosofia della medicina tradizionale con un approccio naturale. È un trattamento completamente fisiologici e biologici. Efficace al 100%.
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Senza effetti collaterali negativi
L’attenzione per gli effetti benefici di sostanze naturali estende la portata di attenzione a tutto l’organismo psico-fisico sono coerenti con gli obiettivi e la missione del trattamento medico.

La medicina convenzionale utilizza la chemioterapia e altri trattamenti per uccidere le cellule danneggiate. Considerando che, questo nuovo farmaco, le cellule maligne o disfunzionali sono riprogrammati piuttosto che ucciso.

Senza effetti collaterali negativi.

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Risultati attuali

Sette diverse linee tumorali umane (gliobastoma multiforme, il melanoma, epatocarcinoma, del rene, del colon e adenocarcinoma della mammella, leucemia linfoblastica acuta) sono stati trattati con fattori presi da embrioni di zebrafish in quattro diverse fasi di sviluppo:

a) fase morulare, caratterizzati da eventi solo moltiplicatore in e quindi fatto di cellule staminali embrionali totipotenti,

b) di medio-blastula / gastrula (50% epiboly), dove le cellule staminali embrionali totipotenti si differenziano in quelle pluripotenti,

c) cinque fasi somite

d) fase 20 somite, dove importanti eventi di differenziazione, caratterizzare la differenziazione dell’embrione intermedia e finale, ha luogo.

Tutte le linee cellulari tumorali hanno mostrato un significativo rallentamento della curva di crescita quando vengono trattati con fattori prelevate durante le fasi di differenziazione cellulare suddetti, con percentuali di inibizione vanno dal 73% del glioblastoma e 26 % del melanoma.

Media dello stato di sopravvivenza e le prestazioni complessive di risposta oggettiva del tumore sono state valutate. I risultati hanno mostrato un paziente 19,8% che hanno avuto una regressione e il 16% dei pazienti che hanno sperimentato una stabilizzazione con una sopravvivenza globale di oltre il 60% dei pazienti responsivi dopo 40 mesi, contro il 10% di quelli non reattivi. Una vasta miglioramento delle performance status è stato registrato in una grande maggioranza dei pazienti (82,6%).

La ricerca

Cosa dicono le più prestigiose università ed i laboratori di ricerca di tutto il mondo sulla trasformazione delle cellule tumorali in cellule normali.

Perché lo zebrafish, o Danio Rerio in linguaggio tecnico, è così presente in questo sito?

Potrebbe sembrare un pesce qualunque, in realtà oggi è l’animale più utilizzato come “cavia” nei laboratori di tutto il mondo. La sua alta compatibilità genetica con l’uomo, la facilità di allevamento, la produzione di uova trasparenti facilmente osservabili al microscopio e gli embrioni che si sviluppano in sole 48 ore hanno fatto si che lo zebrafish abbia addirittura superato l’utilizzo delle vere cavie.

(Nature) (Toxicology pathology)

Da oggi tutte le volte che vi verrà da dire “cavia da laboratorio” ricordatevi che sarebbe meglio dire “pesce da laboratorio”.

Il passaggio da un animale ad un altro è possibile perché i fattori che governano la fisiologia e specialmente l’evoluzione dell’embrione sono comuni a tutte le specie animali ed è possibile prelevarli da una specie e somministrarli ad un’altra ottenendo gli stessi effetti biologici.

(Journal of Tumor Marker Oncology)

Già nel 1988 alcuni ricercatori italiani, lavorando con lo zebrafish, fecero un’osservazione molto interessante che ha aperto nuovi orizzonti alla ricerca: se si innestano cellule tumorali in un embrione di zebrafish, costituito prevalentemente da cellule staminali, queste vengono o riprogrammate in cellule sane o indotte al suicidio. In ogni caso il tumore viene eliminato. Cancer Letter.

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Ci vollero quasi 20 anni per dare corpo a queste osservazioni finchè Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo, nel 2007 pubblicò un articolo dove veniva dimostrato come le cellule tumorali si comportino in maniera molto simile alle cellule staminali e nello specifico furono studiate quelle dello zebrafish.

Questa similitudine tra cellule tumorali e staminali è molto forte al punto che sulle cellule tumorali si attivano dei recettori che rispondono alle stesse proteine che agiscono sulle cellule staminali embrionali e che hanno il compito di trasformare l’iniziale massa informe delle cellule embrionali nei differenti tessuti che costituiscono il corpo del nascituro. Stiamo parlando dei fattori di differenziazione, cioè dei peptidi fondamentali per lo sviluppo della vita. (Nature).

Emerge quindi una tesi molto interessante: una cellula tumorale è una cellula che torna verso il suo stato arcaico, quando cioè era staminale e si comporta come tale. Il suo sviluppo però ora non è più nel microambiente embrionale, dove sono presenti tutte le sostanze che ne controllano e coordinano la crescita in modo fisiologico. Sviluppandosi in organi maturi dei soggetti che si sono ammalati, perché i loro controllori embrionali sono molto minori, il tumore si sviluppa senza freni.

Infatti se impiantiamo cellule tumorali umane nell’embrione di zebrafish, quando sono abbondanti i fattori di differenziazione, queste cellule tumorali vengono differenziate e modificate in cellule normali. Impiantandole invece dopo l’organogenesi, quando sono diminuiti i fattori di differenziazione, crescono e riproducono il tumore. (Current Pharmaceutical Biotechnology)

Questo concetto spiega perché si è sviluppata negli ultimi anni una grande quantità di osservazioni ed esperimenti fatti in più parti del mondo. Uno studio canadese ad esempio ha osservato sia in vitro che in vivo come i fattori di differenziazione staminale siano in grado di indurre l’apoptosi nelle cellule tumorali. Per i non addetti ai lavori l’apoptosi è il suicidio programmato delle cellule malate. (Anticancer Research).

Risultati immagini per cellule staminali embrionali pier mario biavaA riprova di questo fatto si è constatato che cellule di melanomi umani maligni trapiantate in embrioni di zebrafish nella prima fase dello sviluppo pur avendo confermato il loro atteggiamento metastatico effettuando una migrazione nei vari tessuti, non hanno sviluppato il tumore. (Developmental analysis)

Si sono attivati in numerosi laboratori ed ospedali internazionali degli studi per verificare questa tesi e ricercare un modo per offrire una valida risposta ai malati di tumore integrando quei fattori embrionali carenti nei soggetti che si sono ammalati.

Numerosi studi in vitro, su animale e sull’uomo stanno dimostrando che la tesi è valida e le principali ricerche si sono concentrate sul tumore al fegato, al colon, alla prostata, al rene, al seno e poi sono stati studiati anche il glioblastoma, il melanoma, l’adenocarcinoma e leucemia linfoblastica. (Journal of Tumor Marker Oncology)

Similmente testando i fattori dello zebrafish su cellule di tumore del colon CaCo2 si è notato il blocco della proliferazione tumorale e l’induzione dell’apoptosi. (Apoptosis)

Prende sempre più corpo la consapevolezza che la presenza di fattori delle staminali embrionali protegga dallo sviluppo dei tumori mentre la carenza permetta alle cellule tumorali di svilupparsi.

Sono in corso molti studi sullo zebrafish e con questo sito vogliamo raccogliere tutte le ricerche scientifiche su tale argomento e metterle a disposizione di medici e pazienti che vogliono saperne di più. Non vogliamo dare false speranze ma solo riportare fedelmente i lavori scientifici e semplificare il lavoro di ricerca delle pubblicazioni sull’argomento. Esistono infatti milioni di ricerche di ogni tipo in tutto il mondo e sarebbe umanamente impossibile essere aggiornati su tutto.

Dopo più di 25 anni di ricerche nel campo medico il dott. Pier Mario Biava ha formulato 2 prodotti innovativi
CELL INTEGRITY BRAIN contiene fattori che contribuiscono a ripristinare le normali funzioni fisiologiche delle cellule nervose, con effetti positivi sul performance status e sulla qualità della vita.
CELL INTEGRITY REPROGRAM contiene una composizione equilibrata di sostanze che hanno dimostrato di poter migliorare la qualità della vita e le condizioni complessive di pazienti con malattie croniche debilitanti come quelle neoplastiche”
http://www.salute.bio/
http://www.reprogramcells.com/
http://www.oncovita.it/demo/index.php/it/la-ricerca
http://www.staresani.it/alimentazione/synchrolevels-tumori-reversibili/
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Cell Integrity Reprogram

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Vitamina D

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Ascorbato di Sodio

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Klamin

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AlgoZym

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