Effetti salutari del boro

Un ricercatore sul cancro tedesco di nome Paul-Gerhard Seeger ha mostrato che il cancro comunemente inizia con il deterioramento delle membrane cellulari. Dal momento che il boro è essenziale per le membrane cellulari e che la carenza di boro è molto diffusa, questo può essere un importante fattore causativo per l’inizio della crescita tumorale.

Un integratore di boro può ridurre la perdita di calcio di circa il 50%. Dal momento che il calcio viene tolto principalmente dalle vostre ossa e dai vostri denti, la carenza di boro al giorno d’oggi può essere il più importante agente causativo di artrite, osteoporosi e carie.

Il boro ha effetti sul metabolismo degli ormoni steroidi, e specialmente gli ormoni sessuali. Integrando il boro si aumentano i livelli bassi di testosterone nell’uomo e i livelli bassi di estrogeni nelle donne in menopausa. Il boro ha anche un ruolo importante nel convertire la vitamina D nella sua forma attiva, aumentando così l’assorbimento di calcio ed il suo deposito nelle ossa e nei denti piuttosto che causare la calcificazione dei tessuti molli. Inoltre altri effetti benefici sono stati segnalati quali il miglioramento di problemi cardiaci, di vista, sporiasi, equilibrio, memoria e facoltà cognitive.

Un ricercatore sul cancro tedesco di nome Paul-Gerhard Seeger ha mostrato che il cancro comunemente inizia con il deterioramento delle membrane cellulari. Dal momento che il boro è essenziale per le membrane cellulari e che la carenza di boro è molto diffusa, questo può essere un importante fattore causativo per l’inizio della crescita tumorale. I composti del boro hanno proprietà anti-tumorali e sono “potenti agenti anti-osteoporosi, anti-inflammatori, ipolipidemici, anti-coagulanti e anti-neoplastici” .

L’anello mancante
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Negli anni ’60 del secolo scorso un botanico che si occupava anche delle proprietà del suolo, Rex Newnham, Ph.D., D.O., N.D, si è ammalato di artrite.

Ha provato i farmaci convenzionali ma non l’hanno aiutato e quindi si è messo ad indagare la chimica delle piante. Si è reso conto che le piante dell’area nella quale viveva erano carenti si minerali. Sapendo che il boro sostiene il metabolismo del calcio nelle piante decise di integrare tale sostanza assumendo BORACE. Sì, avete letto bene … borace. Potete trovare che sia una cosa inimmaginabile che la borace, l’umile insetticida e detergente per lavatrice sembra sia l’anello mancante!

Il dottor Newnham prese 30 mg di borace al giorno ed in 3 settimane TUTTO il dolore, il gonfiore e la rigidità erano scomparsi!

Le denominazioni chimiche del borace sono sodio tetraborato, disodio tetraborato deca idrato, o borato di sodio. Chimicamente è tutto lo stesso, è un minerale che si trova in natura comunemente estratto dai laghi salati prosciugati. Non esiste borace “di grado alimentare” dal momento che tutto il borace è uguale e “naturale”, viene usualmente estratto in California o in Turchia.

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Il borace è comunemente utilizzato come prodotto per la pulizia della casa, non è tossico e non contiene metalli pesanti (ad ogni modo è sempre meglio controllarne la purezza e la composizione sull’etichetta). Un grado farmaceutico non è apprezzabilmente più puro o migliore. Il borace ha proprietà antisettiche, antifungine ed antivirali, ma solo una leggera azione antibatterica.

Ingredienti: Un MINERALE NATURALE.
La maggior parte della ricerca successive del dottor Rex Newnham fu dedicate alla relazione tra I livelli di boro nel suolo e l’artrite. Egli ha pubblicato diversi articoli scientifici sulla borace e l’artrite. Uno era uno studio a doppio cieco eseguito a metà degli anni ’80 al Royal Melbourne Hospital che mostrava che il 70% di quelli che avevano assunto il borace erano migliorati notevolmente. Non c’erano effetti collaterali negativi, alcuni partecipanti hanno riportato anche miglioramenti dei loro problemi cardiaci, ed anche miglioramenti nelle condizioni generali di salute e di energia .

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Egli ha parlato con le autorità della sanità pubblica e delle scuole di medicina riguardo alla sua scoperta ma questi erano più preoccupati di perdere i propri profitti e finirono per incitare l’approvazione di una legge che dichiarasse il boro una sostanza velenosa a qualsiasi concentrazione. Ciò ebbe come conseguenza che il dottor Newnham fu minacciato e multato, e il borace non fu più reperibile nella nazione nella quale lui viveva.

Prima di questo bando a livello nazionale, molte persone sofferenti di artrite che avevano saputo della scoperta del Dr. Newnham furono contenti dei notevoli miglioramenti ottenuti iniziando a integrare il borace. Altri avevano paura di assumere qualcosa che veniva venduto per uccidere formiche e scarafaggi.

segue nel prossimo Post 

 

1043 In vivo and in vitro effects of boron and boronated compounds, pubblicato su Journal of Trace Elements in Medicine and Biology 1998 Mar;12(1):2-7, autori Benderdour M, Bui-Van T, Dicko A, Belleville F;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9638606.
1044 Essentiality of boron for healthy bones and joints, Pubblicato su Environmental Health Perspective 1994 Nov;102 Suppl 7:83-5, autore Newnham R E; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7889887, articolo completo su http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1566627/.

L’osteoporosi ed i carboidrati insulinici 

Un altro motivo che inibisce la produzione endogena di vitamina D è l’acidosi tissutale, che richiamando il calcio nel sangue, attiva il meccanismo di feedback negativo (i reni eliminano la vitamina D per evitare l’assorbimento di tale minerale dall’intestino)

Abbiamo già parlato dell’osteoporosi e siamo tutti d’accordo che rappresenta un’emergenza sanitaria per le persone anziane, soprattutto per le donne. La medicina ufficiale ha già trovato risposte e soluzioni: qualche pillola per contrastare un fenomeno considerato normale ed ineluttabile.

Allora ci dovrebbero spiegare:

Come mai ci sono persone che arrivano a 110 anni senza grossi problemi di osteoporosi?

La verità ancora una volta è sepolta sotto ricerche mediche che nessuno ha voglia di divulgare. La medicina ufficiale sa perfettamente che uno dei motivi principali che causa lo svuotamento del calcio dallo scheletro, è l’utilizzazione che ne fa il nostro corpo per contrastare l’acidità del sangue.

Difatti ancora una volta, il nostro metabolismo ha come priorità assoluta, salvarci la vita. Il nostro sangue deve mantenere un livello di acidità non superiore a 7,35 (altrimenti si muore) e quindi, in caso di aumento di metaboliti acidi, il nostro corpo preferisce svuotare le ossa, utilizzando il calcio come minerale per tamponare l’acidità.

Ci dovremmo domandare: Cosa genera le scorie acide che finiscono poi nel sangue?

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Abbiamo già approfondito tale aspetto, parlando dell’acidità tissutale e la causa, ancora una volta è da imputare ai carboidrati. La via energetica del glucosio genera scorie acide (atomi H+ e piruvato), che quando escono dalla cellula, finiscono nella matrice e poi nel sangue. Inoltre i cereali hanno un effetto chelante (tramite i fitati), inibendo l’intestino all’assorbimento dei minerali come il magnesio, il potassio ed il calcio, fondamentali per la ricostruzione delle ossa.

Un altro aspetto fondamentale riguarda l’ormone del Gh, deputato alla fase anabolica dello scheletro. Difatti come tutti i tessuti, anche quello osseo è composto di matrice (quindi collagene), e subisce una fase catabolica ed una anabolica. L’attivazione degli ormoni dell’insulina e del cortisolo (per colpa dei carboidrati) inibisce le ghiandole surrenali alla produzione di Gh e quindi una diminuzione dell’azione anabolica (ricostruzione ossea).

Quindi avviene uno squilibrio, tra la fase in cui il corpo demolisce la struttura ossea e la fase in cui invece il corpo deve ricostruire quei tessuti, causando un bilancio negativo, che nel tempo indebolirà lo scheletro.

Un altro aspetto essenziale è la carenza di vitamina D, che come avete potuto leggere nel capitolo dedicato è essenziale al metabolismo del calcio, mantenendo in buono stato il nostro scheletro. Tale carenza è dovuta al poco tempo trascorso all’aperto, impedendo alla nostra pelle di produrre questa preziosa vitamina con l’ausilio della luce solare.

Un altro motivo che inibisce la produzione endogena di vitamina D è l’acidosi tissutale, che richiamando il calcio nel sangue, attiva il meccanismo di feedback negativo (i reni eliminano la vitamina D per evitare l’assorbimento di tale minerale dall’intestino).

Vivere 120 Anni

 

Artrosi

Anche per le cartilagini, come per i tessuti ossei e muscolari, la vitamina D è importantissima, e la sua carenza molto problematica. L’articolo Serum levels of vitamin D, sunlight exposure, and knee cartilage loss in older adults: the Tasmanian older adult cohort study , mostra che una minore la perdita di cartilagine nell’artrosi è correlata a livelli più alti di vitamina D.

Nell’attesa di scrivere un capitolo un po’ articolato sull’artrosi, segnalo che, da quanto ho letto, i malati di artrosi farebbero meglio ad evitare latte e latticini (e ovviamente, zucchero, per quanto già scritto in precedenza).

Se il loro corpo o la loro alimentazione è priva di magnesio, si può integrare anche quello, ma soprattutto sono importanti (per i motivi che sono stati segnalati) silicio organico e zolfo organico. Il silicio organico lo si trova in formulazione liquida e lo si può anche spalmare sulla zona interessata; in alternativa si può assumere la terra diatomacea.

Anche il DMSO (dimetilsulfossido), particolarmente quello puro, (ovvero di grado alimentare) secondo alcune testimonianze sarebbe efficace (come prodotto topico, ovvero da splamare diluito sulla pelle della zona interessata) per dare sollievo sia in caso di artrosi che in caso di artrite. Per quanto ne so non bisogna MAI SPALMARE SULLA PELLE IL PRODOTTO PURO, ma diluirlo sempre (almeno al 50%). Se e quando avrò tempo dettaglierò le precedenti informazioni.

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Mi sono giunte anche interessanti segnalazioni sulla cura dell’artrosi grazie all’ascorbato di potassio, sotto forma di spremuta di limone con l’aggiunta di una punta di bicarbonato di potassio (facilmente ordinabile in farmacia).

Ultima ma non meno importante è la vitamina D, la cui carenza predispone allo sviluppo dell’artrosi. L’articolo Positive association between serum 25-hydroxyvitamin D level and bone density in osteoarthritis , mostra infatti che tra l’artrosi (detta anche osteoartrite) al ginocchio è molto più frequente tra le persone con carenza di vitamina D.

Similmente l’articolo Vitamin D status in patients with knee or hip osteoarthritis in a Mediterranean country mostra che anche in Grecia, nonostante sia un paese assolato, una grande percentuale di malati di artrosi al ginocchio o all’anca. Conseguentemente gli autori dell’articolo Association between serum vitamin D deficiency and knee osteoarthritis suggeriscono una misurazione dei livelli sanguigni di vitamina D nei malati di artosi, particolarmente nella fase iniziale della malattia.

Anche per le cartilagini, come per i tessuti ossei e muscolari, la vitamina D è importantissima, e la sua carenza molto problematica. L’articolo Serum levels of vitamin D, sunlight exposure, and knee cartilage loss in older adults: the Tasmanian older adult cohort study , mostra che una minore la perdita di cartilagine nell’artrosi è correlata a livelli più alti di vitamina D.

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Similmente l’articolo Does vitamin D affect femoral cartilage thickness? An ultrasonographic study mostra che i livelli di vitamina D sono correlati con lo spessore della cartilagine del femore. È sempre da ricordare come siano importanti anche i cofattori della vitamina D (magnesio, boro, vitamina K, vitamina A e zinco) .

Ci sono poi persone che segnalano di trovare sollievo utilizzando integratori o unguenti a basi di condroitina solfato e glucosammina, sebbene una recente ricerca scientifica lo smentirebbe.

1034 Pubblicato su Arthritis and Rheumatism. 2005 Dec 15;53(6):821-6, autori Bischoff-Ferrari HA, Zhang Y, Kiel DP, Felson DT;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16342101.
1035 Pubblicato su Journal of Orthopaedics amd Traumatology. 2015 Mar; 16(1): 35–39 autori Goula T, Kouskoukis A, et al.;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25736606.
1036 Pubblicato su International Orthopaedics 2011 Nov; 35(11): 1627–1631, autori Heidari B, Heidari P, and Karaim Hajian-Tilaki K;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3193973/.
1037 Pubblicato su Arthritis and Rheumatism 2009 May;60(5):1381-9, autori Ding C, Cicuttini F, Parameswaran V, Burgess J, Quinn S, Jones G;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19404958.
1038 Pubblicato su Clinical Rheumatology 2014 Sep;33(9):1331-4, autori Malas FU, Kara M, Aktekin L, Ersöz M, Ozçakar L;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24221506.
1039 Vedi https://www.evolutamente.it/la-supplementazione-di-vitamin…/ .

 

La Vitamina D

Interessante è l’affermazione, contenuta in questo articolo, che “per raggiungere un livello ottimale di vitamina D sono necessarie assunzioni giornaliere di almeno 1000 Unità Internazionali di vitamina D”.

Asse Intestino – Cervello
Parte 2 🌞
Nell’articolo Vitamin D supplementation: what’s known, what to do, and what’s needed , per esempio si legge che una concentrazione ottimale sarebbe compresa tra i 30 e gli 80 ng/ml, e che l’assunzione da parte di giovani adulti di vitamina D in dosi minori o uguali a 2000 UI (unità internazionali) al giorno difficilmente può fare del male.
Ad ogni modo basandosi su queste stime (probabilmente prudenti) gli autori dell’articolo Low vitamin D status: definition, prevalence, consequences, and correction (“Bassi livelli di vitamina D: definizione, prevalenza, conseguenze e correzione”) , risulta che circa i ¾ degli statunitensi adulti hanno bassi livelli di vitamina D. Interessante è l’affermazione, contenuta in questo articolo, che “per raggiungere un livello ottimale di vitamina D sono necessarie assunzioni giornaliere di almeno 1000 Unità Internazionali di vitamina D”.
Per quanto si sappia che un eccesso di vitamina D possa essere pericoloso, gli autori affermano che le dosi indicate pongono un basso rischio di tossicità, ma ricordano anche che la risposta all’assunzione di uguali dosi di vitamina D è variabile, e quindi sarebbe il caso di monitorare i livelli di 25(OH)D nel sangue, sebbene tale procedura finora “ha ricevuto poca attenzione”. Secondo gli autori “l’integrazione con vitamina D3 è preferibile all’integrazione con vitamina D2”.
Se quindi nel corso del libro abbiamo visto come quasi tutte le malattie possono essere correlate a fenomeni come disbiosi/parassitosi e disfunzione delle barriere tissutali, adesso iniziamo a vedere che quasi tutte le malattie possono essere contemporaneamente correlate ad una carenza di vitamina D, la quale non solo può inibire il corretto funzionamento delle suddette barriere, ma causare molti altri problemi. Questo perché, come abbiamo appena visto, i recettori della vitamina D si trovano in quasi tutti i tessuti,
ma anche perché la vitamina D dal punto vista della sua struttura chimica appartiene al gruppo dei seco-steroidi, ovvero molecole che hanno un’azione anti-infiammatoria. Se più volte nel corso di questo libro è stata richiamata la funzione deleteria di una produzione eccessiva e cronica di citochine pro-infiammatorie, ecco che la vitamina D appare come un naturale modulatore di questi eccessi, e come una sostanza che può essere utile nel migliorare i sintomi delle malattie croniche infiammatorie.
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Se a questo aggiungiamo che la trascrizione di centinaia di geni dipende dalle interazioni tra la vitamina D ed i suoi recettori e che tali interazioni sono collegate a diversi percorsi di segnalazione , ovvero di comunicazione all’interno del nostro organismo, ne consegue che (similmente al quanto accade per il magnesio o per il microbiota simbionte) è difficile trovare una funzione all’interno del corpo umano che non dipenda in un modo o nell’altro dall’azione di tale molecola, la cui presenza in quantità ottimali nella circolazione sanguigna è quindi un prerequisito fondamentale per la salute.
Questo vuol dire che la vitamina D per esempio, ed i suoi recettori VDR, sono implicati nella regolazione dell’espressione di diversi enzimi (la grandissima parte degli enzimi sono proteine, e le proteine vengono fabbricate in base alle istruzioni codificate nel DNA); un articolo tra i tanti che illustra tale situazione è Vitamin D receptor regulation of the steroid/bile acid sulfotransferase SULT2A1 .
Conseguentemente da un po’ di tempo a questa parte si studiano applicazioni dell’integrazione di vitamina D per la cura e la prevenzione di moltissime malattie (quasi tutte in realtà), vedi per esempio riguardo al cancro gli articoli Vitamin D signalling pathways in cancer: potential for anticancer therapeutics (“I percorsi di segnalazione della vitamina D nel cancro: un potenziale per le terapie contro il cancro”) Calcium and vitamin D. Their potential roles in colon and breast cancer prevention (Calcio e vitamina D).
I loro ruoli potenziali nella prevenzione del cancro al colon ed al seno . Sempre riguardo al cancro l’articolo Impact of oral vitamin D supplementation on serum 25-hydroxyvitamin D levels in oncology , ci informa che la risposta all’integrazione con vitamina D è stata particolarmente buona nei pazienti con cancro ai polmoni ed alla prostata ed in quelli che in partenza avevano una concentrazione di vitamina D compresa tra 20 e 32 ng/ml (che come abbiamo visto corrisponde ad una carenza non troppo grave).
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L’articolo afferma che una concentrazione nel sangue di 36-48 ng/mL è ottimale per la prevenzione del cancro, e che la carenza di vitamina D è associata, secondo alcune recenti ricerche, a molti tipi di cancro, mieloma multiplo, cancro del colon retto, della prostata e del seno. La conferma deriva da studi statistici che mostrano come la mortalità da cancro aumenti al diminuire dei livelli di vitamina D misurati nel sangue e aumenti con la diminuzione dell’esposizione ai raggi UVB (legata alla posizione geografica).
La vitamina D è importante anche per la corretta funzionalità del sistema nervoso (d’altronde abbiamo già visto che la sua carenza favorisce la disfunzione della barriera emato-encefalica). L’articolo Vitamin D, nervous system and aging , dopo averci ricordato che bassi livelli di vitamina D sono associati ad un aumentato rischio di contrarre diverse malattie croniche come osteoporosi, cancro, diabete, malattie autoimmuni, ipertensione, arteriosclerosi e debolezza muscolare, ci informa che i dati clinici finora raccolti suggeriscono che la carenza di vitamina D3 sia associata anche al rischio di sviluppare diverse patologie del sistema nervoso centrale, tra le quali sclerosi multipla, morbo di Alzheimer e morbo di Parkinson, depressione stagionale e schizofrenia. Le carenze di vitamina D, conclude l’articolo, sembra che causino un funzionamento anomalo del sistema nervosa centrale ed un suo invecchiamento precoce.
L’articolo Vitamin D and the central nervous system ci conferma che la vitamina D regola lo sviluppo ed il funzionamento del sistema nervoso e che una adeguata assunzione di vitamina D nel corso della gravidanza e del periodo prenatale pare che sia cruciale in termine di prevenzione delle malattie del sistema nervoso stesso.
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L’articolo Disease relapses in multiple sclerosis can be influenced by air pollution and climate seasonal conditions , ci informa che il riacutizzarsi della sclerosi multipla coincide molto spesso con giorni in cui aumenta l’inquinamento e (soprattutto nel primo pomeriggio) le nuvole oscurano il sole; il che porta direttamente ad una coincidenza con i giorni in cui è minore la produzione di vitamina D indotta dalla radiazione solare. Che l’inquinamento atmosferico, riducendo il tasso di radiazioni che promuovono la produzione di vitamina D all’interno della pelle, lo confermano numero studi, come per esempio The effects of air pollution on vitamin D status in healthy women: A cross sectional study .
L’articolo Vitamin D prevents hypoxia/reoxygenation-induced blood-brain barrier disruption via vitamin D receptor-mediated NF-kB signaling pathways , ci informa che vitamina D3 ha effetti neuro protettivi in seguito ad un’ischemia e pare che possa aiutare a prevenirla; tale azione positiva dipende dalla protezione della barriera emato-encefalica. La stessa forma di vitamina D preserva la funzionalità della barriera epiteliale intestinale dal danno indotto da alcune citochine pro-infiammatorie .
L’articolo Vitamin D deficiency predisposes to adherent-invasive Escherichia coli-induced barrier dysfunction and experimental colonic injury discute un esperimento in vitro che indica come la carenza di vitamina D predispone al danno della barriera intestinale da parte ci ceppi patogeni del batterio Escherichia coli (considerato un microrganismo corresponsabile del morbo di Crohn).
L’articolo Vitamin D deficiency promotes epithelial barrier dysfunction and intestinal inflammation (“La carenza di vitamina D promuove la disfunzione della barriera epiteliale e l’infiammazione intestinale”) mostra che la vitamina D è un importante mediatore delle difese epiteliali intestinali contro gli agenti infettivi.
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Vista la somiglianza tra le cellule dell’epitelio della barriera mucosa intestinale e le cellule della nostra pelle, non meraviglia che la vitamina D abbia un effetto protettivo anche nei confronti di quella stessa pelle dove (grazie alla radiazione solare) può venire prodotta. L’articolo Microorganism-induced exacerbations in atopic dermatitis: a possible preventive role for vitamin D? (“Esacerbazione indotta da microrganismi nella dermatite atopica: un possibile ruolo preventivo della vitamina D?”) ci indica un possibile ruolo preventivo di tale vitamina nei confronti della Stafilococco aureo e del fungo Massezia, due microrganismi correlati alla manifestazione della dermatite atopica.
L’articolo 1,25-Dihydroxyvitamin D3 regulates genes responsible for detoxification in intestine (“1,25 idrossivitamina D3 regola i geni responsabili per la disintossicazione dell’intestino”) è il resoconto di un esperimento condotto su topi carenti di vitamina D, che ha permesso di scoprire che nel giro di 6 ore dalla somministrazione della vitamina D è stata stimolata l’espressione di diversi geni, tra i quali anche alcuni geni antiossidanti. Gli autori concludono affermando che questi risultati “sostengono l’idea che la vitamina D sia un fattore significativo nella disintossicazione e nella protezione dalle tossine ambientali.
L’articolo Vitamin D for the prevention of stroke incidence and disability: Promising but too early for prime-time , ci informa che la vitamina D potrebbe giocare un ruolo nella neuro protezione (probabilmente attraverso dei percorsi di disintossicazione) e che potrebbe prevenire il danno vascolare tramite l’abbassamento della pressione sanguigna (ed altri meccanismi); la correlazione tra carenza di vitamina D e le demenze neurodegenerative e vascolari potrebbero essere una dimostrazione di quanto appena affermato. L’articolo mostra quindi che ci sono diversi indizi sul ruolo preventivo della vitamina D nei confronti dell’ischemia cerebrale.
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Anche l’articolo Vitamin D prevents hypoxia/reoxygenation-induced blood-brain barrier disruption via vitamin D receptor-mediated NF-kB signaling pathways, Pubblicato su PLoS One. 2015 Mar 27;10(3):e0122821, autori Won S, Sayeed I, Peterson B L, Wali B, Kahn J S, Stein D G; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25815722 discute di una efficacia preventive della vitamina D nei confronti del danno causato da una ischemia cerebrale (il meccanismo è come abbiamo visto altre volte, quello di prevenire la disfunzione della barriera emato-encefalica.
Anche l’articolo Vitamin D and Neurocognitive Dysfunction: Preventing “D”ecline? (“La vitamina D e la disfunzione neurocognitiva: Prevenire il D-eclino?”) parla dei benefici della vitamina D per la salute del cervello anche attraverso meccanismi di disintossicazione e meccanismi antiossidanti; la vitamina D pare sia quindi importante per evitare il declino cognitivo.
L’articolo New clues about vitamin D functions in the nervous system (“Nuove informazioni sulla funzione della vitamina D nel sistema nervoso”) ci informa della scoperta di recettori della vitamina D nei neuroni e nelle cellule gliali, che i geni che codificano gli enzimi coinvolti nel metabolismo di questo ormone (la forma attiva della vitamina D) sono espressi anche nelle cellule del cervello e che dalla Vitamina D dipende persino la sintesi di un enzima coinvolto nella sintesi dei neurotrasmettitori. Come se non bastasse la vitamina D aumenta i livelli di glutatione (la qual cosa porta all’importanza della vitamina D per la disintossicazione).
L’articolo The vitamin D–antimicrobial peptide pathway and its role in protection against infection , oltre a ricordarci che l’esposizione al sole e l’olio di fegato di merluzzo (ricco naturalmente di vitamina D) sono stati sin da tempi antichi indicati come metodi per la cura della tubercolosi, l’articolo ci informa della recente scoperta del ruolo della vitamina D nell’espressione genetica di peptidi antimicrobici che spiega almeno in parte l’effetto “antibiotico” di tale sostanza.
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L’articolo Treatment of vitamin D deficiency due to Crohn’s disease with tanning bed ultraviolet B radiation ci informa che dei malati di tale malattia dopo 6 mesi di trattamento con raggi UVB hanno raggiunto livelli normali di 25(OH)D nel sangue smettendo di soffrire di debolezza muscolare e di dolore muscolare ed osseo. Anche l’articolo Vitamin D and Crohn’s disease in the adult patient: a review ci informa di una simile relazione, e del beneficio dell’integrazione della vitamina D.
L’articolo Low serum vitamin D concentrations in patients with schizophrenia mostra che I livelli di vitamina D nel sangue sono più bassi nei pazienti schizofrenici rispetto ai depressi ed ai soggetti sani del gruppo di controllo.
L’articolo Correlation between total vitamin D levels and psychotic psychopathology in patients with schizophrenia: therapeutic implications for add-on vitamin D augmentation , ci informa che valori particolarmente bassi di vitamina D sono stati osservati durante le crisi psicotiche dei pazienti schizofrenici. Anche l’articolo Serum vitamin D levels in relation to schizophrenia: a systematic review and meta-analysis of observational studies , che opera una meta-analisi di diversi studi sull’argomento, mostra una significativa correlazione tra bassi livelli di vitamina D e schizofrenia.
Gli autori dell’articolo Is Serum Hypovitaminosis D Associated with Chronic Widespread Pain Including Fibromyalgia? A Meta-analysis of Observational Studies , dopo avere preso in considerazione i risultati di 12 studi sull’argomento, concludono che c’è un’associazione positiva tra l’ipovitaminasi D e il dolore cronico diffuso, e che tale correlazione permane anche dopo l’esclusione dei cosiddetti “fattori di confusione” .
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In particolare gli autori indicano un valore soglia di (8 – 10 ng/mL) che separa le persone che soffrono di tale devastante sintomo da quelle che non ne soffrono. Anche l’articolo Effects of vitamin D on patients with fibromyalgia syndrome: a randomized placebo-controlled trial , ci conferma che l’ottimizzazione dei livelli di vitamina D ha un effetto positivo sulla diminuzione del dolore.
L’articolo Vitamin D deficiency in women with fibromyalgia in Saudi Arabia , ci informa che le donne sofferenti di fibromialgia spesso sono carenti di vitamina D (in Arabia Saudita anche se non vanno in giro velate, le donne spesso sono molto coperte e prendono poco sole). L’autore nella conclusione scrive addirittura che “un efficace trattamento con alte dosi di vitamina D potrebbe portare alla risoluzione di quasi tutti i sintomi”.
L’articolo Protective effect of 1,25-dihydroxyvitamin D3 on ethanol-induced intestinal barrier injury both in vitro and in vivo mostra l’azione protettiva della vitamina D nei confronti della barriera intestinale rispetto al danno indotto dall’etanolo.
Infine anche il diabete mellito di tipo 1 nei bambini è correlato a bassi livelli di vitamina D, come conferma l’articolo Correlation of serum vitamin D level with type 1 diebetes mellitus in children: a meta-analysis .
È da notare come, nel ristabilire livelli ottimali di vitamina D, siano importanti anche i cofattori della vitamina D (magnesio, boro, vitamina K, zinco) che permettono al nostro corpo di utilizzarla al meglio, nonché la vitamina A (che lavora per molti aspetti in sinergia con la D e che impedisce danni da eccessi di vitamina D) .
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L’articolo Epidemic influenza and vitamin D ci mostra che stagionalità dell’influenza mostra un picco in corrispondenza del periodo dell’anno in cui normalmente calano i livelli della vitamina D nel sangue delle persone a causa della mancata esposizione alla luce del sole, e spiega che la vitamina D modula il sistema immunitario prevenendo l’eccessiva produzione di citochine infiammatorie, aumentando la capacità di azioni antimicrobica dei macrofagi, e stimolando la produzione di peptidi antimicrobici.
La supposizione che i virus influenzali si diffondano in quei periodi dell’anno in cui minore è il livello di vitamina D nel sangue, è stato dimostrato inoculando (in soggetti volontari) virus influenzali in diversi periodi dell’anno e riscontrando come la febbre si manifestasse soprattutto in inverno.
Nell’articolo Vitamin D for influenza , il dottor Gerry Schwalfenberg discute all’inizio degli inibitori della neuraminidase (un tipo di farmaci antivirali) affermando che apportano più danni che benefici. Gli effetti collaterali elencati dall’autore vengono enumerate in base alla propria esperienza clinica, ovvero all’osservazione di quanto rilevato nei propri pazienti: vomito, gravi forme di diarrea, confusione acuta, allucinazioni, delirio; peggioramento delle funzioni cognitive.
Al contrario ci sono studi che hanno mostrato come persino dosi relativamente basse di vitamina D (1.200 UI) somministrate ai bambini abbiano ridotto notevolmente i casi di influenza A e di attacchi di asma (nei soggetti sofferenti di tale patologia) rispetto al gruppo di controllo che assumeva un placebo .
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Ma la cosa più notevole dell’articolo è la dichiarazione che il dottor Schwalfenberg ed un suo collega hanno fornito per qualche anno ai propri pazienti integratori di vitamina D in maniera tale da raggiungere almeno il livello di 40 ng/ml, e adesso vedono pochissimi dei propri pazienti ammalarsi di influenza o di sindromi para-influenzali. Per questi ultimi, quando la malattia si manifesta, hanno utilizzato il “martello della vitamina D” (vitamin D hammer), ovvero 50.000 UI al giorno di vitamina D3 in un’unica dose, oppure 10.000 UI 3 volte al giorno, per 2 o 3 giorni.
I risultati vengono descritti come eccezionali, con complete risoluzione dei sintomi in 2 o 3 giorni, e viene precisato che dosi di questo tipo non sono mai state tossiche. Giustamente il dottor Schwalfenberg insiste sul fatto che si tratta di una cura economicissima e afferma che serve urgentemente uno studio su questa modalità di intervento, sia per ottimizzare la salute delle persone, che per risparmiare sulle spese mediche.
 
860 Pubblicato su Pharmacotherapy. 2012 Apr;32(4):354-82, autori Haines S T, Park S K; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22461123.
861 Pubblicato su Endocrinology and Metabolism clinics of North america 2010 Jun;39(2):287-301, autori Binkley N, Ramamurthy R, Krueger D;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20511052.
862 Large-scale in silico and microarray-based identification of direct 1,25-dihydroxyvitamin D3 target genes, pubblicato su Molecular endocrinology 2005 Nov;19(11):2685-95, autori Wang T T, Tavera-Mendoza L E, et al.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16002434.
863 The concept of multiple vitamin D signaling pathways, pubblicato su Journal of Investigative Dermatology Symposium Proceedings, autore Carlberg C; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9627685.
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892 Vedi https://www.evolutamente.it/la-supplementazione-di-vitamin…/ .
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Vitamina D

Tutto sulla vit D

la vitamina D viene sintetizzata dal colesterolo e attivata dall’esposizione al sole.

L’idea che possiamo colmare le lacune attraverso banali assunzioni orali ricorda molto i concetti delle medicine tribali per le quali per migliorare la vista veniva consigliato di mangiare gli occhi degli animali……………………

curioso l’interesse per la vitamina D, che è sintetizzata a partire dal colesterolo, che invece viene proposto di tenere basso, mediante una dieta povera di grassi…quando: l’80% del colesterolo NON proviene dalla dieta, è sintetizzato da un enzima stimolato dall’insulina…

quindi quando si mangiano CARBOIDRATI, non Grassi, si produce il massimo di colesterolo.

Che ha azioni benefiche in quanto tiene plastiche le membrane cellulari, sono i prodotti di ossidazione dell’LDL che provocano le placche, questa ossidazione è dovuta a processi infiammatori, che sono i veri responsabili delle placche, ceh altro non sono che una protezione dei vasi sanguigni nel processo di riparazione, per impedirne la necrosi, come avviene in altri tessuti (per riparare prima demoliamo, poi ricostruiamo, alcuni tessuti non conviene demolirli, come vasi e fibre nervose, quindi li proteggiamo con placche).

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Quindi combattiamo il colesterolo, ma assumiamo vitamina D. il vero problema è che cerchiamo di introdurre, dalla bocca, ciò che è carente nel ns corpo. Invece dovremo chiederci perchè (…) quella molecola è carente, perchè la sintesi endogena è diminuita. Allora è più furbo cercare di risolvere le cause che hanno prodotto tale riduzione.

Per fortuna il sistema digerente, spesso completamente non considerato in questi approcci, ci impedisce di provocarci danni, come quando tentiamo inutilmente e pericolosamente di alcalinizzare tessuti che non sono basici! Molti immaginano il corpo umano come una enorme pentola dove avvengono reazioni chimiche, che possono essere facilmente modificali somministrando reagenti o prodotti finali delle reazioni che avvengono al suo interno, senza tenere conto che queste avvengono all’interno di cellule, in scomparti ben definiti, spesso, per ns fortuna, non facilmente raggiungibili dall’esterno.

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D’altra parte il sistema digerente rappresenta la nostra maggiore superficie di interfaccia con il mondo esterno, se non fossimo fortemente isolati da esso, ci saremo già estinti. In particolare per la vitamina D, questa è prodotta dal colesterolo, ora, nonostante molti lavori in letteratura (ma chi li legge?)

che sostengono come sia stato un grossolano errore considerare pericolosi alti suoi livelli, abbiamo abbassato il limite max a 200, e ci sono persone che “viaggiano” con 140 di colesterolo totale. Il problema è che costoro sono veri morti che camminano, ma sicuramente avranno problemi a sintetizzare la vitamina D.

Ma cosa importa? gliela vendiamo?

La vitamina D nell’immaginario collettivo rappresenta quella vitamina prodotta dal sole è in grado di migliorare l’assorbimento di calcio nelle nostre ossa. Sicuramente l’informazione se pur veritiera è la conseguenza della più grande mistificazione medica nei confronti di un micronutriente. Infatti rappresentare l’importanza di questa vitamina, riconoscendogli solamente il compito di coadiuvare la cura all’osteoporosi e del rachitismo, non rende assolutamente merito all’importanza fondamentale che tale micronutriente ha invece per la nostra salute.

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Sarebbe come affermare che il sole per le piante è utile solo a scaldarle. Ma sappiano che non è così. Il sole è la vita, ed in effetti senza questa nostra stella, la vita sul pianeta terra si estinguerebbe in pochissimi giorni. Anche nel caso dell’uomo, l’evoluzione ha previsto per il sole un ruolo fondamentale, la produzione della vitamina D. Solo negli ultimi anni la medicina ufficiale ha incominciato a comprendere l’importanza di questa vitamina (ma tali ricerche non sono promulgate adeguatamente). Innanzitutto è stato appurato che la vitamina D in effetti è un ormone, in quanto si comporta esattamente come gli altri ormoni steroidei (ad esempio il cortisolo).

Non solo, la sua azione è rivolta ad ogni cellula del nostro corpo, ad ogni tessuto ed a ogni organo (non esiste un altro ormone con una capacità così universale). Addirittura regola circa il 3% del genoma umano (del Dna) e si lega a dei recettori (ce ne sono 2.246 solo nella catene del Dna) inducendo all’interno della cellula migliaia di azioni differenti (in base al recettore a cui si è legato).

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E’ stato confermato, da studi clinici, che la vitamina D ha un effetto significativo su 229 geni, compresi quelli interessati nelle malattie della sclerosi multipla, il diabete (tipo 1) e il morbo di Crohn. Questo significa che ad oggi ancora non conosciamo le reali attività che questo ormonevitamina svolge all’interno del nostro corpo. Cerchiamo allora di capirne un po’ di più.

Innanzitutto da dove proviene la vitamina D?

Possiamo assumere dalla dieta circa il 10% circa della vitamina D di cui abbiamo bisogno mentre il 90% è prodotto dalla nostra pelle con l’esposizione ai raggi UVB. Per quanto riguarda quella assunta con la dieta, si suddivide in vitamina D2 (ergocalciferolo) di origine vegetale e vitamina D3 (colecalciferolo) di origine animale. La vitamina D stimolata dal sole è del tipo vitamina D3 (colecalciferolo) e la produciamo grazie alle cellule della pelle (cheratinociti) che utilizzano i raggi UVB per processare il colesterolo (7–deidrocolesterolo).

Approfondimento tecnico.

Sia la vitamina D2 che la D3 si legano a delle speciali proteine (DPB vitamin D binding protein) e trasportate nel fegato. All’interno di questo organo sono processate (idrossilate) per diventare molecole 25-idrossivitaminaD (25(OH)D) o anche chiamato calcifediolo. Questa molecola è biologicamente inattiva (è un marker usato per capire se si è carenti) e per essere utilizzata dal corpo deve subire un altro processo chimico tramite un enzima (1-idrossilasi) per trasformarsi in 1,25-di-idrossi-vitamina D (1,25(OH)2D3) o calcitriolo.

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Questo processo accade principalmente nei tuboli renali (che ne regolano anche la quantità nel sangue), ma può avvenire in vari tessuti o nelle singole cellule del corpo (cellule immunitarie). La vitamina D è anche correlata al metabolismo del calcio (da cui dipende anche la sua regolazione nel sangue) risultando essenziale nel processo di modellamento delle ossa e nel contrastare l’osteoporosi. Spieghiamone il meccanismo.

IL METABOLISMO DEL CALCIO

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Il metabolismo del calcio è regolato dall’ormone paratormone (o ormone paratiroideo o PTH) sintetizzato dalle ghiandole paratiroidi. Questo ormone è in grado di agire sulla capacità di assimilazione del calcio dall’intestino, di controllare il riassorbimento a livello renale e l’attività delle cellule osteoblaste (che costruiscono l’osso) e delle cellule osteoclaste (che distruggono l’osso). Il nostro scheletro è in continua fase catabolica ed anabolica, ma il giusto equilibrio tra queste due fasi, dipende principalmente dalla quantità di calcio presente nel sangue.

Approfondimento tecnico.

Quando il livello di calcio nel sangue è troppo basso, l’ormone paratormone stimola la produzione renale di 1,25-di-idrossivitamina (vitamina D attiva), aumenta la ritenzione di calcio dai reni, aumenta l’attività degli osteoclasti (quelle che demoliscono l’osso). La vitamina D attiva (1,25-di-idrossi-vitamina D) si lega ai recettori intestinali, incrementando sensibilmente la capacità dell’intestino di assimilare il calcio (dal 10% senza vitamina D al 40%) e stimola i fibroblasti nella costruzione di nuovo osso.

Esiste inoltre un meccanismo di feedback negativo che in caso di troppo calcio nel sangue (ipercalciemia) riassorbe la quantità di vitamina D attiva, in modo da ridurre l’assimilazione del calcio dall’intestino. E’ quindi piuttosto evidente che la carenza di questa vitamina-ormone è la causa principale dell’osteoporosi.

Ma quali sono le altre funzioni della vitamina D?

LA VITAMINA D ED IL NOSTRO CORPO

Come abbiamo detto, la vitamina D è molto più di quello che l’informazione vuole rappresentare. La sua interazione con il nostro corpo è universale, ma ancora poco conosciuta da parte della medicina.

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Sappiamo però che esistono dei recettori chiamati Dvr (molecole che si legano a questo ormonevitamina) all’interno dei seguenti tessuti: tessuto adiposo, surrene, cuore, cellule endoteliali aortiche, cervello, cellule insule pancreatiche, ghiandola mammaria paratiroide, cellule neoplastiche parotide, condrociti ipofisi, colon, placenta, ovaio, prostata, epididimo retina, follicolo pilifero cute, cellule intestinali, stomaco, cellule renali distali, testicolo, fegato, timo, polmone e tiroide.

Grazie a questi recettori, la vitamina D interagisce con le seguenti azioni genomiche non classiche:

Inibizione della crescita cellulare

Regolazione dell’apoptosi

Controllo della differenziazione cellulare

Modulazione della risposta immune

Prevenzione della trasformazione neoplastica

Controllo del sistema renina-angiotesina

Controllo della secrezione insulinica

Controllo della funzione muscolare

Controllo del sistema nervoso

Queste azioni non sono ancora state studiate in maniera approfondita dalla scienza e quindi non siamo in grado oggi, di sapere come la carenza di vitamina D incida su questi processi metabolici. L’azione che sembra di maggiore interesse per la scienza riguarda il nostro sistema immunitario, dove la vitamina D ha un ruolo fondamentale. Approfondiamolo insieme.

LA VITAMINA D ED IL NOSTRO SISTEMA IMMUNITARIO

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Come abbiamo visto, il nostro sistema immunitario è molto complesso ed è composto da diverse tipologie di cellule predisposte ad uccidere qualsiasi antigene (virus, batteri, funghi) che attaccano il nostro corpo o le cellule che si trasformano in tumorali, abbiamo vari tipi di linfociti T ( killer, helper, etc), B e cellule dendritiche, ognuno dei quali comunica tramite dei mediatori (interleuchine), potendo generare differenti risposte immunitarie.

Se volessimo paragonare il corpo ad uno stato moderno, il nostro sistema immunitario sarebbe rappresentato dalle forze dell’ordine e dalle forze militari. Un singolo corpo (ad esempio l’aeronautica) svolge un compito a se stante ma sempre in coordinamento con le altre forze. A svolgere questo compito e quindi verificare a controllare che gli ordini vengano eseguiti correttamente, sono gli ufficiali ed i sottoufficiali. Nel nostro sistema immunitario questo compito è svolto esclusivamente dalla vitamina-ormone D.

Infatti ognuna delle cellule attrici (linfociti) ha nel proprio interno un recettore (Dvr) al quale si lega la vitamina D, determinandone il comportamento. La carenza di questa vitamina causa una insufficiente risposta immunitaria verso le invasioni batteriche ed una risposta immunitaria eccessiva nei confronti delle nostre cellule (malattie autoimmuni) o verso le sostanze Not Self (allergie). Cerchiamo di spiegarlo nel dettaglio.

RISPOSTA IMMUNITARIA INSUFFICIENTE

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Le cellule dendritiche, come abbiamo spiegato, hanno il compito d’inglobare l’antigene, giungere fino ai linfonodi (dove si trovano i linfociti T vergini), maturare e trasmettere le informazioni del gene da combattere. La vitamina D si lega al recettore (Dvr) e permette la maturazione delle cellule dendritiche, che possono così attivare la duplicazione dei linfociti specifici contro l’antigene identificato. La carenza di vitamina D diminuisce il numero di cellule dendritiche mature, allungando il tempo di reazione immunitaria del corpo.

E’ per questo motivo che d’inverno (perché non prendiamo il sole e ci copriamo eccessivamente) esistono le epidemie da influenza. Se ci pensate bene, i virus vivono meglio a caldo e d’estate è molto più facile entrare in contatto con i fluidi corporei (sudiamo di più e siamo più scoperti). Ma nonostante ciò non ci sono epidemie influenzali. Il motivo è che siamo più forti (prendiamo il sole, attivando la vitamina D) ed i virus non riescono a sopraffarci.

RISPOSTA AUTOIMMUNE E SVILUPPO DELLE ALLERGIE

Il problema delle malattie autoimmuni e delle allergie dipende da un’attivazione eccessiva delle cellule dendritiche. Sono infatti tali cellule, poste nella matrice cellulare (soprattutto quella esposta ad invasioni batteriche e virali) a svolgere un vero e proprio ruolo di sentinelle, a decidere se l’incontro con un antigene (self o not self) debba dare inizio ad una risposta immunitaria o meno.

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Per optare per una simile scelta le cellule dendritiche utilizzano dei veri e propri sensori presenti sulla loro membrana, i recettori Tlr (Toll-Like Receptors), grazie ai quali sono in grado di comprendere se è in atto un’invasione batterica nel tessuto che si trovano a presidiare. Le molecole catturate da questi recettori sono le citochine infiammatorie, rilasciate dalle altre cellule del sistema immunitario: una traccia evidente della loro presenza indica che quindi è in atto un’invasione.

Quindi nel caso delle allergie, non è la presenza delle proteine del polline la vera causa della reazione allergica (infatti altre persone non subiscono tale patologia) bensì la presenza d’infiammazioni interne che attivano le cellule dendritiche, le quali avendo inglobato un antigene scelgono di attivare la risposta immunitaria. Lo stesso accade per le malattie autoimmuni, dove le molecole catturate sono dei peptidi molti simili ai nostri tessuti (provenienti da proteine mal digerite) e quindi lo stato infiammatorio spinge le cellule detritiche a stimolare la produzione di linfociti Th1, a quel punto, attaccheranno i nostri tessuti.

La vitamina D è in grado d’inibire la maturazione della cellula dendritica (perché ritiene non necessaria una risposta immunologica) e quindi quando la cellula CD incontra dei linfociti vergini (non ancora attivati), trasferisce informazioni di tolleranza nei confronti della molecola inglobata. Al contrario, la carenza di vitamina D, causa la maturazione delle cellule dendritiche attivando una risposta immunitaria inutile e dannosa.

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Lo stesso accade quando le infiammazioni acute si trasformano in croniche (rif. pag. 303), perché i vari linfociti T e B presenti nel luogo dell’infiammazione perdono il controllo e mantengono l’infiammazione. Ciò dipende anche dalle interleuchine (citochine o mediatori) prodotte dai vari linfociti. La vitamina D si lega a dei recettori all’interno di queste cellule, modifica la produzione di tali mediatori, facendo terminare l’infiammazione cronica.

Lo stesso vale per i tessuti adiposi promossi dall’insulina, dove si riscontra maggiore infiammazione cronica. Analoga storia accade per l’intestino dove i linfociti devono contrastare la flora batterica patogena (dove sono presenti il 60% dei linfociti del nostro corpo).

RISULTATI ATTRIBUIBILI ALLA VITAMINA D

Molti ricercatori hanno effettuato degli studi sulla somministrazione di questa vitamina riportando risultati strabilianti. In uno studio pubblicato dalla rivista Circulation, si metteva in evidenza che ad una minore quantità di vitamina D nel sangue, corrispondeva un aumento, fino al 62%, del rischio da infarto. In alcuni studi è stato dimostrato che la quantità doppia (rispetto al minimo) di vitamina D nel sangue, permette una riduzione del 62% del rischio di sviluppare la sclerosi-multipla nella propria vita.

Risultati immagini per vitamina d allergie

L’integrazione di vitamina D è efficace per ridurre l’ipertensione (la pressione sanguigna). Diverse ricerche hanno confermato che più ci si allontana dalla linea dell’equatore, le popolazioni durante l’inverno soffrono maggiormente questo tipo di malattia.

In Finlandia è stato dimostrato che i bambini che avevano un supplemento di 2000 ui giornalieri di vitamina D nel primo anno di vita, riducevano del 78% il rischio d’incorrere nel corso della loro vita nel diabete di tipo 1 (Hypponen E et al, Lancet 2001). Questa vitamina risulta molto utile per modulare l’attività delle cellule del pancreas che secernono insulina.

La vitamina D interagisce anche con le fibrocellule muscolari, tramite un recettore nel Dna che stimola la cellule alla produzione di aminoacidi per ricostruire o far crescere la massa muscolare. Infatti negli anziani l’utilizzo d’integratori di questa vitamina, permette una riduzione del 40% delle cadute, anche per la maggiore efficienza del sistema muscolare.

La vitamina D permette una diminuzione del 52% delle malattie infettive (influenza, tubercolosi, aids) . Gli scienziati si stanno concentrando anche sull’azione della vitamina D sul sistema cardio circolatorio. Infatti sono stati trovati dei recettori (Dvr) nelle cellule dell’endotelio vascolare e nei mastociti che generano la risposta immunitaria (con la formazione degli ateromi).

Inoltre in alcuni studi è stata confermata una relazione inversa tra quantità di calcio che si deposita sull’epitelio (la calcificazione delle vene) e la quantità di vitamina D (maggiore è la vitamina e minore è il calcio.

Rimedi

Vitamina D

https://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/vitamina-d/

Vitamina E

https://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/vitamina-e-400/

Vitamina K & D

https://www.rimedifitoterapici.it/prodotto/kd-genom-dna/