Il succo di Indivia

Se si aggiunge succo di indivia a quello di carota, sedano e prezzemolo, si ha un alimento nutriente per i nervi ottici e il sistema muscolare e si possono ottenere ottimi risultati nella correzione dei difetti della vista.

L’indivia ha la foglia riccia, assomiglia alla lattuga ed è conosciuta anche con il nome di scarola e cicoria. Nei supermercati americani della costa orientale l’indivia riccia viene chiamata appunto cicoria mentre la parola indivia è solitamente riservata alle sommità della varietà Witloff o Brussels Chicory raccolte in inverno, cioè le spesse foglie color panna, più o meno dritte, lunghe 12,5-13 cm e larghe 2,5-5 cm, strette insieme.
Questa varietà non è nutriente come l’indivia verde poiché le larghe foglie sono tagliate e le radici vengono sotterrate nella sabbia per sbiancare le foglie stesse. È carente di clorofilla e di alcuni minerali essenziali di cui la varietà verde invece è ricca.
L’indivia è estremamente affine alla pianta di tarassaco e i loro costituenti chimici si assomigliano. L’indivia però ha elementi nutritivi di cui l’apparato visivo ha costantemente bisogno. Se si aggiunge succo di indivia a quello di carota, sedano e prezzemolo, si ha un alimento nutriente per i nervi ottici e il sistema muscolare e si possono ottenere ottimi risultati nella correzione dei difetti della vista.
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½ l o 1 litro al giorno di questa miscela ha corretto spesso disturbi agli occhi nel giro di pochi mesi e ha addirittura permesso ad alcuni di recuperare la visione totale rendendo superflui gli occhiali. Uno dei casi più eclatanti giunto alla nostra attenzione è quello di una signora residente nel West Virginia, a sud di Pittsburgh.
La cataratta le aveva tolto completamente la vista e per circa tre anni le avevano detto che non aveva speranza di vedere di nuovo. Venne a sapere che a Pittsburgh c’era uno stabilimento molto efficiente che produceva quotidianamente succhi freschi grazie a un grande trituratore e a una pressa idraulica.
Le era stato detto che poteva accadere il miracolo grazie alla terapia basata sui
succhi freschi e crudi ed ella decise di provare. Seguì rigorosamente il necessario regime depurativo con irrigazioni del colon e clisteri per rimuovere tutte le interferenze dovute alle sostanze di rifiuto presenti nel corpo; assunse solo verdure e frutta cruda ed eliminò amidi e zuccheri concentrati.
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Ogni giorno beveva:
½ l di succo di carota, sedano, prezzemolo e indivia.
½ l di succo di carota.
½ l di succo di carota, sedano, prezzemolo e spinaci.
½ l di succo di carota e spinaci.
Recuperò una vista sufficiente in meno di un anno e riuscì a leggere giornale e riviste con l’aiuto di una lente d’ingrandimento! L’indivia è una delle fonti più ricche di vitamina A tra tutti i vegetali a foglia verde. I succhi di carota, sedano e indivia miscelati sono molto utili nell’asma e nella febbre da fieno avendo cura di eliminare dalla dieta in maniera definitiva le cause di questi disturbi che solitamente sono il latte e gli amidi e gli zuccheri concentrati.
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In combinazione con sedano e prezzemolo, l’indivia aiuta nei casi di anemia e nei problemi della funzionalità cardiaca (quando non sono conseguenza della presenza di gas nell’intestino) ed è un buon tonico per il sangue.
È utile anche nei disturbi che riguardano la milza. Il succo di indivia, in qualsiasi combinazione, favorisce la secrezione della bile ed è quindi utile per combattere le disfunzioni del fegato e della cistifellea.
Succhi freschi di frutta e verdura byDottorNormanW.Walker

Mirtilli selvatici

Per problemi intestinali: si prende un vaso di vetro bianco e si riempie a strati mirtillo e zucchero. Si chiude ermeticamente e si espone per tutta l’estate al sole. Nell’autunno si beve un bicchierino da grappa al giorno, lontano dai pasti e si mangiano le bacche.

Mirtillo serve anche: retiniti, glaucoma (frutto), cataratta, specialmente su soggetti diabetici.
Si trova sotto forma di pastiglie (bacche) nei supermercati ed erboristerie. Succo di mirtillo si consiglia anche per problemi dell’apparato urinario (il succo impedisce a certi batteri e germi di aderire alle pareti dell’apparato urinario- Escherichia coli) ed enuresi infantile.

È facile cadere nell’illusione che il miglior cibo terapeutico si nasconda in qualche luogo selvaggio dei Tropici. Leggiamo di ricercatori che perlustrano la giungla alla ricerca di radici e bacche miracolose, e nei negozi vediamo pacchetti di frutta secca esotica pubblicizzata come “supercibo”. Ci diciamo che forse, un giorno sarà scoperto un autentico cibo miracoloso: la radice, l’erba o la bacca che salverà l’umanità.
Se è vero che le foreste pluviali offrono potenti rimedi naturali, non è lì che i ricercatori troveranno il cibo più prezioso per la nostra salvezza, perché esso si “nasconde” proprio sotto i nostri occhi, in basse piante arbustive: sto parlando del mirtillo selvatico. Non c’è una forma di cancro che i mirtilli selvatici non possano prevenire, né una malattia nota all’umanità da cui non possano proteggere.
Non confondere i mirtilli selvatici con i loro cugini coltivati, che sono più grandi e, anche se fanno bene alla salute, non offrono neanche una frazione dei benefici dei mirtilli selvatici. La differenza tra gli uni e gli altri è la stessa che corre tra il salmone selvatico e quello d’allevamento, o tra una mucca nutrita a mangime industriale e una nutrita a erba e lasciata libera di pascolare, portare i mirtilli selvatici nella tua vita è come bere dal Santo Graal.
I mirtilli selvatici racchiudono informazioni sacre e antiche migliaia di anni. Si sono adattati a ogni variazione del clima per millenni. La loro intelligenza innata li ha indotti a non accettare la monocoltura ma a prosperare nella diversificazione: ne esistono più di cento varietà, che appaiono simili ma hanno una composizione genetica differente, perciò queste piante non potranno mai essere sradicate, qualunque cosa accada in futuro.
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Mentre altre specie possono sopravvivere a un incendio solo se i semi si conservano e vengono ripiantati, i mirtilli selvatici possono bruciare interamente ma torneranno sempre, più forti che mai. Nessun altro cibo del Pianeta ha la capacità di prosperare in condizioni così estreme. Anche se questo suo aspetto viene poco sottolineato, va detto che il mirtillo selvatico è adattogeno per eccellenza.
Attualmente questi frutti hanno conquistato l’attenzione dei nutrizionisti per gli alti livelli di antiossidanti. Ma c’è ben altro. Innanzitutto la loro concentrazione di antiossidanti è la più alta in assoluto tra i cibi esistenti e inoltre essi hanno una sterminata sfilza di proprietà non ancora scoperte.
Tanto per cominciare, oltre a polifenoli, antocianine, antocianidine e resveratrolo dimetilato, contengono decine di varietà di antiossidanti e cofattori di aminoacidi adattogeni che la scienza ancora non conosce. Quando mangi queste bacche, la loro intelligenza innata legge il tuo corpo, cerca potenziali malattie, monitora i tuoi livelli di stress e tossicità e trova il modo migliore per guarirti: il mirtillo selvatico è l’unico alimento che riesce a fare tutto questo.
I mirtilli selvatici sono uno dei più efficaci rimedi per disintossicare il corpo dai metalli pesanti e dai Terribili Quattro, sono anche il più potente alimento per il cervello, il più efficace probiotico e uno dei migliori ricostituenti per il fegato.
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Sostanzialmente, offrono benefici superiori a quelli di qualunque altra fonte per ogni parte del corpo. Una singola bacca contiene più informazioni di internet. Se i ricercatori avessero strumenti tecnologici adeguati per scoprire cosa racchiudono e come utilizzare le sostanze contenute nei mirtilli selvatici, troverebbero una cura per ogni malattia.
Tra un centinaio d’anni la medicina userà questo frutto come chiave per scoprire i segreti della guarigione, prova da subito la FitoMater Sagyrica Alchemica. Se stai attraversando un momento molto difficile e hai bisogno di supporto, fai entrare i mirtilli nella tua vita. Sono ottimi anche se ti serve una sferzata di energia o se devi affrontare sforzi fisici estremi: per uno scalatore che si trova di fronte al pericolo, i mirtilli selvatici possono fare la differenza tra la vita e la morte: sono l’unico cibo del Pianeta a contenere tutto il potere della Fonte Sacra, della divinità, dell’universo, accede all’energia dell’intestino, che li considerano la chiave per la sopravvivenza del genere umano nel futuro. I mirtilli selvatici sono il cibo della resurrezione.
MALATTIE
Per qualunque malattia, soprattutto se è un cancro o se colpisce il cervello – intestino e/o i nervi, prova a introdurre i mirtilli selvatici nella tua vita.
SINTOMI
Per qualunque sintomo, emotivo, spirituale o fisico, prova a introdurre i mirtilli selvatici nella tua vita.
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SUPPORTO EMOTIVO
I mirtilli selvatici sanno ispirarci più dei migliori motivatori del Pianeta, perché ci ricuciono a livello emotivo. I mirtilli selvatici rafforzano il tessuto stesso della nostra essenza, in modo da renderci meno suscettibili alle punizioni, ai rifiuti, allo scherno, all’umiliazione, all’abbattimento e all’avvilimento. Se soffri perché ti senti criticato, disprezzato, screditato, svilito o trascurato, questo è il cibo sacro, terapeutico, che fa per te.
INSEGNAMENTO SPIRITUALE
Di certo nella vita avrai avuto un’esperienza che ti ha abbattuto, qualcosa – una malattia, una relazione difficile o un evento tragico – che ti ha messo in ginocchio e ha praticamente annientato il tuo senso d’identità. I mirtilli selvatici comprendono cos’hai passato, sanno chi sei, conoscono i danni che hai subito e possono aiutarti a risorgere.
Già in passato i nativi americani osservavano che, dopo un incendio, l’unica cosa che cresceva sulle ceneri erano le piante di mirtilli selvatici, che addirittura tornavano più forti e più sane che mai. È questa la fonte del loro potere: non solo risorgono dalle ceneri ma usano quelle ceneri a proprio vantaggio.
E grazie alla loro natura adattogena, quando vengono congelati non perdono il loro valore nutrizionale, come accade ad altri frutti e verdure, bensì lo aumentano. La difficoltà di resistere al processo di congelamento spinge il frutto a esprimere al massimo le sue potenzialità, offrendoti un apporto nutrizionale ancora più forte e biodisponibile.
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In entrambe le condizioni estreme, il fuoco e il gelo, i mirtilli selvatici non si limitano a sopravvivere: trionfano. Quando si trovano in una circostanza avversa, l’affrontano e migliorano se stessi per superarla. Se li mangi la loro essenza indistruttibile diventa parte di te. Un’ultima osservazione: sentiamo spesso dire che dobbiamo avere il giusto approccio mentale per attrarre l’abbondanza, plasmare i nostri pensieri e le nostre azioni per manifestare la vita che vogliamo.
Queste indicazioni possono essere molto utili: una persona positiva attrae più facilmente altra positività nella sua vita. A volte, però, è dura esserlo: l’ultima cosa che una persona malata, sofferente o alle prese con difficili traversie vuole sentirsi dire è che se fosse stata più ottimista forse non avrebbe attratto le avversità che ora l’angustiano. Bene, se proprio vuoi saperlo, uno dei segreti per manifestare l’abbondanza è il mirtillo selvatico.
Lo so, non è la risposta che ti aspettavi! Ma è così. Queste piccole bacche sono potenti. Quando aspiri a qualcosa, se vuoi vivere una vita prospera e fortunata, chiedi aiuto ai mirtilli selvatici e vedrai all’opera la loro magia.
SUGGERIMENTI
Spesso il posto in cui è più facile trovare i mirtilli selvatici è il reparto surgelati del supermercato.
Come ho già detto, il congelamento rende i mirtilli selvatici ancora più salutari.
Per gustarli, frullali così come sono per ottenere una deliziosa granita o lasciali scongelare prima di consumarli.
Con i mirtilli selvatici e una banana surgelati puoi preparare un gelato squisito e incredibilmente sano.
Ovunque tu viva, non sottovalutare i mirtilli selvatici che crescono nella tua zona: racchiudono proprietà miracolose che superano di gran lunga quelle dei mirtilli coltivati.
Se conosci qualcuno affetto da una malattia, offrigli dei mirtilli selvatici per mostrargli la tua solidarietà. Quando mangi i mirtilli selvatici, tieni a mente che sono doni, che racchiudono l’AnimA dell’Universo.
TORTA DI MIRTILLI SELVATICI
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Per quattro/sei porzioni
Stracolma di succosi mirtilli selvatici che esplodono in bocca su una dolce crosta di anacardi, questa torta è semplice e perfetta. Per prepararla bastano pochi minuti, lo stesso tempo per farla sparire! Gustala a colazione, come dessert o in qualunque momento ti venga voglia di mangiarla.
⅓ di tazza di anacardi
⅓ di tazza di scaglie di cocco non dolcificate
4 tazze di datteri denocciolati
550 g di mirtilli selvatici scongelati
1 mango a cubetti
Per la crosta, mescola gli anacardi, il cocco e tre tazze di datteri in un mixer fino a ottenere un composto omogeneo. Disponi l’impasto in una tortiera di circa venti centimetri di diametro e pressalo con le dita. Copri e lascia riposare in frigorifero.
Per guarnire, mescola nel mixer metà dei mirtilli selvatici, i datteri restanti e il mango finché si amalgamano. Unisci al composto il resto dei mirtilli. Versa il tutto sulla torta e lascia riposare in frigorifero per almeno quaranta minuti. Servila fredda e gustala!
by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita) modificato
 
 
 

Malattie degli occhi

Ponetevi poi anche queste domande:
1. Che cosa non voglio vedere? 
2. La mia soggettività mi impedisce di conoscere me stesso? 
3. Evito di riconoscere me stesso nei fatti che mi capitano? 
4. Ho paura di vedere le cose nella loro realtà? 
5. Mi servo della vista per capir meglio le cose? 
6. Posso sopportare di vedere le cose come realmente sono? 
7. Da quale aspetto del mio essere distolgo volentieri lo sguardo?

Malattia Espressione dell’AnimA
Chi ha problemi con gli occhi e con la vista, dovrebbe per prima cosa rinunciare per un giorno ai suoi occhiali o alle sue lenti a contatto e vivere consapevolmente la situazione di vita chiara e onesta che si è venuta a creare.

Dopo questa giornata preparate un protocollo in cui descrivete diligentemente e sinceramente il modo in cui avete visto e vissuto il mondo, quello che avete e non avete potuto fare, gli impedimenti che avete avuto e come ve la siete cavata con l’ambiente circostante.
Un simile protocollo dovrebbe fornire materiale a sufficienza per imparare a conoscere meglio il proprio modo di vedere il mondo e se stessi.
Ponetevi poi anche queste domande:
1. Che cosa non voglio vedere?
2. La mia soggettività mi impedisce di conoscere me stesso?
3. Evito di riconoscere me stesso nei fatti che mi capitano?
4. Ho paura di vedere le cose nella loro realtà?
5. Mi servo della vista per capir meglio le cose?
6. Posso sopportare di vedere le cose come realmente sono?
7. Da quale aspetto del mio essere distolgo volentieri lo sguardo?

 
Chi ha problemi con gli occhi e con la vista, dovrebbe per prima cosa rinunciare per un giorno ai suoi occhiali o alle sue lenti a contatto e vivere consapevolmente la situazione di vita chiara e onesta che si è venuta a creare.

Dopo questa giornata preparate un protocollo in cui descrivete diligentemente e sinceramente il modo in cui avete visto e vissuto il mondo, quello che avete e non avete potuto fare, gli impedimenti che avete avuto e come ve la siete cavata con l’ambiente circostante.
Un simile protocollo dovrebbe fornire materiale a sufficienza per imparare a conoscere meglio il proprio modo di vedere il mondo e se stessi.
Ponetevi poi anche queste domande:
1. Che cosa non voglio vedere?
2. La mia soggettività mi impedisce di conoscere me stesso?
3. Evito di riconoscere me stesso nei fatti che mi capitano?
4. Ho paura di vedere le cose nella loro realtà?
5. Mi servo della vista per capir meglio le cose?
6. Posso sopportare di vedere le cose come realmente sono?
7. Da quale aspetto del mio essere distolgo volentieri lo sguardo?
 

La miopia

Il vecchio, grazie alla sua esperienza di vita, dovrebbe aver sviluppato saggezza e larghe vedute. Molti però realizzano questa larghezza di vedute solo sul piano corporeo, sotto forma di presbiopia.

Malattia Espressione dell’AnimA
Mostra un’accentuata soggettività. Il miope osserva tutto attraverso i propri occhiali e in ogni circostanza si sente personalmente coinvolto. Vede solo fino alla propria punta del naso e tuttavia questa visione limitata non lo porta a conoscere neppure se stesso.
E questo è il problema, perché l’uomo dovrebbe riferire a se stesso quello che vede, per imparare a conoscersi meglio. Tuttavia questo processo subisce un pervertimento e si trasforma nell’esatto contrario se si limita alla soggettività.

In termini concreti questo significa che la persona riferisce tutto a se stessa, però si rifiuta di vedere e riconoscere se stessa. In questo caso la soggettività porta soltanto a permalosità e suscettibilità o ad altre reazioni del genere, senza che la proiezione abbia alcuna utilità.
La miopia manifesta questo malinteso. Costringe la persona a considerare più da vicino ciò che la circonda. Se qualcuno non vede, o vede male, la domanda chiarificatrice è la seguente: ” Che cosa non vuole vedere? “. E la risposta è sempre: ” Se stesso “.
Quanto sia forte il rifiuto a vedere se stessi così come si è, può essere facilmente valutato dal numero delle diottrie degli occhiali. Gli occhiali sono una protesi, e quindi un inganno.
Con gli occhiali si corregge artificialmente il destino e si fa come se tutto fosse in ordine. Questo inganno diviene ancora più grande se si usano le lenti a contatto, che occultano ancor meglio il ” non poter vedere bene “. Immaginino di portar via durante la notte a tutte le persone i loro occhiali e le loro lenti a contatto.
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Che cosa accadrebbe?
La vita diventerebbe di colpo molto più sincera. Si potrebbe capir subito come la gente vede se stessa e il mondo e – cosa molto più importante – gli interessati si renderebbero conto della propria incapacità di vedere le cose così come sono. Una limitazione fisica serve solo se la si vive veramente.
In questo caso qualcuno potrebbe rendersi conto di quanto ” poco chiara ” sia la sua visione del mondo, di quanto ” offuscato ” veda tutto quanto e quanto sia limitata la sua visuale. Forse allora cadrebbe un velo dagli occhi e queste persone comincerebbero a veder meglio le cose.
Il vecchio, grazie alla sua esperienza di vita, dovrebbe aver sviluppato saggezza e larghe vedute. Molti però realizzano questa larghezza di vedute solo sul piano corporeo, sotto forma di presbiopia.
Il daltonismo indica la cecità per la molteplicità e gli aspetti variopinti della vita – ne sono colpite persone che vedono tutto grigio su grigio e che livellano volentieri le differenze: in una parola, persone incolori.
La congiuntivite, come ogni altra malattia infiammatoria, indica un conflitto. La congiuntivite procura dolori agli occhi, che si attenuano soltanto chiudendo gli occhi. Allo stesso modo si chiudono gli occhi davanti a un conflitto, perché non lo si vuole guardare negli occhi.
(Dott.ri Thorwald Dethlefsen Rudiger Dahlke)

Occhio e Vista

La vista impone al nostro organismo uno sforzo di concentrazione: quando fissiamo lo sguardo su un punto, ne eliminiamo automaticamente un altro.

Malattia Linguaggio dell’AnimA
Gli occhi corrispondono al sole e al maschile. Goethe ha detto: «Se l’occhio non fosse solare, non potrebbe guardare il sole», L’organo dell’udito si presenta invece all’esterno attraverso il padiglione auricolare, che simbolicamente è vicino alla luna e al femminile.
Gli occhi sono l’unica parte del nostro corpo attraverso la quale è possibile vedere il cervello, poiché il nervo ottico e la retina fanno parte del sistema nervoso centrale. A suo modo la vista è vicina alla coscienza. Gli occhi, sono divenuti organi sensoriali di prima classe quando il cervello ha acquisito una posizione di preminenza.
Ma se è vero che il pensiero informa la vista, possiamo essere certi anche del contrario, e cioè che la vista informa il pensiero: in entrambi la possibilità e le fonti di errori coincidono e le due facoltà si stimolano reciprocamente. Il pensiero ha sempre aiutato la vista a superare in modo elegante i diversi errori che essa compie; infatti mentre possiamo avere percezioni uditive e olfattive in tutte e quattro le direzioni, ci è consentito di vedere solo la metà del mondo. Soltanto alcune divinità dotate di molti occhi e Argo, il pastore dai molti occhi, possono scorgere la totalità.
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La vista è orientata verso la luce del sole, i cui raggi sembrano prendere sempre la strada più dritta e più breve. In modo corrispondente, noi cerchiamo anche di pensare e progettare seguendo una linea retta e evitando le deviazioni. Abbiamo costruito il nostro mondo circostante artificiale basandoci sulla linea retta e sugli angoli di novanta gradi, mentre la natura vive di curve e arrotondamenti e non conosce queste nostre figure geometriche. Non solo il nostro pensiero tende alla strada più breve, ma anche tutte le nostre idee e le nostre aspettative di un ulteriore sviluppo sono proiezioni lineari nel futuro.
Poiché però nella realtà niente accade in modo rettilineo, in queste pianificazioni qualcosa va sempre di traverso. Molte cose ci ricordano che la violenza fatta al nostro ambiente naturale ha a che fare con l’imposizione forzata della direzione rettilinea. Ciò si basa su un errore di pensiero strettamente connesso alla vista.
Quanto la vista e la sue percezioni siano legate alla luce, lo rivelano espressioni quali lampo di genio, illuminazione, mente chiara, mente illuminata, cupo medioevo e così via. Parliamo ovviamente della luce della conoscenza, e non del suo suono, sapore o profumo. Il suono peraltro ha diritto di reclamare maggiori onori, poiché nei miti di molti popoli gli è attribuita un’importanza eccezionale e l’intera creazione è cominciata con lui.
occhio 2
«All’inizio era il Verbo», insegna la Bibbia, mentre i Veda indiani raccontano che tutto è nato dalla sillaba originaria Om. Secondo le popolazioni originarie dell’Australia Dio cantò il mondo. Perfino nel nostro mondo disincantato, la fisica insegna che l’universo ha avuto origine dal Big Bang.
Mal comprendendo questa situazione, noi abbiamo privilegiato la vista rispetto all’udito e abbiamo collocato al primo posto la lucida ragione. Diciamo che alla nascita vediamo la luce del mondo, sebbene sappiamo che molto prima di vedere questa luce abbiamo sentito il battito del cuore materno e che nelle fasi decisive della vita è meglio ascoltare il cuore che badare alla ragione.
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struttura di questo organo ci rivela un’altra complessa caratteristica della nostra vista e quindi anche della nostra coscienza: non siamo in grado di vedere con la retina in modo ugualmente valido e acuto. Ai margini, la facoltà visiva è più debole e la capacità di percepire i colori limitata: solo al centro l’occhio svolge le sue funzioni nel migliore dei modi.
Allo stesso modo concentriamo la coscienza sulle cose più importanti e lasciamo cadere nel vuoto quelle non essenziali. L’atto di scegliere ha un doppio carattere, che consiste nel far entrare e uscire. Probabilmente la vista non è stata sempre così centrata. Ancora oggi «altri mammiferi», come ad esempio il cavallo, dispongono dell’intero campo visivo.
Accanto al punto in cui la vista è più acuta, il nostro occhio ha anche una zona cieca, nel punto in cui il nervo ottico entra nella retina. Anche la coscienza allenata alla scelta e a punti di vista univoci, se costretta a trovare razionalmente la strada più breve, produce zone cieche. Ogni concentrazione e ogni conseguente decisione si basano sulla valutazione e presuppongono un processo mentale.
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L’esperienza della prospettiva dimostra quanto sia importante il ruolo della valutazione sia nel processo della vista che in quello del pensiero. Distorcendo la realtà, percepiamo ciò che è vicino come grande e ciò che è lontano come piccolo. Per questo l’egocentrismo, che nel corso della storia ha improntato il nostro pensiero, è già presente nel nostro modo di vedere. Solo quello che ci è fisicamente vicino ottiene nel nostro pensiero e nella nostra ottica uno spazio adeguato.
Una pustoletta sulla punta del nostro naso è per noi più vicina, e di conseguenza più importante, di un’epidemia di colera scoppiata in America Latina.
D’altro canto, si verifica anche l’effetto apparentemente contrario della proiezione, che ha sempre un rapporto fondamentale con l’occhio. Mentre ignoriamo deliberatamente la trave del nostro occhio, vediamo senza alcuna difficoltà la pagliuzza semi-nascosta in quello di un altro. Ci siamo imposti di vedere soltanto ciò che esiste al di fuori di noi, sebbene in qualsiasi momento il nostro occhio possa dimostrarci il contrario.
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Ogni immagine, infatti, si sviluppa sempre e soltanto sulla retina, che innegabilmente è posta all’interno del nostro corpo. Le copie, tuttavia, ci per¬mettono di venire a conoscenza di un’altra verità: chi guarda il sole e poi chiude gli occhi, vede una macchia nera, un negativo del sole, che all’esterno non esiste affatto.
I sogni ci dimostrano ogni notte che non abbiamo sempre bisogno della retina per vedere. Tutte le immagini, sia quelle che apparentemente percepiamo all’esterno e proiettiamo dentro di noi, sia le visioni oniriche, sono in realtà sempre rappresentazioni interiori. Non ne esistono altre e per principio non ne possono esistere.
Nonostante ciò noi consideriamo il nostro occhio una macchina fotografica e riteniamo che tutto ciò che fotografiamo al di fuori di noi è veramente lì fuori. Nel primo volume abbiamo dimostrato per altre vie, come questa naturale supposizione sia problematica. In realtà noi vediamo tutto a livello interiore e lo spieghiamo al mondo esterno. Si tratta del meccanismo della proiezione, con l’aiuto del quale proiettiamo fuori tutto ciò che non possiamo sopportare dentro.
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L’occhio quindi rappresenta la base tanto per la razionalizzazione quanto per la proiezione, appoggia le nostre valutazioni e, operando delle scelte, limita la nostra percezione del mondo. Poiché fa tutto questo al servizio del pensiero e della sua visione del mondo lineare, razionale e valutativa, la coscienza si prende la rivincita con uno stratagemma audace: suggerisce che tutto ciò che i nostri occhi percepiscono sia oggettivo – cioè che tutto ciò che immaginiamo esistere all’esterno, corrisponda alla verità.
Su questo giochetto si basano la nostra visione del mondo e il predo¬minio dell’intelletto. Quest’ultimo, in fondo, deve agli occhi la possibilità di rendere artificialmente rettilineo il mondo sferico. Di quanta abnegazione l’occhio necessiti è rivelato dalla sua stessa forma rotonda. Oggi sappiamo che in realtà su questa terra non c’è niente che procede in modo rettilineo. Quella che nel piccolo ci appare come una linea retta, è in realtà una curva, come dimostra la curvatura terrestre. Perfino la luce non arriva attraverso raggi diretti del sole, ma giunge fino a noi a grandi spirali.
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Recentemente è stato anche scoperto che il nostro occhio può percepire soltanto una minuscola parte dello spettro delle onde elettromagnetiche, e quindi della nostra «realtà». In questa situazione problematica, che di fatto minaccia il loro illimitato predominio, l’intelletto e l’occhio hanno unito ancora di più le loro forze e l’intelletto ha collaborato con l’occhio molto più di quanto non abbia fatto con gli altri organi. Con mezzi tecnici si è adoperato per estendere le facoltà limitate dell’occhio, aiutandolo ad esaminare il microcosmo con i microscopi e a scrutare i vasti spazi del cosmo con cannocchiali e telescopi.
Tutti gli aiuti tecnici a cui è stato fatto ricorso suggeriscono che la nostra vista non ha problemi come del resto ci rivela ciascuno dei due occhi che torna ad essere since¬ro se separato dall’altro.
Noi non guardiamo liberamente il mondo, di esso vediamo solo alcune cose, continuando ad ignorare le altre. Schopenhauer, parlando del «mondo come volontà e rappresentazione» si avvicina all’esperienza di Herman Weidelener, secondo il quale guardare è anche seminare. In tal modo si dà via libera al concetto di speculazione (dal lat. Speculare = osservare) come attività strettamente connessa all’atto del vedere che, proprio per questo motivo, diventa ancora più sospetto.
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A questo punto possiamo trarre un esempio dalla politica, in cui può avvenire che i delegati di una forza sociale siedano allo stesso tavolo con i rappresentanti di un partito conservatore o liberale e discutano per anni senza cambiare il loro punto di vista e senza raggiungere alcun risultato.
Gli occhi ci mostrano quanto siamo vincolati alla polarità: della contemporaneità fanno una successione e in tal modo si ergono ad autentici garanti della linearità. Dall’unità creano la duplicità e si creano una visione duale del mondo. Percepire l’unità con i due occhi fisici è, per principio, impossibile.
In questa posizione non dobbiamo sorprenderci di avere con tanta frequenza problemi agli occhi: è anzi un fatto tipico. Che noi tutti tendiamo a stancare troppo i nostri occhi, è dovuto alle esigenze del nostro mondo che in prima istanza è ottico. Di conseguenza, ogni volta che ci rifiutiamo di riconoscere a livello conscio le cose che percepiamo, si creano dei problemi.
Il non guardare dentro, il non volere accettare ciò che percepiamo, si somatizza in forme e malattie diverse. Le culture cosiddette «primitive» dimostrano che questi fenomeni sono così frequenti soltanto da noi: non essendo costretti a guardare in un’unica direzione, i loro ragazzi superano l’adolescenza senza cadere nella miopia e col passare degli anni non sono colpiti da presbiopia.
Doc. Rudiger Dahlke
 

Betacarotene o Pro-Vitamina A

Una grave carenza potrebbe riflettersi sulle capacità visive, come ad esempio la diminuzione dell’adattamento del nostro occhio alla bassa illuminazione

Vitamina A

La scoperta

Siamo agli inizi del ‘900 quando alcuni scienziati scoprono la presenza, nei tuorli d’uovo e nel burro, di un fattore essenziale per la crescita dei ratti. Col tempo, e la definizione di studi più precisi, si arriva nei primi anni ’30, alla dimostrazione dell’esistenza di un composto chimico liposolubile, quindi non in grado di sciogliersi nell’acqua, chiamato Vitamina A, il quale è fortemente legato ad altri elementi di natura vegetale, i carotenoidi, dai quali trae origine.
Il legame tra retinolo e carotenoidi

La vitamina A si forma a partire dal β-carotene, una provitamina ricavata da fonti vegetali. I carotenoidi infatti, classe di composti chimici a cui appartiene il β-carotene, sono quegli elementi che conferiscono la tipica colorazione arancio-rosso alla frutta e alla verdura.

All’interno del nostro organismo, grazie alla presenza di un particolare enzima intestinale, una molecola di β-carotene viene convertita per formarne due di vitamina A. Quest’ultima, essendo liposolubile, viene assorbita a livello del fegato grazie alla presenza dei sali biliari e dei lipidi.

Vitamina A e le sue 3 diverse forme: il RETINOLO, la RETINALDEIDE e l’ACIDO RETINOICO.

Che funzioni ha?

1) Sotto forma di acido retinoico sembra essere fondamentale per la maturazione embrionale e per la differenziazione di alcune linee cellulari. Questo è in grado di farlo poiché risulta determinante nella regolazione dell’espressione di alcuni geni.

2) La retinaldeide, che si forma a partire dal retinolo, è essenziale per il buon funzionamento della vista e per permettere la visione crepuscolare e diurna.

3) La vitamina A ha un ruolo importante anche nella crescita delle ossa e dei denti, e per le cellule della pelle.

4) E’ un potente antiossidante, come la vitamina E e la vitamina C, quindi protegge dai danni causati dai radicali liberi e contrasta gli effetti dannosi provocati dal fumo, dall’inquinamento e dall’esposizione ai raggi UV.

5) Infine rinforza il sistema immunitario aumentando la resistenza alle infezioni.

In quali fonti alimentari

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Questo micronutriente è prevalentemente di origine animale, lo troviamo infatti al elevate concentrazioni nel fegato e nella milza, dove sappiamo essere messo in riserva, a seguire anche nel latte e nei suoi derivati e le uova.

Derivando dai carotenoidi, anche i cibi che contengono quest’ultimi possono essere considerati una fonte principale di vitamina A. Per questo motivo vanno considerati come importante risorsa di questo elemento anche: peperoni, carote, albicocche e meloni, verdura a foglia verde.

Conseguenze da una carenza di vitamina A?

Una grave carenza potrebbe riflettersi sulle capacità visive, come ad esempio la diminuzione dell’adattamento del nostro occhio alla bassa illuminazione, i casi più seri di deficit vitaminico potrebbero comportare secchezza della congiuntiva, membrana mucosa che ricopre il bulbo oculare, e della cornea.

Inoltre avendo a che fare con la formazione delle ossa e degli epiteli, con bassi livelli di vitamina A si potrebbe andare in contro ad alterazioni delle strutture ossee ed epiteliali.

Se assunta i eccesso è tossicità?

Un’assunzione eccessiva di vitamina A è dannosa soprattutto se di origine animale, mentre se assunta sotto forma di β carotene (di origine vegetale) i suoi effetti da iperdosaggio sono minimi. Di conseguenza in caso di carenze è consigliabile integrare con B-carotene o carotenoidi.

Per concludere…

Va da se che l’alimentazione assume un ruolo fondamentale per determinare parte dell’apporto di vitamine e sali minerali di cui il tuo corpo necessita ogni giorno, in modo da svolgere tutte le funzioni fisiologiche al meglio.

E nel caso in cui non bastasse, poiché al giorno d’oggi frutta e verdura sono povere di nutrienti, è molto importante avvalersi di buona integrazione, per far si che tu possa creare le fondamenta solide sulle quali costruire il tuo benessere.

Dott.ssa Carolina Capriolo

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